Un semplice errore di
trascrizione, una frase scritta male, calligrafia illeggibile. Anche
solo una semplice svista nella compilazione delle cartelle cliniche può
portare a gravi conseguenze.
Dalla letteratura specializzata emerge che all’interno delle unità
cardiologiche gli errori più comuni sono quelli di prescrizione (49%),
seguiti dagli errori di somministrazione (26%), da quelli di
distribuzione (14%) ed infine dagli errori di trascrizione (11%).
L’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri,
l’associazione scientifica nata nel 1963, che attualmente riunisce oltre
5000 cardiologi italiani, distribuiti in oltre 700 unità operative
cardiologiche ospedaliere in tutta Italia), che ha promosso una campagna
nazionale per la prevenzione dell’errore in ospedale, ha analizzato
questi dati confrontandoli con quelli ufficiali di Eurisko, di PIT
Salute 2007 e del proprio database.
“Tra gli errori più frequenti, e spesso gravi, ci sono quelli di
trascrizione della terapia, che sono alla base della maggior parte degli
sbagli successivi - osserva Alessandro Boccanelli,
Coordinatore Comitato Esecutivo della Campagna Educazionale Nazionale –
L’errata prescrizione di un farmaco, della dose somministrata, lo
scambio di patologie e addirittura di pazienti, sono tutti errori che
derivano nella maggioranza dei casi da una cartella clinica scritta
male, nella confusione, rivista da più persone e in momenti diversi”.
In Italia gli errori commessi nelle aziende ospedaliere o provocati
dalla cattiva organizzazione dei servizi non sono confortanti. Recenti
dati AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) e Cineas, parlano di
320 mila persone coinvolte e di 12.000 pazienti che intentano causa
contro gli ospedali. Le richieste di risarcimento pendenti ammontano a
2,5 miliardi di Euro, i costi annui per il prolungamento delle degenze
per errori sono di 260 milioni di Euro, tutte spese che aggravano i già
difficili bilanci delle strutture ospedaliere.
Secondo l’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri, inoltre, i
decessi nel 2007 sono stati 14mila, anche se non esistono dati ufficiali
confermati sul tema.
“Non ci può essere un’univocità di dati – spiega il dott.
Boccanelli – tutti i casi anomali vengono immediatamente inseriti nei
registri e indagati dalle autorità preposte, ma non è così facile
stabilire quali decessi derivino direttamente dall’errore medico e quali
siano invece imputabili ad altre cause esterne. Il lavoro che dobbiamo
fare noi medici sta agli antipodi. Prevenzione, formazione e
informazione”.
A questo scopo nasce la nuova campagna Educazionale Nazionale dell’ANMCO
per sensibilizzare il personale ospedaliero sul rischio clinico:
“Cardiologie Sicure: Gestione del Rischio Clinico”. La Campagna
promuove la corretta pratica ospedaliera con dei corsi di formazione
capillari nelle Cardiologie italiane, cercando di ridurre al minimo
l’errore umano nelle strutture stesse. Realizzata grazie al supporto di
Bayer Schering Pharma, la campagna intende insegnare agli operatori come
prevenire l’errore in tutte le sue articolazioni: dal Pronto Soccorso
all’Unità di terapia intensiva Cardiologica, al laboratorio di
Emodinamica, agli ambulatori.
Obiettivo principale del progetto, quindi, provvedere ad una
alfabetizzazione di base del personale ospedaliero. In seguito saranno
previsti dei corsi finalizzati alla definizione di singoli aspetti della
cardiologia, come la gestione della cartella clinica, del carrello delle
emergenze, del foglio di terapia, delle consegne, dell’addestramento del
personale e la condivisione di percorsi comuni.
“Il rischio clinico rappresenta la possibilità che un paziente sia
vittima di evento avverso, cioè subisca un danno o un disagio
imputabile, anche se in modo involontario, alle cure mediche prestate od
omesse – continua Alessandro Boccanelli – E’ un tema che si
propone oggi come un argomento di grande attualità, con un forte impatto
socio-sanitario. Lo scopo che si prefigge l’ANMCO è migliorare la
prestazione sanitaria, garantendo la sicurezza del paziente, anche se la
cardiologia è una delle specialità mediche dove il rischio è minore".
E’ infatti l’ortopedia (17,9%) a guidare la classifica delle specialità
in cui si commettono più errori. Seguono l’oncologia (12,1%), la
chirurgia generale (9,5%), ginecologia e ostetricia (6,9%), odontoiatria
(5,5%), oculistica (5,4%), neurologia (4,0%) e pronto soccorso (3,6%).
Cardiologia e cardiochirurgia si attestano solo al 3,5%. (Fonte: PIT
Salute 2007)
Gli errori avvengono più spesso durante un intervento chirurgico (66%),
nella preparazione della diagnosi (28%), durante la riabilitazione di un
paziente (4%), e durante la terapia farmacologica (2%). (Fonte: PIT
Salute 2007).
“Proprio per questi motivi, l’approccio del rischio clinico è
preventivo, ed orientato ad analizzare i processi
diagnostico-terapeutici a maggior rischio, introducendo fattori
correttivi – conclude il dott. Boccanelli – Anche se è il
comportamento umano che genera l’errore, nella maggior parte dei casi
sono le condizioni in cui si opera che devono essere corrette. L’evento
negativo nella gestione del rischio viene monitorato non per essere
esclusivamente sanzionato, ma per utilizzarne il contenuto formativo, in
modo da imparare dall’errore. Infatti nonostante vengano messi in atto
dei controlli delle procedure e degli strumenti molto rigorosi, rimane
pur sempre la variabilità e la possibilità dell’errore umano”.
L’ultimo studio Cuore e Qualità realizzato dall’Istituto di ricerca GfK
Eurisko evidenzia come il 98% dei pazienti con un’esperienza di ricovero
in reparto di Cardiologia o di trattamento ambulatoriale si dichiara
soddisfatto dell’assistenza ricevuta. Le Cardiologie Nazionali
continuano ad avere una buona considerazione: l’1/2% degli intervistati
valuta in modo negativo l’assistenza ricevuta, percentuale che sale al
10/15% quando si considera la totalità delle prestazioni sanitarie
ricevute.
Insomma la Cardiologia del Servizio pubblico viene ben giudicata dagli
italiani che riconoscono l’alto livello di qualità delle cure: il 71%
degli intervistati dice di aver completamente o parzialmente risolto il
problema di salute per il quale è stato ricoverato e il 90% di essere
riuscito a tornare a una vita normale, magari con qualche limitazione,
una volta dimesso. L’ANMCO sta pertanto lavorando attivamente per
migliorare ulteriormente la qualità delle cure nei reparti cardiologici.
Anmco, intanto, prosegue il suo percorso. I corsi di aggiornamento
cardiologico per il personale ospedaliero si svolgeranno il 15 Aprile a
Bari; il 16 Maggio a Palermo; il 17 Maggio a Catanzaro; il 23 Maggio ad
Ancona; il 7 giugno a Genova; il 18 giugno a Rimini; il 24 Settembre a
Roma e il 1 Dicembre a Perugia.
Altre date sono in corso di aggiornamento.