Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 15/05/2008

 

Convegno medico su viaggi e salute: dalla prevenzione ai rischi emergenti


Venerdì 16 maggio, a partire dalle ore 8,30, presso il Centro Incontri Regione Piemonte di corso Stati Uniti 23 si svolgerà la terza edizione del Congresso regionale di medicina dei viaggi organizzato, con il patrocinio della Regione Piemonte, dal Servizio di Medicina dei viaggi dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino che, diretto dal dott. Guido Calleri, è Centro di riferimento regionale.
Rivolto agli operatori del settore (medici, infermieri, assistenti sanitari), l’incontro si propone di approfondire i vari aspetti, non solo infettivologici, legati alla medicina dei viaggi, un settore sempre più importante in un mondo globalizzato in cui le migrazioni e le mobilità professionali, insieme al turismo, hanno assunto una portata rilevante.
Oltre agli aspetti formativi e didattici, durante il convegno sarà sottolineata la necessità di realizzare una rete di sorveglianza degli eventi infettivi conseguenti ai viaggi e saranno presentati i dati raccolti dalla rete di sorveglianza attuata presso i Centri di medicina dei viaggi e i reparti di malattie infettive regionali.
Ampio spazio sarà infine dedicato ai rischi ambientali e a quelli associati ai viaggi, affrontando i vari temi correlati: dalle punture d’insetto alla prevenzione nell’immigrato e nel viaggiatore, ai costi di una corretta politica preventiva.


Segreteria organizzativa: 339.4317477.

La profilassi antimalarica, linee guida in evoluzione

Le linee guida per la prevenzione della malaria sono da sempre basate sui dettami dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che consigliano la chemioprofilassi a tutti coloro che si recano in aree a rischio. Questo modo di vedere sta progressivamente lasciando spazio ad un approccio più analitico che consiglia di valutare caso per caso quali sono i benefici (protezione dalla malattia) ed i rischi (tossicità da farmaci) dell’assunzione di farmaci continua, tenendo conto di tutti i fattori che possono modificare il rischio di contrarre la malaria. La valutazione è d’obbligo soprattutto per destinazioni a basso rischio di malaria: ad esempio dall’India provengono solo il 1-3% dei casi di malaria notificati in Europa, circa un caso ogni 1923 anni di esposizione, se si tiene conto della quantità di viaggiatori destinati a quella sede. Al contrario la chemioprofilassi antimalarica comporta effetti indesiderati lievi nel 80-90% dei casi, gravi nel 1-12% dei casi. Per questo le più recenti linee guida non la consigliano più per queste destinazioni (linee guida Svizzera), o la limitano alle zone ad alto rischio (linee guida Regno Unito). Anche la malaria importata in Europa dall’America latina è rara (1-4% dei casi) e prevalentemente dovuta a Plasmodium vivax, una specie meno pericolosa e meno sensibile alla profilassi (con possibilità di causare malattia a lunga distanza di tempo). Visto l’alto numero di visitatori, con conseguente alta frequenza di effetti tossici da farmaci, e la bassa incidenza di malattia (un caso su 95-105 anni di esposizione in Guyana francese ed Honduras, 1 caso su 22.665 anni di esposizione in Messico!) anche in questo caso, eccetto situazioni di particolar rischio, si tende a consigliare solo la protezione accurata dalle punture di insetti ed il trattamento presuntivo degli episodi febbrili.
L’argomento è sviluppato dall’intervento del dott. Ron H. Behrens (London School of Hygiene and Tropical Medicine).

