Alberto
Scanni, Direttore Generale della Fondazione Irccs Istituto Nazionale
Tumori, nell’aprire l’incontro di presentazione di alcuni risultati
derivanti dalla convergenza della ricerca clinica e sperimentale nella
cura di tumori al seno, alla prostata e al colon, ha esordito
sottolineando: “L’importanza del sempre più stretto rapporto che
caratterizza l’attività clinica e l’attività di ricerca dell’Istituto
Nazionale Tumori, che è confermata dai primi, importanti risultati
raggiunti nel contrastare gli effetti e lo sviluppo di alcuni tra i
tumori più diffusi”.
Elda Tagliabue, Ricercatrice dell’Unità ‘Bersagli Molecolari’ e
Milvia Zambetti, Oncologo Unità Oncologia Medica 1°, hanno
presentato l’avanzamento dello studio Demetra, riguardante donne con
carcinomi mammari metastatici trattate con Trastuzumab. L’analisi dei
dati ha mostrato una risposta clinica positiva in circa 50% delle
pazienti, con un significativo aumento di risposta per la combinazione
chemioterapica di trastuzumab con un taxano. La tossicità cardiaca
registrata è risultata molto bassa, mentre i dati di sopravvivenza
indicano che più lunga è la durata di somministrazione dell’anticorpo,
maggiore è la sopravvivenza. Anche pazienti classificati come ‘non
responsivi’ con il criterio recist hanno mostrato un beneficio in
termine di sopravvivenza della continuazione di trastuzumab alla
progressione. In altri termini anche in assenza di una diminuzione del
volume tumorale, si verificherebbe un beneficio di sopravvivenza dovuto
al rallentamento della crescita tumorale.
Nadia Zaffaroni e Riccardo Valdagni, rispettivamente
Coordinatore della Ricerca Preclinica e Direttore del ‘Programma
Prostata’, sviluppato all’Istituto Nazionale Tumori a partire dal
settembre 2004 come progetto speciale della Direzione Scientifica
articolato in più linee di indagine: 3 studi di ricerca epidemiologica,
16 studi/protocolli clinici, 11 studi di ricerca sperimentale/traslazionale
e 2 progetti di ricerca psicologica, hanno sottolineato che in
particolare, si sono avuti risultati innovativi e promettenti su tre
linee di ricerca, di cui due in ambito clinico/terapeutico (la
Sorveglianza attiva e lo sviluppo di un vaccino antitumorale). La
Sorveglianza attiva (S.A) riguarda i soggetti con cancro della prostata
di piccole dimensioni e scarsa aggressività, quindi a basso rischio
evolutivo, con un'agenda di controlli clinici e diagnostici per il
monitoraggio nel tempo dello stato di malattia. Solo se la malattia
cambia comportamento in senso sfavorevole, come dimostrato con i
controlli periodici, si fa ricorso al trattamento radicale invasivo
(chirurgia o radioterapia o brachiterapia). Da ottobre scorso è stata
anche ufficializzata la partecipazione del Programma Prostata
dell’Istituto come unico centro italiano, a due studi multicentrici
internazionali PRIAS e PROCABIO, che valutano rispettivamente la S.A
come valida strategia osservazionale nel cancro prostatico localizzato a
basso rischio e l’utilizzo di nuovi biomarcatori dosabili nel sangue del
paziente con cancro prostatico in fase iniziale al fine di
personalizzare il tipo di intervento e monitorare l’andamento della
patologia in corso di S.A.
Un fronte di studio assolutamente innovativo anche a livello
internazionale, è poi rappresentato dallo sviluppo di metodi
statistico/matematici di previsione e, quindi di possibile prevenzione,
delle tossicità correlate alla radioterapia esterna (RT) somministrata
ai pazienti con cancro prostatico. Altra linea di ricerca
all’avanguardia in corso di valutazione è lo sviluppo di un vaccino
antitumorale terapeutico come opzione nei pazienti che non abbiano
tratto completa efficacia dalla chirurgia e dalla radioterapia.
Somministrando sottocute il vaccino (8 dosi totali, la prima metà
bimensilmente e la seconda metà mensilmente) costituito da porzioni di
proteine derivati dal tumore prostatico, si è valutata la possibilità di
indurre un’attivazione del sistema immunitario che sia poi in grado di
distruggere le cellule tumorali presenti nel paziente. I risultati
preliminari, dello studio pilota su 20 pazienti appena concluso,
dimostrano che, nel 50% circa dei pazienti, il vaccino causa una
riduzione o un rallentamento significativo della progressione di
malattia.
Marco Pierotti, Direttore Scientifico, ed Ermanno Leo,
Direttore Struttura Complessa ‘Chirurgia Colo-Rettale’ hanno presentato
i risultati di una ricerca per la diagnosi molecolare del tumore
colorettale, che rappresenta la seconda causa di morte per malattie
neoplastiche e la prima per patologie non collegate al fumo. L’ipotesi
di partenza, avvalorata da numerosi ed approfonditi studi, riguardava
l’associazione tra alterazioni geniche e sviluppo neoplastico. A causa
della diffusione e della pericolosità di questo tumore, la possibilità
di individuare precocemente tale malattia rappresenta il naturale sbocco
delle analisi molecolari, soprattutto in virtù del fatto che la diagnosi
precoce è attualmente basata su colonscopia (non sempre gradita ai
pazienti), o la ricerca di sangue occulto nelle feci e di marcatori
sierologici quali il CEA (caratterizzati da non elevata specificità e
sensibilità). Sulla base di evidenze riscontrate nei carcinomi polmonari
non a piccole cellule a gli Autori del lavoro hanno investigato nel
plasma di pazienti con carcinomacolorettale sia il livello di DNA
liberamente circolante che due marcatori molecolari associati alle fasi
iniziali della carcinogenesi colorettale. L’analisi del livello di DNA
liberamente circolante nel plasma ha mostrato valori abnormemente
elevati in tutti i pazienti in presenza della neoplasia. La
quantificazione di DNA liberamente circolante nel plasma ha mostrato un
andamento parallelo all’evoluzione della malattia: i livelli si sono
abbassati nei pazienti che non hanno mostrato ripresa di malattia, e si
sono innalzati al momento dell’insorgenza di recidiva o metastasi. Tali
dati promettenti suggeriscono il possibile utilizzo di analisi più
sensibili e specifiche nell’individuare precocemente un cancro
colorettale e in grado di monitorare con efficienza il decorso nel tempo
di tale malattia neoplastica, attraverso metodiche non invasive.
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