Le
principali sorgenti di rumore possono essere identificate nel traffico
stradale, ferroviario, aereo, nell'industria, nei cantieri, nella vita
domestica ecc.
Il traffico stradale è identificato come la principale causa di rumore
nei paesi industrializzati. Uno studio dell'Unione Europea ha
evidenziato che su circa 200 milioni di cittadini comunitari circa il
60% è esposto a emissioni sonore prodotte da traffico stradale superiori
a 55 dB (decibel), mentre il 39% sopporta livelli acustici pari a 60 dB,
intensità per le quali si determinano effetti negativi in vari apparati
del corpo umano. La sovraesposizione al rumore provoca problemi
particolarmente gravi alle persone, causando alterazioni fisiologiche
e/o patologiche che variano in funzione delle caratteristiche fisiche
del rumore e della risposta dei soggetti esposti.
Qualora l'esposizione sia temporanea, queste alterazioni possono
regredire. L'entità e la durata sono inoltre determinate in parte dalla
sensibilità individuale, dallo stile di vita e dalle condizioni
ambientali. In seguito ad esposizioni prolungate ad elevati livelli di
rumore si possono sviluppare effetti permanenti quali ad esempio
ipertensione o cardiopatia ischemica.
Mentre gli effetti sul sistema uditivo nell'ambiente di lavoro sono
facilmente riconducibili al rumore e sono identificati e denunciati dal
medico del lavoro competente, è da rilevare invece che i danni ad altri
organi e apparati (effetti extra-uditivi) causati da rumore sono di gran
lunga sottostimati, sia negli ambienti di lavoro che negli ambienti di
vita, persino da parte degli specialisti. I maggiori effetti
extra-uditivi si manifestano sull'apparato cardiovascolare (ad esempio
ipertensione arteriosa), sull'apparato digerente (variazioni della
secrezione gastrica), sul sistema nervoso centrale (ad esempio fatica
cronica), oltre che sui livelli di vigilanza e attenzione (riduzione),
solo per citare i più importanti e con maggiori conseguenze.
Mentre fino a qualche decennio fa le ricerche erano scarse e i risultati
incerti, oggi la letteratura scientifica documenta in maniera
inequivocabile che il rumore è in grado di determinare effetti su vari
organi e apparati, non solo sull'orecchio. Una recente rassegna
effettuata dal nostro gruppo, in corso di pubblicazione su Il Giornale
Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, ha analizzato i lavori
scientifici inerenti agli effetti extra-uditivi del rumore pubblicati
nell'ultimo decennio, oltre le ricerche effettuate dalla nostra Scuola.
Mentre viene valutato, ma sottostimato, l'effetto sinergico tra rumore e
sostanze ototossiche negli ambienti di lavoro, non viene neanche preso
in considerazione il fatto che anche negli ambienti di vita vi possa
essere una sinergia tra rumore e sostanze ototossiche presenti
nell'aria.
Critica è la situazione per quanto riguarda l'inquinamento acustico
urbano. In città, pur essendo l'intensità del rumore di gran lunga
inferiore a quella presente negli ambienti di lavoro, pur tuttavia si
verifica un effetto sinergico tra rumore, agenti chimici e agenti
ototossici, particolarmente dannoso in quanto, a differenza che nei
luoghi di lavoro (esposizione lavorativa circa 40 ore a settimana), la
popolazione generale non si può sottrarre all'esposizione. E in questa
vi sono anche soggetti molto più vulnerabili della popolazione in età
lavorativa, come bambini, anziani, malati, per i quali non è previsto
nemmeno il monitoraggio sanitario preventivo che si applica invece per i
lavoratori.
* Professore ordinario di Medicina del Lavoro
direttore della scuola di specializzazione
Università La Sapienza, Roma