Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 15/02/2008

Nuove Speranze per la cura del carcinoma prostatico


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Dal 2° Hot Topics sul tumore della prostata organizzato dalla Clinica Urologica di Genova, diretta dal prof Giorgio Carmignani, gli ultimi progressi della ricerca clinica per la diagnosi precoce, prognosi , nuovi farmaci per le forme avanzate e con metastasi e innovative metodiche mediche e chirurgiche per curare il tumore alla prostata (adenocarcinoma) che esordisce in modo subdolo senza sintomi finché non raggiunge uno stadio avanzato e colpisce in Italia circa il 35 % degli uomini over 50 con 43 mila nuovi casi l’anno ponendosi primo in classifica per diagnosi e incidenza .

 

“Si tratta di un problema primario di salute pubblica in preoccupante aumento“ dice il professor Giorgio Carmignani, “nel mondo ne sono affetti oltre 500 mila uomini e recenti stime indicano che entro 2015 il tumore alla prostata sarà la neoplasia più frequente nella popolazione maschile. Le cause della malattia restano ancora misconosciute, anche se esiste una predisposizione genetica ereditaria per cui il tumore prostatico può manifestarsi in più persone della stessa famiglia. Fondamentale quindi scoprirlo prima di una sintomatologia già indice di malattia, agendo d'anticipo. Prima si interviene e più aumentano le possibilità di guarigione. Le opzioni terapeutiche sono varie: l'intervento chirurgico con l’asportazione radicale della prostata, la radioterapia esterna, la brachiterapia interstiziale, la terapia farmacologica ormonale e, infine, la “watchful waiting”, l’attesa vigile, con controlli periodici. La scelta del trattamento dipende dallo stadio del tumore (circoscritto alla prostata o già diffuso) e dalla sua invasività.” “Agire d’anticipo” continua il professor Giorgio Carmignani, “significa soprattutto diagnosi precoce - le novità in questo campo sono l’ analisi dei polimorfismi genetici (RNASEL e ELAC2 - i due geni responsabili) un esame genetico, basato su un prelievo ematico che individua le persone ad alto rischio di tumore, la proteomica per scoprire precocemente particolari proteine presenti nel siero, plasma, secreto prostatico o in un tessuto coinvolte nella neoplasia e innovative metodiche di imaging - la spettroscopia di Risonanza Magnetica in grado di distinguere il tessuto prostatico normale o ipertrofico da quello maligno".

"La Chirurgia I progressi anestesiologici e chirurgici spiega il il prof Giorgio Carmignani consentono ora di operare con sicurezza anche tumori avanzati o pazienti con altre comorbilità .Le scelte terapeutiche per il trattamento del cancro della prostata dipendono dall’estensione della malattia (stadio clinico) e dall’aspettativa di vita del paziente (quindi dall’età e dalla presenza di comorbilità).

 

La prostatectomia radicale è l’unico intervento in grado di curare e guarire il tumore prostatico quando localizzato alla ghiandola prostatica. L’intervento, che può essere eseguito per via retropubica o perineale con o senza linfoadenectomia, comporta l’asportazione di tutto il contenuto della loggia prostatica. In pazienti a basso rischio e con un tumore di dimensioni ridotte e circoscritto si può effettuare nell'80% dei casi la tecnica “nerve sparing” che preserva i nervi erettori conservando la potenza sessuale. Alla chirurgia tradizionale si affianca sempre di più quella laparoscopica che consente di asportare la prostata “senza tagli” attraverso piccoli fori praticati nell’addome e microtelecamere che guidano il bisturi e la chirurgia robotica evoluzione laparoscopica, che grazie all’impiego di microstrumenti capaci di rotazioni a 360 gradi e visori tridimensionali garantisce una precisione millimetrica “.


L’asportazione completa della prostata (prostatectomia radicale) costituisce dunque una terapia ormai b en codificata in caso di carcinoma prostatico allo stadio iniziale, ben localizzato all’interno della ghiandola prostatica e senza estensione ai linfonodi pelvici, in pazienti fino ai 70 anni di età.

“Fino a pochi anni fa, precisa il prof Giorgio Carmignani, l’intervento era invece sconsigliato in caso di tumore prostatico localmente avanzato, cioè esteso alla capsula prostatica o alle vescicole seminali e/o con localizzazioni ai linfonodi pelvici. Ancora, la prostatectomia radicale non veniva in genere praticata nei pazienti di età superiore ai 70 anni.


