Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

 

Il morbo di Parkinson


“Il Parkinson”, spiega il professor Pinessi "è una degenerazione cronica e progressiva che interessa prevalentemente una piccola parte del sistema nervoso centrale chiamata sostanza nera. In questa regione cerebrale vengono persi i neuroni che producono la dopamina cioè una sostanza che trasmette segnali ad altri neuroni. Colpisce raramente prima dei 50 anni di età, è caratterizzato da tremore, rigidità e difficoltà nei movimenti e in generale coinvolge più il sesso maschile che quello femminile”.

 

La sua incidenza nei paesi occidentali è di circa 360 ogni 100 mila persone. In Europa, l'Organizzazione mondiale della sanità stima che ne sia colpito lo 0,5 per cento della popolazione, per un totale di circa un milione di persone. In Italia i malati sono circa 230 mila, con una media di 1.200 nuovi casi l'anno. Le cause e i fattori di progressione della malattia vedono coinvolti mutazioni genetiche e ambientali. Ogni malato costa alla società da 5 mila a 10 mila euro all’anno. “La levodopa” continua Pinessi,” resta il farmaco principale e più utilizzato nella malattia di Parkinson e va somministrata in associazione con un farmaco inibitore della decarbossilasi in modo da evitare gli effetti collaterali a livello sistemico. Dopo un certo numero di anni (in media 5) compaiono una serie di complicazioni e di effetti collaterali denominati con il termine di “long term levodopa sindrome”. Questa sindrome è caratterizzata da: “wearing off”, ossia la riduzione del tempo di efficacia del farmaco, che in certi casi deve essere assunto ogni ora, con notevole peggioramento dei sintomi prima della dose successiva; “fasi on-off”, caratterizzati da alternanza anche molto ampia di risposta alla terapia, con periodi di remissione (fasi on) associati a periodi di refrattarietà alla terapia (fasi off); turbe neuropsichiatriche, caratterizzate da disturbi del sonno e allucinazioni. Per questo motivo si è cercato di trovare dei farmaci che possano sostituire o essere associati alla levodopa, in modo da ritardare l’insorgenza di queste manifestazioni collaterali. Gli agonisti dopaminergici stimolano, con diversa specificità rispetto ai diversi tipi, i recettori per la dopamina. Si dividono in ergolinici (bromocriptina pergolide lisuride cabergolina ), e non ergolinici (pramixolo ,ropinirolo ,apomorfina). Il vantaggio rispetto alla levodopa consiste nella minor frequenza di effetti collaterali e di oscillazione nella risposta. Il razionale nel loro utilizzo in pazienti giovani, o che presentano sintomi poco pronunciati consiste nel posticipare il più tempo possibile il ricorso alla levodopa. La neuroprotezione è un tipo di trattamento che si sta diffondendo sempre di più nelle patologie del SNC. Il suo razionale nella malattia di Parkinson risiede nella evidenza che questa malattia è successiva alla perdita di almeno il 70% dei neuroni della substantia nigra a livello del mesencefalo e che le ultime scoperte a livello molecolare stanno aiutando nella comprensione dei meccanismi patogenetici, e nell’elaborazione di presidi terapeutici capaci di agire alla base del problema. Diversi farmaci sono in fase di sperimentazione, e stanno ottenendo buoni risultati: tra questi un inibitore della monoaminossidasi B (MAO-B) (enzima che catalizza la dopamina già di per sé carente), la rasagilina. Altre categorie di farmaci sulle quali la ricerca sta andando avanti sono: i farmaci favorenti la funzione mitocondriale (funzione fondamentale nella cellula), gli antagonisti degli aminoacidi eccitatori, gli antibiotici, gli antinfiammatori, e i fattori neurotrofici. Anche in campo neurochirurgico la terapia si sta evolvendo verso forme sempre più efficaci: attualmente la tecnica più utilizzata è la chirurgia stereotassica che consente con l’aiuto di dispositivi radiologici di trattare con precisione millimetrica punti in profondità nel parenchima cerebrale. La scoperta che alcuni nuclei responsabili come il globo pallido e il nucleo subtalamico potevano essere un bersaglio aggredibile nella malattia di Parkison, ha permesso di elaborare una tecnica, detta Deep Brain Stimulation (DBS), che permette una buona remissione clinica e una significativa riduzione della dipendenza da levodopa."
 

 






 
 
 
 

  



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