Secondo il Prof.
Fernando Baquero, Presidente del Congresso (Hospital Ramón y Cajal,
Madrid) “il problema dell’antibiotico-resistenza continua a crescere
a causa del lungo abuso dei farmaci antimicrobici”. Fra tutti i
microrganismi patogeni, lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente
(MRSA) è frequentemente causa di infezioni (soprattutto respiratorie,
urinarie o cutanee) negli ospedali e nelle case di cura. Nonostante ciò,
le persone comuni non hanno grande familiarità con questa potenziale
minaccia (F. Verhoeven et al. - abstract ECCMID n.1387) oltre a non
essere consapevoli che l’MRSA può contaminare non solo i pazienti e gli
operatori sanitari, ma anche l’ambiente al di fuori dell’ospedale,
comprese le nostre case ed i luoghi di lavoro.
“Un altro problema critico è la resistenza dei batteri agli
antibiotici più comunemente utilizzati nei bambini, visto che in questi
pazienti non si possono usare gli antibiotici di solito impiegati negli
adulti”, ha aggiunto il Prof. Baquero. I medici sono particolarmente
preoccupati per l’emergere di ceppi ipervirulenti ed iper-resistenti di
Pneumococco (il batterio più frequentemente responsabile delle otiti nei
bambini), per il quale si sta osservando una rapida variazione
dell’epidemiologia e delle modalità d’interazione con l’ospite. “Il
costante aumento di ceppi batterici resistenti resterà una criticità per
molti anni, dal momento che non si prevede né la produzione, né la
commercializzazione di nuovi antibiotici e l’interesse per la ricerca
industriale sui farmaci antimicrobici si sta progressivamente spegnendo”,
ha precisato il Prof. Baquero. “Dobbiamo cambiare le nostre
attitudini nei confronti dell’impiego clinico degli antibiotici, dal
momento che proprio il nostro modi di utilizzarli è il principale
fattore responsabile della selezione di micro-organismi resistenti”.
"Un recente studio (F. Marra, S. Mak et al. - abstract ECCMID n.254),
che analizzava tutte le prescrizioni di antibiotici fatte in Canada a
pazienti ambulatoriali, sembra evidenziare una correlazione tra utilizzo
degli antibiotici e variabili socio-economiche: questa è la prova che,
attualmente, fattori diversi dall’appropriatezza clinica entrano
inaccettabilmente in gioco nella prescrizione degli antibiotici”, ha
sottolineato il Prof. Baquero.
I pazienti a rischio di infezioni
Il rischio di colonizzazione da parte di batteri resistenti agli
antibiotici (ARB) è più alto nei pazienti ricoverati in ospedale e varia
considerevolmente a seconda dell’antibiotico utilizzato, oltre ad essere
correlato alla malattia di base e alla durata del ricovero (E.
Tacconelli, G. De Angelis, R. Cauda et al. – abstract ECCMID n.1789).
Pertanto, “sono fortemente raccomandati screening periodici dei
soggetti trattati con antibiotici a più alto rischio di sviluppare
resistenze batteriche”. In anni recenti, si è registrato un aumento
costante dei batteri resistenti agli antibiotici in ambiente
ospedaliero, fino a giungere a 7 casi ogni 1000 ricoveri. Uno studio che
aveva l’obiettivo di analizzare i fattori di rischio per infezioni da
ARB – dovute principalmente a Staphylococcus aureus
meticillino-resistente (MRSA) o batteri produttori di beta-lattamasi ad
ampio spettro (ESBL) e batteri gram negativi multi farmaco resisistenti
(MDR) – ha dimostrato un aumento del rischio di colonizzazione da ARB in
pazienti di età >60 anni (trattati con antibiotici) portatori di
catetere urinario e con segni clinici di infezioni batteriche al momento
del ricovero ospedaliero, nonché in quelli con una patologia di base
molto seria (E. Tacconelli, G. Fadda, R. Cauda et al. – abstract ECCMID
n.1823). Secondo il Prof. Baquero, “essere in grado di riconoscere
questi fattori di rischio può influenzare la scelta di idonee terapie
empiriche”.
Oltre al problema della contaminazione da MRSA, sono le infezioni
causate dai batteri gram negativi a preoccupare particolarmente. I
micro-organismi gram negativi più frequentemente isolati, sia quelli
acquisiti in comunità, sia quelli riscontrati nei pazienti ricoverati,
sono l’Escherichia coli, la Klebsiella pneumoniae, lo Pseudomonas
aeruginosa e la Legionella pneumophila (in particolare questi ultimi due
patogeni sono responsabili di polmoniti molto gravi o addirittura
fatali). “Uno dei maggiori problemi che s’incontrano nel fronteggiare
infezioni sostenute da questi batteri gram negativi” – ha detto il
Prof. Baquero – “è la necessità di dover aspettare i risultati delle
colture microbiologiche, che richiedono almeno una giornata di attesa”.