Tali orientamenti stanno subendo una profonda revisione ed alcune Scuole, tra le quali la nostra, ritengono al giorno d’oggi pienamente giustificato ed anzi benefico un intervento chirurgico radicale anche in caso di carcinoma prostatico localmente avanzato, con prolungamento della sopravvivenza e della sopravvivenza libera da metastasi , senza incidere sulla qualità della vita, nel senso che tale intervento, se praticato in Centri con grande esperienza, presenta una percentuale di complicanze e di sequele perfettamente sovrapponibile all’operazione praticata con le indicazioni convenzionali.


In alcuni casi la chirurgia deve essere seguita da un approccio terapeutico multimodale con ormonoterapia, radioterapia e talora chemioterapia. Tale argomento, ancora abbastanza controverso, verrà dibattuto nel corso del Simposio Hot Topics 2008 organizzato dalla Clinica Urologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino di Genova. Nel corso dello stesso Convegno la Clinica Urologica porterà anche la sua esperienza di interventi di prostatectomia radicale praticati anche in pazienti oltre i 70 anni di età, con risultati perfettamente sovrapponib ili a quelli effettuati in pazienti più giovani. Il prolungamento della vita media ed i progressi nella medicina preventiva nonché una maggiore attenzione allo stile di vita fanno sì che oltre i 70 vi siano soggetti in ottime condizioni fisiche e che possono affrontare un intervento anche abbastanza complesso senza rischio aumentato rispetto ai pazienti, di età minore.

“Se il tumore è in fase avanzata e con metastasi dove non è più praticabile una terapia multimodale”, precisa il Alchiede Simonato, Professore Associato della Clinica Urologica Genova, “l'unica possibilità terapeutica di prima linea è il blocco degli ormoni maschili in paticolare del testosterone l'ormone responsabile della crescita del tumore mediante specifici farmaci (analoghi agonisti dell'LH-RH, gli antiandrogeni steroidei, ciproterone acetato, e non steroidei, flutamide, nilutamide, bicalutamide). Questi farmaci sono in grado rallentare o stabilizzare il tumore, purtroppo però l’efficacia di questa terapia può essere limitata nel tempo e la malattia può sviluppare una resistenza a questo trattamento.”


"Per i casi resistenti all’ormonoterapia, continua il prof Alchiede Simonato, bisogna ricorrere ad una terapia di “seconda linea” che utilizza la Chemioterapia". “Il carcinoma della prostata è storicamente sempre stato poco sensibile alla chemioterapia. Però oggi la ricerca farmacologica e clinica ha forse trovato nel docetaxel (Taxotere) un farmaco attivo nel trattamento del carcinoma prostatico ormonoresistente. Il docetaxel nei primi studi clinici si è dimostrato in grado di avere dei risultati positivi sul carcinoma prostatico ormonoresistente anche se vengono registrati alcuni effetti collaterali da sopportare, peraltro comuni a tutte le terapie antitumorali. In questo momento la ricerca è rivolta a capire quali sono i pazienti candidabili e in quale momento è più efficace iniziare la terapia con questo farmaco”

“Oggi è possibile recuperera la funzione sessuale, dice il dott. Aldo Franco De Rose, con l’aiuto dei farmaci, soprattutto quando è stata adottata la tecnica nerve sparing. Ma anche per quelli affetti da tumore prostatico localmente avanzato, che non ha consentito la tecnica nerve sparing, esiste una speranza. Oltre alle punture intracavernose di prostaglandine o all’impianto di protesi peniene, oggi si è visto quanto utile siano utili trattamenti con gli inibitori delle fosfodiesterasi: Cialis, Levitra e Viagra: Questi farmaci, pur non consentendo di ottenere una erezione, permettono di ridurre la fibrosi postoperatoria dovuta e di funzionare meglio con la puntura di proostaglandine E1 intracavernosa."

Dati Epidemiologici
Il tumore alla prostata che esordisce in modo subdolo senza sintomi finché non raggiunge uno stadio avanzato . In Italia con 43 mila nuovi casi l’anno e 9 mila decessi si pone primo in classifica per diagnosi e incidenza , nel mondo ne sono affetti oltre 500 mila uomini e recenti stime americane indicano che entro il 2015 sarà la neoplasia più frequente nella popolazione maschile. Ora si può tracciare una sorta di carta di identità del tumore e proporre una terapia personalizzata per la singola neoplasia. Una terapia sempre più accurata che si avvale attualmente di nuovi sofisticati esami diagnostici per la diagnosi precoce, la prognosi, tradizionali e innovative metodiche mediche e chirurgiche , nuovi farmaci per le forme avanzate
 

 






 
 
 
 

  



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