Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 22/04/2008

 

Batteri antibiotico-resistenti: un problema di crescente criticità


Secondo il Prof. Fernando Baquero, Presidente del Congresso (Hospital Ramón y Cajal, Madrid) “il problema dell’antibiotico-resistenza continua a crescere a causa del lungo abuso dei farmaci antimicrobici”. Fra tutti i microrganismi patogeni, lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) è frequentemente causa di infezioni (soprattutto respiratorie, urinarie o cutanee) negli ospedali e nelle case di cura. Nonostante ciò, le persone comuni non hanno grande familiarità con questa potenziale minaccia (F. Verhoeven et al. - abstract ECCMID n.1387) oltre a non essere consapevoli che l’MRSA può contaminare non solo i pazienti e gli operatori sanitari, ma anche l’ambiente al di fuori dell’ospedale, comprese le nostre case ed i luoghi di lavoro.

“Un altro problema critico è la resistenza dei batteri agli antibiotici più comunemente utilizzati nei bambini, visto che in questi pazienti non si possono usare gli antibiotici di solito impiegati negli adulti”, ha aggiunto il Prof. Baquero. I medici sono particolarmente preoccupati per l’emergere di ceppi ipervirulenti ed iper-resistenti di Pneumococco (il batterio più frequentemente responsabile delle otiti nei bambini), per il quale si sta osservando una rapida variazione dell’epidemiologia e delle modalità d’interazione con l’ospite. “Il costante aumento di ceppi batterici resistenti resterà una criticità per molti anni, dal momento che non si prevede né la produzione, né la commercializzazione di nuovi antibiotici e l’interesse per la ricerca industriale sui farmaci antimicrobici si sta progressivamente spegnendo”, ha precisato il Prof. Baquero. “Dobbiamo cambiare le nostre attitudini nei confronti dell’impiego clinico degli antibiotici, dal momento che proprio il nostro modi di utilizzarli è il principale fattore responsabile della selezione di micro-organismi resistenti”. "Un recente studio (F. Marra, S. Mak et al. - abstract ECCMID n.254), che analizzava tutte le prescrizioni di antibiotici fatte in Canada a pazienti ambulatoriali, sembra evidenziare una correlazione tra utilizzo degli antibiotici e variabili socio-economiche: questa è la prova che, attualmente, fattori diversi dall’appropriatezza clinica entrano inaccettabilmente in gioco nella prescrizione degli antibiotici”, ha sottolineato il Prof. Baquero.

I pazienti a rischio di infezioni
Il rischio di colonizzazione da parte di batteri resistenti agli antibiotici (ARB) è più alto nei pazienti ricoverati in ospedale e varia considerevolmente a seconda dell’antibiotico utilizzato, oltre ad essere correlato alla malattia di base e alla durata del ricovero (E. Tacconelli, G. De Angelis, R. Cauda et al. – abstract ECCMID n.1789). Pertanto, “sono fortemente raccomandati screening periodici dei soggetti trattati con antibiotici a più alto rischio di sviluppare resistenze batteriche”. In anni recenti, si è registrato un aumento costante dei batteri resistenti agli antibiotici in ambiente ospedaliero, fino a giungere a 7 casi ogni 1000 ricoveri. Uno studio che aveva l’obiettivo di analizzare i fattori di rischio per infezioni da ARB – dovute principalmente a Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) o batteri produttori di beta-lattamasi ad ampio spettro (ESBL) e batteri gram negativi multi farmaco resisistenti (MDR) – ha dimostrato un aumento del rischio di colonizzazione da ARB in pazienti di età >60 anni (trattati con antibiotici) portatori di catetere urinario e con segni clinici di infezioni batteriche al momento del ricovero ospedaliero, nonché in quelli con una patologia di base molto seria (E. Tacconelli, G. Fadda, R. Cauda et al. – abstract ECCMID n.1823). Secondo il Prof. Baquero, “essere in grado di riconoscere questi fattori di rischio può influenzare la scelta di idonee terapie empiriche”.


