Un training respiratorio
che migliora sensibilmente la funzione polmonare nei malati di fibrosi
cistica (FC) è stato applicato con successo su 24 pazienti fibrocistici
dall’equipe medica della Clinica Pediatrica dell’Università di Trieste
presso l’Ospedale Infantile Burlo Garofolo. Il trattamento, che
complessivamente è durato due anni (uno di intervento e uno di follow-up),
prova che allenando opportunamente la funzionalità toracica mediante un
apparecchio commerciale specifico (SpiroTiger®, MVM, Bologna) è
possibile migliorare la funzione respiratoria e la percezione della
qualità di vita, riducendo il dosaggio degli antibiotici necessari per
contenere le infezioni polmonari. Questo risultato sovverte l’approccio
tradizionale al malato di fibrosi cistica, che prescriveva riposo e
astensione da sforzi fisici, e rappresenta un vero e proprio cambio di
paradigma nella cura di questa malattia poiché dimostra che
l’allenamento dei muscoli respiratori - del tutto simile a quello che si
esegue nella pratica dello sport - è non solo benefico ma altamente
raccomandabile per quasi tutti i soggetti affetti dalla malattia. La
ricerca è stata pubblicata AOP sulla rivista Journal of Cystic Fibrosis.
La FC è una malattia ereditaria caratterizzata da infezioni polmonari
ricorrenti e difficilmente eradicabili, e dalla presenza di un muco
denso e appiccicoso che rende difficile la respirazione fornendo a
diversi batteri un habitat ideale ove prosperare. Oltre alla necessità
di intervenire con antibiotici (che sovente determinano il fenomeno di
antibiotico-resistenza) l’approccio terapeutico tradizionale prevede un
programma specifico di fisioterapia respiratoria finalizzato a eliminare
le secrezioni mucose. A tal fine, e nonostante non vi siano prove
scientifiche solide sulla sua efficacia, si impiega una maschera a
pressione espiratoria positiva (PEP-mask) che oltre a rimuovere le
secrezioni mucose, contrasta la chiusura delle vie aeree e aiuta a
espandere in maniera omogenea i polmoni.
Dopo aver constatato la modesta efficacia di questa strategia, l’equipe
medica della Clinica Pediatrica dell’IRCCS Burlo Garofolo guidata dal
professor Alessandro Ventura, che attualmente segue 70 malati di FC, ha
deciso di intervenire con un approccio in controtendenza. “Abbiamo
iniziato ad allenare i pazienti finalizzando le sedute di fisioterapia
al recupero attivo della funzionalità dei polmoni” spiega Roberta
Sartori fisioterapista presso il Centro Fibrosi Cistica della
Clinica Pediatrica del Burlo. “Ogni paziente è stato seguito da un
unico terapista, che si è dedicato a lui per tutto il periodo di
allenamento. Nel primo incontro il paziente impara la teoria e il
funzionamento dell’apparecchiatura, ed esegue una prima prova pratica di
10 minuti. Nei tre incontri successivi la durata dell’allenamento
respiratorio sale a 30 minuti: nei primi due minuti si richiede al
paziente di compiere 24 atti respiratori ogni 60 secondi; poi lo si
stimola ad aggiungere due atti respiratori ogni 120 secondi, fino ad
arrivare a 28 cicli di inspirazione/espirazione al minuto. Dopo 4
settimane l’intensità dell’allenamento viene ulteriormente incrementata,
portando gli atti respiratori a 30/minuto. Il tutto è proseguito per un
anno, con un anno ulteriore di monitoraggio”.
Quattro i parametri esaminati nel corso dell’allenamento: la
funzionalità polmonare - misurata come volume espiratorio forzato (FEV),
flusso espiratorio forzato (FEF, pressione espiratoria positiva (PEP) e
capacità vitale forzata (FVC) -, il numero di trattamenti antibiotici
che si sono resi necessari durante il training, la qualità di vita
percepita e la propensione del paziente a riprendere la fisioterapia
tradizionale rispetto all’allenamento attivo.
“Tutti e quattro gli indicatori esaminati – precisa Egidio
Barbi, dirigente medico presso la Clinica Pediatrica – sono
migliorati nel corso dei due anni di trattamento, durante i quali i
pazienti hanno optato entusiasticamente per la prosecuzione del training
abbandonando la PEP-mask, dichiarando di percepire un netto
miglioramento della propria qualità di vita. Significativa è stata anche
la riduzione della somministrazione di antibiotici. Cercare soluzioni
terapeutiche che esulino dal “sapere consolidato” è la filosofia con cui
opera il nostro reparto, nella convinzione che, anche sul fronte
terapeutico, ogni temporanea certezza vada periodicamente ridiscussa e,
se necessario, abbandonata a favore di approcci innovativi. Che sovente
si rivelano, nei fatti, più efficaci di quelli tradizionali”.