Firmato nei giorni scorsi l’accordo di licenza esclusiva che consentirà
a La Sapienza di mantenere la proprietà intellettuale del brevetto e
alla Amsterdam Molecular Therapeutics (AMT), leader nelle biotecnologie
nel campo della terapia genica, di acquisire il know-how della ricerca
di base destinando, così, tutte le risorse allo sviluppo industriale
fino alla commercializzazione.
“Sono doppiamente soddisfatta per questo accordo – ha dichiarato
la Prof.ssa Irene Bozzoni, del Dipartimento di Genetica e
Biologia Molecolare de La Sapienza - da una parte perché esso
permette di dare slancio ad una iniziativa d’interesse sociale per lo
sviluppo della quale era indispensabile trovare un interlocutore
industriale, dall’altra perché questi risultati sono il coronamento di
molti anni di ricerca dedicata a scoprire i meccanismi di base del
funzionamento dell’RNA; proprio grazie a questi studi siamo riusciti a
trovare una soluzione per la cura di una patologia molto grave”.
La nuova tecnica si basa sulla possibilità di curare la distrofia
muscolare di Duchenne, malattia genetica determinata da alterazioni del
gene che codifica per una proteina strutturale del muscolo (la
distrofina), non modificando il DNA bensì l’RNA trascritto dal gene
mutato. Grazie all’uso di molecole “antisenso”, il gruppo della Prof.ssa
Bozzoni è riuscito ad escludere dall’RNA la porzione mutata e a
ripristinare la sintesi della proteina mancante. Tali studi, che sono
stati finanziati negli anni dalla Fondazione Telethon e da Parent
Project, hanno dimostrato efficacia terapeutica sul modello animale del
topo distrofico.
“Per il buon esito dell’accordo è stato essenziale l’apporto sia di
Sapienza Innovazione e dell’Incubatore per le Bio-Scienze che hanno
coordinato le fasi contrattuali con AMT, sia dell’Associazione dei
bambini affetti da Duchenne, che ha seguito e incoraggiato ogni passo
del progetto di sviluppo.” - aggiunge la Prof.ssa Bozzoni.
Il contratto siglato nei giorni scorsi rappresenta un importante
riconoscimento per la ricerca italiana nelle biotecnologie e per
l’ateneo romano che, con la creazione del Consorzio Sapienza
Innovazione, ha deciso di rafforzare i rapporti tra la ricerca e il
mondo imprenditoriale e che ha già portato a rilevanti risultati
applicativi. Il risultato ottenuto dall’equipe di Irene Bozzoni per la
Duchenne consente all’Università italiana di posizionarsi, in questo
ambito, tra i primi posti a livello europeo, secondi solo all’Olanda.
“Sono molto soddisfatto”- afferma Stephen Trueman il Direttore di
Sapienza Innovazione - “perché questo risultato rappresenta il
conseguimento di uno dei principali obiettivi per i quali Sapienza
Innovazione si è costituita, ovvero la valorizzazione dei risultati
della Ricerca. Si tratta, infatti di un segnale concreto che indica la
possibilità per altri gruppi di Ricerca di eccellenza, di intraprendere
attività di licensing che permettono di ottenere quel ritorno su
investimenti di cui la ricerca ha bisogno.”
L’accordo, nato da un intenso lavoro durato quasi un anno, ha visto
impegnati sul fronte italiano l’R.T.I. (Raggruppamento Temporaneo di
Imprese) costituito da Eurogroup Consulting, Fondazione EBRI e Lay Line
Genomics S.p.A. nell’ambito del progetto INCUBATORE PER LE BIO-SCIENZE,
finanziato dalla Sovvenzione Globale della Regione Lazio (Misure D3 D4,
POR Lazio Ob. 3 - FSE 2000-2006).
“Sono molto contenta di avere potuto dare il mio contributo a questa
operazione di trasferimento tecnologico che potrebbe portare in tempi
rapidi al conseguimento di una terapia genica della DMD. Dopo tanti
risultati ottenuti presso i laboratori della prof.ssa Bozzoni, era
necessario dare un impulso industriale al progetto della DMD ed è in
questo contesto che posso dire, con soddisfazione, siamo riusciti a
realizzare un virtuoso esempio di collaborazione tra mondo accademico ed
industria.” Prosegue Roberta Gioia, coordinatore, per il
progetto della prof.ssa Bozzoni, dell’Incubatore per le Bio-Scienze.
L’exon skipping rappresenta una delle tecniche più promettenti del
momento e sulla quale si stanno impegnando diversi gruppi di ricerca nel
mondo. In Italia Parent Project è tra i finanziatori degli studi della
Prof.ssa Bozzoni dal 2003, in particolare nella fase pre-clinica della
ricerca, ovvero la sperimentazione effettuata sul topo mdx come modello
animale per la distrofia di Duchenne. L'impegno dell’associazione è ora
quello di favorire l’avvio di un trial clinico anche in Italia.
