Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 13/03/2008

 

Il farmaco che “fa meno male” per combattere l’osteoporosi


Aldo Franco De Rose - aldofrancoderose@clicmedicina.it

Le fratture da osteoporosi possono essere prevenute e curate con un nuovo farmaco. Si tratta dell’acido clodronico con lidocaina – principio attivo – del quale è stata dimostrata l’efficacia anti fratturativa. Studi internazionali, difatti, evidenziano che il clodronato riduce il rischio sia della prima frattura (prevenzione primaria) sia della seconda frattura (prevenzione secondaria) (1-2); inoltre ha la capacità di ridurre il dolore acuto e cronico da osteoporosi (effetto antalgico) (3-11).
Il farmaco ha un meccanismo d’azione sia anti riassorbitivi che anti infiammatorio e antalgico noto.
L’aggiunta di lidocaina al Difosfonal è stata effettuata per eliminare la dolorabilità anche nel sito di iniezione dopo e fino a due ore dalla somministrazione intramuscolo (
12) garantendo così aderenza e persistenza nel trattamento nel lungo periodo, elementi questi, imprenscidibili per la reale riduzione del rischio di frattura e del dolore. Il farmaco non è dispensato dal sistema sanitario nazionale e costa 19,80 € la confezione di 6 fiale per la durata di un mese e mezzo di terapia. Si pratica 1 fiala a settimana; gli effetti sul dolore sono rapidi e la prevenzione delle fratture è già evidente dal primo anno di terapia.


Bibliografia
1.McCloskey E:J Bone Miner Res 2004; 19(5):728-36 2.McCloskey E:J Bone Miner Res 2007; 22(1):135-41
3. Bonabello A: Pain 2001; 91:269-75 4. Bonabello A: Bone 2003; 33:567-74
5. Rovetta G : Drugs Exp Clin Res 2000; 26:25-30 6. Rovetta G : Drugs Exp Clin Res 2001; 27:77-81
7. Saviola G : G It Med Lav Erg 2000; 22:328-31 8. Rovetta G: Minerva Med 2003; 94: 353-7
9. Varenna M: J Rheumatol 2000; 27: 1477-83 10. Monteforte P: J Tissue React 2000; 22: 111-5
11. Dominguez LJ; Age Ageing 2005; 34: 633-36

12. Poli G: Eur J Drug Met Pharmacok. 2004;29(2):145-52

Osteoporosi: “ladra silenziosa”delle ossa
L’osteoporosi può essere paragonata ad un ladro che furtivamente sottrae tessuto osseo: questa seria e insidiosa malattia, che insorge principalmente con l’avanzare dell’età, attacca lo scheletro in maniera subdola, progredendo lentamente e inesorabilmente per decenni senza alcuna sintomatologia premonitrice fino a raggiungere livelli tali da facilitarne il cedimento strutturale, anche spontaneo. La pressoché totale assenza di dolore che accompagna questa patologia, per questo definita “epidemia silenziosa”, rende difficile una diagnosi precoce e molto comune è il suo manifestarsi improvviso quando la compromissione ossea è già tale da determinare uno stato di invalidità. Una perdita di statura dovuta a incurvamento, un dolore che si manifesta solitamente nel tratto dorsale e lombare della colonna vertebrale e aumenta nel corso della giornata, alleviandosi con il riposo (al contrario di quello provocato dall’artrosi, che si presenta al mattino e tende a diminuire con l’inizio dei movimenti), una frattura al polso o all’anca, punti scheletrici ricchi di tessuto osseo trabecolare “spugnoso”, sono chiari segnali che l’osteoporosi ha ormai raggiunto uno stato avanzato. La frattura al polso è in genere la prima a manifestarsi, ma le più drammatiche sono quelle vertebrali e femorali, che nella maggior parte dei casi portano a disabilità o invalidità e sono spesso associate ad un aumento della mortalità nei due anni successivi al loro verificarsi.

Osteoporosi , estrogeni ed età
Poiché gli estrogeni esercitano una funzione di controllo e regolazione sul processo di distruzione dell’osso, le persone maggiormente colpite dall’osteoporosi sono le donne in post-menopausa e quelle affette da altri disturbi ormonali (malattie tiroidee, iperfunzione delle paratiroidi, diabete mellito); tra le altre cause della patologia, che ha anche una componente ereditaria, ci sono l’artrite reumatoide e la prolungata immobilità, ad esempio conseguente a lunghe degenze, mentre dannosi all’osso possono risultare alcuni farmaci come quelli di tipo eparinico, gli antiepilettici, gli anticoagulanti e soprattutto i cortisonici.
Malgrado si tratti di una malattia che insorge principalmente con l’avanzare dell’età, la perdita di patrimonio minerale è irreversibile ed è dunque assolutamente necessaria una accurata prevenzione, fin da giovani. La prima regola è alimentare: bisogna seguire una dieta ricca di calcio, consumando quotidianamente latte, latticini e formaggi stagionati, soprattutto in età adolescenziale (quando le ossa non hanno ancora raggiunto il “picco di massa ossea”), nel periodo di post-menopausa e durante la gravidanza (in particolare nel caso di giovanissime mamme con età inferiore ai 20 anni, che devono costruire al tempo stesso il proprio scheletro, non ancora giunto alla maturità, e quello del feto). Le ossa sono infatti tessuti vivi costituiti in gran parte da sali di calcio e per rimanere in buona salute hanno bisogno del giusto apporto quotidiano di questo minerale: la sua carenza porta l’organismo a prelevarlo dalla fonte principale, lo scheletro, per assicurare molte funzioni vitali come la contrazione muscolare, la coagulazione del sangue e la conduzione degli impulsi nervosi. È anche opportuno evitare l’abuso di fumo e alcool, sostanze che possono causare danni a livello ovarico, provocando una diminuzione della sua funzionalità con una eventuale menopausa precoce, e direttamente all’osso.

