Le fratture da osteoporosi possono essere prevenute e curate con un
nuovo farmaco. Si tratta dell’acido clodronico con lidocaina – principio
attivo – del quale è stata dimostrata l’efficacia anti fratturativa.
Studi internazionali, difatti, evidenziano che il clodronato riduce il
rischio sia della prima frattura (prevenzione primaria) sia della
seconda frattura (prevenzione secondaria) (
1-2);
inoltre ha la capacità di ridurre il dolore acuto e cronico da
osteoporosi (effetto antalgico) (3-11).
Il farmaco ha un meccanismo d’azione sia anti riassorbitivi che anti
infiammatorio e antalgico noto.
L’aggiunta di lidocaina al Difosfonal è stata effettuata per eliminare
la dolorabilità anche nel sito di iniezione dopo e fino a due ore dalla
somministrazione intramuscolo (12)
garantendo così aderenza e persistenza nel trattamento nel lungo
periodo, elementi questi, imprenscidibili per la reale riduzione del
rischio di frattura e del dolore. Il farmaco non è dispensato dal
sistema sanitario nazionale e costa 19,80 € la confezione di 6 fiale per
la durata di un mese e mezzo di terapia. Si pratica 1 fiala a settimana;
gli effetti sul dolore sono rapidi e la prevenzione delle fratture è già
evidente dal primo anno di terapia.
Bibliografia
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Osteoporosi: “ladra silenziosa”delle ossa
L’osteoporosi può essere paragonata ad un ladro che furtivamente sottrae
tessuto osseo: questa seria e insidiosa malattia, che insorge
principalmente con l’avanzare dell’età, attacca lo scheletro in maniera
subdola, progredendo lentamente e inesorabilmente per decenni senza
alcuna sintomatologia premonitrice fino a raggiungere livelli tali da
facilitarne il cedimento strutturale, anche spontaneo. La pressoché
totale assenza di dolore che accompagna questa patologia, per questo
definita “epidemia silenziosa”, rende difficile una diagnosi precoce e
molto comune è il suo manifestarsi improvviso quando la compromissione
ossea è già tale da determinare uno stato di invalidità. Una perdita di
statura dovuta a incurvamento, un dolore che si manifesta solitamente
nel tratto dorsale e lombare della colonna vertebrale e aumenta nel
corso della giornata, alleviandosi con il riposo (al contrario di quello
provocato dall’artrosi, che si presenta al mattino e tende a diminuire
con l’inizio dei movimenti), una frattura al polso o all’anca, punti
scheletrici ricchi di tessuto osseo trabecolare “spugnoso”, sono chiari
segnali che l’osteoporosi ha ormai raggiunto uno stato avanzato. La
frattura al polso è in genere la prima a manifestarsi, ma le più
drammatiche sono quelle vertebrali e femorali, che nella maggior parte
dei casi portano a disabilità o invalidità e sono spesso associate ad un
aumento della mortalità nei due anni successivi al loro verificarsi.
Osteoporosi , estrogeni ed età
Poiché gli estrogeni esercitano una funzione di controllo e regolazione
sul processo di distruzione dell’osso, le persone maggiormente colpite
dall’osteoporosi sono le donne in post-menopausa e quelle affette da
altri disturbi ormonali (malattie tiroidee, iperfunzione delle
paratiroidi, diabete mellito); tra le altre cause della patologia, che
ha anche una componente ereditaria, ci sono l’artrite reumatoide e la
prolungata immobilità, ad esempio conseguente a lunghe degenze, mentre
dannosi all’osso possono risultare alcuni farmaci come quelli di tipo
eparinico, gli antiepilettici, gli anticoagulanti e soprattutto i
cortisonici.
Malgrado si tratti di una malattia che insorge principalmente con
l’avanzare dell’età, la perdita di patrimonio minerale è irreversibile
ed è dunque assolutamente necessaria una accurata prevenzione, fin da
giovani. La prima regola è alimentare: bisogna seguire una dieta ricca
di calcio, consumando quotidianamente latte, latticini e formaggi
stagionati, soprattutto in età adolescenziale (quando le ossa non hanno
ancora raggiunto il “picco di massa ossea”), nel periodo di
post-menopausa e durante la gravidanza (in particolare nel caso di
giovanissime mamme con età inferiore ai 20 anni, che devono costruire al
tempo stesso il proprio scheletro, non ancora giunto alla maturità, e
quello del feto). Le ossa sono infatti tessuti vivi costituiti in gran
parte da sali di calcio e per rimanere in buona salute hanno bisogno del
giusto apporto quotidiano di questo minerale: la sua carenza porta
l’organismo a prelevarlo dalla fonte principale, lo scheletro, per
assicurare molte funzioni vitali come la contrazione muscolare, la
coagulazione del sangue e la conduzione degli impulsi nervosi. È anche
opportuno evitare l’abuso di fumo e alcool, sostanze che possono causare
danni a livello ovarico, provocando una diminuzione della sua
funzionalità con una eventuale menopausa precoce, e direttamente
all’osso.
