Il virus dell’HPV è presente negli spermatozoi degli uomini infertili.
Non solo, può rivelarsi una delle cause dell’infertilità stessa. La
scoperta è dei ricercatori del Centro di Crioconservazione dei Gameti
dell’Azienda ospedaliera – Università di Padova, diretti dal professor
Carlo Foresta, che l’annunceranno nel corso del XXIII Convegno di
Medicina della Riproduzione in programma ad Abano terme - Padova (Teatro
Congressi Pietro d’Abano) dal 21 al 23 febbraio 2008.
L’HPV dunque come fattore causale dell’infertilità e del mancato
successo della fecondazione assistita: il Papilloma virus si rivela
elemento negativo per la fertilità perché altera le caratteristiche
degli spermatozoi e risulta pericoloso per la microiniezione degli
spermatozoi all’interno dell’ovocita. Le patologie maschili associate
all’infezione da Papilloma virus sono solo in parte documentate: è
conosciuta la correlazione con conditomi e verruche, tumori del pene,
dell’ano e dell’orofaringe ma non è noto il possibile ruolo che l’HPV
può avere nell’infertilità maschile. L’équipe padovana ha analizzato 50
campioni di liquidi seminali di pazienti infertili e ha trovato che nel
25% di questi è presente il Papilloma virus, localizzato direttamente
negli spermatozoi e nel loro Dna.
“Questo è preoccupante – spiega il prof. Foresta - perché è possibile
che, nei pazienti infertili per alterazione della motilità e delle
caratteristiche funzionali degli spermatozoi, il responsabile sia l’HPV
che altera le peculiarità degli spermatozoi stessi ed è causa di carente
fertilità. Di più: se questi spermatozoi venissero utilizzati per
tecniche di fecondazione in vitro potrebbero comportare il passaggio del
Dna virale nell’ovocita, con mancanza di sviluppo dell’embrione e quindi
fallimento della fecondazione stessa. Questi risultati sono importanti e
vanno estesi perché se si confermasse una così forte presenza di
Papilloma virus nella popolazione infertile e soprattutto una presenza
di HPV negli spermatozoi, la ricerca dell’HPV nel liquido seminale
dovrebbe diventare un’indagine di routine”.
HPV, IL PRESERVATIVO NON ANNULLA IL RISCHIO DI INFEZIONE
Nei maschi l'infezione da HPV è sovente presente dai 18 anni in poi e la
sua mancata neutralizzazione ne comporta la trasmissione a tutte le
persone non vaccinate. Nel sesso forte, a differenza della femmina, non
si dispone di un test preciso per valutare la presenza dell'HPV né
esiste un trattamento o una cura per eliminare il virus se non la
vaccinazione. I Papillomavirus HPV sono membri di una grande ed
eterogenea famiglia, le papovaviridae, comprendenti oltre 100 tipi
virali diversi, di cui circa 40 attaccano le mucose anogenitali. I virus
che infettano gli apparati genitali sono classificati in genotipi a
basso rischio oncogeno, che possono causare i condilomi e lesioni di
basso grado, ed in genotipi ad alto rischio oncogeno, che sono
responsabili del carcinoma cervicale e di altri tumori del tratto
anogenitale. Nello specifico, i tipi 6 ed 11 sono responsabili del 90%
dei casi di condilomatosi genitale ed i tipi 16 e 18 del 75% dei casi di
carcinoma della cervice uterina, del 70% delle lesioni cancerose del
collo dell'utero, del 70% dei casi di cancro della vulva e della vagina.
Poca attenzione è stata rivolta ad HPV nell'uomo, dove si riscontra la
presenza di questo agente patogeno nel tratto urogenitale in percentuali
paragonabili a quelle femminili. L'80% degli uomini sessualmente attivi
contrae l'infezione da HPV in qualche momento della propria vita,
solitamente dopo i primi rapporti sessuali. Entro i 18 anni, già il
50-60% degli uomini sessualmente attivi contrae questa infezione che,
nella maggioranza dei casi, non dà sintomi e si risolve spontaneamente.
Durante un rapporto sessuale in cui uno dei partner è infetto, il
contatto fisico a livello genitale-genitale, manuale-genitale o
orale-genitale, determina la trasmissione del virus. L'utilizzo del
preservativo, pertanto, riduce di molto la trasmissione dell'infezione,
ma non l'annulla. I rischi potenziali nell'uomo non sono completamente
studiati: l'HPV, infatti, è stato individuato nel sistema riproduttivo
maschile e nel liquido seminale, ma finora non era chiaro il suo ruolo
nell'infertilità maschile. La vaccinazione profilattica trova un'ampia
giustificazione nel trattamento delle giovani donne, prima dell'attività
sessuale, ma è fondamentale che ci si ponga anche il quesito se non sia
giusto considerare anche il giovane maschio per la vaccinazione
profilattica. Ciò assume un'importanza ancora maggiore dal momento che
l'infezione da HPV nell'uomo è frequentemente asintomatica e l'uomo
diventa un inconsapevole vettore di agente patogeno. Dei vaccini oggi
disponibili sul mercato ce n'è uno, il quadrivalente Gardasil che è
indicato nei bambini e negli adolescenti, nelle femmine e anche nei
maschi, di età compresa tra 9 e 15 anni, e sono in corso studi per
valutare l'efficacia dello stesso vaccino nella prevenzione dei
condilomi genitali e del cancro anale anche negli uomini tra 16 e 26
anni. Il vaccino è consigliato ai soggetti che non hanno ancora
contratto l'infezione e, quindi, giovani che non hanno ancora avuto
esperienze sessuali, per questo l'età è quella adolescenziale dei 12
anni.