Dal 2° Hot Topics sul tumore della prostata organizzato dalla Clinica
Urologica di Genova, diretta dal prof Giorgio Carmignani, gli ultimi
progressi della ricerca clinica per la diagnosi precoce, prognosi ,
nuovi farmaci per le forme avanzate e con metastasi e innovative
metodiche mediche e chirurgiche per curare il tumore alla prostata (adenocarcinoma)
che esordisce in modo subdolo senza sintomi finché non raggiunge uno
stadio avanzato e colpisce in Italia circa il 35 % degli uomini over 50
con 43 mila nuovi casi l’anno ponendosi primo in classifica per diagnosi
e incidenza .
“Si tratta di un problema primario di salute pubblica in
preoccupante aumento“ dice il professor Giorgio Carmignani, “nel mondo
ne sono affetti oltre 500 mila uomini e recenti stime indicano che entro
2015 il tumore alla prostata sarà la neoplasia più frequente nella
popolazione maschile. Le cause della malattia restano ancora
misconosciute, anche se esiste una predisposizione genetica ereditaria
per cui il tumore prostatico può manifestarsi in più persone della
stessa famiglia. Fondamentale quindi scoprirlo prima di una
sintomatologia già indice di malattia, agendo d'anticipo. Prima si
interviene e più aumentano le possibilità di guarigione. Le opzioni
terapeutiche sono varie: l'intervento chirurgico con l’asportazione
radicale della prostata, la radioterapia esterna, la brachiterapia
interstiziale, la terapia farmacologica ormonale e, infine, la “watchful
waiting”, l’attesa vigile, con controlli periodici. La scelta del
trattamento dipende dallo stadio del tumore (circoscritto alla prostata
o già diffuso) e dalla sua invasività.” “Agire d’anticipo” continua il
professor Giorgio Carmignani, “significa soprattutto diagnosi precoce -
le novità in questo campo sono l’ analisi dei polimorfismi genetici (RNASEL
e ELAC2 - i due geni responsabili) un esame genetico, basato su un
prelievo ematico che individua le persone ad alto rischio di tumore, la
proteomica per scoprire precocemente particolari proteine presenti nel
siero, plasma, secreto prostatico o in un tessuto coinvolte nella
neoplasia e innovative metodiche di imaging - la spettroscopia di
Risonanza Magnetica in grado di distinguere il tessuto prostatico
normale o ipertrofico da quello maligno".
"La Chirurgia I progressi anestesiologici e chirurgici spiega il il
prof Giorgio Carmignani consentono ora di operare con sicurezza anche
tumori avanzati o pazienti con altre comorbilità .Le scelte terapeutiche
per il trattamento del cancro della prostata dipendono dall’estensione
della malattia (stadio clinico) e dall’aspettativa di vita del paziente
(quindi dall’età e dalla presenza di comorbilità).
La prostatectomia
radicale è l’unico intervento in grado di curare e guarire il tumore
prostatico quando localizzato alla ghiandola prostatica. L’intervento,
che può essere eseguito per via retropubica o perineale con o senza
linfoadenectomia, comporta l’asportazione di tutto il contenuto della
loggia prostatica. In pazienti a basso rischio e con un tumore di
dimensioni ridotte e circoscritto si può effettuare nell'80% dei casi la
tecnica “nerve sparing” che preserva i nervi erettori conservando la
potenza sessuale. Alla chirurgia tradizionale si affianca sempre di più
quella laparoscopica che consente di asportare la prostata “senza tagli”
attraverso piccoli fori praticati nell’addome e microtelecamere che
guidano il bisturi e la chirurgia robotica evoluzione laparoscopica,
che grazie all’impiego di microstrumenti capaci di rotazioni a 360 gradi
e visori tridimensionali garantisce una precisione millimetrica “.
L’asportazione completa della prostata (prostatectomia radicale)
costituisce dunque una terapia ormai b en codificata in caso di
carcinoma prostatico allo stadio iniziale, ben localizzato all’interno
della ghiandola prostatica e senza estensione ai linfonodi pelvici, in
pazienti fino ai 70 anni di età.
“Fino a pochi anni fa, precisa il prof Giorgio Carmignani, l’intervento
era invece sconsigliato in caso di tumore prostatico localmente
avanzato, cioè esteso alla capsula prostatica o alle vescicole seminali
e/o con localizzazioni ai linfonodi pelvici.
Ancora, la prostatectomia radicale non veniva in genere praticata nei
pazienti di età superiore ai 70 anni.
