I
soggetti che presentano comorbidità, cioè disturbi mentali associati a
uso, abuso o dipendenza da sostanze, sono prevalentemente maschi (il
rapporto è di 3 a 1) e giovani (l’età media è 43 anni per le femmine e
40 per i maschi). Sono in genere celibi e raramente vivono in condizioni
autonome (20%) o hanno figli (33%). Nei 3/4 dei casi hanno completato
solo la scuola dell’obbligo, mentre solo il 25% ha un’occupazione
stabile. 1/3 è affetto da disturbi epatici. Circa il 20% ha avuto
problemi penali. Il 33% circa ha un’anamnesi familiare positiva per
disturbi psichiatrici ed il 18.5% per disturbi da uso di sostanze. Il
41% dipende da sostanze e il 54% presenta una sindrome d’abuso. L’alcool
è la sostanza più utilizzata, in termini sia di uso che di abuso e
dipendenza.
Questi alcuni dei risultati dello “Studio epidemiologico sulla
comorbidità tra disturbi mentali e disturbi correlati all’uso di
sostanze nei Dipartimenti di Salute Mentale italiani” realizzato dal
Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche dell’Università
degli Studi Milano Bicocca tra il 2005 e il 2006 su 86.070 utenti con
Doppia Diagnosi – uso o abuso di sostanze e malattie mentali - di 28
Dipartimenti di Salute Mentale italiani. Lo studio è stato promosso e
finanziato dal Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga (DNPA).
Disturbi mentali riscontrati
Le categorie diagnostiche psichiatriche più rappresentate sono i
Disturbi di Personalità (37.1%) ed il gruppo delle Psicosi
Schizofreniche e degli Stati Paranoidi (30.2%), seguiti dalle Psicosi
Affettive (16.2%), dai Disturbi Nevrotici e Somatoformi (9.3%) e dalle
altre Psicosi Non Organiche (7.2%).
“Tra le diagnosi psichiatriche, le Psicosi di varia natura
rappresentano oltre il 50% dei volumi di utenti in Doppia Diagnosi in
carico ai DSM italiani. Se a questi si aggiunge, con la complessità
gestionale ben nota, il 37% di Disturbi di Personalità” – precisa il
professor Mariano Bassi, Presidente SIP – “si evince un quadro
di notevole gravità in termini psicopatologici e di gravosità
assistenziale del campione in oggetto. Inoltre, la più severa tra le
compromissioni dovute a sostanze, la dipendenza conclamata, si riscontra
tra il 49 e il 57% di tali utenti, evidenziandone bisogni di trattamento
pur non soddisfatti come sopra descritto”.
La categoria diagnostica Disturbi di Personalità si distingue in modo
statisticamente significativo dalle altre per consumo di cocaina,
ipnoinducenti/barbiturici e cannabinoidi, mentre per la categoria
diagnostica Psicosi Schizofreniche risulta significativo, rispetto alle
altre sostanze, il consumo di cannabinoidi. Per tutte le altre categorie
diagnostiche non emergono differenze statisticamente significative nella
distribuzione della sostanza utilizzata.
Esiste una distribuzione differente della categoria diagnostica tra gli
utenti che fanno uso e tra coloro che abusano, mentre non esiste una
differenza statisticamente rilevante nella distribuzione delle diagnosi
per gli utenti con dipendenza. L’uso occasionale è caratteristico dei
Disturbi di Personalità, mentre il più severo abuso vede pari
probabilità per le Psicosi Schizofreniche ed i Disturbi di Personalità.
Servizi offerti
“Solo il 50% degli utenti in doppia diagnosi ha usufruito di un
trattamento da parte dei Servizi per le Dipendenze e il tasso aggiuntivo
del 9% inviato in una comunità terapeutica mostra comunque che almeno il
40% di tali utenti non ha ricevuto alcun trattamento specialistico per
l’uso di sostanze” – commenta il professor Alberto Siracusano
Primario dell'U.O. di Psichiatria del Policlinico Tor Vergata,
Professore Ordinario di Psichiatria dell'Università Tor Vergata, e
Presidente SIP – “Nello specifico, tra coloro che hanno usufruito di
un programma terapeutico, i trattamenti ambulatoriali di
disintossicazione, sostitutivi o drug-free, rappresentano la stragrande
maggioranza. Ad enfatizzare il bisogno di programmi ospedalieri
dedicati, spicca il dato che per il 12% degli utenti il trattamento di
disintossicazione è stato fornito presso un servizio psichiatrico
ospedaliero”.
