Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 21/04/2008

 

L’abuso sessuale nella donna


Anna Carderi - Psicologa- redazione@clicmedicina.it

Annal Carderi -  psicologa

Se ne parla sempre più pressantemente, è l’Abuso sessuale, fenomeno che ogni giorno occupa uno spazio nella cronaca dei giornali. I dati dell’istituto nazionale di statistica rivelano che oltre il 55.4% delle donne tra i 14 e i 59 anni ha subito nel corso della vita almeno una molestia sessuale, un ricatto sessuale sul lavoro o una violenza tentata o consumata. Naturalmente tali dati non sono rappresentativi di tutta la popolazione femminile poiché si riferiscono solamente alle donne che hanno presentato denuncia o che si sono rivolti ad uno specialista. All’origine di una mancata denuncia spesso ci sono fattori come il senso di colpa, la vergogna, l’umiliazione, la paura di non essere creduta o di essere incolpata.
La violenza sessuale è classificata tra i reati che colpiscono la libertà personale.
Si ha violenza sessuale quando una persona viene costretta a compiere o subire atti sessuali mediante violenza, minacce o abuso di autorità, oppure approfittando del suo stato di inferiorità fisica o psichica, o ancora, quando il colpevole inganna la vittima della violenza sostituendosi a un’altra persona.
Numerosi sono gli studi che valutano il possibile ruolo di tale esperienza traumatica. Nelle vittime degli abusi sessuali si osserva una prevalenza di disturbo post-traumatico da stress, disturbi sessuali (vaginismo, dispaneuria, assenza di desideri sessuale, avversione sessuale), depressione maggiore, disturbo d’ansia e di disturbo alimentare superiore rispetto alle donne che hanno subito esperienze traumatiche non sessuali (incidente stradale, percosse, rapina, etc.).
Le conseguenze devastanti e destrutturati dell’abuso creano nella vittima un senso di frammentazione che mina la sua unicità bio-psico-fisica. L’esperienza traumatica di ordine sessuale dilaga nella mente dell’abusata e la nuova realtà assume connotazione sempre più destrutturate, confusive e instabili che la allontanano sempre di più dalla “vita” precedente all’abuso sessuale.
La possibilità di intervenire psicologicamente si presenta, allora, come un aspetto della assistenza e della presa in carico della vittima, che protegge, innanzitutto, la sua integrità psichica.
Nel trattamento della vittima di abuso sessuale, ogni persona va considerata come un caso a sé, avente la sua storia, i suoi problemi e le sue risorse. Spesso è consigliabile un intervento terapeutico di tipo binario: individuale e di gruppo.
Attraverso la terapia di gruppo si consente ai partecipanti di “condividere emotivamente” una problematica comune. Attraverso la condivisione esperienziale la vittima può rendersi conto che possiede ampie risorse indispensabili per l’autocomprensione, per modificare il concetto che ha di se (senso di colpa) e i suoi atteggiamenti, e per autodeterminarsi nelle sue azioni. Utili risultano pure le tecniche di psicodramma e di rilassamento. Per quanto riguarda il trattamento individuale la terapia più adatta sembra essere quella sistemico relazionale.
 

 






 
 
 
 

  



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