Avete dei nei, li tenete
sotto controllo, avete timore dei melanomi, attenzione alle dimensioni
della lesione. Infatti, in caso di lesioni cutanee sospette, bisogna
tenere conto del diametro della lesione. Questo non deve superare come
valore soglia i sei millimetri e questo metodo potrebbe rappresentare
un'utile linea guida per il rilevamento dei melanomi cutanei. E’ quanto
viene riportato in uno studio pubblicato su Arch Dermatol. 2008 (144:
469-74 e 538-40). Comunque i criteri ABCD sono quelle delle linee
guida: asimmetria, irregolarità dei bordi, variegazione di colore e
diametro superiore a sei millimetri sono caratteristiche distintive dei
melanomi, ma recentemente è stato suggerito anche l'inserimento di un
criterio. E, ossia l'evolutività. I melanomi in rapida crescita, e
soprattutto quelli nodulari, spesso mancano delle caratteristiche ABCD.
Innanzitutto
trattando questo vasto e delicato argomento è necessario introdurre un
po’ di terminologia corretta.
Quelli che comunemente si chiamano nei in realtà si dovrebbero chiamare
nevi, ovverosia tumori benigni della pelle costituiti da cellule
cosiddette “neviche” e che possono essere pigmentati (scuri) o non
pigmentati (colore della pelle). Per estensione si può parlare di nei
quando si intende ogni lesione cutanea che si evidenzia sulla pelle, e
quindi possono essere chiamati volgarmente nei anche gli angiomi o le
verruche o altro, magari anche lesioni della pelle che hanno
caratteristiche maligne. Quelli che prenderemo in considerazione oggi
invece sono i nevi.
Esiste una classificazione particolare dei nevi, che li distingue in
pigmentati e non pigmentati, e poi a seconda della profondità raggiunta
nella pelle si parla di nevi giunzionali (localizzati nella parte più
superficiale della pelle, l'epidermide), i dermici (situati nel derma,
più profondo) e i composti (a cavallo della delimitazione tra epidermide
e derma). Oltre a questi, che sono i nevi più comuni, si trovano
numerosi altri tipi di nevi, fondamentalmente identificati, a seconda
delle caratteristiche morfologiche e della sede, dal dermatologo che per
primo li ha descritti e standardizzati; si parla quindi di Nevo di
Miescher o di Nevo di Unna, o di Nevo di Clark o altri
per intendere formazioni neviche comunque di aspetto diverso ma sempre
benigni e non pericolosi. Perché è importante che si faccia
periodicamente un controllo dei nevi? Perché non tutti sono nevi,
innanzitutto; e poi perché alcune lesioni possono, anche se ancora non
lo sono, degenerare verso il vero spauracchio del dermatologo, il
melanoma. Questo evento in realtà è abbastanza raro, insorgendo nella
maggior parte dei casi il melanoma già in quanto tale.
Una efficace campagna di prevenzione del melanoma, di qualche anno
orsono, aveva lanciato uno slogan molto valido: la famosa regola dell'ABCDE.
Secondo questa regola bisognava osservare, e considerare parametri di
rischio, i seguenti aspetti di un nevo:
Asimmetria della lesione
Bordi, irregolari
Colore, più scuro
Dimensioni, solitamente superiori a 5 mm.
Evoluzione, considerando più a rischio i nevi ad insorgenza
recente e che cambiano in breve tempo aspetto.
Questa semplice regoletta può far si che chiunque, da solo, possa
mettersi sull'allerta e decidere di rivolgersi ad un dermatologo per
confermare che si tratti di un tranquillo nevo piuttosto che un
terribile melanoma.
Il
Melanoma è purtroppo un tumore maligno della pelle, molto pericoloso e
con prognosi spesso terrificanti, con alte possibilità di diffusione a
distanza (metastasi) anche in breve tempo; non esiste terapia medica, se
non palliativa e comunque solo di prevenzione della metastatizzazione
dopo l'intervento; l'unico trattamento veramente efficace è infatti
l'asportazione chirurgica, che deve essere praticata precocemente e in
maniera sufficientemente ampia. Per questo motivo è ormai risaputo che,
ben lungi dall’essere pericoloso asportare i nevi, è invece proprio
affidata a questa metodica, volta a rimuovere ogni nevo che desti il
minimo sospetto, l’aumento di rilievi di melanomi in fase iniziale
(cosiddetta radiale) e che quindi non hanno ancora fatto a tempo a fare
danni. Una volta invece si riteneva pericoloso intervenire
chirurgicamente sui nevi, e quindi gli interventi su melanomi ormai
avanzati, e quindi mortali da lì a poco, non facevano che confortare il
parere popolare che dice “Meglio non toccare i nei, perché poco dopo
si muore".
La classificazione, anche qui, è legata ad un criterio di profondità
della lesione nella pelle; in questo caso però la distinzione non è
accademica, come nel caso dei nevi, bensì da essa dipende la prognosi,
fausta o infausta, per il paziente. Il melanoma cresce dapprima in
larghezza, configurando quella che comunemente si chiama fase radiale:
questo accrescimento si svolge all’interno dell’epidermide, strato della
pelle non raggiunto da vasi sanguigni e perciò senza possibilità di
diffusione a distanza delle cellule tumorali. In un tempo variabile da
caso a caso il melanoma si approfondisce nel derma, strato più profondo,
e maggiore è la profondità raggiunta più probabile e veloce è la
comparsa di metastasi a distanza. Questo parametro è ben indicato nei
due indici prognostici principali del melanoma, l’indice di Clark
(profondità raggiunta in relazione allo spessore degli strati della zona
interessata, e quindi variabile da sede a sede) e quello di Breslow (che
invece si affida alla misurazione tout-court della profondità raggiunta
in millimetri).
Tanto per dare una idea degli indici prognostici, un indice di Breslow
inferiore a 0,76 (mm.) garantisce la sopravvivenza a 5 anni nel 96 % dei
casi, e spesso la guarigione chirurgica (intendendo quindi la sicura
guarigione una volta levato il melanoma) mentre un indice compreso tra
2,5 e 3,9 non arriva al 66 % dei casi sopravvissuti a 5 anni.