Si è aperto al Bit di Torino il convegno “Tra comunità e casa:
un percorso di guarigione in salute mentale”, organizzato dal
Ministero della salute e dalla Regione Piemonte, dedicato al tema della
residenzialità psichiatrica.
A trent’anni dall’approvazione della legge 180, che ha portato di fatto
al superamento degli ospedali psichiatrici, la dimensione della
residenzialità assume un ruolo fondamentale nel percorso di cura,
determinando la conquista dell’autonomia e, pertanto, il diritto ad una
vita inserita a pieno titolo nella comunità.
“Da sempre il Piemonte – afferma Caterina Corbascio,
psichiatra e una delle organizzatrici del convegno – si distingue per
l’ampia offerta di strutture residenziali psichiatriche. Sul territorio
regionale sono presenti 71 comunità, di cui 48 private e 23 gestite
direttamente dai Dipartimenti di salute mentale o in convenzione, per un
totale di 1319 posti letto. Questo dato, che determina una percentuale
pari a 3,05 posti letto ogni 10 mila abitanti, è superiore alla media
nazionale, che si attesta sui 2,96 e a quello individuato dal Progetto
obiettivo sulla tutela della salute mentale, pari a 1”.
Al 31 dicembre 2007 erano 1170 i pazienti inseriti in strutture
residenziali, dei quali 1030 in comunità terapeutiche e 140 in comunità
alloggio, queste ultime occupate da cinque persone al massimo.
“Uno degli aspetti sui quali è fondamentale lavorare – continua
Corbascio – è quello dell’appropriatezza. Le residenze psichiatriche,
infatti, non devono essere considerate per la vita o come alternativa
alla carenza di abitazioni, ma vanno utilizzate per il periodo
necessario a consentire al paziente il recupero dell’autonomia e delle
capacità relazionali. I costi delle comunità, inoltre, rappresentano un
quarto del budget a disposizione dei Dipartimenti di salute mentale (Dsm),
pertanto devono servire come risposta ai reali bisogni”.
Le linee guida nazionali per la salute mentale, approvate recentemente
dal Ministero della salute e presentate in occasione del convegno,
individuano nella residenzialità e nella domiciliarità uno dei punti
cardine nello sviluppo dei Dsm. Il superamento degli ospedali
psichiatrici ha permesso e favorito la nascita di una serie di
esperienze con caratteristiche disomogenee sul territorio nazionale che,
oggi, “devono essere uniformate e integrate – conclude Corbascio
– per creare procedure valide e condivise. Il gruppo regionale sulla
salute mentale sta lavorando anche per il raggiungimento di questo
obiettivo, favorendo tutte quelle esperienze, non soltanto orientate
all’inclusione sociale dei pazienti psichiatrici, ma anche omogenee sul
territorio”.
Il documento presentato dal Ministero e le indicazioni fornite dal Piano
sociosanitario regionale 2007-2010 evidenziano, inoltre, come
l’integrazione tra diversi enti e servizi, dalle Asl alle organizzazioni
di volontariato, dalla comunità sociale alle istituzioni, sia la
condizione necessaria alla realizzazione di progetti di prevenzione,
cura e riabilitazione anche nell’ambito della salute mentale.