“Pertanto, ci si trova costretti a somministrare immediatamente ai
pazienti antibiotici ad ampio spettro e a dover continuare questo tipo
di terapia empirica per diversi giorni (una volta iniziata), prima di
avviare un trattamento più specifico”. “C’è un’assoluta necessità di
riuscire a tenere sotto controllo il patogeno in caso di gravi infezioni
istaurando una terapia antibiotica idonea e sicura. In termini di
sicurezza del paziente, è di cruciale importanza la gestione del caso
clinico durante le prime ore del ricovero ospedaliero: è qui che non
possiamo fallire!” – ha affermato il Prof. Baquero. “Ciò può
portare ad un abuso o ad un impiego inappropriato degli antibiotici”.
Uno studio condotto da H. Chang e collaboratori (abstract ECCMID
n.1150) ha riscontrato che un maggior consumo di alcuni antibiotici è
significativamente correlato ad un aumento delle infezioni sostenute da
Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae antibiotico-resistenti.
”L’aumento del riscontro di batteri gram negativi antibiotico-resistenti
all’interno degli ospedali sembra essere spesso correlato ad un’elevata
pressione selettiva da parte degli antibiotici di comune impiego”. “Ciò
rinforza la necessità di istaurare programmi di sorveglianza
sull’utilizzo degli antibiotici, con l’obiettivo di favorire la
prescrizione di farmaci appropriati e diminuire le resistenze agli
antibiotici”, ha concluso il Prof. Baquero.
Tra i micro-organismi gram negativi, lo Pseudomonas aeruginosa è un
patogeno opportunista degli esseri umani – caratterizzato da una
spiccata antibiotico-resistentza – che rappresenta circa l’11% delle
infezioni ospedaliere a livello mondiale. È noto che questo batterio può
causare infezioni fatali, specialmente nei soggetti immunodepressi e nei
pazienti affetti da fibrosi cistica. Uno studio spagnolo (M. Salvadó, J.
Garau, P. Almagro et al. – abstract ECCMID n.3200) ha recentemente
osservato che il riscontro di Pseudomonas aeruginosa nell’escreato di
pazienti ricoverati per esacerbazioni di bronco-pneumopatia cronica
ostruttiva (BPCO) risulta associato ad un aumento della mortalità a 3
anni, indipendentemente dalla funzionalità respiratoria e dall’età.
Studi condotti nella città di Barcellona dal marzo 2006 al maggio 2007
da J.A. Martínez, J.M. Nicolás e colleghi (abstract ECCMID n.1501) hanno
contribuito a svelare il ruolo delle diverse classi di antibiotici sul
rischio di sviluppare resistenze batteriche, specialmente nei pazienti
critici, caratterizzati da un’esposizione pressoché universale a diversi
farmaci antimicrobici. La somministrazione di cefalosporine (in
particolare la ceftazidima) risultava associata ad un maggior rischio
d’insorgenza di resistenze batteriche. Anticorpi specifici realizzati in
laboratorio, potrebbero rappresentare un metodo molto affascinante per
il trattamento delle infezioni sostenute da batteri gram negativi, dal
momento che questi farmaci sperimentali (che agiscono su diversi
“target” patogenetici) hanno una minore probabilità di sviluppare
resistenze batteriche rispetto agli antibiotici convenzionali (S
Palliyil, A.J. Porter et al. – abstract ECCMID n.1167).
In un prossimo futuro, i clinici dovranno vedersela con lo spettro di
trovarsi a fronteggiare gravi infezioni senza avere a disposizione
antibiotici efficaci, come conseguenza dell’aumento delle resistenze
batteriche. Alcune malattie infettive potrebbero diventare pressoché
intrattabili a causa del moltiplicarsi dei ceppi batterici multi farmaco
resistenti e della limitatissima disponibilità di nuovi antibiotici
(cosa che sta già accadendo per le nuove forme di tubercolosi
estremamente resistenti). “Il punto cruciale è rappresentato dal
fatto che negli ultimi decenni sono stati sviluppati pochissimi farmaci
antimicorobici, mentre le resistenze batteriche nei confronti degli
antibiotici sono enormemente aumentate”. Inoltre, “tutte le nuove
molecole recentemente prodotte dalle industrie farmaceutiche mancano
dell’ampio spettro di azione antibatterica che caratterizzavano i
tradizionali antibiotici, restringendo in tal modo il loro campo di
utilizzo solo ad infezioni specifiche, con la necessità di formulare
diagnosi molto accurate da parte dei medici e di migliorare le
conoscenze in quest’ambito scientifico”. Il problema è aggravato dal
venir meno dell’interesse delle grandi compagnie farmaceutiche ad
impegnarsi nella ricerca e nello sviluppo di nuovi antibiotici:
“perché le aziende dovrebbero investire enormi quantità di denaro per
sviluppare terapie che le persone utilizzano solo per pochi giorni,
mentre l’ipertensione ed altre malattie croniche necessitano di
trattamenti quotidiani per molti decenni?”, si è chiesto il Prof.
Baquero. “A riguardo, basti pensare che il 25% dei pazienti colpiti
da setticemie sostenute da batteri gram negativi continuano a morire e
nonostante ciò lo sviluppo di nuovi farmaci antimicrobici da utilizzare
in questi soggetti è assolutamente insufficiente: tutto ciò è
inaccettabile nel 21° secolo”, ha affermato il Prof. Baquero.