Mantenere
il peso forma non solo per ragioni estetiche ma anche per migliorare il
proprio benessere fisico e soprattutto per tutelare la propria salute:
per la donna mantenere una corretta alimentazione, praticare regolare
attività fisica e mantenere abitudini di vita sane significa non solo
entrare nell’ormai mitica “taglia 42” ma anche poter affrontare con
minori rischi eventuali malattie e soprattutto interventi chirurgici.
E’ stato dimostrato anche da un recente studio che le donne obese
sottoposte ad interventi chirurgici coronarici corrono maggiori rischi
nel decorso post-operatorio.
Lo studio, appena pubblicato su The Annals of Thoracic Surgery dal
Prof. Marco Ranucci – Responsabile dell’Unità Operativa di Anestesia
e Rianimazione Cardiovascolare e Direttore del Dipartimento per le
Ricerche Cliniche in Anestesia e Rianimazione presso IRCCS Policlinico
San Donato, - analizza le cause dell’esito clinico avverso in
cardiochirurgia e i fattori che lo determinano.
L’indagine, titolata “Superficie corporea, differenza tra i sessi e
trasfusioni come responsabili dell’outcome dopo l’intervento coronarico”,
ha visto coinvolti 4.546 pazienti consecutivi sottoposti ad intervento
coronarico. L’obiettivo era capire come interagiscono o, meglio, come
sono connessi i tre elementi - superficie corporea, differenza tra i
sessi e utilizzo di trasfusioni - considerati tradizionalmente come
fattori di rischio per la morbilità e la mortalità negli interventi
coronarici.
“Poiché queste condizioni cliniche sono correlate, abbiamo realizzato
uno studio ad hoc per indagare i loro differenti ruoli nel determinare
decorsi posto-operatori avversi”; - spiega il Prof. Ranucci – “ è
emerso che, nonostante la mortalità dipenda in minima parte dal sesso,
l’elemento discriminante che incide in modo significativo su un esito
sfavorevole è la trasfusione. I dati, infatti, confermano che uomini e
donne sottoposti ad intervento, indistintamente, corrono più rischi se
trasfusi”.
Da un’analisi più specifica delle variabili prese in considerazione si è
giunti però ad un’importante considerazione finale: se si valuta la
totalità dei pazienti presi in esame, senza distinzione di sesso, se ci
si discosta dal peso ideale – sia esso maggiore o inferiore – il rischio
di affrontare un decorso post-operatorio avverso è uguale; se, invece,
si distingue tra uomini e donne risulta che per queste ultime, se obese,
aumenta il rischio di morbilità, ovvero il periodo di permanenza nell’
unità di terapia intensiva può essere più lungo, aumentando anche
l’indice di mortalità.
Questo perché le donne con elevata superficie corporea corrono
maggiormente il rischio di subire trasfusioni, rispetto agli uomini.
Le donne obese, infatti, durante l’intervento nella fase di circolazione
extracorporea incorrono in una maggiore diluizione del sangue –
emodiluzione - a causa della notevole presenza di massa grassa e questo
aumenta il rischio di essere trasfuse.
“In casi di interventi di chirurgia coronarica su donne obese la
soluzione - conclude il Prof. Ranucci – è quella di contenere l’emodiluizione
per evitare la trasfusione. Qui, all’IRCCS Policlinico San Donato, si
pone molta attenzione a questo aspetto in tutte le tipologie di
interventi chirurgici e vengono adottate tecnologie e tecniche
all’avanguardia per l’utilizzo razionale delle trasfusioni di sangue. I
malati trasfusi al San Donato non superano il 40%, un risultato che
dimostra l’efficacia delle metodologie applicate”.
L’IRCCS Policlinico San Donato fondato nel 1969 è un grande
ospedale di ricerca e insegnamento, sede del Dipartimento
cardiovascolare Edmondo Malan, che si pone al primo posto in Italia e
tra i primi in Europa per volume di attività ed efficacia delle
prestazioni nelle malattie del cuore e dei vasi. E’ sede del Triennio
clinico del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e di numerose Scuole
di Specializzazione. E’ il primo ospedale ad alta specializzazione
interamente certificato ISO 9002 in Europa, dispone attualmente di 380
posti letto accreditati, 12 sale operatorie e di tutta l’alta tecnologia
biomedica e al suo interno operano circa 1.000 addetti di cui 200 medici
specialisti. E’ un’istituzione ospedaliera fortemente attiva anche nella
cooperazione internazionale, ha infatti organizzato numerose missioni
nei paesi più disagiati con scopo didattico, clinico e umanitario. E’
anche sede di formazione permanente per specialisti provenienti da
diversi Paesi. Il Policlinico San Donato eroga prestazioni di ricovero
(ordinario e day hospital), ambulatoriali, specialistiche e di
diagnostica strumentale sia in regime di elezione che di urgenza, in
tutte le principali specialità medico-chirurgiche e dispone di un Pronto
Soccorso DEA integrato nella rete di urgenza-emergenza dell’area
metropolitana milanese. Nei primi mesi del 2006 il Ministero della
Salute ha attribuito al Policlinico San Donato la qualifica di “Istituto
di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico” (IRCCS) per la ricerca e la
cura delle “Malattie del cuore e dei grandi vasi nell’adulto e nel
bambino” in considerazione dell’eccellenza dell’attività clinica,
didattica e scientifica che in esso viene sviluppata.