Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 15/05/2008

 

Alcool, droga e malattie mentali: Disturbi di personalità, schizofrenia e paranoia


I soggetti che presentano comorbidità, cioè disturbi mentali associati a uso, abuso o dipendenza da sostanze, sono prevalentemente maschi (il rapporto è di 3 a 1) e giovani (l’età media è 43 anni per le femmine e 40 per i maschi). Sono in genere celibi e raramente vivono in condizioni autonome (20%) o hanno figli (33%). Nei 3/4 dei casi hanno completato solo la scuola dell’obbligo, mentre solo il 25% ha un’occupazione stabile. 1/3 è affetto da disturbi epatici. Circa il 20% ha avuto problemi penali. Il 33% circa ha un’anamnesi familiare positiva per disturbi psichiatrici ed il 18.5% per disturbi da uso di sostanze. Il 41% dipende da sostanze e il 54% presenta una sindrome d’abuso. L’alcool è la sostanza più utilizzata, in termini sia di uso che di abuso e dipendenza.
Questi alcuni dei risultati dello “Studio epidemiologico sulla comorbidità tra disturbi mentali e disturbi correlati all’uso di sostanze nei Dipartimenti di Salute Mentale italiani” realizzato dal Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche dell’Università degli Studi Milano Bicocca tra il 2005 e il 2006 su 86.070 utenti con Doppia Diagnosi – uso o abuso di sostanze e malattie mentali - di 28 Dipartimenti di Salute Mentale italiani. Lo studio è stato promosso e finanziato dal Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga (DNPA).

Disturbi mentali riscontrati
Le categorie diagnostiche psichiatriche più rappresentate sono i Disturbi di Personalità (37.1%) ed il gruppo delle Psicosi Schizofreniche e degli Stati Paranoidi (30.2%), seguiti dalle Psicosi Affettive (16.2%), dai Disturbi Nevrotici e Somatoformi (9.3%) e dalle altre Psicosi Non Organiche (7.2%).
“Tra le diagnosi psichiatriche, le Psicosi di varia natura rappresentano oltre il 50% dei volumi di utenti in Doppia Diagnosi in carico ai DSM italiani. Se a questi si aggiunge, con la complessità gestionale ben nota, il 37% di Disturbi di Personalità” – precisa il professor Mariano Bassi, Presidente SIP – “si evince un quadro di notevole gravità in termini psicopatologici e di gravosità assistenziale del campione in oggetto. Inoltre, la più severa tra le compromissioni dovute a sostanze, la dipendenza conclamata, si riscontra tra il 49 e il 57% di tali utenti, evidenziandone bisogni di trattamento pur non soddisfatti come sopra descritto”.
La categoria diagnostica Disturbi di Personalità si distingue in modo statisticamente significativo dalle altre per consumo di cocaina, ipnoinducenti/barbiturici e cannabinoidi, mentre per la categoria diagnostica Psicosi Schizofreniche risulta significativo, rispetto alle altre sostanze, il consumo di cannabinoidi. Per tutte le altre categorie diagnostiche non emergono differenze statisticamente significative nella distribuzione della sostanza utilizzata.
Esiste una distribuzione differente della categoria diagnostica tra gli utenti che fanno uso e tra coloro che abusano, mentre non esiste una differenza statisticamente rilevante nella distribuzione delle diagnosi per gli utenti con dipendenza. L’uso occasionale è caratteristico dei Disturbi di Personalità, mentre il più severo abuso vede pari probabilità per le Psicosi Schizofreniche ed i Disturbi di Personalità.

