Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 30/04/2008

 

Rischio melanoma: valutiamo il diametro delle lesioni cutanee... ma soprattutto impariamo a riconoscerle


Avete dei nei, li tenete sotto controllo, avete timore dei melanomi, attenzione alle dimensioni della lesione. Infatti, in caso di lesioni cutanee sospette, bisogna tenere conto del diametro della lesione. Questo non deve superare come valore soglia i sei millimetri e questo metodo potrebbe rappresentare un'utile linea guida per il rilevamento dei melanomi cutanei. E’ quanto viene riportato in uno studio pubblicato su Arch Dermatol. 2008 (144: 469-74 e 538-40). Comunque i criteri ABCD sono quelle delle linee guida: asimmetria, irregolarità dei bordi, variegazione di colore e diametro superiore a sei millimetri sono caratteristiche distintive dei melanomi, ma recentemente è stato suggerito anche l'inserimento di un criterio. E, ossia l'evolutività. I melanomi in rapida crescita, e soprattutto quelli nodulari, spesso mancano delle caratteristiche ABCD.

Innanzitutto trattando questo vasto e delicato argomento è necessario introdurre un po’ di terminologia corretta.
Quelli che comunemente si chiamano nei in realtà si dovrebbero chiamare nevi, ovverosia tumori benigni della pelle costituiti da cellule cosiddette “neviche” e che possono essere pigmentati (scuri) o non pigmentati (colore della pelle). Per estensione si può parlare di nei quando si intende ogni lesione cutanea che si evidenzia sulla pelle, e quindi possono essere chiamati volgarmente nei anche gli angiomi o le verruche o altro, magari anche lesioni della pelle che hanno caratteristiche maligne. Quelli che prenderemo in considerazione oggi invece sono i nevi.
Esiste una classificazione particolare dei nevi, che li distingue in pigmentati e non pigmentati, e poi a seconda della profondità raggiunta nella pelle si parla di nevi giunzionali (localizzati nella parte più superficiale della pelle, l'epidermide), i dermici (situati nel derma, più profondo) e i composti (a cavallo della delimitazione tra epidermide e derma). Oltre a questi, che sono i nevi più comuni, si trovano numerosi altri tipi di nevi, fondamentalmente identificati, a seconda delle caratteristiche morfologiche e della sede, dal dermatologo che per primo li ha descritti e standardizzati; si parla quindi di Nevo di Miescher o di Nevo di Unna, o di Nevo di Clark o altri per intendere formazioni neviche comunque di aspetto diverso ma sempre benigni e non pericolosi. Perché è importante che si faccia periodicamente un controllo dei nevi? Perché non tutti sono nevi, innanzitutto; e poi perché alcune lesioni possono, anche se ancora non lo sono, degenerare verso il vero spauracchio del dermatologo, il melanoma. Questo evento in realtà è abbastanza raro, insorgendo nella maggior parte dei casi il melanoma già in quanto tale.


Una efficace campagna di prevenzione del melanoma, di qualche anno orsono, aveva lanciato uno slogan molto valido: la famosa regola dell'ABCDE. Secondo questa regola bisognava osservare, e considerare parametri di rischio, i seguenti aspetti di un nevo:
Asimmetria della lesione
Bordi, irregolari
Colore, più scuro
Dimensioni, solitamente superiori a 5 mm.
Evoluzione, considerando più a rischio i nevi ad insorgenza recente e che cambiano in breve tempo aspetto.
Questa semplice regoletta può far si che chiunque, da solo, possa mettersi sull'allerta e decidere di rivolgersi ad un dermatologo per confermare che si tratti di un tranquillo nevo piuttosto che un terribile melanoma.

Il Melanoma è purtroppo un tumore maligno della pelle, molto pericoloso e con prognosi spesso terrificanti, con alte possibilità di diffusione a distanza (metastasi) anche in breve tempo; non esiste terapia medica, se non palliativa e comunque solo di prevenzione della metastatizzazione dopo l'intervento; l'unico trattamento veramente efficace è infatti l'asportazione chirurgica, che deve essere praticata precocemente e in maniera sufficientemente ampia. Per questo motivo è ormai risaputo che, ben lungi dall’essere pericoloso asportare i nevi, è invece proprio affidata a questa metodica, volta a rimuovere ogni nevo che desti il minimo sospetto, l’aumento di rilievi di melanomi in fase iniziale (cosiddetta radiale) e che quindi non hanno ancora fatto a tempo a fare danni. Una volta invece si riteneva pericoloso intervenire chirurgicamente sui nevi, e quindi gli interventi su melanomi ormai avanzati, e quindi mortali da lì a poco, non facevano che confortare il parere popolare che dice “Meglio non toccare i nei, perché poco dopo si muore".


La classificazione, anche qui, è legata ad un criterio di profondità della lesione nella pelle; in questo caso però la distinzione non è accademica, come nel caso dei nevi, bensì da essa dipende la prognosi, fausta o infausta, per il paziente. Il melanoma cresce dapprima in larghezza, configurando quella che comunemente si chiama fase radiale: questo accrescimento si svolge all’interno dell’epidermide, strato della pelle non raggiunto da vasi sanguigni e perciò senza possibilità di diffusione a distanza delle cellule tumorali. In un tempo variabile da caso a caso il melanoma si approfondisce nel derma, strato più profondo, e maggiore è la profondità raggiunta più probabile e veloce è la comparsa di metastasi a distanza. Questo parametro è ben indicato nei due indici prognostici principali del melanoma, l’indice di Clark (profondità raggiunta in relazione allo spessore degli strati della zona interessata, e quindi variabile da sede a sede) e quello di Breslow (che invece si affida alla misurazione tout-court della profondità raggiunta in millimetri).
Tanto per dare una idea degli indici prognostici, un indice di Breslow inferiore a 0,76 (mm.) garantisce la sopravvivenza a 5 anni nel 96 % dei casi, e spesso la guarigione chirurgica (intendendo quindi la sicura guarigione una volta levato il melanoma) mentre un indice compreso tra 2,5 e 3,9 non arriva al 66 % dei casi sopravvissuti a 5 anni.
 

 






 
 
 
 

  



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