Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 31/03/2008

 

Residenzialità psichiatrica: al Bit di Torino. Tecnici ed esperti a confronto


clicMedicina  - redazione@clicmedicina.it

Si è aperto al Bit di Torino il convegno “Tra comunità e casa: un percorso di guarigione in salute mentale”, organizzato dal Ministero della salute e dalla Regione Piemonte, dedicato al tema della residenzialità psichiatrica.


A trent’anni dall’approvazione della legge 180, che ha portato di fatto al superamento degli ospedali psichiatrici, la dimensione della residenzialità assume un ruolo fondamentale nel percorso di cura, determinando la conquista dell’autonomia e, pertanto, il diritto ad una vita inserita a pieno titolo nella comunità.


“Da sempre il Piemonte – afferma Caterina Corbascio, psichiatra e una delle organizzatrici del convegno – si distingue per l’ampia offerta di strutture residenziali psichiatriche. Sul territorio regionale sono presenti 71 comunità, di cui 48 private e 23 gestite direttamente dai Dipartimenti di salute mentale o in convenzione, per un totale di 1319 posti letto. Questo dato, che determina una percentuale pari a 3,05 posti letto ogni 10 mila abitanti, è superiore alla media nazionale, che si attesta sui 2,96 e a quello individuato dal Progetto obiettivo sulla tutela della salute mentale, pari a 1”.


Al 31 dicembre 2007 erano 1170 i pazienti inseriti in strutture residenziali, dei quali 1030 in comunità terapeutiche e 140 in comunità alloggio, queste ultime occupate da cinque persone al massimo.
“Uno degli aspetti sui quali è fondamentale lavorare – continua Corbascio – è quello dell’appropriatezza. Le residenze psichiatriche, infatti, non devono essere considerate per la vita o come alternativa alla carenza di abitazioni, ma vanno utilizzate per il periodo necessario a consentire al paziente il recupero dell’autonomia e delle capacità relazionali. I costi delle comunità, inoltre, rappresentano un quarto del budget a disposizione dei Dipartimenti di salute mentale (Dsm), pertanto devono servire come risposta ai reali bisogni”.


Le linee guida nazionali per la salute mentale, approvate recentemente dal Ministero della salute e presentate in occasione del convegno, individuano nella residenzialità e nella domiciliarità uno dei punti cardine nello sviluppo dei Dsm. Il superamento degli ospedali psichiatrici ha permesso e favorito la nascita di una serie di esperienze con caratteristiche disomogenee sul territorio nazionale che, oggi, “devono essere uniformate e integrate – conclude Corbascio – per creare procedure valide e condivise. Il gruppo regionale sulla salute mentale sta lavorando anche per il raggiungimento di questo obiettivo, favorendo tutte quelle esperienze, non soltanto orientate all’inclusione sociale dei pazienti psichiatrici, ma anche omogenee sul territorio”.


Il documento presentato dal Ministero e le indicazioni fornite dal Piano sociosanitario regionale 2007-2010 evidenziano, inoltre, come l’integrazione tra diversi enti e servizi, dalle Asl alle organizzazioni di volontariato, dalla comunità sociale alle istituzioni, sia la condizione necessaria alla realizzazione di progetti di prevenzione, cura e riabilitazione anche nell’ambito della salute mentale.
 

 






 
 
 
 

  



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