Barcellona.
“Un terzo delle persone che viaggiano all'estero contraggono una
malattia”, ha affermato il Prof. Read (University of
Sheffield, U.K.). “Ogni cittadino europeo che si reca all'estero per
lavoro o per piacere dev'essere consapevole che la diarrea e le
infezioni respiratorie sono malattie molto comuni nei viaggiatori”.
"In un tipico viaggio di due settimane, un viaggiatore perde in media
tre giorni a causa di problemi di salute; il 20% si ammala dopo il
ritorno a casa e un ulteriore 10% necessita di cure mediche”, ha
precisato il Prof. Read. Gli 80 milioni di viaggiatori che si recano
ogni anno in Africa, Asia, America Latina, isole del Pacifico e zone
remote dell'Europa orientale si espongono ad un gran numero di patogeni
che raramente avrebbero incontrato a casa loro. Il rischio dipende dalle
malattie endemiche nell'area visitata, dalla durata del soggiorno, dai
comportamenti individuali e dalle misure preventive adottate. Pertanto,
secondo il Prof. Read, “un'adeguata conoscenza di tutti i possibili
rischi (diversi a seconda della destinazione), una buona preparazione
del viaggio e l'adozione di idonee precauzioni può davvero modificare la
probabilità di contrarre un'infezione durante il viaggio”.
Diarrea
La diarrea del viaggiatore (TD) è il problema più frequente nei
viaggiatori che visitano paesi in cui scadenti condizioni igieniche
rappresentano la norma e non l'eccezione, ma la vasta gamma delle
malattie da viaggio comprendono anche patologie potenzialmente fatali
come la malaria. Il tasso d’incidenza della diarrea del viaggiatore è
del 25-90% nelle prime due settimane trascorse all'estero. Recenti studi
condotti da G. Harms e collaboratori su 2.024 viaggiatori tedeschi
(1.010 uomini con età media di 35 anni e 1.014 donne con età media di 33
anni), che ritornavano da zone tropicali o sub-tropicali, hanno
confermato che il motivo di più frequente ricorso al medico era la
diarrea (33 %), seguita dalla febbre (17 %) e dalle infezioni cutanee
(14 %). “Bisogna precisare che la maggior parte delle infezioni è
auto-limitante” – ha assicurato il Prof. Read – “ma nel caso di
diarrea prolungata, bisogna eseguire indagini parassitologiche per
escludere la presenza della Giardia lamblia, un patogeno intestinale
frequentemente identificato nei viaggiatori di ritorno da mete
esotiche”.
Uno studio condotto da A. Perez-Ayala e collaboratori (abstract ECCMID n.1269)
al Ramon y Cajal Hospital (Madrid) su 2.993 viaggiatori spagnoli (età
media 35 anni) tra il 1989 2006 ha confermato la diagnosi di infezioni
batteriche gastro-intestinali nel 16,3% dei viaggiatori (più
frequentemente di ritorno dal Nord Africa e dal sud-est asiatico),
riscontrando parassitosi intestinali in un ulteriore 12,8% e malaria nel
9.5% dei soggetti esaminati. Lo studio concludeva che le infezioni
batteriche erano correlate sia alla tipologia del viaggio (lavorativo o
di piacere), che alla sua durata. La Salmonella rappresentava circa il
65% delle infezioni gastro-intestinali. La durata del viaggio (il
rischio aumenta se il viaggio supera i 30 giorni) è risultato uno dei
fattori determinanti per parassitosi (Giardia lamblia, Entamoeba
histolytica e Taenia saginata costituivano rispettivamente il 28,2%, il
14,9% ed il 6,2% delle parassitosi). La malaria risultava associata ad
alcune tipologie di viaggio: erano più vulnerabili coloro che
viaggiavano per lavoro in aree endemiche (Africa sub-sahariana nel 17%
di tutti i casi), forse perché i turisti sono generalmente più
consapevoli dei possibili rischi per la propria salute e hanno quindi
una maggiore probabilità di adottare idonee misure preventive.
Viaggio e albergo
“La prenotazione anticipata e il numero di stelle dell'hotel sembrano
essere fattori protettivi contro le infezioni da viaggio, così come
dormire in camera singola o bere acqua minerale”. Uno studio inglese
(M.R. Evans, D. Shickle et al.) condotto su 1469 viaggiatori sbarcati
all'aeroporto gallese di Cardiff dimostrava diarrea del viaggiatore in
una persona su quattro (25,7%), mentre il 24,4% dei soggetti esaminati
aveva sofferto un eritema solare e il 7,6% un'infezione respiratoria
dopo il ritorno a casa. Il numero di scariche diarroiche era maggiore
nei soggetti di età compresa fra 15 e 34 anni (34.1%). La probabilità di
infezioni risulta maggiore quanto più breve è l'intervallo temporale tra
la prenotazione e la partenza, mentre è più basso nei viaggiatori che
hanno consultato il proprio medico di famiglia prima di partire. I più
importanti fattori predittivi per diarrea del viaggiatore sono:
viaggiare con amici, il paese di destinazione, la sistemazione in camera
singola o in bed and breakfast, oltre che il tipo di cibo (e di acqua)
consumato. “Una buona preparazione del viaggio sembra ridurre il
rischio di contrarre malattie”, ha sottolineato il Prof. Read.
