Secondo uno studio uscito
oggi sulla prestigiosa rivista Annals of Oncology la tendenza a fermare
uno studio clinico prima del termine è sempre più frequente. Lo si ferma
prima di aver potuto valutare seriamente i benefici di un farmaco e il
dubbio è che questa procedura sia a vantaggio dell’industria
farmaceutica, più che dei pazienti.
La ricerca, condotta da studiosi dell’Istituto di Ricerche
Farmacologiche Mario Negri di Milano in collaborazione con altri dell’AIFA,
ha analizzato 25 trial clinici su farmaci antitumorali, bloccati in
anticipo, in seguito alla esecuzione di “interim analysis” rispetto ai
tempi inizialmente previsti. Gli autori dell’articolo mettono in guardia
sul rischio di questo modo di procedere, perché potrebbe portare a una
sovrastima dell’effetto di un farmaco. Inoltre i pazienti potrebbero
essere danneggiati da nuovi farmaci immessi sul mercato in modo
affrettato e in mancanza di dati sufficienti a valutarne la reale
efficacia e gli effetti collaterali.
Dei 93 studi identificati che erano stati bloccati dopo l’esecuzione di
un’analisi preliminare, il 30% lo sono stati per la dimostrazione di un
apparente beneficio (solo il 4% per identificazione di una tossicità non
accettabile) e di questi di questi il 56% è stato pubblicato dopo il
2005. Di questi studi pubblicati dopo il 2005, 11 erano di tipo
registrativo, ovvero mirati a richiedere l’autorizzazione agli organi
regolatori (EMEA, per l’Europa e FDA per gli Stati Uniti) per
l’immissione dei farmaci sul mercato, mentre negli anni precedenti
questo fenomeno era presente nel 9% dei casi.
“Questo suggerisce che un interesse commerciale sia ciò che spinge a
bloccare gli studi prematuramente “ afferma Giovanni Apolone,
uno degli autori dell’articolo e capo del laboratorio di ricerca
Traslazionale e Outcome in Oncologia dell’Istituto Mario Negri.
“Infatti la strategia di fermare i trial in anticipo quando si
cominciano a vedere gli effetti benefici di un certo farmaco può
garantire un suo accesso più rapido al mercato. D’altra parte, però, uno
sviluppo clinico troppo veloce può portare a una valutazione impropria
del rapporto rischi/benefici, proprio per la mancanza di dati
sufficienti”.
“Abbiamo analizzato 25 trial clinici svolti in un arco temporale di
dieci anni (1997-2007) e abbiamo riscontrato un forte aumento di trial
bloccati prematuramente (oltre il 50%). Riteniamo che i primi effetti
benefici mostrati da un farmaco nel corso di un trial clinico dovrebbero
essere considerati come risultati preliminari, che necessitano di
ulteriori conferme” prosegue Apolone, che conclude “crediamo che
solo i trial portati regolarmente a termine possano garantire un
trasferimento sicuro del farmaco nella pratica clinica. Altrimenti si
avrà un’immissione sul mercato di farmaci rischiosi e inefficaci, che
potrebbero mettere a serio rischio la vita dei pazienti. Inoltre, la
disponibilità sul mercato dei farmaci può rendere difficile la
conduzione di studi confermativi, spesso richiesti dagli enti regolatori
a supporto dei dati preliminari presentati al momento della richiesta di
approvazione”.
Questo studio è stato presentato in anteprima ieri, durante una
conferenza stampa al Science Media Centre di Londra, durante la quale
David Kerr, Editor in Chief della rivista Annals of Oncology ha
affermato “Sono d’accordo con gli autori dello studio sul fatto che
sia molto meglio condurre regolarmente a termine gli studi clinici.
Prima di leggere questo studio non avevo idea che i trial bloccati
prematuramente fossero così numerosi e che questa tendenza stia
aumentando così rapidamente. E’ come se stessimo facendo un passo
indietro: mentre è nostro preciso dovere nei confronti dei pazienti
mettere a loro disposizione i farmaci il più velocemente possibile, ciò
che non dobbiamo mai fare è diluire la qualità delle prove a
disposizione sulla loro efficacia”.
Stopping a trial early in oncology: for patients or
for industry? F. Trotta, G. Apolone, S. Garattini, G. Tafuri. Annals of
Oncology. doi:10.1093/annonc/mdn042.