Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 29/04/2008

 

Contro la cecità arriva la terapia genetica


Per la prima volta al mondo è stato eseguito con successo un intervento di terapia genica sull’uomo per curare una grave forma di cecità ereditaria, l’amaurosi congenita di Leber: Si è trattato di un complesso lavoro di equipe internazionale che oltreoceano ha fatto capo al Children Hospital di Philadelphia e, nel capoluogo partenopeo, all’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) e al Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli. L’intervento è stato eseguito con l’iniezione nello spazio sottoretinico dell’occhio di un vettore virale, contenente la versione sana del gene alterato. Il gene corretto si è inserito stabilmente nella retina e ha prodotto la proteina mancante negli individui malati.

I risultati, pubblicati sul New England Journal of Medicine, aprono prospettive incoraggianti: in tutti i pazienti sottoposti a questa prima fase dello studio, infatti, non si sono riscontrati effetti tossici e, ad alcuni mesi di distanza, si sono già potuti osservare miglioramenti significativi della funzionalità visiva. Per esempio, nei pazienti sono migliorate la percezione del campo visivo, la risposta della retina alla luce e la capacità di eseguire alcuni test di mobilità.

A partecipare a questo primo trial clinico sono stati due gemelli di 26 anni di Agrigento e una ragazza di 19 anni di Pavia. La parte italiana dello studio, finanziata da Telethon, è stata coordinata da Alberto Auricchio, ricercatore del Tigem e professore associato dell’Università “Federico II” di Napoli. Per il Tigem hanno partecipato anche Enrico Maria Surace e Sandro Banfi, che ha eseguito lo screening genetico delle persone idonee all’intervento. Sul versante clinico, il reclutamento e il follow-up dei pazienti sono stati coordinati da Francesca Simonelli del Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli. La sintesi del vettore virale e l’intervento chirurgico sono avvenuti al Children’s Hospital di Philadelphia, sotto la supervisione di Jean Bennett.

I risultati di questo importante lavoro sono stati presentati oggi a Roma da Auricchio e Simonelli, con la partecipazione di Susanna Agnelli, presidente di Telethon, e di Andrea Ballabio, direttore del Tigem. Un annuncio che avviene a soli quattro giorni di distanza da quello di un’altra importante scoperta, da parte dello stesso gruppo di ricerca: la possibilità di inserire geni di dimensioni decisamente maggiori rispetto a prima all’interno di particolari vettori per la terapia genica. Questo avanzamento tecnologico, descritto sul Journal of Clinical Investigation, mostra come la terapia genica possa essere sfruttata d’ora in avanti anche per la cura di malattie dovute all’alterazione di geni grossi, come per esempio la malattia di Stargardt, la distrofia muscolare di Duchenne, l’emofilia di tipo A e la fibrosi cistica.

L’amaurosi congenita di Leber è una grave malattia genetica che colpisce la retina e provoca cecità o grave danneggiamento della vista già nei primi mesi di vita. Al momento non esistono cure: la terapia genica può quindi rappresentare la strategia vincente per contrastare o curare questa patologia congenita. I prossimi passi consisteranno nel testare la mancanza di tossicità anche a dosaggi più alti e su un numero maggiore di pazienti, valutando nel tempo gli effetti a lungo termine.
 

 

L’istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem)
 

L’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem), diretto da Andrea Ballabio, è nato a Milano nel 1994 per creare un istituto di ricerca genetica d'eccellenza. Nel 2000 è stato trasferito a Napoli: occupa un intero edificio all’interno dell’Area della Ricerca Napoli 1 del Cnr, per un totale di circa 2.000 metri quadri.

Grazie al sostegno della Regione, il Tigem ha potuto sviluppare, importanti sinergie scientifiche con realtà come l’Istituto di Genetica e Biofisica del Cnr, vari istituti dell’Università “Federico II” e della Seconda Università di Napoli e l’Azienda Ospedaliera “Vincenzo Cardarelli”.

Nell’Istituto lavorano circa 170 persone tra ricercatori, borsisti, studenti, ospiti, personale tecnico e amministrativo. Attualmente il Tigem ospita 13 gruppi di ricerca indipendenti, impegnati in 5 filoni di studio: disturbi dello sviluppo, malattie oculari ereditarie, errori congeniti del metabolismo, genomica funzionale e biologia sistematica.

