Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

Contraccezione maschile: Italia fanalino di coda


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Sono oltre 50 milioni gli uomini che, nel mondo, si sono sottoposti a sterilizzazione volontaria. Quindici milioni solo negli Stati Uniti dove, dal 1994, si effettuano circa 500mila interventi ogni anno di vasectomia volontaria. Il Regno Unito è l’unico Paese dove la percentuale degli uomini che hanno scelto la vasectomia come metodo contraccettivo ha superato quella delle donne che, dal 1996, è calata del 30%. La Nuova Zelanda, con il 44% degli uomini tra i 40 e i 74 anni di età che ha scelto la vasectomia come metodo contraccettivo, è lo Stato con la maggiore percentuale di maschi che hanno afferrato questa possibilità. In media, in Europa, circa il 15% degli uomini di età compresa tra i 40 e i 74 anni ha optato per questo metodo contraccettivo, soprattutto nel Nord Europa.


E l’Italia? In mancanza di una legislazione «precisa e certa», il Bel Paese continua essere il fanalino di coda, non solo in Europa. A renderlo noto è la Società italiana di andrologia (Sia). Nel numero di aprile della rivista scientifica Giornale italiano di medicina sessuale e riproduttiva («Gimser»), la Sia torna sull’argomento pubblicando uno studio che ha coinvolto a vario titolo quattro medici legali. Secondo le stime dello studio, dal 1999 al 2003, in Italia, sono stati effettuati 1.145 interventi di vasectomia coperti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), ma solo 400 di questi sono stati classificati come interventi di sterilizzazione maschile. Una percentuale, rispetto agli Stati Uniti, inferiore allo 0,1%. Se, nel resto del mondo e in Europa, la vasectomia volontaria sta diventando sempre più un metodo richiesto per il controllo della nascite, in Italia la confusione regna sovrana: «Partiamo dal presupposto che in Italia parlare di sessualità maschile è un tabù difficile da sfatare -spiega l’andrologo Edoardo Pescatori, codirettore della rivista scientifica della Sia -. Oltre a questo, la legislazione del nostro Paese non è limpida. Nonostante in Italia l’orientamento giurisprudenziale appaia volto a ritenere pienamente lecita la sterilizzazione consensuale a fini contraccettivi e a non sanzionare il sanitario che la pratica, le perplessità degli andrologi italiani sono ancora molte e ciò si riflette sul numero esiguo di interventi».
Ma non solo: «Il Ssn, che riconosce la legatura tubarica delle donne con finalità contraccettive -continua l’andrologo- non si è ancora pronunciato in maniera definitiva sulla vasectomia volontaria per gli uomini nonostante la sterilizzazione maschile sia una risposta adeguata per le coppie consolidate e con figli, che nulla toglie alla qualità della vita sessuale della coppia. Un intervento non complicato: richiede un ricovero in day hospital, un’operazione in anestesia locale e due giorni di convalescenza».
L’analisi pubblicata dalla Sia sancisce che stando al «principio della buona medicina spetterebbe al Servizio sanitario nazionale farsi carico delle spese sanitarie relative all’intervento di sterilizzazione chirurgica maschile». «Riteniamo -conclude Pescatori- che il SSN dovrebbe farsi carico di queste spese in quanto, come avviene per le donne, si tratta di attività chirurgica che riguarda la funzione istituzionale di tutela della salute individuale e della coppia. Ma non solo: se il Ssn fornisse queste prestazioni, molti andrologi italiani sentirebbero le istituzioni vicine al proprio lavoro e non liquiderebbero con un diniego il crescente numero di pazienti fortemente motivati».

La vasectomia
Interruzione e chiusura dei dotti deferenti (canali di 4-5mm di diametro che risalgono lo scroto e raggiungono la prostata alla base della vescica) che provoca la impossibilità per gli spermatozoi di raggiungere lo sperma e quindi di essere emessi all’esterno. Già da molti anni, soprattutto nei paesi anglosassoni e in molti paesi a natalità elevata, viene praticata con estrema frequenza e semplicità.
Conseguenze. Oltre alla sterilizzazione dell’uomo non vi è nessun tipo di conseguenza. Il maschio continua ad avere identica attività sessuale rispetto a prima dell’intervento. Non ne risentono le performance né le donne possono notare modifiche nell’eiaculazione e nello sperma.
Come avviene la vasectomia. In anestesia locale. La tecnica più diffusa è la no scalpel vasectomy che non richiede l’uso del bisturi, ma esteriorizza i dotti deferenti che vengono legati, recisi e coagulati.
E se un paziente volesse ancora dei figli? La vasectomia è consigliata nelle coppie stabili (oltre i 35 anni di età) con figli (almeno due) e in uomini di età compresa tra i 40 e i 74 anni. Nei primi dieci anni dall’operazione, è possibile effettuare un intervento di vaso-vasotomia (riconnessione dei due monconi dei deferenti). Le moderne tenciche di fecondazione assistita possono permettere di avere una gravidanza anche con pochi spermatozoi prelevati a monte della vasectomia. Gli andrologi italiani ritengono che il consiglio migliore sia quello di far crio-conservare spermatozoi presso la banca del seme.

Edoardo Pescatori. Classe 1960, nato negli Stati Uniti (Massachussets), laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova, si è specializzato nel settore delle disfunzioni sessuali maschili a Boston. Oggi, è responsabile del Servizio di Andrologia dell’Hesperia Hospital di Modena e componente dell’unità operativa di Andrologia del SISMER di Bologna. È associato alle più importanti società italiane e internazionali del settore: SIA (Società Italiana Andrologia), SIU (Società Italiana Urologia), ESHRE (European Society of Human Reproduction), ESSM (European Society of Sexual Medicin) e ISSM (Internation Society of Sexual Medecin). Autore di numerose pubblicazioni in materia di problemi sessuali maschili e disfunzioni dell’apparato genitale maschile è codirettore scientifico del Giornale Italiano di Medicina Sessuale e Riproduttiva («Gimser»), la rivista scientifica della Società Italiana di Andrologia. Info: www.andrologiapescatori.it.


 






 
 
 
 

  



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