Servizi offerti
“Solo il 50% degli utenti in doppia diagnosi ha usufruito di un trattamento da parte dei Servizi per le Dipendenze e il tasso aggiuntivo del 9% inviato in una comunità terapeutica mostra comunque che almeno il 40% di tali utenti non ha ricevuto alcun trattamento specialistico per l’uso di sostanze” – commenta il professor Alberto Siracusano Primario dell'U.O. di Psichiatria del Policlinico Tor Vergata, Professore Ordinario di Psichiatria dell'Università Tor Vergata, e Presidente SIP – “Nello specifico, tra coloro che hanno usufruito di un programma terapeutico, i trattamenti ambulatoriali di disintossicazione, sostitutivi o drug-free, rappresentano la stragrande maggioranza. Ad enfatizzare il bisogno di programmi ospedalieri dedicati, spicca il dato che per il 12% degli utenti il trattamento di disintossicazione è stato fornito presso un servizio psichiatrico ospedaliero”.
“Nel complesso, la varietà di trattamenti disponibili ed utilizzati appare estremamente più ampia al Nord rispetto al Centro e al Sud, macroarea nella quale l’elevato utilizzo di servizi semiresidenziali meriterebbe una valutazione dedicata degli esiti, estremamente interessante in termini di costi-benefici” – aggiunge il professor Luigi Ferrannini, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL 3 di Genova e Segretario Nazionale SIP – “La rilevanza del problema della DD si colloca in linea con le correnti evidenze in ambito europeo. Tuttavia, la distribuzione della prevalenza e le caratteristiche di gravità degli utenti si distribuiscono in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Queste evidenze supportano l’ipotesi dell’influenza del contesto socioculturale, oltre che di fattori inerenti la malattia, sui tassi di prevalenza dei disturbi da uso di sostanze in comorbidità tra gli utenti dei servizi psichiatrici”.
Tale variabilità riguarda anche la tipologia delle prestazioni offerte nelle tre macroaree geografiche: al Nord sono più frequentemente offerte le visite psichiatriche; al Centro gli accertamenti medico-legali, le valutazioni standardizzate, la psicoterapia, le consulenze, le attività riabilitative o psicoeducative, e le attività residenziali; al Sud i colloqui, la somministrazione di farmaci, le attività semi-residenziali nonché l’opzione nessun trattamento. Non esistono differenze geografiche nell’utilizzo dell’attività socio-assistenziale come prestazione per un problema di salute mentale.

Utenti e sostanze d’abuso
Dal punto di vista dei profili di utilizzo, il 41% del campione risulta essere dipendente da sostanze e il 54% presenta una sindrome d’abuso. La percentuale dei soggetti con poliabuso/polidipendenza (che cioè usano contemporaneamente almeno 3 sostanze, escluse caffeina e nicotina) è del 37%. L’alcool è la sostanza più utilizzata, in termini sia di uso che di abuso e dipendenza; più nello specifico, rispetto all’abuso, l’alcool (38.2%) è seguito da cannabinoidi (19.3%) e cocaina (10.1%); rispetto alla dipendenza, invece, sempre in ordine di prevalenza, da oppioidi (11.7%) e cannabinoidi (4.6%).

“Se vengono considerati i livelli meno gravi di compromissione, si osserva che l’uso occasionale è caratteristico dei Disturbi di Personalità” – commenta il professor Mariano Bassi – “mentre il più severo abuso vede pari probabilità per le Psicosi Schizofreniche ed i Disturbi di Personalità, enfatizzando i rischi correlati in termini di outcome negativo. Indicazioni provengono anche dalle sostanze d’elezione verso cui si orientano specifici sottogruppi diagnostici. I Disturbi di Personalità si distinguono per consumo di cocaina, ipnoinducenti/barbiturici e cannabinoidi, mentre le Psicosi Schizofreniche per consumo di cannabinoidi. Tali evidenze andrebbero utilizzate in termini di programmazione dei trattamenti dedicati a queste categorie di utenti”.

“L’associazione, nel 33% circa degli utenti, con un’anamnesi familiare positiva per disturbi psichiatrici e, nel 18.5%, per disturbi da uso di sostanze” – commenta il professor Alberto Siracusano – “rilancia il tema del rapporto tra suscettibilità genetica e fattori di rischio ambientali. Interventi preventivi mirati vedono probabilmente i beneficiari nella prole e nei congiunti dei soggetti affetti da Doppia Diagnosi per il sommarsi delle potenziali sensibilità di entrambi gli ordini di disturbi”.
“Il dato che solo circa 1/5 dei pazienti DD ha avuto problemi penali, in genere per reati contro il patrimonio” – spiega il professor Luigi Ferrannini – “fa avanzare l’ipotesi che la condizione di DD sia associata con un buon funzionamento cognitivo e sociale e che consenta di mantenere l’uso di sostanze senza andare incontro di frequente a problemi legali”.

Le sostanze d’abuso: alcool al Nord e al Centro, spinelli al Sud
Per quanto riguarda le sostanze d’abuso, l’analisi per macroaree geografiche indica ancora una volta che la disponibilità locale gioca un ruolo importante nella scelta della sostanza poi responsabile dell’abuso/dipendenza. Per gli utenti dei DSM del Nord e del Centro l’alcool è la sostanza principale di abuso, mentre per gli utenti del Sud sono i cannabinoidi a rappresentare la sostanza più abusata, seguiti dall’alcool e dalla cocaina. Per quanto riguarda la dipendenza, l’alcool ne risulta essere la causa principale su tutto il territorio italiano.
 

 

 






 
 
 
 

  



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