“Questo per le malattie rare è un momento storico, - ha
dichiarato Filippo Buccella, presidente dell’associazione di
genitori che combatte contro la distrofia muscolare di Duchenne e Becker
- la ricerca di base per le malattie rare è costosissima e quando si
ottiene faticosamente un risultato si scopre che per poter sviluppare un
farmaco i costi saranno anche dieci volte superiori, è un ostacolo
insormontabile per chiunque. Essere riusciti a stimolare l’appetito di
una industria per un prodotto destinato a poche migliaia di persone nel
mondo è per noi un grande successo.” – ha concluso Buccella
La Distrofia Muscolare di Duchenne e Becker è una malattia rara, la
forma più grave delle distrofie muscolari, che colpisce 1 su 3.500
maschi nati vivi. Si stima che in Italia ci siano 5.000 persone affette
dalla patologia. Attualmente non esiste una cura specifica, ma un
trattamento da parte di una equipe multidisciplinare che ha permesso di
migliorare le condizioni generali e raddoppiare le aspettative di vita.
Parent Project Onlus, nasce nel 1996 per sconfiggere questa grave
distrofia muscolare promuovendo e finanziando la ricerca scientifica. In
questi anni ha contribuito, con oltre 1.500.000 euro di investimenti, al
finanziamento di più di 50 progetti specifici. Altro obiettivo primario
dell’associazione è la formazione e il sostegno, per le famiglie
coinvolte dalla malattia. Dal 2002, grazie al Centro Ascolto Duchenne,
finanziato dall’ISMA (Istituti Santa Maria in Aquiro di Roma), è attivo
un servizio gratuito che fornisce informazioni del quale possono
beneficiare, oltre alle famiglie, tutti gli specialisti interessati
all’approfondimento. Il CAD ha aperto una sede regionale in Lombardia,
grazie al contributo della Fondazione Peppino Vismara e nelle Marche,
grazie al finanziamento della Regione Marche. Nel 2008 apriranno due
nuove sedi in Sicilia e in Calabria con il finanziamento di un progetto
di Promozione Sociale.
Exon Skipping: una terapia genica per la DMD
Nell’ottica di una terapia genica per la DMD, l’ostacolo piu’ importante
e’ rappresentato dalle enormi dimensioni del gene della distrofia: 2.4
Mb, il piu’ grande gene contenuto nel nostro DNA. Cio’ fa si che la
normale sostituzione genica non si presenta come un approccio possibile.
Nel corso degli anni, sono state ideate diverse strategie alternative
tra cui quella dell’exon skipping, una tecnica che mira ad eliminare il
“danno molecolare” modificando direttamente l’RNA messaggero che
codifica per la distrofina..
La terapia basata sull’exon skipping non può essere considerata una cura
vera e propria, piuttosto un modo per convertire la distrofia di
Duchenne in quella di Becker, ovvero un modo per ridurre la gravità
della distrofia. Quando una mutazione cambia il “reading frame”, ovvero
lo schema di lettura, del gene della distrofina non vi è più la
produzione della proteina funzionale e ciò causa l’insorgenza della DMD.
Il corretto schema di lettura del gene può essere ristabilito eliminando
direttamente uno o più esoni corrispondenti alla regione in cui è
presente la mutazione.
Questo processo di eliminazione viene effettuato usando dei corti
frammenti di RNA, chiamati antisenso, che si appaiano in zone specifiche
dell’RNA messaggero (in particolare alle giunzioni di splicing degli
esoni). Alla fine di questa “operazione molecolare”, la distrofina
prodotta sarà più corta del normale ma, se il pezzo eliminato non
corrisponde ad una regione cruciale, la proteina potrà ancora svolgere
la sua funzione muscolare. La versione corta presenta dei difetti, ma
sempre meglio mal funzionante che non funzionante. Insomma, il concetto
è di limitare i danni agendo direttamente sulla causa.
L’exon skipping rappresenta una delle tecniche più promettenti del
momento e sulla quale si stanno impegnando diversi gruppi di ricerca nel
mondo.
Il Team di Irene Bozzoni e Parent Project
Il gruppo di ricerca guidato da Irene Bozzoni, professoressa all’Universita’
di Roma “La Sapienza”, e’ da anni schierato in prima linea nella
battaglia contro la distrofia muscolare. I suoi studi sono basati
sull’utilizzo di vettori costruiti ad hoc per veicolare, all’interno
delle cellule muscolari, le molecole di RNA necessarie per l’exon
skipping. I primi importanti risultati sono arrivati nel 2002 e dal 2003
i progetti di Irene Bozzoni sono sostenuti da Parent Project onlus. In
particolare, dal 2003 ad oggi, l’associazione ha finanziato la fase
pre-clinica della ricerca, ovvero la sperimentazione effettuata sul topo
mdx come modello animale per la distrofia di Duchenne, e intende
fornire, per il prossimo futuro, i finanziamenti per le prove
tossicologiche e la sperimentazione clinica sull’uomo dell’exon skipping.
I primi risultati del gruppo di ricerca romano, pubblicati nel 2002
sulla rivista scientifica PNAS (Proceeding of the National Academy of
Sciences), sono stati ottenuti su colture di cellule muscolari (i
mioblasti) di un paziente DMD con una delezione degli esoni 48, 49 e 50.
