Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 22/04/2008

 

Infezioni emergenti e le malattie da viaggio


Barcellona. “Un terzo delle persone che viaggiano all'estero contraggono una malattia”, ha affermato il Prof. Read (University of Sheffield, U.K.). “Ogni cittadino europeo che si reca all'estero per lavoro o per piacere dev'essere consapevole che la diarrea e le infezioni respiratorie sono malattie molto comuni nei viaggiatori”. "In un tipico viaggio di due settimane, un viaggiatore perde in media tre giorni a causa di problemi di salute; il 20% si ammala dopo il ritorno a casa e un ulteriore 10% necessita di cure mediche”, ha precisato il Prof. Read. Gli 80 milioni di viaggiatori che si recano ogni anno in Africa, Asia, America Latina, isole del Pacifico e zone remote dell'Europa orientale si espongono ad un gran numero di patogeni che raramente avrebbero incontrato a casa loro. Il rischio dipende dalle malattie endemiche nell'area visitata, dalla durata del soggiorno, dai comportamenti individuali e dalle misure preventive adottate. Pertanto, secondo il Prof. Read, “un'adeguata conoscenza di tutti i possibili rischi (diversi a seconda della destinazione), una buona preparazione del viaggio e l'adozione di idonee precauzioni può davvero modificare la probabilità di contrarre un'infezione durante il viaggio”.


Diarrea
La diarrea del viaggiatore (TD) è il problema più frequente nei viaggiatori che visitano paesi in cui scadenti condizioni igieniche rappresentano la norma e non l'eccezione, ma la vasta gamma delle malattie da viaggio comprendono anche patologie potenzialmente fatali come la malaria. Il tasso d’incidenza della diarrea del viaggiatore è del 25-90% nelle prime due settimane trascorse all'estero. Recenti studi condotti da G. Harms e collaboratori su 2.024 viaggiatori tedeschi (1.010 uomini con età media di 35 anni e 1.014 donne con età media di 33 anni), che ritornavano da zone tropicali o sub-tropicali, hanno confermato che il motivo di più frequente ricorso al medico era la diarrea (33 %), seguita dalla febbre (17 %) e dalle infezioni cutanee (14 %). “Bisogna precisare che la maggior parte delle infezioni è auto-limitante” – ha assicurato il Prof. Read – “ma nel caso di diarrea prolungata, bisogna eseguire indagini parassitologiche per escludere la presenza della Giardia lamblia, un patogeno intestinale frequentemente identificato nei viaggiatori di ritorno da mete esotiche”.
Uno studio condotto da A. Perez-Ayala e collaboratori (abstract ECCMID n.1269) al Ramon y Cajal Hospital (Madrid) su 2.993 viaggiatori spagnoli (età media 35 anni) tra il 1989 2006 ha confermato la diagnosi di infezioni batteriche gastro-intestinali nel 16,3% dei viaggiatori (più frequentemente di ritorno dal Nord Africa e dal sud-est asiatico), riscontrando parassitosi intestinali in un ulteriore 12,8% e malaria nel 9.5% dei soggetti esaminati. Lo studio concludeva che le infezioni batteriche erano correlate sia alla tipologia del viaggio (lavorativo o di piacere), che alla sua durata. La Salmonella rappresentava circa il 65% delle infezioni gastro-intestinali. La durata del viaggio (il rischio aumenta se il viaggio supera i 30 giorni) è risultato uno dei fattori determinanti per parassitosi (Giardia lamblia, Entamoeba histolytica e Taenia saginata costituivano rispettivamente il 28,2%, il 14,9% ed il 6,2% delle parassitosi). La malaria risultava associata ad alcune tipologie di viaggio: erano più vulnerabili coloro che viaggiavano per lavoro in aree endemiche (Africa sub-sahariana nel 17% di tutti i casi), forse perché i turisti sono generalmente più consapevoli dei possibili rischi per la propria salute e hanno quindi una maggiore probabilità di adottare idonee misure preventive.

Viaggio e albergo
“La prenotazione anticipata e il numero di stelle dell'hotel sembrano essere fattori protettivi contro le infezioni da viaggio, così come dormire in camera singola o bere acqua minerale”. Uno studio inglese (M.R. Evans, D. Shickle et al.) condotto su 1469 viaggiatori sbarcati all'aeroporto gallese di Cardiff dimostrava diarrea del viaggiatore in una persona su quattro (25,7%), mentre il 24,4% dei soggetti esaminati aveva sofferto un eritema solare e il 7,6% un'infezione respiratoria dopo il ritorno a casa. Il numero di scariche diarroiche era maggiore nei soggetti di età compresa fra 15 e 34 anni (34.1%). La probabilità di infezioni risulta maggiore quanto più breve è l'intervallo temporale tra la prenotazione e la partenza, mentre è più basso nei viaggiatori che hanno consultato il proprio medico di famiglia prima di partire. I più importanti fattori predittivi per diarrea del viaggiatore sono: viaggiare con amici, il paese di destinazione, la sistemazione in camera singola o in bed and breakfast, oltre che il tipo di cibo (e di acqua) consumato. “Una buona preparazione del viaggio sembra ridurre il rischio di contrarre malattie”, ha sottolineato il Prof. Read. L'epatite A (a trasmissione oro-fecale) è la più frequente malattia che si può contrarre in viaggio tra quelle prevenibili con una vaccinazione, dal momento che 5 persone ogni 1.000 viaggiatori a breve termine e 2 persone ogni 100 viaggiatori a lungo termine contraggono l’epatite A.

