Endoglina è il nome del nuovo biomarcatore scoperto nel sangue dei
soggetti con tumore della prostata. Nulla a che vedere con il PSA. Si
tratta infatti di un marcatore che prevede con accuratezza la diffusione
del tumore al di fuori della propria sede originaria. È quanto sostiene
un gruppo di ricercatori americani dell'università del Texas in un
articolo su Clinical Cancer Research. Dunque una ulteriore indicazione
per il chirurgo che potrà praticare una chirurgia più radicale anche
quando, in presenza di un carcinoma localizzato, Risonanza e Tac abbiano
escluso la presenza di metastasi ai linfonodi pelvici (iliaci e
otturatori).
"Per il carcinoma della prostata", ha detto l'autore dello studio
Shahrokh F. Shariat, "esistono dei limiti nel classificare il
rischio in questi pazienti prima di un intervento. Attualmente
utilizziamo l'antigene prostatico specifico, il Gleason e l'esplorazione
rettale, ma il valore predittivo di questi tre elementi è insufficiente
per la previsione della diffusione del cancro. Per questo ci sembra
importante l'utilizzo della endoglina".
Lo studio è stato condotto su 425 pazienti con tumore prostatico
localizzato e sottoposti a prostatectomia radicale e linfadenomectomia
pelvica. I ricercatori hanno misurato i livelli plasmatici di endoglina
con un semplice metodo attualmente in commercio (metodo Elisa) e hanno
osservato che livelli plasmatici più elevati di questa sostanza erano
associati ad un aumentato rischio di localizzazione del tumore a livello
dei linfonodi. In particolare è stato accertato che per l'aumento di 1
ng/ml di plasma di endoglina il rischio di diffusione del cancro ai
linfonodi era aumentato del 17%. Poi hanno correlato l'endoglina ai
valori predittivi già esistenti come PSA e Glaeson, caratterizzato da un
punteggio da 2 a 10 (scala di Glaeson). In questi casi la percentuale di
precisione nel predire la presenza di metastasi ai linfonodi era salita
dal 89,4 al 97,8% con endoglina.
"Un' "arma" in più", commenta Giorgio Carmignani,
presidente della Fondazione LUNA, l'anima scientifica degli urologi
Italiani, "di cui il chirurgo dovrà servirsi per asportare i
linfonodi sospetti ma da utilizzare soprattutto come strumento per
scegliere, in caso di valori bassi, di risparmiare i linfonodi, evitando
così fastidiose complicazioni. Si spera che in futuro questo marker
possa essere utilizzato anche nel follow up dei soggetti operati".
Infine, l'endoglina si è dimostrata una "spia" nei tumori di colon e
seno. E sembra essere un elemento importante nella diagnosi precoce
della preeclampasia (ipertensione in gravidanza con proteinuria, dopo la
20.ma settimana) che può risultare fatale proprio per la gestante.
Identificare questi soggetti a rischio per cogliere la malattia
all'esordio e trattarla con tempestività significa scongiurare gravi
conseguenze. Tra i fattori predisponenti noti o ipotizzati della
preeclampasia: l'età avanzata della gestante, primiparità, familiarità,
nefropatie, ovaio policistico, asma, obesità. Da poco tempo sono state
individuate alterazioni immunologiche e coagulatorie e squilibri di
sostanze circolanti, quali proteine proangiogeniche, come la endoglina,
secreta dalle cellule endoteliale, soprattutto di vasi neoformati.