L’Istituto è anche attivamente impegnato nell’alta formazione ospitando dottorandi afferenti ai Corsi di Genetica Medica della Seconda Università e di Genetica della Facoltà di Scienze Biologiche dell’Università di Napoli, oltre che a due corsi di dottorato internazionali (Scuola Europea di Medicina Molecolare e Dottorato in Genetica Umana in convenzione con la British Open University).

Ogni anno la gestione dell’istituto costa circa 7 milioni e 500 mila euro. Il finanziamento viene rinnovato ogni tre anni, dopo un rigoroso processo di revisione: ogni singolo ricercatore dell’Istituto presenta i suoi progetti e viene giudicato secondo i criteri del peer-review; inoltre, un comitato di esperti appartenenti alla commissione medico-scientifica visita di persona i laboratori e va a vedere da vicino il lavoro dei vari gruppi. Solo i progetti giudicati positivamente vengono finanziati.

Tra le scoperte più recenti:
• Settembre 2007: individuato un gene-architetto del cervello, che regola la suddivisione in aree della corteccia cerebrale. Il processo potrebbe fornire la base neurologica per lo sviluppo di attitudini e comportamenti individuali.
• Febbraio 2007: nuova terapia alle porte per la malattia di Pompe; un farmaco già in commercio “cura” le cellule di alcuni pazienti.
• Febbraio 2006: la terapia genica blocca la paraplegia spastica in un modello animale e si dimostrazione una via praticabile verso la cura dei pazienti che soffrono di questa malattia.
• Dicembre 2005: nel modello animale, la terapia genica ripara alcuni dei danni provocati dall’albinismo oculare.
• Dicembre 2002: pubblicato l'atlante del cromosoma 21, che “fotografa” l’attività di tutti i suoi geni e facilita la comprensione dei meccanismi alla base della sindrome di Down e di altre malattie genetiche.
 


La terapia genica: qualche informazione


Che cos’è
La terapia genica è una procedura che consente di trasferire materiale genetico nell’organismo di un paziente. Nel caso delle malattie genetiche, in cui un gene è difettoso o assente, si trasferisce la versione funzionante del gene. In altre patologie, come i tumori, il trasferimento genico permette di uccidere le cellule malate in modo mirato. Anche se tutti i protocolli di terapia genica si basano sugli stessi principi e utilizzano metodiche simili, ogni malattia richiede uno studio a sé. Molto spesso è il bersaglio che cambia: per esempio, per curare la fibrosi cistica si cerca di raggiungere le cellule delle vie aeree, mentre per le immunodeficienze si mira a trasferire il gene nelle cellule del sangue.

La storia
I primi tentativi sui pazienti risalgono al 1990, ma il primo protocollo sicuro ed efficace è stato messo a punto nel 2002 presso l’Hsr-Tiget (Istituto San Raffaele Telethon di Terapia Genica) per una forma di immunodeficienza congenita grave (Scid-Ada). Grazie a questo protocollo, fino ad oggi sono stati curati 10 bambini affetti da questa malattia.

Come si fa
La prima tappa verso la terapia genica per una malattia genetica è l’identificazione del gene responsabile. Successivamente, il gene sano viene trasferito nelle cellule bersaglio, dove deve sopravvivere abbastanza a lungo per produrre quantità sufficienti di proteina e rimediare così al difetto genetico. Quasi tutte le tecniche implicano l’uso di vettori, “navette” biologiche in grado di trasportare il Dna all’interno delle cellule bersaglio. Molti vettori sono ricavati da virus, resi innocui ma ancora in grado di infettare le cellule dell’ospite e di introdurvi materiale genetico. Esistono comunque anche vettori di tipo non virale, come i liposomi, microscopiche bolle di lipidi all’interno delle quali viene impacchettato il Dna da trasferire.
L’idea alla base della terapia genica è semplice, ma realizzarla è un vero percorso a ostacoli. Infatti, ci sono ancora numerosi problemi irrisolti: la sicurezza della procedura, particolarmente delicata per i vettori virali, l’efficienza del trasferimento e, non ultima, la reazione immunitaria, che può portare all’eliminazione delle cellule modificate geneticamente e annullare così gli effetti della terapia.

Il futuro
Negli ultimi anni, i progressi nel campo della terapia genica hanno permesso di superare o arginare molti di questi limiti. Nei laboratori Telethon si cerca oggi di ottimizzare le procedure di trasferimento genico e sviluppare protocolli di terapia genica per la cura di altre malattie ereditarie, tra cui malattie lisosomiali, diabete di tipo 1, talassemie, emofilia. Inoltre, si sta lavorando per mettere a punto studi clinici per la leucodistrofia metacromatica, una malattia ereditaria che porta alla progressiva degenerazione delle normali funzioni neurologiche, e per la malattia di Wiskott-Aldrich, a carico del sistema immunitario.


