Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

Imparare a respirare con la fibrosi cistica


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Un training respiratorio che migliora sensibilmente la funzione polmonare nei malati di fibrosi cistica (FC) è stato applicato con successo su 24 pazienti fibrocistici dall’equipe medica della Clinica Pediatrica dell’Università di Trieste presso l’Ospedale Infantile Burlo Garofolo. Il trattamento, che complessivamente è durato due anni (uno di intervento e uno di follow-up), prova che allenando opportunamente la funzionalità toracica mediante un apparecchio commerciale specifico (SpiroTiger®, MVM, Bologna) è possibile migliorare la funzione respiratoria e la percezione della qualità di vita, riducendo il dosaggio degli antibiotici necessari per contenere le infezioni polmonari. Questo risultato sovverte l’approccio tradizionale al malato di fibrosi cistica, che prescriveva riposo e astensione da sforzi fisici, e rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma nella cura di questa malattia poiché dimostra che l’allenamento dei muscoli respiratori - del tutto simile a quello che si esegue nella pratica dello sport - è non solo benefico ma altamente raccomandabile per quasi tutti i soggetti affetti dalla malattia. La ricerca è stata pubblicata AOP sulla rivista Journal of Cystic Fibrosis.

La FC è una malattia ereditaria caratterizzata da infezioni polmonari ricorrenti e difficilmente eradicabili, e dalla presenza di un muco denso e appiccicoso che rende difficile la respirazione fornendo a diversi batteri un habitat ideale ove prosperare. Oltre alla necessità di intervenire con antibiotici (che sovente determinano il fenomeno di antibiotico-resistenza) l’approccio terapeutico tradizionale prevede un programma specifico di fisioterapia respiratoria finalizzato a eliminare le secrezioni mucose. A tal fine, e nonostante non vi siano prove scientifiche solide sulla sua efficacia, si impiega una maschera a pressione espiratoria positiva (PEP-mask) che oltre a rimuovere le secrezioni mucose, contrasta la chiusura delle vie aeree e aiuta a espandere in maniera omogenea i polmoni.

Dopo aver constatato la modesta efficacia di questa strategia, l’equipe medica della Clinica Pediatrica dell’IRCCS Burlo Garofolo guidata dal professor Alessandro Ventura, che attualmente segue 70 malati di FC, ha deciso di intervenire con un approccio in controtendenza. “Abbiamo iniziato ad allenare i pazienti finalizzando le sedute di fisioterapia al recupero attivo della funzionalità dei polmoni” spiega Roberta Sartori fisioterapista presso il Centro Fibrosi Cistica della Clinica Pediatrica del Burlo. “Ogni paziente è stato seguito da un unico terapista, che si è dedicato a lui per tutto il periodo di allenamento. Nel primo incontro il paziente impara la teoria e il funzionamento dell’apparecchiatura, ed esegue una prima prova pratica di 10 minuti. Nei tre incontri successivi la durata dell’allenamento respiratorio sale a 30 minuti: nei primi due minuti si richiede al paziente di compiere 24 atti respiratori ogni 60 secondi; poi lo si stimola ad aggiungere due atti respiratori ogni 120 secondi, fino ad arrivare a 28 cicli di inspirazione/espirazione al minuto. Dopo 4 settimane l’intensità dell’allenamento viene ulteriormente incrementata, portando gli atti respiratori a 30/minuto. Il tutto è proseguito per un anno, con un anno ulteriore di monitoraggio”.

Quattro i parametri esaminati nel corso dell’allenamento: la funzionalità polmonare - misurata come volume espiratorio forzato (FEV), flusso espiratorio forzato (FEF, pressione espiratoria positiva (PEP) e capacità vitale forzata (FVC) -, il numero di trattamenti antibiotici che si sono resi necessari durante il training, la qualità di vita percepita e la propensione del paziente a riprendere la fisioterapia tradizionale rispetto all’allenamento attivo.

“Tutti e quattro gli indicatori esaminati – precisa Egidio Barbi, dirigente medico presso la Clinica Pediatrica – sono migliorati nel corso dei due anni di trattamento, durante i quali i pazienti hanno optato entusiasticamente per la prosecuzione del training abbandonando la PEP-mask, dichiarando di percepire un netto miglioramento della propria qualità di vita. Significativa è stata anche la riduzione della somministrazione di antibiotici. Cercare soluzioni terapeutiche che esulino dal “sapere consolidato” è la filosofia con cui opera il nostro reparto, nella convinzione che, anche sul fronte terapeutico, ogni temporanea certezza vada periodicamente ridiscussa e, se necessario, abbandonata a favore di approcci innovativi. Che sovente si rivelano, nei fatti, più efficaci di quelli tradizionali”.
 


 






 
 
 
 

  



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