Osteoporosi ed alimentazione
Ma un’alimentazione equilibrata, da sola, non basta a combattere l’osteopenia, ovvero la modesta riduzione della massa minerale ossea preludio dell’osteoporosi. Indispensabile è infatti la Vitamina D, che favorisce l’assorbimento intestinale del calcio e la mineralizzazione dell’osso: contenuta in quantità limitate in alcuni cibi come i pesci grassi, il tuorlo d’uovo, il fegato e gli alimenti “vitaminizzati”, si forma principalmente nella pelle per azione dei raggi ultravioletti. Si calcola quindi che un’ora al giorno all’aperto, con almeno viso e mani esposti alla luce solare, permette di accumulare l’80-100% del fabbisogno quotidiano di Vitamina D. Infine, per stimolare gli osteoblasti, cellule responsabili della neoformazione ossea, mantenere un buon tono muscolare e accrescere coordinazione e senso dell’equilibrio, è raccomandabile praticare una costante attività fisica, non necessariamente intensa ma caratterizzata piuttosto da sforzi intermittenti diversificati, ripetuti in piccole serie. Per cominciare, il miglior esercizio è quello di camminare per un’ora continuativa tre volte a settimana, sfruttando anche i benefici dell’aria aperta. E’ consigliata anche la “ginnastica dolce”, la bicicletta e soprattutto il ballo, piacevole momento di socializzazione che, oltre a mantenere in allenamento il corpo, consente di stare in compagnia, migliorando così l’umore.

L’osteoporosi in numeri
In Italia più di 8 donne su cento dichiarano di avere l’osteoporosi. Un dato Istat, questo, sicuramente sottostimato non solo perché si riferisce al 2000 (ultimo disponibile) ma anche perché, come ha dimostrato una recente indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, solo una donna su due affetta da osteoporosi sa di esserlo.
Stime recenti dicono che in Italia quasi quattro milioni di donne sono affette dall’osteoporosi che, nel nostro Paese, provoca circa 250mila fratture ogni anno e, in particolare, 80mila nuove fratture vertebrali, 40 mila di polso , 40mila di anca e 78mila di femore. Ma nel 2025 le donne con osteoporosi saranno quasi 4 milioni e 700 mila. E se rimarrà più o meno stabile la porzione di donne colpite tra i 40 e i 49 anni, aumenterà la percentuale di donne in tutte le altre fasce di età segno che, l’osteoporosi, interesserà sempre più donne e il suo aumento, dunque, non è legato solo all’allungamento della vita e quindi all’ampliamento dell’esercito delle donne in quarta età.
E’ bene che ogni donna sappia che dopo i 50 anni ha il 30-40 per cento in più di probabilità di rompersi vertebre, femore o anca anche solo prendendo in braccio un nipotino oppure scendendo dalla macchina.
In Italia l’osteoporosi e le fratture sono la causa primaria di disabilità, prima delle malattie cardio e cerebrovascolari, diabete, artriti, vista-udito e deficit cognitivi. Il 5 per cento delle persone con una frattura del femore muore in fase acuta, il 15-25 per cento dopo un anno dall’evento. Meno della metà dei pazienti torna, dopo un anno, a camminare autonomamente e nel 20 per cento dei casi l’abilità a camminare è persa completamente. Solo 30-40 pazienti su 100 riacquistano un’autonomia e una vita normali.
Nel mondo l’osteoporosi colpisce quasi 200milioni di donne. “L’osteoporosi colpisce quasi 10 volte in più che il cancro al seno” ha detto il professore Pierre Delmas, presidente della Fondazione Internazionale per l’osteoporosi in occasione del V Congresso europeo sulle osteoartriti organizzato a Roma dall’OMS ad ottobre 2005.
L’osteoporosi, insieme ad altre patologie croniche osteo-articolari, è stata messa al primo posto nelle priorità sanitarie dell’OMS per la decade 2000-2010.
In Europa è colpito il 34 per cento della popolazione e il 55 per cento ha subito almeno una frattura vertebrale, il 45 per cento più di una, ma nei due terzi dei casi questo tipo di frattura non viene diagnosticata.
In Italia le giornate di ricovero ospedaliero per fratture da osteoporosi senile sono superiori a quelle per patologie quali il diabete e l’infarto. Ma raramente le fratture da osteoporosi senile vengono diagnosticate come tali e quasi mai viene instaurata la corretta terapia medica.

 

 






 
 
 
 

  



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