Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 28/05/2008

 

La Liguria ad una svolta: Per arginare le fughe in sanità finalmente propone il convenzionamento. La posizione del dott. Francesco Berti Riboli, medico e imprenditore


Francesco Berti Riboli

Presso la sede di Confindustria Genova, organizzato dalla sezione Sanità, lo scorso 21 Maggio, si è svolto un incontro dal titolo “Mobilità sanitaria: dati e riflessioni”, per analizzare il fenomeno delle cosiddette fughe in sanità dalla Liguria verso il Piemonte e la Lombardia (ma anche la Toscana) e riflettere sulle cause che inducono i cittadini liguri a recarsi fuori dalla propria regione per fruire di prestazioni diagnostiche, chirurgiche e riabilitive.
Francesco Berti Riboli, neo presidente della sezione sanità di Confindustria Genova, ha evidenziato come dovendo discutere di mobilità sanitaria, la prima carenza sia di tipo informativo e statistico stante la storica mancanza di dati epidemiologici aggiornati da parte dell’amministrazione regionale. “Le cause della mobilità passiva, a giudizio dell’imprenditore sanitario, risiedono nella sottostima del fabbisogno del cittadino ligure da parte delle istituzioni, che si sono tradotte nella scarsa considerazione e disponibilità verso le necessità del paziente, oltre che in difficoltà di accesso alla prestazione a causa delle liste di attesa e degli adempimenti burocratici”.
“La sottostima del fabbisogno sanitario, continua il dott. Francesco Berti Riboli, si è tradotta nella mancanza di programmazione con il privato. Le case di cura private provate oggi in Liguria possono offrire ai pazienti solo 120 posti letto convenzionati per acuti/riabilitazione. Complessivamente il rapporto fra posti letto privati convenzionati e pubblici e di 1,9% a 98,1%. In ambito diagnostico ed ambulatoriale il rapporto è parimenti squilibrato se pensiamo che il budget di spesa, assegnato ai privati nel 2008 dalla ASL 3 Genovese, è stato pari di 18.850.000 euro a fronte di una spesa complessiva 792.700.000 euro (rapporto 2,4%)”.
Mentre Italia il rapporto fra ospedali pubblici e privati è di 54,9% a 45,1%, in Liguria la proporzione scende considerevolmente: vi è una presenza di ospedali pubblici pari 85,7% a fronte di 14,3% di presidi privati. A giudizio di Francesco Berti Riboli, il fenomeno della mobilità passiva è stato provocato anche dalle scelte professionali dei medici liguri che, a seguito del D. Lgs. n. 229/99 cd “riforma Bindi ter”, sono emigrati, abbandonando il SSN, verso strutture private convenzionate di regioni limitrofe portando con sé un costante flusso di pazienti liguri.
Il presidente della Sezione Sanità ha terminato le proprie riflessioni affermando che la mobilità passiva può essere efficacemente contrastata solo attraverso un’alleanza strategica fra programmazione pubblica e strutture private tenuto conto che oggi erogatori pubblici e privati accreditati non solo si equivalgono a livello di risorse tecnologiche e qualità di prestazione ma che addirittura il privato è in grado di garantire maggiori performances nell’attenzione al cliente (comfort alberghiero, gestione delle liste di attesa, consegna referti). La collaborazione può portare risultati su tutti i fronti: abbattimento liste di attesa, contrasto mobilità passiva, qualità della prestazione grazie ad una sana competizione, contenimento della spesa pubblica. Tali obbiettivi possono essere raggiunti solo attraverso un incremento della percentuale dei posti letto accreditati, l’affidamento della bassa e media complessità al privato e l’attribuzione della sola alta complessità e dell’emergenza ai nosocomi pubblici.

L’Assessore Regionale alla Salute Claudio Montaldo, raccogliendo gli stimoli e le proposte scaturite dal convegno, ha concluso i lavori tracciando una sorta di bilancio e di agenda dei prossimi interventi. Il quadro generale della mobilità sanitaria in Liguria – a giudizio di Montaldo - non può dirsi preoccupante posto che il conguaglio complessivo dei flussi è sostanzialmente in pareggio, grazie all’attrazione esercitata dell’Ospedale Pediatrico Gaslini e dell’Azienda Ospedaliera San Martino. Tuttavia, permangono criticità, soprattutto nelle valli dell’entroterra e nell’intera area spezzina, che fanno sì che la domanda di servizi sia soddisfatta in Piemonte o in Toscana. Per quanto riguarda l’area dell’estremo levante le fughe potranno più efficacemente contrastate a seguito della costruzione del nuovo polo ospedaliero de La Spezia.
Tenuto conto che in ambito pubblico i concorsi hanno una scarso appeal sui professionisti anche a causa dei limiti contrattuali offerti dal contratto di lavoro pubblico e dall’impossibilità di offrire incentivi economici analoghi a quelli offerti dai soggetti privati, Montaldo osserva che sicuramente dovranno essere sviluppate sinergie con il privato al fine di cercare di riportare in regione valenti professionisti che attualmente collaborano con strutture sanitarie piemontesi o lombarde.

Il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, in fase di apertura del convegno, ha sottolineato che l’amministrazione regionale - dopo aver perseguito gli obbiettivi del contenimento della spesa sanitaria e della razionalizzazione della rete ospedaliera - si propone ora di aggredire le criticità costituite dai tempi di attesa delle prestazioni sanitarie e dalla mobilità sanitaria passiva. A tal fine può essere senz’altro strategico un aumento delle convenzioni private in territorio ligure, tenuto conto che tali obbiettivi possono essere raggiunti soltanto attraverso una maggiore erogazione di servizi sanitari. Tenuto conto che i pazienti liguri che si recano in Lombardia e Piemonte accedono in prevalenza a presidi privati accreditati, è sicuramente importante considerare la possibilità di accordi con soggetti erogatori privati Liguri.

 

 






 
 
 
 

  



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