Il
preservativo? Gli adolescenti genovesi, che per inciso dimostrano
notevole precocità sessuale rispetto ai coetanei italiani, ne fanno un
uso discontinuo «perché costa troppo».
Il 64% dei giovani che sono seguiti dal Consultorio della Asl 3
dichiarano che questo è l’anticoncezionale “preferito” per quel che
riguarda i maschi, mentre oltre la metà delle femmine opta per la
pillola. Dal 20 al 27% “si espone” al posto del compagno e la va a
comprare in farmacia. E infine un piccolo, ma inossidabile 10% d’ambo i
sessi dice che l’antico coitus interruptus ha sempre una sua attualità.
«Certo che è caro il preservativo per le loro tasche: il costo medio
di un condom in Italia è di 1 euro e 26 centesimi contro lo 0,6
centesimi della Francia. Fino a qualche tempo fa i ragazzi che
incontravamo nelle scuole chiedevano a gran voce l’installazione di
distributori automatici di preservativi all’interno delle scuole stesse.
Battaglia che hanno perso, in Italia, non in Francia. E ora i nostri
chiedono molta informazione sulla prevenzione, ma dicono anche che
comprare un preservativo suscita sentimenti di vergogna, per la poca
privacy. Ma anche per il pudore dell’età», spiega Lisa Finzi,
medico dei Centri Giovani, referente per la medicina preventiva del
Consultorio della Asl 3, fra i principali esperti genovesi della
delicata materia che attiene alle abitudini sessuali fra i giovanissimi.
«Educazione sessuale ma anche educazione all’affettività, perché va
oltre e cerca di mettere in sintonia sesso, emozioni, scelte,
consapevolezza».
Gli operatori del Consultorio della Asl 3, lavorano all’interno dei
Centri Giovani dove ne ricevono migliaia, ma anche tenendo incontri
nelle scuole, almeno mille negli ultimi mesi. I loro dati illustrano
eloquentemente le intenzioni e le azioni dei nostri figli quando si
tratta di sesso.
Val bene la premessa di Angela Grondona, la responsabile dei
Consultori della Asl 3, che è la seguente: «È provato che i programmi
di educazione sessuale non provocano un aumento o un inizio precoce
dell’attività sessuale fra giovani, al contrario possono determinare una
diminuzione dell’attività sessuale, ritardarne l’inizio e aumentare
l’adozione di pratiche sessuali più sicure tra gli adolescenti».
Evidentemente c’è una contraddizione genovese, perché nonostante la
precocità della “prima volta”, si registra anche un’alta frequentazione
dei consultori.
Le ragazze sotto i 25 anni costituiscono il 15% dell’utenza totale degli
ambulatori ginecologici consultoriali e nell’ultimo anno si sono fatte
visitare in 1923. L’età del primo rapporto è sotto i 14 anni per il 2%
delle ragazze, tra i 14 e i 16 anni per il 58%, tra i 17 e i 18 anni per
il 37%. Sopra i 18 anni arriva al primo rapporto solo il 3%. Chi del
Consultorio raccoglie le loro confidenze, i loro dubbi, dice che
mediamente ancora prima della maggiore età «hanno incontrato
sessualmente più di tre ragazzi, anche se sono monogame e fedeli, più
dei loro compagni maschi».
Raccontano che il loro posto preferito e abituale per fare l’amore è
proprio la casa familiare che spesso è vuota nelle ore pomeridiane
perché entrambi i genitori lavorano. E tornando all’età del primo
rapporto, gli esperti genovesi riferiscono che mentre la letteratura che
raccoglie i casi italiani la indica attorno ai 17 anni, «è opinione
comune a tutti i colleghi che lavorano nei Centri Giovani genovesi che
l’età del primo rapporto sessuale completo si stia vistosamente
abbassando. Sempre più spesso il primo innamoramento corrisponde ai
primi rapporti sessuali. Arrivando molto spesso, dopo pochi incontri,
alla penetrazione».
«Colpisce incontrare ragazze che a 16 -17 anni hanno già avuto due o
tre ragazzi fissi con i quali hanno condiviso esperienze sessuali -spiega
Angela Grondona - non certo ragazze di ceti sociali deprivati, anzi,
spesso sono studentesse che frequentano le migliori scuole cittadine,
figlie di professionisti. Colpisce anche come talvolta i rapporti
vengano descritti poco soddisfacenti e spesso non legati a folli
innamoramenti ma quasi tappe obbligate, atteggiamenti legati
all’imitazione che celano una certa lontananza tra le emozioni e
l’azione». Così i consultori e i Centri Giovani soprattutto, dove
l’accesso è libero e non è richiesta la presenza di mamma e papà, si
propongono sempre più come un riferimento.
Ma anche Marco e Anna Bussadori del Coordinamento Ligure Persone
Sieropositive che da anni fanno lavoro di prevenzione nelle scuole della
Liguria danno un loro interessante contributo sul tema preservativo: «Quando
andiamo nelle scuole a parlare di prevenzione e di sesso protetto ti
dicono: ma come? Non avete portato dei preservativi? È come andare a
parlare di acqua in Africa senza bottiglie». Commenta Anna Bussadori:
«Sembra una battuta ma non lo è. È una proposta seria. Ma i presidi
la rispediscono al mittente: non se ne parla nemmeno». In compenso
l’associazione ne dispensa in gran numero fra i più giovani. Che il
primo dicembre, giornata dell’Aids, se possono, ne fanno incetta.