Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 10/04/2008

 

Sanità: troppi errori nelle cartelle cliniche


Un semplice errore di trascrizione, una frase scritta male, calligrafia illeggibile. Anche solo una semplice svista nella compilazione delle cartelle cliniche può portare a gravi conseguenze.

Dalla letteratura specializzata emerge che all’interno delle unità cardiologiche gli errori più comuni sono quelli di prescrizione (49%), seguiti dagli errori di somministrazione (26%), da quelli di distribuzione (14%) ed infine dagli errori di trascrizione (11%).

L’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, l’associazione scientifica nata nel 1963, che attualmente riunisce oltre 5000 cardiologi italiani, distribuiti in oltre 700 unità operative cardiologiche ospedaliere in tutta Italia), che ha promosso una campagna nazionale per la prevenzione dell’errore in ospedale, ha analizzato questi dati confrontandoli con quelli ufficiali di Eurisko, di PIT Salute 2007 e del proprio database.

“Tra gli errori più frequenti, e spesso gravi, ci sono quelli di trascrizione della terapia, che sono alla base della maggior parte degli sbagli successivi - osserva Alessandro Boccanelli, Coordinatore Comitato Esecutivo della Campagna Educazionale Nazionale – L’errata prescrizione di un farmaco, della dose somministrata, lo scambio di patologie e addirittura di pazienti, sono tutti errori che derivano nella maggioranza dei casi da una cartella clinica scritta male, nella confusione, rivista da più persone e in momenti diversi”.

In Italia gli errori commessi nelle aziende ospedaliere o provocati dalla cattiva organizzazione dei servizi non sono confortanti. Recenti dati AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) e Cineas, parlano di 320 mila persone coinvolte e di 12.000 pazienti che intentano causa contro gli ospedali. Le richieste di risarcimento pendenti ammontano a 2,5 miliardi di Euro, i costi annui per il prolungamento delle degenze per errori sono di 260 milioni di Euro, tutte spese che aggravano i già difficili bilanci delle strutture ospedaliere.
Secondo l’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri, inoltre, i decessi nel 2007 sono stati 14mila, anche se non esistono dati ufficiali confermati sul tema.

“Non ci può essere un’univocità di dati – spiega il dott. Boccanelli – tutti i casi anomali vengono immediatamente inseriti nei registri e indagati dalle autorità preposte, ma non è così facile stabilire quali decessi derivino direttamente dall’errore medico e quali siano invece imputabili ad altre cause esterne. Il lavoro che dobbiamo fare noi medici sta agli antipodi. Prevenzione, formazione e informazione”.

A questo scopo nasce la nuova campagna Educazionale Nazionale dell’ANMCO per sensibilizzare il personale ospedaliero sul rischio clinico: “Cardiologie Sicure: Gestione del Rischio Clinico”. La Campagna promuove la corretta pratica ospedaliera con dei corsi di formazione capillari nelle Cardiologie italiane, cercando di ridurre al minimo l’errore umano nelle strutture stesse. Realizzata grazie al supporto di Bayer Schering Pharma, la campagna intende insegnare agli operatori come prevenire l’errore in tutte le sue articolazioni: dal Pronto Soccorso all’Unità di terapia intensiva Cardiologica, al laboratorio di Emodinamica, agli ambulatori.

Obiettivo principale del progetto, quindi, provvedere ad una alfabetizzazione di base del personale ospedaliero. In seguito saranno previsti dei corsi finalizzati alla definizione di singoli aspetti della cardiologia, come la gestione della cartella clinica, del carrello delle emergenze, del foglio di terapia, delle consegne, dell’addestramento del personale e la condivisione di percorsi comuni.

“Il rischio clinico rappresenta la possibilità che un paziente sia vittima di evento avverso, cioè subisca un danno o un disagio imputabile, anche se in modo involontario, alle cure mediche prestate od omesse – continua Alessandro Boccanelli – E’ un tema che si propone oggi come un argomento di grande attualità, con un forte impatto socio-sanitario. Lo scopo che si prefigge l’ANMCO è migliorare la prestazione sanitaria, garantendo la sicurezza del paziente, anche se la cardiologia è una delle specialità mediche dove il rischio è minore".

E’ infatti l’ortopedia (17,9%) a guidare la classifica delle specialità in cui si commettono più errori. Seguono l’oncologia (12,1%), la chirurgia generale (9,5%), ginecologia e ostetricia (6,9%), odontoiatria (5,5%), oculistica (5,4%), neurologia (4,0%) e pronto soccorso (3,6%). Cardiologia e cardiochirurgia si attestano solo al 3,5%. (Fonte: PIT Salute 2007)

Gli errori avvengono più spesso durante un intervento chirurgico (66%), nella preparazione della diagnosi (28%), durante la riabilitazione di un paziente (4%), e durante la terapia farmacologica (2%). (Fonte: PIT Salute 2007).

“Proprio per questi motivi, l’approccio del rischio clinico è preventivo, ed orientato ad analizzare i processi diagnostico-terapeutici a maggior rischio, introducendo fattori correttivi – conclude il dott. Boccanelli – Anche se è il comportamento umano che genera l’errore, nella maggior parte dei casi sono le condizioni in cui si opera che devono essere corrette. L’evento negativo nella gestione del rischio viene monitorato non per essere esclusivamente sanzionato, ma per utilizzarne il contenuto formativo, in modo da imparare dall’errore. Infatti nonostante vengano messi in atto dei controlli delle procedure e degli strumenti molto rigorosi, rimane pur sempre la variabilità e la possibilità dell’errore umano”.

L’ultimo studio Cuore e Qualità realizzato dall’Istituto di ricerca GfK Eurisko evidenzia come il 98% dei pazienti con un’esperienza di ricovero in reparto di Cardiologia o di trattamento ambulatoriale si dichiara soddisfatto dell’assistenza ricevuta. Le Cardiologie Nazionali continuano ad avere una buona considerazione: l’1/2% degli intervistati valuta in modo negativo l’assistenza ricevuta, percentuale che sale al 10/15% quando si considera la totalità delle prestazioni sanitarie ricevute.

Insomma la Cardiologia del Servizio pubblico viene ben giudicata dagli italiani che riconoscono l’alto livello di qualità delle cure: il 71% degli intervistati dice di aver completamente o parzialmente risolto il problema di salute per il quale è stato ricoverato e il 90% di essere riuscito a tornare a una vita normale, magari con qualche limitazione, una volta dimesso. L’ANMCO sta pertanto lavorando attivamente per migliorare ulteriormente la qualità delle cure nei reparti cardiologici.

Anmco, intanto, prosegue il suo percorso. I corsi di aggiornamento cardiologico per il personale ospedaliero si svolgeranno il 15 Aprile a Bari; il 16 Maggio a Palermo; il 17 Maggio a Catanzaro; il 23 Maggio ad Ancona; il 7 giugno a Genova; il 18 giugno a Rimini; il 24 Settembre a Roma e il 1 Dicembre a Perugia.
Altre date sono in corso di aggiornamento.
 

 






 
 
 
 

  



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