L'epatite A (a trasmissione oro-fecale) è la più frequente malattia che
si può contrarre in viaggio tra quelle prevenibili con una vaccinazione,
dal momento che 5 persone ogni 1.000 viaggiatori a breve termine e 2
persone ogni 100 viaggiatori a lungo termine contraggono l’epatite A.
La Febbre
“In caso di febbre in soggetti di ritorno dai tropici, bisogna sempre
escludere la malaria e la febbre gialla e successivamente analizzare
attentamente la causa della febbre”. Un piccolo numero di
viaggiatori contraggono la malaria (circa l’1,5% di quelli che si recano
in aree endemiche), sebbene solo il 35% di chi si reca in aree di
endemia malarica si sottoponga ad idonea chemioprofilassi. Soltanto il
48% dei soggetti che si recano in Africa ed il 23% di quelli che
viaggiano in Asia seguono una chemioprofilassi rispondente agli standard
internazionali. “Il fatto che solo una persona su tre o su quattro
segua una corretta profilassi antimalarica è sorprendente e
potenzialmente pericoloso”, ha affermato il Prof. Read. I
viaggiatori devono essere consapevoli che la profilassi antimalarica è
importante anche se ci si reca ad altitudini superiori a 2000 metri
quando si visitano paesi in cui la malaria è endemica. Studi recenti (Z.
Gabrhelova et al. - abstract ECCMID n.2289) hanno infatti documentato un
notevole incremento dell'incidenza di casi di malaria in aree dove
l'infezione era in passato solo sporadicamente osservabile (malaria
d’alta quota). Il motivo per cui la malaria sta raggiungendo altitudini
sempre più elevate è probabilmente il riscaldamento globale del pianeta,
unito a mutamenti idrogeologici e delle aree coltivate: “la malaria
d'alta quota è già una realtà e si osserva anche ad altitudini di circa
2500 m nelle aree di endemia”, ha precisato il Prof. Read.
I Tropici
“Per i viaggiatori europei, il rischio di contrarre determinate
malattie infettive nelle aree tropicali è per lo più sconosciuto”,
nonostante alcune aree geografiche siano associate a una maggiore
probabilità di acquisire una specifica infezione. “I viaggiatori fai
da te e quelli che non seguono le raccomandazioni di tipo alimentare
sono a maggior rischio d’infezione”. Secondo una ricerca condotta su
800 pazienti tedeschi (J. Rack and colleagues), il 43% dei
viaggiatori che si recano in Kenya, Tanzania, Senegal, Gambia, India,
Nepal, Thailandia e Brasile ritorna a casa malato. I sintomi
gastro-intestinali sono quelli di più frequente riscontro (34.6%),
seguiti da quelli respiratori (13.7%). L’80% di questi viaggiatori non
segue le restrizioni alimentari raccomandate e pertanto si espone ad un
rischio aumentato di infezioni. Secondo questo studio, visitare il
subcontinente indiano raddoppia il rischio di ammalarsi, mentre
viaggiare in Thailandia riduce significativamente il rischio. Ulteriori
fattori di rischio includono una lunga permanenza all’estero, la giovane
età e viaggiare in condizioni sub-ottimali.
Oceano Indiano
I viaggiatori che si recano nelle isole dell'oceano indiano devono
essere consapevoli del pericolo della Chikungunya, una malattia virale
trasmessa dall'insetto Aedes albopictus, diffusasi dall'isola di Reunion
(260.000 nuovi casi e 93 decessi nel 2005-2006) fino alle Seychelles,
alle Mayotte, Mauritius e Madagascar, dove ha causato rispettivamente
924, 4650, 2553 e 7 casi. Notifiche d’infezioni importate sono state già
registrate in Europa: Francia (160 casi), Svizzera (12 casi) e Germania
(4 casi). Durante l'ultimo anno, un'epidemia di Chikungunya è stata
confermata anche in Italia, limitatamente alla zona settentrionale della
Romagna, probabilmente in conseguenza della proliferazione dell'insetto
vettore Aedes albopictus (L. Bordi et al. - abstract ECCMID n.3033).
“L’analisi molecolare del virus Chikungunya isolato in Italia nel 2007
ha dimostrato la presenza di due nuovi ceppi virali italiani originatisi
durante l'epidemia locale, confermando l'importanza di efficaci misure
preventive, basate principalmente sul monitoraggio della diffusione del
virus e sulla distruzione dei vettori”, ha affermato il Prof. Read.
Lo stesso tipo di misure sono cruciali per impedire
Le malattie sessualmente trasmesse
Anche le malattie sessualmente trasmesse sono di frequente riscontro in
chi viaggia, visto che il 5% dei viaggiatori europei ha rapporti
sessuali casuali e senza protezioni nel 50% dei casi (S. Carter et al.).