Amaurosi congenita di Leber: la scheda della malattia

L’amaurosi congenita di Leber è una malattia genetica che colpisce la retina e provoca cecità o grave danneggiamento della vista fin dall’infanzia, o in certi casi a partire dall’adolescenza. Al momento si conoscono una decina di geni diversi associati a questa malattia.

È considerata una delle cause più frequenti di cecità nell'infanzia: si stima che abbia una frequenza di 3 casi ogni 100.000 nati vivi.

I bambini affetti hanno difficoltà a mantenere lo sguardo fisso e a stare attenti, a causa della scarsa, se non del tutto assente, sensibilità della retina agli stimoli visivi. Un segno tipico in questi pazienti è il nistagmo, un movimento continuo degli occhi che indica come il cervello di queste persone cerchi continuamente di captare immagini, senza riuscirci: di fatto, invece, il nistagmo disturba molto la visione.

Si tratta di una malattia eterogenea e quindi spesso difficile da diagnosticare da parte degli oculisti.

Nella maggior parte dei casi, l’amaurosi congenita di Leber viene trasmessa come carattere autosomico recessivo: questo significa che due genitori portatori sani hanno il 25% di probabilità di trasmettere la malattia ai figli a ogni gravidanza. I casi di trasmissione autosomica dominante sono piuttosto rari: in questo caso un genitore affetto ha una probabilità del 50% di trasmettere la malattia ai figli.


Alberto Auricchio
È nato nel 1969 a Napoli, dove vive tuttora. Sposato, ricopre la carica di Professore Associato di Genetica Medica presso il Dipartimento di Pediatria dell’Università di Napoli “Federico II”.
È Full Investigator presso il Tigem di Napoli e coordina un gruppo di ricerca di circa 15 persone tra post doc, dottorandi, borsisti e tecnici.
È supervisor del AAV Vector Core del Tigem. È membro del board editoriale delle riviste Human Gene Therapy e Molecular Therapy e del corpo docente della Scuola Europea di Medicina Molecolare (Semm). Nel 2006 ha vinto il premio “Outstanding new Investigator Award” dell’ American Society of Gene Therapy.
Nel 2007 è stato nominato “Cavaliere della Repubblica” dal Presidente Giorgio Napolitano.
Si è laureato nel 1993 in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Napoli “Federico II” e si è specializzato in Pediatria nel 1998 presso Universita' di Milano. Ha svolto il suo post-doc a Philadelphia presso l’Institute for Human Gene Therapy dell’ Università della Pennsylvania dove è diventato Ricercatore Associato, per poi rientrare in Italia alla fine del 2002.
Il suo lavoro di ricerca si avvale dei finanziamenti di Telethon e di altre Fondazioni private, dei Ministeri della Salute e dell’Agricoltura, della Regione Campania, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Comunità Europea e dei National Institutes of Health.
Ha al suo attivo 54 pubblicazioni su svariate riviste internazionali.
L'attività di ricerca è focalizzata allo sviluppo di tecniche di terapia genica per malattie oculari e difetti del metabolismo.
Nel tempo libero ama fare sport acquatici e lo snowboard. Gli piace leggere e ascoltare la musica.


Onlus - Associazione Italiana Amaurosi Congenita di Leber (IALCA)
Anno di nascita: 1999
Presidente: Nicola Stilla
Contatti: sito web: www.amaurosicongenitaleber.com
Telefono e fax: 0382-33342
e-mail: amaurosicongleber@libero.it
Mission:
• sensibilizzare e diffondere presso l'opinione pubblica la conoscenza delle problematiche legate all’amaurosi congenita di Leber;
• coordinare gli sforzi e le risorse dei genitori, dei medici, dei terapisti, per una maggiore comprensione dell’amaurosi congenita di Leber;
• fornire informazioni aggiornate, supportare la ricerca scientifica, offrire consulenze e prendere contatti con strutture idonee in ambito nazionale e internazionale per promuovere la crescita delle conoscenze in questo campo.
• iniziative di raccolta fondi;
• eventi di comunicazione e divulgazione.


 

 






 
 
 
 

  



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