“Nel complesso, la varietà di trattamenti disponibili ed utilizzati
appare estremamente più ampia al Nord rispetto al Centro e al Sud,
macroarea nella quale l’elevato utilizzo di servizi semiresidenziali
meriterebbe una valutazione dedicata degli esiti, estremamente
interessante in termini di costi-benefici” – aggiunge il
professor Luigi Ferrannini, Direttore del Dipartimento di Salute
Mentale della ASL 3 di Genova e Segretario Nazionale SIP – “La
rilevanza del problema della DD si colloca in linea con le correnti
evidenze in ambito europeo. Tuttavia, la distribuzione della prevalenza
e le caratteristiche di gravità degli utenti si distribuiscono in modo
disomogeneo sul territorio nazionale. Queste evidenze supportano
l’ipotesi dell’influenza del contesto socioculturale, oltre che di
fattori inerenti la malattia, sui tassi di prevalenza dei disturbi da
uso di sostanze in comorbidità tra gli utenti dei servizi psichiatrici”.
Tale variabilità riguarda anche la tipologia delle prestazioni offerte
nelle tre macroaree geografiche: al Nord sono più frequentemente offerte
le visite psichiatriche; al Centro gli accertamenti medico-legali, le
valutazioni standardizzate, la psicoterapia, le consulenze, le attività
riabilitative o psicoeducative, e le attività residenziali; al Sud i
colloqui, la somministrazione di farmaci, le attività semi-residenziali
nonché l’opzione nessun trattamento. Non esistono differenze geografiche
nell’utilizzo dell’attività socio-assistenziale come prestazione per un
problema di salute mentale.
Utenti e sostanze d’abuso
Dal punto di vista dei profili di utilizzo, il 41% del campione risulta
essere dipendente da sostanze e il 54% presenta una sindrome d’abuso. La
percentuale dei soggetti con poliabuso/polidipendenza (che cioè usano
contemporaneamente almeno 3 sostanze, escluse caffeina e nicotina) è del
37%. L’alcool è la sostanza più utilizzata, in termini sia di uso che di
abuso e dipendenza; più nello specifico, rispetto all’abuso, l’alcool
(38.2%) è seguito da cannabinoidi (19.3%) e cocaina (10.1%); rispetto
alla dipendenza, invece, sempre in ordine di prevalenza, da oppioidi
(11.7%) e cannabinoidi (4.6%).
“Se vengono considerati i livelli meno gravi di compromissione, si
osserva che l’uso occasionale è caratteristico dei Disturbi di
Personalità” – commenta il professor Mariano Bassi – “mentre il
più severo abuso vede pari probabilità per le Psicosi Schizofreniche ed
i Disturbi di Personalità, enfatizzando i rischi correlati in termini di
outcome negativo. Indicazioni provengono anche dalle sostanze d’elezione
verso cui si orientano specifici sottogruppi diagnostici. I Disturbi di
Personalità si distinguono per consumo di cocaina, ipnoinducenti/barbiturici
e cannabinoidi, mentre le Psicosi Schizofreniche per consumo di
cannabinoidi. Tali evidenze andrebbero utilizzate in termini di
programmazione dei trattamenti dedicati a queste categorie di utenti”.
“L’associazione, nel 33% circa degli utenti, con un’anamnesi
familiare positiva per disturbi psichiatrici e, nel 18.5%, per disturbi
da uso di sostanze” – commenta il professor Alberto Siracusano –
“rilancia il tema del rapporto tra suscettibilità genetica e fattori di
rischio ambientali. Interventi preventivi mirati vedono probabilmente i
beneficiari nella prole e nei congiunti dei soggetti affetti da Doppia
Diagnosi per il sommarsi delle potenziali sensibilità di entrambi gli
ordini di disturbi”.
“Il dato che solo circa 1/5 dei pazienti DD ha avuto problemi penali,
in genere per reati contro il patrimonio” – spiega il professor
Luigi Ferrannini – “fa avanzare l’ipotesi che la condizione di DD sia
associata con un buon funzionamento cognitivo e sociale e che consenta
di mantenere l’uso di sostanze senza andare incontro di frequente a
problemi legali”.
Le sostanze d’abuso: alcool al Nord e al Centro, spinelli al Sud
Per quanto riguarda le sostanze d’abuso, l’analisi per macroaree
geografiche indica ancora una volta che la disponibilità locale gioca un
ruolo importante nella scelta della sostanza poi responsabile
dell’abuso/dipendenza. Per gli utenti dei DSM del Nord e del Centro
l’alcool è la sostanza principale di abuso, mentre per gli utenti del
Sud sono i cannabinoidi a rappresentare la sostanza più abusata, seguiti
dall’alcool e dalla cocaina. Per quanto riguarda la dipendenza, l’alcool
ne risulta essere la causa principale su tutto il territorio italiano.