"Mi
sono sentito un po’ dottore, ma da grande voglio fare il camionista,
come il mio papà». Andrea ha 10 anni. Frequenta la quarta
elementare della scuola del paese, San Secondo di Pinerolo, pochi
chilometri da Torino. Vive da sempre nella sua cascina. Accanto ai
nonni, agli zii, alla mamma, alle due sorelline e, ovviamente, alla sua
pony («il mio animale della cascina preferito», dice con un
sorriso). Ma anche qui in campagna, dove la modernità non sempre è a
portata di mano, quello che è successo Andrea lo ricorderà sempre.
Erano le 4 di ieri quando la mamma lo ha svegliato. Una voce affannosa,
una insolita richiesta d’aiuto: «Andrea, corri presto. Corri, sono
nel bagno». Andrea è sceso dal letto, gli occhi ancora
impiastricciati dal sonno. Ha caracollato fino alla porta della toilette
e ha trovato la mamma che stava male, adagiata per terra. Forse ha
pensato al papà, in viaggio in Francia, a Parigi. «Non ricordo bene
- dice Andrea - solo che la mamma diceva il mio nome».
Quelle poche immagini confuse, però, rimarranno scolpite nella sua
memoria. Sono le immagini di quando ha aiutato la mamma a far nascere il
fratellino. Come un novello aiutante di un reparto di ostetricia, Andrea
ha seguito le istruzioni della madre in travaglio. Le ha dato una mano,
poi è corso in cucina e ha preso le forbici così come gli suggeriva la
mamma. Quindi è tornato indietro. È stata la madre a tagliare il cordone
ombelicale.
«Un parto perfettamente riuscito, senza alcuna conseguenza»,
racconterà qualche ora più tardi Marco Canestrelli, il medico
dell’ospedale «Edoardo Agnelli» di Pinerolo che ha accudito la
madre e il neonato dopo una prima visita effettuata da un collega.
«La signora era alla trentottesima settimana di gravidanza - spiega
il dottor Canestrelli - ma può succedere che una donna come la mamma
di Andrea, ancora giovane e al quarto figlio, abbia una soglia del
dolore molto alta». Per questo, nonostante la gravidanza inoltrata,
la signora forse non si era accorta di essere in «dirittura di arrivo».
«Il mio fratellino è bello - racconta Andrea, visibilmente
soddisfatto - ha un sacco di capelli neri in testa e sono orgoglioso
di averlo aiutato a incominciare la sua vita. Sono stato io il primo a
dargli il benevenuto». Peso tre chili e 400 grammi, perfettamente in
salute, al piccolo è stato dato il nome di Alberto, come il nonno. È
arrivato all’ospedale intorno alle 5 del mattino, avvolto in una
copertina, assieme alla madre e a un’amica che li accompagnava.
Ora la mamma è nel reparto di neonatologia dell’ospedale. Sta cambiando
il neonato. Poche parole, l’orgoglio nascosto dalla timidezza:
«Andrea è stato bravo, preciso. Non ha avuto nessun timore e tutto è
andato bene».
Nonostante la discrezione della signora, però, la notizia ha già fatto
il giro del paese. Il fiocco azzurro attaccato al cartello stradale al
bivio che porta alla cascina, d’altra parte, non lascia adito a dubbi.
«È una notizia stupenda, quel bambino è stato bravo e tempestivo -
dice Marisa Vignolo, la panettiera - Sicuramente faremo
qualcosa per festeggiare tutti insieme, non appena torneranno a casa. Un
premio speciale lo merita Andrea».
Anche il nonno è orgoglioso del nipotino. «Aspetteremo il
ritorno di mio figlio dalla Francia. Lo abbiamo già avvertito. Poi,
quando saremo tutti, ci siederemo intorno a una tavola e faremo una
grande festa».
Andrea, il piccolo aiuto ginecologo, invece sa già come festeggerà
l’evento: «Mi hanno detto non andrò a scuola fino a lunedì»
esclama entusiasta. Poi si allontana con la sua maglia celeste e i
bermuda blu fino al recinto della sua amatissima pony. Anche la piccola
cavallina è incinta: «Forse - dice Andrea - farò in tempo a
vedere anche la nascita dei suoi piccoli».