Ha 30 anni, gravi problemi psichici, e la colpa della vita rovinata sono
le normali vaccinazioni antidifterica e antitetanica che fece quando
aveva pochi mesi di vita, nel 1974.
Che siano stati i vaccini la causa di tutto i genitori di una giovane
donna savonese non l’hanno mai dubitato, ma ci sono voluti quasi trent’anni
perchè un’apposita commissione medica confermasse, nel 2003, quanto già
certificato da un’altra commissione nel 1987. Ovvero: “che è affetta
da encefalia post vaccinica con grave ipoevolutismo psichico”.
Per questo ora la famiglia ha fatto causa all’Asl savonese, ai due
pediatri che all’epoca la seguirono (tra l’altro nomi notissimi della
pediatria ligure e savonese) e all’istituto Gaslini di Genova, dove la
bimba fu ricoverata dopo i primi malori successivi alla vaccinazione.
Lo scopo dell’azione legale è accertare le responsabilità civili e
chiedere un adeguato risarcimento danni. Ma dietro questo braccio di
ferro si combatte anche un’altra battaglia: quella sull’utilità e gli
effetti delle vaccinazioni, una battaglia che proprio a Savona negli
ultimi anni ha visto radicarsi correnti di pensiero contrastanti, alcune
divenute persino associazioni e convinte dell’inutilità dei vaccini.
Di fatto quello della famiglia savonese è stato un calvario anche di
attese oltre che di dolore e sofferenza. Correva il 1973 quando la bimba
fu sottoposta alla vaccinazione obbligatoria e qualche ora dopo iniziò a
manifestare convulsioni e iperpiressia. Era l’inizio di un incubo. Fu
ricoverata prima all’ospedale di Savona e poi al Gaslini di Genova. Dal
San Paolo uscì con una diagnosi che parlava di encefalite ed enterite,
al Gaslini parlarono solo di encefalite. Erano diagnosi poco
approfondite perché in quegli anni sulle conseguenze di certi
vaccinazioni non c’erano ancora studi e ricerche specifiche.
«In base alle conoscenze scientifiche dell’epoca non era ancora
possibile ricondurre la patologia riscontrata nella paziente
all’inoculazione del vaccino» ha infatti scritto il legale che
assiste i genitori, l’avvocato Cinzia Borgna, nell’azione civile
che ha dato il la alla causa.
Ci vollero ben tredici anni (1987) perché i medici di un’apposita
commissione ammettessero la riconducibilità dell’encefalite al vaccino.
Ancora undici anni dopo (1998), però, altri medici di una seconda
commissione specialistica tornarono a mettere in dubbio questa tesi e
così la partita della responsabilità tornò in discussione.
Poi finalmente nel 2003 la diagnosi espressa nel 1987 fu definitivamente
confermata dopo il ricorso del padre della donna: “colpa del
vaccino”.
Da qui la causa in tribunale che proprio in queste ore dovrà essere
sciolta dal giudice Lorena Canaparo. Toccherà al giudice
stabilire se le richiese risarcimentali della famiglia sono fondate e in
che termini. La difesa di medici e ospedali di Savona e Genova, oltre
che sulla mancanza di responsabilità, punta sulla prescrizione:
nonostante le lungaggini delle varie commissioni, sarebbero passati
troppi anni per avanzare richieste. Ma la sentenza è attesa anche perché
potrebbe fare giurisprudenza e divenire un precedente per altri casi
simili.