Oltre al problema della contaminazione da MRSA, sono le infezioni causate dai batteri gram negativi a preoccupare particolarmente. I micro-organismi gram negativi più frequentemente isolati, sia quelli acquisiti in comunità, sia quelli riscontrati nei pazienti ricoverati, sono l’Escherichia coli, la Klebsiella pneumoniae, lo Pseudomonas aeruginosa e la Legionella pneumophila (in particolare questi ultimi due patogeni sono responsabili di polmoniti molto gravi o addirittura fatali). “Uno dei maggiori problemi che s’incontrano nel fronteggiare infezioni sostenute da questi batteri gram negativi” – ha detto il Prof. Baquero – “è la necessità di dover aspettare i risultati delle colture microbiologiche, che richiedono almeno una giornata di attesa”. “Pertanto, ci si trova costretti a somministrare immediatamente ai pazienti antibiotici ad ampio spettro e a dover continuare questo tipo di terapia empirica per diversi giorni (una volta iniziata), prima di avviare un trattamento più specifico”. “C’è un’assoluta necessità di riuscire a tenere sotto controllo il patogeno in caso di gravi infezioni istaurando una terapia antibiotica idonea e sicura. In termini di sicurezza del paziente, è di cruciale importanza la gestione del caso clinico durante le prime ore del ricovero ospedaliero: è qui che non possiamo fallire!” – ha affermato il Prof. Baquero. “Ciò può portare ad un abuso o ad un impiego inappropriato degli antibiotici”. Uno studio condotto da H. Chang e collaboratori (abstract ECCMID n.1150) ha riscontrato che un maggior consumo di alcuni antibiotici è significativamente correlato ad un aumento delle infezioni sostenute da Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae antibiotico-resistenti. ”L’aumento del riscontro di batteri gram negativi antibiotico-resistenti all’interno degli ospedali sembra essere spesso correlato ad un’elevata pressione selettiva da parte degli antibiotici di comune impiego”. “Ciò rinforza la necessità di istaurare programmi di sorveglianza sull’utilizzo degli antibiotici, con l’obiettivo di favorire la prescrizione di farmaci appropriati e diminuire le resistenze agli antibiotici”, ha concluso il Prof. Baquero.


Tra i micro-organismi gram negativi, lo Pseudomonas aeruginosa è un patogeno opportunista degli esseri umani – caratterizzato da una spiccata antibiotico-resistentza – che rappresenta circa l’11% delle infezioni ospedaliere a livello mondiale. È noto che questo batterio può causare infezioni fatali, specialmente nei soggetti immunodepressi e nei pazienti affetti da fibrosi cistica. Uno studio spagnolo (M. Salvadó, J. Garau, P. Almagro et al. – abstract ECCMID n.3200) ha recentemente osservato che il riscontro di Pseudomonas aeruginosa nell’escreato di pazienti ricoverati per esacerbazioni di bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) risulta associato ad un aumento della mortalità a 3 anni, indipendentemente dalla funzionalità respiratoria e dall’età. Studi condotti nella città di Barcellona dal marzo 2006 al maggio 2007 da J.A. Martínez, J.M. Nicolás e colleghi (abstract ECCMID n.1501) hanno contribuito a svelare il ruolo delle diverse classi di antibiotici sul rischio di sviluppare resistenze batteriche, specialmente nei pazienti critici, caratterizzati da un’esposizione pressoché universale a diversi farmaci antimicrobici. La somministrazione di cefalosporine (in particolare la ceftazidima) risultava associata ad un maggior rischio d’insorgenza di resistenze batteriche. Anticorpi specifici realizzati in laboratorio, potrebbero rappresentare un metodo molto affascinante per il trattamento delle infezioni sostenute da batteri gram negativi, dal momento che questi farmaci sperimentali (che agiscono su diversi “target” patogenetici) hanno una minore probabilità di sviluppare resistenze batteriche rispetto agli antibiotici convenzionali (S Palliyil, A.J. Porter et al. – abstract ECCMID n.1167).


In un prossimo futuro, i clinici dovranno vedersela con lo spettro di trovarsi a fronteggiare gravi infezioni senza avere a disposizione antibiotici efficaci, come conseguenza dell’aumento delle resistenze batteriche. Alcune malattie infettive potrebbero diventare pressoché intrattabili a causa del moltiplicarsi dei ceppi batterici multi farmaco resistenti e della limitatissima disponibilità di nuovi antibiotici (cosa che sta già accadendo per le nuove forme di tubercolosi estremamente resistenti). “Il punto cruciale è rappresentato dal fatto che negli ultimi decenni sono stati sviluppati pochissimi farmaci antimicorobici, mentre le resistenze batteriche nei confronti degli antibiotici sono enormemente aumentate”. Inoltre, “tutte le nuove molecole recentemente prodotte dalle industrie farmaceutiche mancano dell’ampio spettro di azione antibatterica che caratterizzavano i tradizionali antibiotici, restringendo in tal modo il loro campo di utilizzo solo ad infezioni specifiche, con la necessità di formulare diagnosi molto accurate da parte dei medici e di migliorare le conoscenze in quest’ambito scientifico”. Il problema è aggravato dal venir meno dell’interesse delle grandi compagnie farmaceutiche ad impegnarsi nella ricerca e nello sviluppo di nuovi antibiotici: “perché le aziende dovrebbero investire enormi quantità di denaro per sviluppare terapie che le persone utilizzano solo per pochi giorni, mentre l’ipertensione ed altre malattie croniche necessitano di trattamenti quotidiani per molti decenni?”, si è chiesto il Prof. Baquero. “A riguardo, basti pensare che il 25% dei pazienti colpiti da setticemie sostenute da batteri gram negativi continuano a morire e nonostante ciò lo sviluppo di nuovi farmaci antimicrobici da utilizzare in questi soggetti è assolutamente insufficiente: tutto ciò è inaccettabile nel 21° secolo”, ha affermato il Prof. Baquero.
 

 






 
 
 
 

  



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