Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 18/04/2008

 

Niente condom, siamo genovesi


Donata Bonometti da www.ilsecoloxix.it - redazione@clicmedicina.it

Il preservativo? Gli adolescenti genovesi, che per inciso dimostrano notevole precocità sessuale rispetto ai coetanei italiani, ne fanno un uso discontinuo «perché costa troppo».
Il 64% dei giovani che sono seguiti dal Consultorio della Asl 3 dichiarano che questo è l’anticoncezionale “preferito” per quel che riguarda i maschi, mentre oltre la metà delle femmine opta per la pillola. Dal 20 al 27% “si espone” al posto del compagno e la va a comprare in farmacia. E infine un piccolo, ma inossidabile 10% d’ambo i sessi dice che l’antico coitus interruptus ha sempre una sua attualità.
«Certo che è caro il preservativo per le loro tasche: il costo medio di un condom in Italia è di 1 euro e 26 centesimi contro lo 0,6 centesimi della Francia. Fino a qualche tempo fa i ragazzi che incontravamo nelle scuole chiedevano a gran voce l’installazione di distributori automatici di preservativi all’interno delle scuole stesse. Battaglia che hanno perso, in Italia, non in Francia. E ora i nostri chiedono molta informazione sulla prevenzione, ma dicono anche che comprare un preservativo suscita sentimenti di vergogna, per la poca privacy. Ma anche per il pudore dell’età», spiega Lisa Finzi, medico dei Centri Giovani, referente per la medicina preventiva del Consultorio della Asl 3, fra i principali esperti genovesi della delicata materia che attiene alle abitudini sessuali fra i giovanissimi. «Educazione sessuale ma anche educazione all’affettività, perché va oltre e cerca di mettere in sintonia sesso, emozioni, scelte, consapevolezza».

Gli operatori del Consultorio della Asl 3, lavorano all’interno dei Centri Giovani dove ne ricevono migliaia, ma anche tenendo incontri nelle scuole, almeno mille negli ultimi mesi. I loro dati illustrano eloquentemente le intenzioni e le azioni dei nostri figli quando si tratta di sesso.
Val bene la premessa di Angela Grondona, la responsabile dei Consultori della Asl 3, che è la seguente: «È provato che i programmi di educazione sessuale non provocano un aumento o un inizio precoce dell’attività sessuale fra giovani, al contrario possono determinare una diminuzione dell’attività sessuale, ritardarne l’inizio e aumentare l’adozione di pratiche sessuali più sicure tra gli adolescenti». Evidentemente c’è una contraddizione genovese, perché nonostante la precocità della “prima volta”, si registra anche un’alta frequentazione dei consultori.
Le ragazze sotto i 25 anni costituiscono il 15% dell’utenza totale degli ambulatori ginecologici consultoriali e nell’ultimo anno si sono fatte visitare in 1923. L’età del primo rapporto è sotto i 14 anni per il 2% delle ragazze, tra i 14 e i 16 anni per il 58%, tra i 17 e i 18 anni per il 37%. Sopra i 18 anni arriva al primo rapporto solo il 3%. Chi del Consultorio raccoglie le loro confidenze, i loro dubbi, dice che mediamente ancora prima della maggiore età «hanno incontrato sessualmente più di tre ragazzi, anche se sono monogame e fedeli, più dei loro compagni maschi».
Raccontano che il loro posto preferito e abituale per fare l’amore è proprio la casa familiare che spesso è vuota nelle ore pomeridiane perché entrambi i genitori lavorano. E tornando all’età del primo rapporto, gli esperti genovesi riferiscono che mentre la letteratura che raccoglie i casi italiani la indica attorno ai 17 anni, «è opinione comune a tutti i colleghi che lavorano nei Centri Giovani genovesi che l’età del primo rapporto sessuale completo si stia vistosamente abbassando. Sempre più spesso il primo innamoramento corrisponde ai primi rapporti sessuali. Arrivando molto spesso, dopo pochi incontri, alla penetrazione».
«Colpisce incontrare ragazze che a 16 -17 anni hanno già avuto due o tre ragazzi fissi con i quali hanno condiviso esperienze sessuali -spiega Angela Grondona - non certo ragazze di ceti sociali deprivati, anzi, spesso sono studentesse che frequentano le migliori scuole cittadine, figlie di professionisti. Colpisce anche come talvolta i rapporti vengano descritti poco soddisfacenti e spesso non legati a folli innamoramenti ma quasi tappe obbligate, atteggiamenti legati all’imitazione che celano una certa lontananza tra le emozioni e l’azione». Così i consultori e i Centri Giovani soprattutto, dove l’accesso è libero e non è richiesta la presenza di mamma e papà, si propongono sempre più come un riferimento.
Ma anche Marco e Anna Bussadori del Coordinamento Ligure Persone Sieropositive che da anni fanno lavoro di prevenzione nelle scuole della Liguria danno un loro interessante contributo sul tema preservativo: «Quando andiamo nelle scuole a parlare di prevenzione e di sesso protetto ti dicono: ma come? Non avete portato dei preservativi? È come andare a parlare di acqua in Africa senza bottiglie». Commenta Anna Bussadori: «Sembra una battuta ma non lo è. È una proposta seria. Ma i presidi la rispediscono al mittente: non se ne parla nemmeno». In compenso l’associazione ne dispensa in gran numero fra i più giovani. Che il primo dicembre, giornata dell’Aids, se possono, ne fanno incetta.
 

 






 
 
 
 

  



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