Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 20/05/2008

 

I risultati della ricerca contro i tumori al seno, alla prostata e al colon


Alberto Scanni, Direttore Generale della Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori, nell’aprire l’incontro di presentazione di alcuni risultati derivanti dalla convergenza della ricerca clinica e sperimentale nella cura di tumori al seno, alla prostata e al colon, ha esordito sottolineando: “L’importanza del sempre più stretto rapporto che caratterizza l’attività clinica e l’attività di ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori, che è confermata dai primi, importanti risultati raggiunti nel contrastare gli effetti e lo sviluppo di alcuni tra i tumori più diffusi”.
Elda Tagliabue, Ricercatrice dell’Unità ‘Bersagli Molecolari’ e Milvia Zambetti, Oncologo Unità Oncologia Medica 1°, hanno presentato l’avanzamento dello studio Demetra, riguardante donne con carcinomi mammari metastatici trattate con Trastuzumab. L’analisi dei dati ha mostrato una risposta clinica positiva in circa 50% delle pazienti, con un significativo aumento di risposta per la combinazione chemioterapica di trastuzumab con un taxano. La tossicità cardiaca registrata è risultata molto bassa, mentre i dati di sopravvivenza indicano che più lunga è la durata di somministrazione dell’anticorpo, maggiore è la sopravvivenza. Anche pazienti classificati come ‘non responsivi’ con il criterio recist hanno mostrato un beneficio in termine di sopravvivenza della continuazione di trastuzumab alla progressione. In altri termini anche in assenza di una diminuzione del volume tumorale, si verificherebbe un beneficio di sopravvivenza dovuto al rallentamento della crescita tumorale.
Nadia Zaffaroni e Riccardo Valdagni, rispettivamente Coordinatore della Ricerca Preclinica e Direttore del ‘Programma Prostata’, sviluppato all’Istituto Nazionale Tumori a partire dal settembre 2004 come progetto speciale della Direzione Scientifica articolato in più linee di indagine: 3 studi di ricerca epidemiologica, 16 studi/protocolli clinici, 11 studi di ricerca sperimentale/traslazionale e 2 progetti di ricerca psicologica, hanno sottolineato che in particolare, si sono avuti risultati innovativi e promettenti su tre linee di ricerca, di cui due in ambito clinico/terapeutico (la Sorveglianza attiva e lo sviluppo di un vaccino antitumorale). La Sorveglianza attiva (S.A) riguarda i soggetti con cancro della prostata di piccole dimensioni e scarsa aggressività, quindi a basso rischio evolutivo, con un'agenda di controlli clinici e diagnostici per il monitoraggio nel tempo dello stato di malattia. Solo se la malattia cambia comportamento in senso sfavorevole, come dimostrato con i controlli periodici, si fa ricorso al trattamento radicale invasivo (chirurgia o radioterapia o brachiterapia). Da ottobre scorso è stata anche ufficializzata la partecipazione del Programma Prostata dell’Istituto come unico centro italiano, a due studi multicentrici internazionali PRIAS e PROCABIO, che valutano rispettivamente la S.A come valida strategia osservazionale nel cancro prostatico localizzato a basso rischio e l’utilizzo di nuovi biomarcatori dosabili nel sangue del paziente con cancro prostatico in fase iniziale al fine di personalizzare il tipo di intervento e monitorare l’andamento della patologia in corso di S.A.

Un fronte di studio assolutamente innovativo anche a livello internazionale, è poi rappresentato dallo sviluppo di metodi statistico/matematici di previsione e, quindi di possibile prevenzione, delle tossicità correlate alla radioterapia esterna (RT) somministrata ai pazienti con cancro prostatico. Altra linea di ricerca all’avanguardia in corso di valutazione è lo sviluppo di un vaccino antitumorale terapeutico come opzione nei pazienti che non abbiano tratto completa efficacia dalla chirurgia e dalla radioterapia. Somministrando sottocute il vaccino (8 dosi totali, la prima metà bimensilmente e la seconda metà mensilmente) costituito da porzioni di proteine derivati dal tumore prostatico, si è valutata la possibilità di indurre un’attivazione del sistema immunitario che sia poi in grado di distruggere le cellule tumorali presenti nel paziente. I risultati preliminari, dello studio pilota su 20 pazienti appena concluso, dimostrano che, nel 50% circa dei pazienti, il vaccino causa una riduzione o un rallentamento significativo della progressione di malattia.
Marco Pierotti, Direttore Scientifico, ed Ermanno Leo, Direttore Struttura Complessa ‘Chirurgia Colo-Rettale’ hanno presentato i risultati di una ricerca per la diagnosi molecolare del tumore colorettale, che rappresenta la seconda causa di morte per malattie neoplastiche e la prima per patologie non collegate al fumo. L’ipotesi di partenza, avvalorata da numerosi ed approfonditi studi, riguardava l’associazione tra alterazioni geniche e sviluppo neoplastico. A causa della diffusione e della pericolosità di questo tumore, la possibilità di individuare precocemente tale malattia rappresenta il naturale sbocco delle analisi molecolari, soprattutto in virtù del fatto che la diagnosi precoce è attualmente basata su colonscopia (non sempre gradita ai pazienti), o la ricerca di sangue occulto nelle feci e di marcatori sierologici quali il CEA (caratterizzati da non elevata specificità e sensibilità). Sulla base di evidenze riscontrate nei carcinomi polmonari non a piccole cellule a gli Autori del lavoro hanno investigato nel plasma di pazienti con carcinomacolorettale sia il livello di DNA liberamente circolante che due marcatori molecolari associati alle fasi iniziali della carcinogenesi colorettale. L’analisi del livello di DNA liberamente circolante nel plasma ha mostrato valori abnormemente elevati in tutti i pazienti in presenza della neoplasia. La quantificazione di DNA liberamente circolante nel plasma ha mostrato un andamento parallelo all’evoluzione della malattia: i livelli si sono abbassati nei pazienti che non hanno mostrato ripresa di malattia, e si sono innalzati al momento dell’insorgenza di recidiva o metastasi. Tali dati promettenti suggeriscono il possibile utilizzo di analisi più sensibili e specifiche nell’individuare precocemente un cancro colorettale e in grado di monitorare con efficienza il decorso nel tempo di tale malattia neoplastica, attraverso metodiche non invasive.

Le attività di ricerca e cura condotte dalla Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori sono sostenute generosamente anche dal contributo dei privati. Contributo che può essere dato inserendo nella Dichiarazione dei redditi il Codice Fiscale dell’INT 800 182 301 53 nella casella destinata al 5‰, peraltro senza nessun aggravio per il contribuente
 

 

 






 
 
 
 

  



Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati