Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 10/04/2008

 

Così il male si elimina meglio: Asportazione del tumore alla vescica più precisa e radicale con la nuova cistoscopia a fluorescenza


di Aldo Franco De Rose * da Salute Repubblica del 10/04/2008 - aldoderose@clicmedicina.it

Una nuova tecnica diagnostica consentirà di scoprire il tumore vescicale aggressivo in fase molto precoce. Si tratta della cistoscopia a fluorescenza, già presente in alcuni centri di eccellenza ed i cui risultati sono stati illustrati a Milano, nel corso del 23 congresso degli urologi europei. La nuova tecnica prevede l'instillazione in vescica di un agente fotosensibilizzante (hexaminolevulinate hydrochloride, Hexvix®), mediante catetere. Dopo qualche minuto e per circa 5 ore, si ottiene un accumulo di sostanze (porfirine endogene) fluorescenti nelle cellule maligne e non in quelle benigne di origine uroteliale. Le lesioni maligne illuminate con la luce blu emettono una fluorescenza rossa, risultando così ben distinguibili rispetto alla mucosa normale. Pertanto, le aree della vescica dove è presente il tumore maligno possono essere rilevate visivamente e quindi essere rimosse con precisione mediante la resezione endoscopica (TURB).


Attualmente circa il 70% dei tumori viene diagnosticato con la semplice cistoscopia a luce bianca. La maggior parte di queste neoformazioni sono superficiali e tendono a recidivare ma con una progressione scarsamente aggressiva.


Tuttavia il quadro risulta diverso per il carcinoma in situ (CIS), il secondo tipo di tumore vescicale più diffuso che, per definizione, è un carcinoma a cellule transizionali piatto (ossia non papillare), poco visibile ma di alto grado. Inoltre questo tipo di tumore, quando presente in più zone della vescica, si è rivelato molto aggressivo, presenta un comportamento imprevedibile con un più elevato rischio di progressione e richiede spesso un trattamento più radicale come l'asportazione della vescica. Pertanto, la rilevazione del CIS risulta particolarmente importante nella gestione di questa patologia tumorale.


Se la cistoscopia standard a luce bianca si è dimostrata in grado di rilevare le lesioni papillari anche di piccole dimensioni, è ormai noto che essa risulta molto meno efficace nella rilevazione delle lesioni piatte, come il carcinoma in situ.
"Un recente studio comparativo, pubblicato nel The Journal of Urology, tra la cistoscopia fluorescente e quella a luce bianca", dice Roberto Scarpa, direttore del Dipartimentale di Urologia ad Orbassano, Torino, "ha dimostrato che la cistoscopia a fluorescenza è più efficace nel rilevamento delle lesioni papillari di tipo Ta e T1 nel 29% dei pazienti. L'aumento del tasso di rilevamento dei tumori Ta è stato significativo, con una percentuale del 95% per la cistoscopia a fluorescenza, contro l'83% della cistoscopia a luce bianca".


* Spec. Urologo e Andrologo Clinica Urologica, Genova

 

 






 
 
 
 

  



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