Questa delezione causa un cambiamento dello schema di lettura del gene
della distrofina, cambiamento che puo’ essere annullato con
l’eliminazione dell’esone 51. Gli esperimenti sono stati condotti
introducendo nei mioblasti dei vettori retrovirali contenenti RNA
antisenso in grado di riconoscere le giunzioni di splicing specifiche ed
eliminare l’esone 51. Questa strategia ha dato risultati molto
interessanti: innanzitutto e’ stato dimostrato che le molecole di RNA
introdotte nelle cellule sono stabili e la loro azione e’ continuativa
nel tempo, secondo si è ottenuto il ripristino della produzione di
distrofina che, anche se più corta, e’ funzionante.
Visto l’efficacia della strategia messa a punto, lo studio e’ stato
esteso al modello animale per la DMD: il topo mdx. Questo topo ha una
mutazione puntiforme “non senso”, ovvero la formazione di un codone di
stop, nell’esone 23 del gene per la distrofina, con la conseguente
produzione di una distrofina non funzionale. In questo caso come
“navetta” di trasporto per gli RNA antisenso sono stati utilizzati
vettori Virali Adeno Associati (AAV): un tipo di vettore virale che, una
volta reso inoffensivo, viene molto usato in terapia genica. La
somministrazione locale (per via intramuscolare) o in tutto il corpo
(per via sistemica, mediante la vena nella coda del topo) ha dato
risultati molto positivi che sono stati pubblicati su PNAS nel 2006. Le
analisi molecolari hanno dimostrato la presenza di alti livelli di RNA
antisenso nei muscoli del topo, i quali hanno indotto l’exon skipping
dell’esone 23 determinando la produzione di distrofina e, soprattutto,
il recupero della funzionalità muscolare L’introduzione di virus AAV per
via sistemica ha permesso di ottenere un’efficiente trasporto degli RNA
in tutti i distretti muscolari, inclusi il cuore e il diaframma che
rappresentano i tessuti più importanti per il trattamento terapeutico
dei malati DMD.
La possibilità di usare il sistema AAV e’ un punto molto importante,
questi vettori hanno il vantaggio di non provocare ne’ infiammazione ne’
risposta immunitaria e di essere molto efficienti e stabili. Successivi
esperimenti effettuati sui topi mdx hanno mostrato che gli RNA antisenso
rimangono funzionali fino a 18 mesi dopo l’iniezione, per non parlare
del fatto che altri tipi di esperimenti di terapia genica hanno
dimostrato che, nelle scimmie, i geni veicolati mediante AAV rimangono
espressi per oltre 6 anni.
Ad oggi, nel mondo, sono in corso ben 28 trial clinici con AAV con dati
positivi circa la loro efficacia. La strategia di exon skipping mediante
l’utilizzo di AAV è quindi assai promettente ai fini di una possibile
terapia genica della DMD nell’uomo. L’aspetto piu’ entusiasmante di
questa tecnica e’ proprio l’efficacia a lungo termine. A differenza
degli approcci terapeutici di exon skipping basati sugli AON (oligonucleotidi
antisenso) portati avanti dagli olandesi e dagli inglesi, per i quali la
somministrazione delle molecole antisenso avviene quotidianamente per
tutto il periodo di trattamento, la strategia italiana lascia sperare
per una possibile terapia basata su di un trattamento che viene ripetuto
solo ogni 5-6 anni.
L'impegno di Parent Project è ora quello di seguire le fasi che
potrebbero portare ad un trial clinico di exon skipping anche in Italia.
Il percorso per accedere alla sperimentazione sull’uomo prevede
ulteriori fasi di sperimentazione pre-clinica per ottimizzare
l’efficacia dei vettori virali e delle molecole da utilizzare per
ottenere lo skipping di diversi esoni della distrofina e per verificare
la tossicità di questo trattamento. In particolare, il gruppo di ricerca
guidato da Irene Bozzoni sta ora testando diverse molecole di RNA
antisenso per lo skipping dell’esone 51 e analizzando la possibilita’ di
ideare nuove molecole per lo skipping di esoni diversi, l’obiettivo
finale e’ di progettare una terapia che possa essere utilizzata per
diversi profili genetici e quindi per un numero maggiore di pazienti DMD.
Parallelamente a quest’attività prettamente sperimentale se ne
affiancherà un’altra mirata alla preparazione della documentazione
necessaria da sottoporre alle autorità competenti. Questa fase prevede
la preparazione di protocolli da sottomettere all’Istituto Superiore di
Sanità, e successivamente all’EMEA (Agenzia Europea per la Valutazione
dei Medicinali), per la richiesta di autorizzazione alla sperimentazione
clinica e per la registrazione del farmaco.
I costi per un percorso pre-clinico del genere sono molto elevati: circa
1 milione e 500mila Euro. Una cifra che rappresenta la possibilità di
avviare un nuovo trial clinico italiano per la Duchenne, che andrà ad
affiancare le altre sperimentazioni in via di sviluppo nel resto del
mondo.