Tali orientamenti stanno subendo una profonda revisione ed alcune
Scuole, tra le quali la nostra, ritengono al giorno d’oggi pienamente
giustificato ed anzi benefico un intervento chirurgico radicale anche in
caso di carcinoma prostatico localmente avanzato, con prolungamento
della sopravvivenza e della sopravvivenza libera da metastasi , senza
incidere sulla qualità della vita, nel senso che tale intervento, se
praticato in Centri con grande esperienza, presenta una percentuale di
complicanze e di sequele perfettamente sovrapponibile all’operazione
praticata con le indicazioni convenzionali.
In alcuni casi la chirurgia deve essere seguita da un approccio
terapeutico multimodale con ormonoterapia, radioterapia e talora
chemioterapia.
Tale argomento, ancora abbastanza controverso, verrà dibattuto nel corso
del Simposio Hot Topics 2008 organizzato dalla Clinica Urologica
dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino di Genova.
Nel corso dello stesso Convegno la Clinica Urologica porterà anche la
sua esperienza di interventi di prostatectomia radicale praticati anche
in pazienti oltre i 70 anni di età, con risultati perfettamente
sovrapponib ili a quelli effettuati in pazienti più giovani.
Il prolungamento della vita media ed i progressi nella medicina
preventiva nonché una maggiore attenzione allo stile di vita fanno sì
che oltre i 70 vi siano soggetti in ottime condizioni fisiche e che
possono affrontare un intervento anche abbastanza complesso senza
rischio aumentato rispetto ai pazienti, di età minore.
“Se il tumore è in fase avanzata e con metastasi dove non è più
praticabile una terapia multimodale”, precisa il Alchiede Simonato,
Professore Associato della Clinica Urologica Genova, “l'unica
possibilità terapeutica di prima linea è il blocco degli ormoni maschili
in paticolare del testosterone l'ormone responsabile della crescita del
tumore mediante specifici farmaci (analoghi agonisti dell'LH-RH, gli
antiandrogeni steroidei, ciproterone acetato, e non steroidei, flutamide,
nilutamide, bicalutamide).
Questi farmaci sono in grado rallentare o stabilizzare il tumore,
purtroppo però l’efficacia di questa terapia può essere limitata nel
tempo e la malattia può sviluppare una resistenza a questo trattamento.”
"Per i casi resistenti all’ormonoterapia, continua il prof Alchiede
Simonato, bisogna ricorrere ad una terapia di “seconda linea” che
utilizza la Chemioterapia". “Il carcinoma della prostata è storicamente sempre stato poco sensibile
alla chemioterapia. Però oggi la ricerca farmacologica e clinica ha
forse trovato nel docetaxel (Taxotere) un farmaco attivo nel trattamento
del carcinoma prostatico ormonoresistente. Il docetaxel nei primi studi
clinici si è dimostrato in grado di avere dei risultati positivi sul
carcinoma prostatico ormonoresistente anche se vengono registrati alcuni
effetti collaterali da sopportare, peraltro comuni a tutte le terapie
antitumorali. In questo momento la ricerca è rivolta a capire quali sono
i pazienti candidabili e in quale momento è più efficace iniziare la
terapia con questo farmaco”
“Oggi è possibile recuperera la funzione sessuale, dice il dott. Aldo
Franco De Rose, con l’aiuto dei farmaci, soprattutto quando è stata
adottata la tecnica nerve sparing. Ma anche per quelli affetti da tumore
prostatico localmente avanzato, che non ha consentito la tecnica nerve
sparing, esiste una speranza. Oltre alle punture intracavernose di
prostaglandine o all’impianto di protesi peniene, oggi si è visto quanto
utile siano utili trattamenti con gli inibitori delle fosfodiesterasi:
Cialis, Levitra e Viagra: Questi farmaci, pur non consentendo di
ottenere una erezione, permettono di ridurre la fibrosi postoperatoria
dovuta e di funzionare meglio con la puntura di proostaglandine E1
intracavernosa."
Dati Epidemiologici
Il tumore alla prostata che esordisce in modo subdolo senza sintomi
finché non raggiunge uno stadio avanzato . In Italia con 43 mila nuovi
casi l’anno e 9 mila decessi si pone primo in classifica per diagnosi e
incidenza , nel mondo ne sono affetti oltre 500 mila uomini e recenti
stime americane indicano che entro il 2015 sarà la neoplasia più
frequente nella popolazione maschile. Ora si può tracciare una sorta di
carta di identità del tumore e proporre una terapia personalizzata per
la singola neoplasia. Una terapia sempre più accurata che si avvale
attualmente di nuovi sofisticati esami diagnostici per la diagnosi
precoce, la prognosi, tradizionali e innovative metodiche mediche e
chirurgiche , nuovi farmaci per le forme avanzate