Il viaggiatore immigrato
Negli Stati Uniti e nel Nord-Europa circa il 40% dei viaggiatori verso Paesi a basso reddito è costituito da immigrati che tornano al Paese di origine per visitare parenti ed amici (Visiting Friends and Relatives – VFRs). In Italia l’immigrazione ha date più recenti ma è in continuo aumento, e presto si raggiungeranno le stesse cifre.
Inoltre in tutte le casistiche nazionali ed internazionali, gli immigrati costituiscono il gruppo più numeroso tra coloro che sono affetti da malaria, tifo, colera, tubercolosi e da molte delle malattie infettive di importazione. Ad esempio, nella casistica di malaria dell’Ospedale Amedeo di Savoia, i VFRs costituiscono il 60% dei casi; negli Stati Uniti il 40% dei casi di febbre tifoide era nei VFRs (solo il 4% nei turisti).
Tuttavia questo tipo di viaggiatori presenta problematiche particolari per quanto riguarda la prevenzione: in Italia come altrove la loro accessibilità alle strutture del SSN è ridotta (per motivi legati all’immigrazione illegale, all’informazione, alla lingua), così come la loro percezione del rischio. Altri fattori che intervengono sono una scarsa fiducia nella medicina occidentale ed i costi della prevenzione. Infine, la scarsa esperienza con questi gruppi da parte dei fornitori di informazioni (medici di famiglia, centri di medicina dei viaggi) può talora ridurre la qualità dell’assistenza. Al contrario, l’esposizione alle infezioni durante il viaggio è decisamente superiore, in relazione alla durata, alle sedi ed alle condizioni di soggiorno, all’alimentazione, all’assistenza sanitaria in loco, ai contatti con la popolazione locale, ai contatti sessuali.

Le scelte di comportamento da parte dei fornitori di informazioni dovranno quindi essere in parte diverse, tenendo conto di questi fattori: si dovrà tenere conto delle precedenti vaccinazioni, o dei precedenti contatti con le malattie a rischio, si dovrà porre l’accento su indirizzi comportamentali possibili (ad esempio il lavaggio delle mani piuttosto della selezione dei cibi, o la protezione dalle punture di insetto piuttosto che la chemioprofilassi antimalarica, o l’uso corretto dei profilattici piuttosto che l’astensione dai rapporti sessuali).
Anche a livello di sistema alcuni interventi sono ipotizzabili, come un collegamento tra i Centri di Medicina dei Viaggi e i servizi sanitari, pubblici e privati, per gli immigrati, finanziamenti pubblici per le immunizzazioni su questo gruppo, pubblicazioni o comunicazioni specificamente destinate ad essi.
L’argomento è sviluppato dall’intervento del dott. Guido Calleri (Servizio di Medicina dei Viaggi dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino).

La reintroduzione delle malattie tropicali
Le mutazioni ambientali nel globo ed alcuni episodi specifici, quali l’epidemia di febbre Chikungunya in Romagna, portano oggi a discutere sulla possibilità di reintroduzione di malattie tropicali anche ai climi temperati.
Il 23 agosto 2007 un certo numero di casi di malattia febbrile con dolori e rash cutaneo, sono stati segnalati in un’area ristretta della Romagna, e 121 di essi hanno richiesto ospedalizzazione. L’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato nel sangue dei malati anticorpi contro il virus Chikungunya, un virus diffuso in molti Paesi tropicali, in particolare in India ed isole dell’Oceano Indiano, trasmesso dalle zanzare “tigre” (Aedes albopictus). Alcuni casi si sono diffusi nelle città di Ravenna, Cervia, Cesena ed in Lombardia. L’epidemia si è poi estinta con la stagione più fredda e la ridotta attività delle zanzare.
Tuttavia l’insetto vettore è lo stesso della febbre Dengue, anche se con minore efficienza, ma nulla esclude che anche questa possa essere reintrodotta.
Occorre inoltre ricordare che anche l’insetto vettore del plasmodio della malaria è ancora diffuso in Italia. Nonostante le grandi opere di bonifica delle paludi abbiano permesso di eradicare la malaria in Italia (l’ultimo caso autoctono è stato segnalato nel 1961), complici variazioni climatiche che aumentino la diffusione della zanzara, si potrebbe pensare anche ad una possibile reintroduzione di questa malattia.
Risulta quindi necessario mantenere e potenziare le reti di sorveglianza facendo leva sulle strutture di medicina dei viaggi e sui reparti di malattie infettive, coinvolgendo anche la medicina generale e la medicina di base, per poter prendere i provvedimenti adeguati con la massima tempestività.
L’argomento è sviluppato dall’intervento del dott. Zeno Bisoffi (Centro per le Malattie Tropicali, Negrar – Verona).
 

 

 






 
 
 
 

  



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