Psoriasi, malattia che segna la pelle e ferisce la psiche. Una ferita
così profonda che, in alcune persone, soprattutto le donne, provoca
ansia e sintomi
depressivi. Una ferita spesso trascurata dai dermatologi.
La terapia dovrebbe essere applicata tenendo anche conto delle
ripercussioni psicologiche che
la malattia provoca in ciascun paziente e questo indipendentemente dalla
gravità della
malattia. E’ questa la nuova strada per la cura dei pazienti con
psoriasi indicata dallo Studio PSYCHAE ( Psoriasis: SurveY for the Control of Anxiety and dEpression)
–
studio italiano
condotto in 39 Università, realizzato con la collaborazione di Novartis
e con il patrocinio
dalla Società Italiana di Dermatologia medica,chirurgica,estetica e
delle Malattie Sessualmente.
Trasmesse (SIDeMaST) - presentato oggi a Roma.
Lo studio ha dimostrato che il 46 per cento dei pazienti, affetti nella
quasi totalità dei casi da
psoriasi volgare, presentava disagio psicologico e l’11 per cento dei
pazienti presentava una
vera e propria sofferenza psicopatologica. In entrambi i casi sono
risultate più colpite le
donne rispetto agli uomini: il 54 per cento delle donne presentava
disagio psicologico rispetto
al 40 per cento degli uomini; il 17 per cento delle donne manifestava
sofferenza
psicopatologica rispetto al 7 per cento degli uomini.
“Una conclusione importante è che il disagio psicologico che vive il
paziente non è correlato
con l’estensione della malattia sul corpo del malato: ci sono pazienti
con lesioni minime ma
visibili che, per motivi professionali o personali, soffrono
profondamente la loro malattia - afferma Alberto Caputo, Ricercatore di Scienze Relazionali in
Psichiatria all’Università di
Milano e Responsabile del Centro Studi Skin Deep di Milano, commentando
i risultati dello
studio - Il dermatologo, e anche questo emerge dallo studio, deve
valutare non solo
l’estensione e la gravità della malattia ma anche l’impatto psicologico
e quello
psicopatologico e cioè la presenza di sintomi ansiosi e depressivi.
Questo significa che può
essere applicato un trattamento più appropriato con i farmaci sistemici,
come la ciclosporina,
se il disagio psicologico è grande e l’estensione della malattia è
piccola. Allo stesso tempo, va
consigliato al paziente uno specialista dell’area psicologica.”
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“Dallo studio PSYCHAE – aggiunge Maria Laura Flori, Dirigente medico di
I livello,
responsabile della struttura semplice di Allergologia Dermatologica
dell’Azienda Ospedaliera
Universitaria di Siena – è emerso che i dermatologi tendono ad avere uno
stile di gestione in
cui prevale l’aspetto clinico e l’attenzione per gli aspetti
dermatologici e a trascurare l’impatto
psicologico della malattia. Lo studio che ha preso in esame i farmaci di
prima scelta per la
psoriasi ha evidenziato che, la terapia topica è la più frequentemente
utilizzata, ma i migliori
risultati si sono ottenuti con i farmaci sistemici ed in particolare con
ciclosporina che è
risultata la più attiva, garantendo la migliore compliance e i migliori
risultati anche dal
punto di vista delle ripercussioni psicologiche della malattia”.
“Il pianeta psoriasi è il pianeta dello stigma. E per chi soffre di
psoriasi diventa il pianeta del
disagio psicologico che, per molti, è l'anticamera dei sintomi
depressivi. Il pianeta psoriasi è,
purtroppo, molto affollato. Ogni cento italiani, quattro sono malati. In
pratica quasi tre
milioni di pazienti, tutti consapevoli, ma non per questo rassegnati,
che non guariranno mai”.
Parla Mara Maccarone Presidente dell'Associazione per la Difesa degli
Psoriasici (ADIPSO).
La conferenza stampa di presentazione dello studio Psychae avviene in
concomitanza con
l'apertura a Roma del Congresso Internazionale promosso da ADIPSO dal
titolo "Psoriasi,
problema medico e sociale. Confronto fra pazienti, medici, operatori
socio-sanitari e
politici".
“E’ il pianeta dello stigma – aggiunge Mara Maccarone - perché è radicata
la convinzione che
la psoriasi sia contagiosa. Sono anni che diciamo che non è vero,
portando ampie
dimostrazioni scientifiche. Il malato di psoriasi oggi è abbastanza
supportato per quanto
riguarda le terapie. Ci sono farmaci che consentono di controllare la
malattia e Centri in tutta
Italia cui i pazienti possono rivolgersi. Quello che decisamente manca è
la comprensione del
disagio psicologico e anche psicopatologico che il paziente vive, a
tutto discapito
dell'aderenza alla terapia. Spesso, ma vorrei dire quasi sempre, nelle
strutture di diagnosi e
cura questo aiuto non viene dato. La cura comincia dalla mente. Al
malato manca
l'approccio globale”.
Lo Studio PSYCHAE:
Lo studio ha preso avvio nel 2002 , è uno studio multicentrico
osservazionale che
ha coinvolto 39 Centri Universitari distribuiti su tutto il territorio
nazionale con l’obiettivo di
valutare l’impatto psicologico della psoriasi, la relazione con la
gravità della malattia, le
strategie di comportamento adottate dei malati nei confronti della
malattia e dei dermatologi
nel prendersi cura delle persone affette da psoriasi. Lo studio, della
durata di 12 mesi, è stato
condotto su 1580 pazienti, il 96% presentava psoriasi volgare, la forma
più comune di
psoriasi.
“Lo Studio PSYCHAE rappresenta una tappa importante nella ricerca
clinica nella psoriasi.
- aggiunge Maria Delia Colombo di Novartis – Quando lo studio è iniziato
l’approccio del
dermatologo al malato psoriasico era esclusivamente di tipo
“topografico”: la gravità della
malattia era legata solo all’estensione della lesione psoriasica.
Questo studio testimonia il forte impegno di Novartis nell’affiancare la
comunità scientifica
nella comune ricerca di soluzioni terapeutiche e strategie per
migliorare la cura dei pazienti
con psoriasi”.