Le difficoltà ad
articolare le parole dopo l’ictus possono essere ridotte. E’ la prima
volta ma è stato dimostrato chiaramente. Fra non molto sarà possibile
migliorare la performance linguistica tramite stimoli esterni applicati
ad un cervello danneggiato. Infatti, secondo un articolo pubblicato J
Neurol Neurosurg Psychiatry 2008 (79: 451-3) sarebbe la stimolazione
transcranica diretta a livello delle aree frontotemporali di sinistra a
migliorare l'accuratezza con cui si associano nomi alle immagini nei
pazienti con afasia post-ictus. A prescindere dai meccanismi alla base
del processo, questo approccio risulta semplice, efficace ed economico,
e potrebbe pertanto risultare utile nella gestione di questi pazienti.
Attualmente però non vi sono prove che questi miglioramenti siano
persistenti o abbiano un qualche impatto sulle capacità comunicative
nella vita reale. Si tratta comunque di un buon inizio che sicuramente
lascia ben sperare.
L’ictus in Italia
Nei Paesi industrializzati l’ictus è la terza causa di morte dopo le
malattie del sistema circolatorio e le neoplasie e rappresenta la
principale causa di invalidità. Recenti dati fanno inoltre ritenere che
l’ictus stia diventando, o sia già diventato, addirittura la seconda
causa di decesso nel mondo. In Italia l’ictus rappresenta la terza causa
di morte: nel 2002 – ultimo dato disponibile dell’Istat – i decessi per
ictus sono stati 65.204, confermandosi terza causa di morte dopo le
malattie del sistema circolatorio (236.532) e i tumori (164.835). Ogni
diecimila abitanti in Italia 8,05 hanno perso la vita per un ictus, un
dato che lascia ben sperare visto che solo due anni prima il tasso era
stato di 9,08. Più alto il tasso di decessi tra gli uomini che tra le
donne ma per entrambi i sessi si registra un calo: gli uomini sono
passati dal 10,58 ogni diecimila abitanti del 2000 al 9,54 del 2002; le
donne sono passate dall’8,09 ogni diecimila abitanti del 2000 al 7,11
del 2002. La fascia d’età più colpita dai decessi per ictus è quella che
va dai 60 anni in poi (63.163) e vede un calo rispetto al dato di due
anni prima (65mila). In Italia, nel 2003, secondo il Ministero della
Salute, i ricoveri per ictus sono stati 295.257 mentre quelli per
postumi da malattie cerebrovascolari sono stati 15.278. Il maggior
numero di ricoveri per ictus ha riguardato il sesso femminile (150.327).
Le cifre dei decessi per ictus, regioni a confronto
Nel 2002, ultimo dato disponibile, in Italia si sono avuti 8,05 decessi
ogni diecimila abitanti. Di più in Sicilia (12,19); Campania (11,68);
Calabria (9,55); Piemonte (9,20); Basilicata (8,92); Umbria (8,69);
Toscana (8,17). Meno del dato italiano Molise (7,92); Sardegna (7,88);
Puglia (7,79); Marche (7,69); Abruzzo (7,50); Lombardia (7,03); Liguria
(6,94); Lazio (6,85); Emilia Romagna (6,74); Bolzano (6,32); Friuli
Venezia Giulia (6,18); Valle d’Aosta (6,13); Veneto (5,90); Trentino
Alto Adige (5,71); Trento (5,19).
Nel 2002 fra le donne in Italia si sono avuti 7,11 decessi ogni
diecimila abitanti. Di più in Sicilia (11,07), Campania (10,97);
Calabria (8,55); Basilicata (8,39); Piemonte (8,03); Puglia (7,31);
Toscana (7,12). Meno del dato italiano Umbria (7,01); Marche (7,0);
Sardegna (6,78); Abruzzo (6,57); Lombardia (6,22); Molise (6,09);
Liguria ed Emilia Romagna (5,98); Bolzano (5,97); Lazio (5,76); Friuli
Venezia Giulia (5,62); Veneto (5,03); Trentino Alto Adige (4,95); Valle
d’Aosta (4,80); Trento (4,11).
Per quanto riguarda gli uomini, il dato italiano è 9,54. Di più in
Sicilia (13,84); Campania (12,72); Umbria (11,38); Piemonte (10,97);
Calabria (10,88); Molise (10,49); Toscana (9,76); Basilicata (9,66).
Meno del dato italiano Sardegna (9,39); Abruzzo (8,81); Lazio (8,66);
Marche (8,61); Liguria (8,53); Lombardia e Valle d’Aosta (8,52); Puglia
(8,44); Emilia Romagna (7,89); Veneto (7,45); Trento (7,0); Friuli
Venezia Giulia (6,97); Trentino Alto Adige (6,91); Bolzano (6,75).
I ricoveri per ictus, regione per regione. In Italia, nel 2003, i
ricoveri per ictus sono stati 295.257. In particolare i ricoveri per
ictus sono stati 41.284 in Lombardia; 27.581 nel Lazio; 27.137 in
Sicilia; 26.286 in Campania; 25.481 in Emilia Romagna; 23.626 in Veneto;
21.790 in Toscana; 20.128 in Piemonte; 17.490 in Puglia; 10.033 nelle
Marche; 9.264 in Calabria; 8.965 in Liguria; 8.382 in Abruzzo; 6.272 in
Sardegna; 5.806 in Friuli Venezia Giulia; 5.180 in Umbria; 2.662
Bolzano; 2.594 in Basilicata; 2.386 Trento; 2.338 in Molise e 572 in
Valle d’Aosta