Nelle donne con mutazioni
che predispongono alla comparsa del tumore al seno la maggiore
probabilità di sviluppare la malattia dipende dalla presenza di
particolari marcatori genetici
E’ quanto risulta da una ricerca pubblicata sull’American Journal of
Human Genetics, coordinata dal dott. Antonis Antoniou del Cancer
Research UK di Londra, che ha coinvolto 65 tra laboratori di ricerca ed
unità cliniche di 15 differenti Paesi (tra cui, l’Istituto FIRC di
Oncologia Molecolare, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e
l’Istituto Europeo di Oncologia), riuniti nel consorzio ‘CIMBA’.
La ricerca ha preso in esame più di 10.000 donne con mutazione dei geni,
che risultano, ad oggi, essere i principali determinanti della
predisposizione ereditaria ai carcinomi della mammella e dell’ovaia
(noti come BRCA1 o BRCA2). E’ noto che circa 2 donne su 3 portatrici di
mutazioni in BRCA1 e circa 1 donna su 2 portatrice di mutazioni in BRCA2
sviluppano un tumore al seno entro il 70° anno di vita. I test genetici
per la ricerca di mutazioni nei geni BRCA consentono pertanto di
identificare, nelle famiglie con evidenza di predisposizione ereditaria
al cancro mammario, i soggetti che debbono essere indirizzati agli
opportuni programmi di sorveglianza e/o prevenzione.
Il fatto che le mutazioni nei geni BRCA siano a cosiddetta ‘penetranza
incompleta’, (ovvero non tutte le donne con la mutazione sono destinate
ad ammalarsi) indica l’esistenza di fattori che possono ‘modulare’ il
rischio di cancro conferito dalle mutazioni stesse. La conoscenza di
questi fattori è quindi di fondamentale importanza per una corretta
gestione clinica dei soggetti con mutazione predisponente. Tra di essi
vanno certamente considerati i fattori ormonali e metabolici, quelli
legati allo stile di vita, e quelli di natura genetica. Questi ultimi
costituiscono l’oggetto delle ricerche del gruppo collaborativo
internazionale denominato CIMBA (The Consortium of Investigators of
Modifiers of BRCA1/2), che si è costituito allo scopo di raccogliere ed
analizzare ampie casistiche di donne con mutazioni nei geni BRCA.
Lo studio ha preso in considerazione alcune specifiche varianti
alleliche nei geni FGFR2, TNRC9 e MAP3K1, che in precedenza erano state
associate ad un aumento di rischio di cancro al seno nella donne della
popolazione generale. Lo studio CIMBA ha messo in evidenza rischi di
cancro mammario significativamente più elevati nelle donne BRCA1/2
positive in cui erano presenti i marcatori analizzati. In particolare, è
risultato che le donne con la combinazione allelica più ‘sfavorevole’
presentavano un rischio a 70 anni di circa il 70%, contro un rischio a
pari età del 40% nelle donne con la combinazione allelica più ‘favorevole’.
“I risultati dello studio - sostiene il dott. Paolo Radice,
dell’Istituto Nazionale dei Tumori, che coordina un’unità di ricerca
presso Istituto FIRC di Oncologia Molecolare (IFOM) - suggeriscono
che in futuro, associando i test per la ricerca di mutazioni nei geni
BRCA con l’analisi dei geni ‘modificatori’, sarà possibile ottenere
stime sempre più accurate del rischio di cancro nei soggetti con
predisposizione ereditaria. Ciò permetterà di definire in maniera sempre
più ‘personalizzata’ le misure per la riduzione del rischio da adottare
caso per caso, consentendo in questo modo di migliorare l’efficienza di
programmi di sorveglianza e prevenzione”.