Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

Paura di volare


Anna Carderi - Psicologa - redazione@clicmedicina.it

Annal Carderi -  psicologa

Diffusa nel 10% della popolazione, solo in una minima percentuale di queste si presenta come fobia specifica direttamente annessa alla paura di cadere. Più spesso la fobia di volare è secondaria al panico e all’agorafobia ed è caratterizzata dalla paura di non sapere come gestire un attacco d’ansia o di panico, di sentirsi male e di aver bisogno di cure, di perdere il controllo delle proprie emozioni e dell’imbarazzo per la brutta figura davanti a sconosciuti.
L’aerofobia è molto diffusa sia tra chi è costretto a viaggiare spesso in aereo, sia tra chi non ha mai volato. L’insorgenza del disturbo può infatti risalire alle notizie riguardanti aerei precipitati, essere la conseguenza di esperienze di volo negative (turbolenze, mal tempo, etc) o dall’aver visto persone spaventate durante il volo. Motivazioni, queste, che non sussistono negli agorafobici.
Sia che si tratti di un disturbo primario sia secondario i sintomi sono quelli tipici dell’ansia: tensione muscolare, irrequietezza, palpitazioni e tachicardie, iperventilazione, senso di svenimento, alternanza di vampate di calore e brividi, sensazioni di soffocamento, nausee, vomito, sudorazione, irascibilità, pianto facile, derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi).
I sintomi si presentano in maniera più intensa prima dell’imbarco ed in alcune fasi particolari del volo vissute come “più problematiche” quali il decollo, l’atterraggio o in caso di turbolenze, temporali o forte vento. L’ansia può manifestarsi con diversi livelli di intensità, dal lieve disagio, sperimentato prima o durante il volo, all’ansia acuta, che impedisce di affrontarlo o lo rende un’esperienza terribile per l’individuo.
Simbolicamente parlando il volo e il precipitare sono il catalizzatore di altri timori latenti quali ad esempio il non essere in grado i affrontare altre/alte difficoltà. Ecco allora il senso di inadeguatezza e di inferiorità che immobilizza e blocca chi ne è posseduto.
Spesso i timori dell’aerofobico sono così pregnanti da essere innescati dal minimo rumore. L’ipervigilanza dell’aerofobico è infatti tale da focalizzarsi su ogni piccolo ed impercettibile rumore il quale viene interpretato come segnale che qualcosa non va, come la prova che il controllo che vorrebbe avere sul volo e, in definitiva, su se stesso, si sta allentando. È questo il meccanismo alla base dello stato di ansia che viene a determinarsi.
I trattamenti più efficaci sono quelli che abbinano i protocolli propri della terapia cognitivo-comportamentale e strategico breve quali la desensibilizzazione sistemica, il flodding immaginativo, la terapia implosiva alle tecniche di rilassamento e di training autogeno (vedi training autogeno).

 

 

 






 
 
 
 

  



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