La Febbre
“In caso di febbre in soggetti di ritorno dai tropici, bisogna sempre escludere la malaria e la febbre gialla e successivamente analizzare attentamente la causa della febbre”. Un piccolo numero di viaggiatori contraggono la malaria (circa l’1,5% di quelli che si recano in aree endemiche), sebbene solo il 35% di chi si reca in aree di endemia malarica si sottoponga ad idonea chemioprofilassi. Soltanto il 48% dei soggetti che si recano in Africa ed il 23% di quelli che viaggiano in Asia seguono una chemioprofilassi rispondente agli standard internazionali. “Il fatto che solo una persona su tre o su quattro segua una corretta profilassi antimalarica è sorprendente e potenzialmente pericoloso”, ha affermato il Prof. Read. I viaggiatori devono essere consapevoli che la profilassi antimalarica è importante anche se ci si reca ad altitudini superiori a 2000 metri quando si visitano paesi in cui la malaria è endemica. Studi recenti (Z. Gabrhelova et al. - abstract ECCMID n.2289) hanno infatti documentato un notevole incremento dell'incidenza di casi di malaria in aree dove l'infezione era in passato solo sporadicamente osservabile (malaria d’alta quota). Il motivo per cui la malaria sta raggiungendo altitudini sempre più elevate è probabilmente il riscaldamento globale del pianeta, unito a mutamenti idrogeologici e delle aree coltivate: “la malaria d'alta quota è già una realtà e si osserva anche ad altitudini di circa 2500 m nelle aree di endemia”, ha precisato il Prof. Read.


I Tropici
“Per i viaggiatori europei, il rischio di contrarre determinate malattie infettive nelle aree tropicali è per lo più sconosciuto”, nonostante alcune aree geografiche siano associate a una maggiore probabilità di acquisire una specifica infezione. “I viaggiatori fai da te e quelli che non seguono le raccomandazioni di tipo alimentare sono a maggior rischio d’infezione”. Secondo una ricerca condotta su 800 pazienti tedeschi (J. Rack and colleagues), il 43% dei viaggiatori che si recano in Kenya, Tanzania, Senegal, Gambia, India, Nepal, Thailandia e Brasile ritorna a casa malato. I sintomi gastro-intestinali sono quelli di più frequente riscontro (34.6%), seguiti da quelli respiratori (13.7%). L’80% di questi viaggiatori non segue le restrizioni alimentari raccomandate e pertanto si espone ad un rischio aumentato di infezioni. Secondo questo studio, visitare il subcontinente indiano raddoppia il rischio di ammalarsi, mentre viaggiare in Thailandia riduce significativamente il rischio. Ulteriori fattori di rischio includono una lunga permanenza all’estero, la giovane età e viaggiare in condizioni sub-ottimali.


Oceano Indiano
I viaggiatori che si recano nelle isole dell'oceano indiano devono essere consapevoli del pericolo della Chikungunya, una malattia virale trasmessa dall'insetto Aedes albopictus, diffusasi dall'isola di Reunion (260.000 nuovi casi e 93 decessi nel 2005-2006) fino alle Seychelles, alle Mayotte, Mauritius e Madagascar, dove ha causato rispettivamente 924, 4650, 2553 e 7 casi. Notifiche d’infezioni importate sono state già registrate in Europa: Francia (160 casi), Svizzera (12 casi) e Germania (4 casi). Durante l'ultimo anno, un'epidemia di Chikungunya è stata confermata anche in Italia, limitatamente alla zona settentrionale della Romagna, probabilmente in conseguenza della proliferazione dell'insetto vettore Aedes albopictus (L. Bordi et al. - abstract ECCMID n.3033). “L’analisi molecolare del virus Chikungunya isolato in Italia nel 2007 ha dimostrato la presenza di due nuovi ceppi virali italiani originatisi durante l'epidemia locale, confermando l'importanza di efficaci misure preventive, basate principalmente sul monitoraggio della diffusione del virus e sulla distruzione dei vettori”, ha affermato il Prof. Read.
Lo stesso tipo di misure sono cruciali per impedire
 


