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Francesco Berti
Riboli |
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Presso la sede di Confindustria Genova, organizzato dalla sezione
Sanità, lo scorso 21 Maggio, si è svolto un incontro dal titolo
“Mobilità sanitaria: dati e riflessioni”, per analizzare il
fenomeno delle cosiddette fughe in sanità dalla Liguria verso il
Piemonte e la Lombardia (ma anche la Toscana) e riflettere sulle cause
che inducono i cittadini liguri a recarsi fuori dalla propria regione
per fruire di prestazioni diagnostiche, chirurgiche e riabilitive.
Francesco Berti Riboli, neo presidente della sezione sanità di
Confindustria Genova, ha evidenziato come dovendo discutere di mobilità
sanitaria, la prima carenza sia di tipo informativo e statistico stante
la storica mancanza di dati epidemiologici aggiornati da parte
dell’amministrazione regionale. “Le cause della mobilità passiva,
a giudizio dell’imprenditore sanitario, risiedono nella sottostima
del fabbisogno del cittadino ligure da parte delle istituzioni, che si
sono tradotte nella scarsa considerazione e disponibilità verso le
necessità del paziente, oltre che in difficoltà di accesso alla
prestazione a causa delle liste di attesa e degli adempimenti
burocratici”.
“La sottostima del fabbisogno sanitario, continua il dott.
Francesco Berti Riboli, si è tradotta nella mancanza di
programmazione con il privato. Le case di cura private provate oggi in
Liguria possono offrire ai pazienti solo 120 posti letto convenzionati
per acuti/riabilitazione. Complessivamente il rapporto fra posti letto
privati convenzionati e pubblici e di 1,9% a 98,1%. In ambito
diagnostico ed ambulatoriale il rapporto è parimenti squilibrato se
pensiamo che il budget di spesa, assegnato ai privati nel 2008 dalla ASL
3 Genovese, è stato pari di 18.850.000 euro a fronte di una spesa
complessiva 792.700.000 euro (rapporto 2,4%)”.
Mentre Italia il rapporto fra ospedali pubblici e privati è di 54,9% a
45,1%, in Liguria la proporzione scende considerevolmente: vi è una
presenza di ospedali pubblici pari 85,7% a fronte di 14,3% di presidi
privati. A giudizio di Francesco Berti Riboli, il fenomeno della
mobilità passiva è stato provocato anche dalle scelte professionali dei
medici liguri che, a seguito del D. Lgs. n. 229/99 cd “riforma Bindi ter”,
sono emigrati, abbandonando il SSN, verso strutture private
convenzionate di regioni limitrofe portando con sé un costante flusso di
pazienti liguri.
Il presidente della Sezione Sanità ha terminato le proprie riflessioni
affermando che la mobilità passiva può essere efficacemente contrastata
solo attraverso un’alleanza strategica fra programmazione pubblica e
strutture private tenuto conto che oggi erogatori pubblici e privati
accreditati non solo si equivalgono a livello di risorse tecnologiche e
qualità di prestazione ma che addirittura il privato è in grado di
garantire maggiori performances nell’attenzione al cliente (comfort
alberghiero, gestione delle liste di attesa, consegna referti). La
collaborazione può portare risultati su tutti i fronti: abbattimento
liste di attesa, contrasto mobilità passiva, qualità della prestazione
grazie ad una sana competizione, contenimento della spesa pubblica. Tali
obbiettivi possono essere raggiunti solo attraverso un incremento della
percentuale dei posti letto accreditati, l’affidamento della bassa e
media complessità al privato e l’attribuzione della sola alta
complessità e dell’emergenza ai nosocomi pubblici.
L’Assessore Regionale alla Salute Claudio Montaldo, raccogliendo
gli stimoli e le proposte scaturite dal convegno, ha concluso i lavori
tracciando una sorta di bilancio e di agenda dei prossimi interventi. Il
quadro generale della mobilità sanitaria in Liguria – a giudizio di
Montaldo - non può dirsi preoccupante posto che il conguaglio
complessivo dei flussi è sostanzialmente in pareggio, grazie
all’attrazione esercitata dell’Ospedale Pediatrico Gaslini e
dell’Azienda Ospedaliera San Martino. Tuttavia, permangono criticità,
soprattutto nelle valli dell’entroterra e nell’intera area spezzina, che
fanno sì che la domanda di servizi sia soddisfatta in Piemonte o in
Toscana. Per quanto riguarda l’area dell’estremo levante le fughe
potranno più efficacemente contrastate a seguito della costruzione del
nuovo polo ospedaliero de La Spezia.
Tenuto conto che in ambito pubblico i concorsi hanno una scarso appeal
sui professionisti anche a causa dei limiti contrattuali offerti dal
contratto di lavoro pubblico e dall’impossibilità di offrire incentivi
economici analoghi a quelli offerti dai soggetti privati, Montaldo
osserva che sicuramente dovranno essere sviluppate sinergie con il
privato al fine di cercare di riportare in regione valenti
professionisti che attualmente collaborano con strutture sanitarie
piemontesi o lombarde.
Il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, in fase di
apertura del convegno, ha sottolineato che l’amministrazione regionale -
dopo aver perseguito gli obbiettivi del contenimento della spesa
sanitaria e della razionalizzazione della rete ospedaliera - si propone
ora di aggredire le criticità costituite dai tempi di attesa delle
prestazioni sanitarie e dalla mobilità sanitaria passiva. A tal fine può
essere senz’altro strategico un aumento delle convenzioni private in
territorio ligure, tenuto conto che tali obbiettivi possono essere
raggiunti soltanto attraverso una maggiore erogazione di servizi
sanitari. Tenuto conto che i pazienti liguri che si recano in Lombardia
e Piemonte accedono in prevalenza a presidi privati accreditati, è
sicuramente importante considerare la possibilità di accordi con
soggetti erogatori privati Liguri.