Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

del 05/06/2008

 

I rumori che fanno male alla salute


clicMedicina - di Francesco Tomei * da Salute Repubblica.it del 29 maggio  redazione@clicmedicina.it

Le principali sorgenti di rumore possono essere identificate nel traffico stradale, ferroviario, aereo, nell'industria, nei cantieri, nella vita domestica ecc.

 

Il traffico stradale è identificato come la principale causa di rumore nei paesi industrializzati. Uno studio dell'Unione Europea ha evidenziato che su circa 200 milioni di cittadini comunitari circa il 60% è esposto a emissioni sonore prodotte da traffico stradale superiori a 55 dB (decibel), mentre il 39% sopporta livelli acustici pari a 60 dB, intensità per le quali si determinano effetti negativi in vari apparati del corpo umano. La sovraesposizione al rumore provoca problemi particolarmente gravi alle persone, causando alterazioni fisiologiche e/o patologiche che variano in funzione delle caratteristiche fisiche del rumore e della risposta dei soggetti esposti.


Qualora l'esposizione sia temporanea, queste alterazioni possono regredire. L'entità e la durata sono inoltre determinate in parte dalla sensibilità individuale, dallo stile di vita e dalle condizioni ambientali. In seguito ad esposizioni prolungate ad elevati livelli di rumore si possono sviluppare effetti permanenti quali ad esempio ipertensione o cardiopatia ischemica.
Mentre gli effetti sul sistema uditivo nell'ambiente di lavoro sono facilmente riconducibili al rumore e sono identificati e denunciati dal medico del lavoro competente, è da rilevare invece che i danni ad altri organi e apparati (effetti extra-uditivi) causati da rumore sono di gran lunga sottostimati, sia negli ambienti di lavoro che negli ambienti di vita, persino da parte degli specialisti. I maggiori effetti extra-uditivi si manifestano sull'apparato cardiovascolare (ad esempio ipertensione arteriosa), sull'apparato digerente (variazioni della secrezione gastrica), sul sistema nervoso centrale (ad esempio fatica cronica), oltre che sui livelli di vigilanza e attenzione (riduzione), solo per citare i più importanti e con maggiori conseguenze.


Mentre fino a qualche decennio fa le ricerche erano scarse e i risultati incerti, oggi la letteratura scientifica documenta in maniera inequivocabile che il rumore è in grado di determinare effetti su vari organi e apparati, non solo sull'orecchio. Una recente rassegna effettuata dal nostro gruppo, in corso di pubblicazione su Il Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, ha analizzato i lavori scientifici inerenti agli effetti extra-uditivi del rumore pubblicati nell'ultimo decennio, oltre le ricerche effettuate dalla nostra Scuola. Mentre viene valutato, ma sottostimato, l'effetto sinergico tra rumore e sostanze ototossiche negli ambienti di lavoro, non viene neanche preso in considerazione il fatto che anche negli ambienti di vita vi possa essere una sinergia tra rumore e sostanze ototossiche presenti nell'aria.


Critica è la situazione per quanto riguarda l'inquinamento acustico urbano. In città, pur essendo l'intensità del rumore di gran lunga inferiore a quella presente negli ambienti di lavoro, pur tuttavia si verifica un effetto sinergico tra rumore, agenti chimici e agenti ototossici, particolarmente dannoso in quanto, a differenza che nei luoghi di lavoro (esposizione lavorativa circa 40 ore a settimana), la popolazione generale non si può sottrarre all'esposizione. E in questa vi sono anche soggetti molto più vulnerabili della popolazione in età lavorativa, come bambini, anziani, malati, per i quali non è previsto nemmeno il monitoraggio sanitario preventivo che si applica invece per i lavoratori.

 


* Professore ordinario di Medicina del Lavoro
direttore della scuola di specializzazione
Università La Sapienza, Roma


 

 






 
 
 
 

  



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