Le malattie sessualmente trasmesse
Anche le malattie sessualmente trasmesse sono di frequente riscontro in chi viaggia, visto che il 5% dei viaggiatori europei ha rapporti sessuali casuali e senza protezioni nel 50% dei casi (S. Carter et al.). Questo tipo di comportamento è molto pericoloso in quanto la prevalenza dell’HIV, della sifilide, dell’epatite B e della gonorrea supera spesso il 50% tra le prostitute. “In alcuni paesi europei, un crescente numero di soggetti eterosessuali con infezione da HIV di recente acquisizione sembra averla contratta mentre viaggiarva all'estero”, ha spiegato il Prof. Read. Quando si viaggia sembrano aumentare la promiscuità sessuale ed i rapporti casuali. “I viaggiatori internazionali (specialmente se sono uomini o viaggiano per lavoro) hanno un rischio aumentato di esporsi a malattie sessualmente trasmesse, compreso l’HIV”. I movimenti migratori hanno contribuito in maniera notevolissima alla diffusione globale di questo tipo di patologie. “I viaggiatori devono essere consapevoli che il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmesse è particolarmente alto nei paesi in via di sviluppo e che i rapporti con partner casuali o con prostitute aumentano il rischio di infezione”. Queste si osservano soprattutto nei giovani adulti che viaggiano senza un partner abituale e in coloro che hanno rapporti con diverse persone anche a casa propria. L’alcol e l’uso voluttuario di droghe può ulteriormente aumentare il rischio di malattie sessualmente trasmesse.

HIV
Il rischio di contrarre l’HIV è maggiore se si va in Africa, subito seguita dal sud-est asiatico. I viaggiatori possono beneficiare delle raccomandazioni riguardo la sicurezza dei rapporti sessuali, l’utilizzo del preservativo e la vaccinazione contro l’epatite B. Per la prevenzione di queste malattie può essere utile anche la completa astinenza sessuale durante il viaggio oltre all’adozione di comportamenti sessuali più sicuri, come il corretto uso del preservativo. Al loro ritorno a casa, i viaggiatori dovrebbero eseguire degli esami specialistici per escludere un’infezione da HIV se sospettano di aver avuto dei comportamenti a rischio durante il viaggio. Uno studio condotto in Gran Bretagna su 12.110 uomini e donne di età compresa tra 16 e 44 anni ha dimostrato che il 13,9% dei maschi ed il 7,1% delle donne ha avuto rapporti con nuovi partner sessuali negli ultimi 5 anni mentre era in viaggio (C.H. Mercer et al.). La probabilità d’infezione era maggiore nei soggetti tra i 16 e 24 anni di età che non erano sposati (23,0% uomini e 17,0% donne). Oltre all’età e allo stato civile, l’avere rapporti sessuali durante viaggi all’estero risultava più frequente nelle persone abituate ad avere più partner, negli uomini che frequentavano abitualmente prostitute e nei soggetti con diagnosi di malattia sessualmente trasmessa o test positivo per HIV. Le persone che incontrano nuovi partner all’estero hanno quindi un rischio maggiore di contrarre malattie sessualmente trasmesse. “Bisognerebbe, pertanto, dedicare molta più attenzione alla promozione di atteggiamenti positivi tra chi viaggia all’estero, specialmente nei confronti dei giovani viaggiatori, sottolineando il rischio insito in nuovi rapporti sessuali”.
"Si può fare molto per evitare di contrarre delle malattie mentre si viaggia”, ha assicurato il Prof. Read. Il rischio di diarrea del viaggiatore diminuisce se si mangiano cibi preparati al momento e ben cotti, bevendo acqua minerale (che bisogna sempre aprire da soli!). Utilizzare dei repellenti contro gli insetti che contengano dietiltoluamide e indossare pantaloni lunghi e maglie a maniche lunghe – specialmente la sera – può contribuire a ridurre il rischio di contrarre la malaria, la febbre gialla e altre malattie trasmesse da insetti vettori. Prima di partire, se necessario, bisogna eseguire i richiami delle vaccinazioni di routine, come quella contro il tetano e la poliomielite. La vaccinazione contro l’epatite A dovrebbe essere eseguita in tutte le persone in partenza per qualsiasi destinazione diversa da Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone ed Europa occidentale. Il vaccino anti-tifo dev’essere assunto da tutti coloro che si recano nei paesi meno sviluppati. La vaccinazione contro la febbre gialla è obbligatoria se ci si reca in Sud America o in Africa. La profilassi anti-malarica è consigliata per tutti i viaggiatori che si recano in aree dove la malattia è endemica. Infine, i viaggiatori devono essere consapevoli dei rischi derivanti da rapporti sessuali non protetti durante il viaggio, ha concluso il Prof. Read.

 

Ricavato da informazioni tratte da Thanassi WT, Weiss EL. Immunizations and travel. Emerg Med Clin North Am 1997;15:43-70.

 

Adattato da Wilson ME et al 2007

 

 






 
 
 
 

  



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