Questo tipo di comportamento è molto pericoloso in quanto la prevalenza
dell’HIV, della sifilide, dell’epatite B e della gonorrea supera spesso
il 50% tra le prostitute. “In alcuni paesi europei, un crescente
numero di soggetti eterosessuali con infezione da HIV di recente
acquisizione sembra averla contratta mentre viaggiarva all'estero”,
ha spiegato il Prof. Read. Quando si viaggia sembrano aumentare la
promiscuità sessuale ed i rapporti casuali. “I viaggiatori
internazionali (specialmente se sono uomini o viaggiano per lavoro)
hanno un rischio aumentato di esporsi a malattie sessualmente trasmesse,
compreso l’HIV”. I movimenti migratori hanno contribuito in maniera
notevolissima alla diffusione globale di questo tipo di patologie. “I
viaggiatori devono essere consapevoli che il rischio di contrarre
malattie sessualmente trasmesse è particolarmente alto nei paesi in via
di sviluppo e che i rapporti con partner casuali o con prostitute
aumentano il rischio di infezione”. Queste si osservano soprattutto
nei giovani adulti che viaggiano senza un partner abituale e in coloro
che hanno rapporti con diverse persone anche a casa propria. L’alcol e
l’uso voluttuario di droghe può ulteriormente aumentare il rischio di
malattie sessualmente trasmesse.
HIV
Il rischio di contrarre l’HIV è maggiore se si va in Africa, subito
seguita dal sud-est asiatico. I viaggiatori possono beneficiare delle
raccomandazioni riguardo la sicurezza dei rapporti sessuali, l’utilizzo
del preservativo e la vaccinazione contro l’epatite B. Per la
prevenzione di queste malattie può essere utile anche la completa
astinenza sessuale durante il viaggio oltre all’adozione di
comportamenti sessuali più sicuri, come il corretto uso del
preservativo. Al loro ritorno a casa, i viaggiatori dovrebbero eseguire
degli esami specialistici per escludere un’infezione da HIV se
sospettano di aver avuto dei comportamenti a rischio durante il viaggio.
Uno studio condotto in Gran Bretagna su 12.110 uomini e donne di età
compresa tra 16 e 44 anni ha dimostrato che il 13,9% dei maschi ed il
7,1% delle donne ha avuto rapporti con nuovi partner sessuali negli
ultimi 5 anni mentre era in viaggio (C.H. Mercer et al.). La
probabilità d’infezione era maggiore nei soggetti tra i 16 e 24 anni di
età che non erano sposati (23,0% uomini e 17,0% donne). Oltre all’età e
allo stato civile, l’avere rapporti sessuali durante viaggi all’estero
risultava più frequente nelle persone abituate ad avere più partner,
negli uomini che frequentavano abitualmente prostitute e nei soggetti
con diagnosi di malattia sessualmente trasmessa o test positivo per HIV.
Le persone che incontrano nuovi partner all’estero hanno quindi un
rischio maggiore di contrarre malattie sessualmente trasmesse.
“Bisognerebbe, pertanto, dedicare molta più attenzione alla promozione
di atteggiamenti positivi tra chi viaggia all’estero, specialmente nei
confronti dei giovani viaggiatori, sottolineando il rischio insito in
nuovi rapporti sessuali”.
"Si può fare molto per evitare di contrarre delle malattie mentre si
viaggia”, ha assicurato il Prof. Read. Il rischio di diarrea del
viaggiatore diminuisce se si mangiano cibi preparati al momento e ben
cotti, bevendo acqua minerale (che bisogna sempre aprire da soli!).
Utilizzare dei repellenti contro gli insetti che contengano
dietiltoluamide e indossare pantaloni lunghi e maglie a maniche lunghe –
specialmente la sera – può contribuire a ridurre il rischio di contrarre
la malaria, la febbre gialla e altre malattie trasmesse da insetti
vettori. Prima di partire, se necessario, bisogna eseguire i richiami
delle vaccinazioni di routine, come quella contro il tetano e la
poliomielite. La vaccinazione contro l’epatite A dovrebbe essere
eseguita in tutte le persone in partenza per qualsiasi destinazione
diversa da Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone ed Europa
occidentale. Il vaccino anti-tifo dev’essere assunto da tutti coloro che
si recano nei paesi meno sviluppati. La vaccinazione contro la febbre
gialla è obbligatoria se ci si reca in Sud America o in Africa. La
profilassi anti-malarica è consigliata per tutti i viaggiatori che si
recano in aree dove la malattia è endemica. Infine, i viaggiatori devono
essere consapevoli dei rischi derivanti da rapporti sessuali non
protetti durante il viaggio, ha concluso il Prof. Read.

Ricavato da informazioni tratte da Thanassi WT, Weiss
EL. Immunizations and travel. Emerg Med Clin North Am 1997;15:43-70.

Adattato da Wilson ME et al 2007