Osteoporosi ed alimentazione
Ma un’alimentazione equilibrata, da sola, non basta a combattere l’osteopenia,
ovvero la modesta riduzione della massa minerale ossea preludio
dell’osteoporosi. Indispensabile è infatti la Vitamina D, che favorisce
l’assorbimento intestinale del calcio e la mineralizzazione dell’osso:
contenuta in quantità limitate in alcuni cibi come i pesci grassi, il
tuorlo d’uovo, il fegato e gli alimenti “vitaminizzati”, si forma
principalmente nella pelle per azione dei raggi ultravioletti. Si
calcola quindi che un’ora al giorno all’aperto, con almeno viso e mani
esposti alla luce solare, permette di accumulare l’80-100% del
fabbisogno quotidiano di Vitamina D. Infine, per stimolare gli
osteoblasti, cellule responsabili della neoformazione ossea, mantenere
un buon tono muscolare e accrescere coordinazione e senso
dell’equilibrio, è raccomandabile praticare una costante attività
fisica, non necessariamente intensa ma caratterizzata piuttosto da
sforzi intermittenti diversificati, ripetuti in piccole serie. Per
cominciare, il miglior esercizio è quello di camminare per un’ora
continuativa tre volte a settimana, sfruttando anche i benefici
dell’aria aperta. E’ consigliata anche la “ginnastica dolce”, la
bicicletta e soprattutto il ballo, piacevole momento di socializzazione
che, oltre a mantenere in allenamento il corpo, consente di stare in
compagnia, migliorando così l’umore.
L’osteoporosi in numeri
In Italia più di 8 donne su cento dichiarano di avere l’osteoporosi. Un
dato Istat, questo, sicuramente sottostimato non solo perché si
riferisce al 2000 (ultimo disponibile) ma anche perché, come ha
dimostrato una recente indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, solo
una donna su due affetta da osteoporosi sa di esserlo.
Stime recenti dicono che in Italia quasi quattro milioni di donne sono
affette dall’osteoporosi che, nel nostro Paese, provoca circa 250mila
fratture ogni anno e, in particolare, 80mila nuove fratture vertebrali,
40 mila di polso , 40mila di anca e 78mila di femore. Ma nel 2025 le
donne con osteoporosi saranno quasi 4 milioni e 700 mila. E se rimarrà
più o meno stabile la porzione di donne colpite tra i 40 e i 49 anni,
aumenterà la percentuale di donne in tutte le altre fasce di età segno
che, l’osteoporosi, interesserà sempre più donne e il suo aumento,
dunque, non è legato solo all’allungamento della vita e quindi
all’ampliamento dell’esercito delle donne in quarta età.
E’ bene che ogni donna sappia che dopo i 50 anni ha il 30-40 per cento
in più di probabilità di rompersi vertebre, femore o anca anche solo
prendendo in braccio un nipotino oppure scendendo dalla macchina.
In Italia l’osteoporosi e le fratture sono la causa primaria di
disabilità, prima delle malattie cardio e cerebrovascolari, diabete,
artriti, vista-udito e deficit cognitivi. Il 5 per cento delle persone
con una frattura del femore muore in fase acuta, il 15-25 per cento dopo
un anno dall’evento. Meno della metà dei pazienti torna, dopo un anno, a
camminare autonomamente e nel 20 per cento dei casi l’abilità a
camminare è persa completamente. Solo 30-40 pazienti su 100 riacquistano
un’autonomia e una vita normali.
Nel mondo l’osteoporosi colpisce quasi 200milioni di donne.
“L’osteoporosi colpisce quasi 10 volte in più che il cancro al seno” ha
detto il professore Pierre Delmas, presidente della Fondazione
Internazionale per l’osteoporosi in occasione del V Congresso europeo
sulle osteoartriti organizzato a Roma dall’OMS ad ottobre 2005.
L’osteoporosi, insieme ad altre patologie croniche osteo-articolari, è
stata messa al primo posto nelle priorità sanitarie dell’OMS per la
decade 2000-2010.
In Europa è colpito il 34 per cento della popolazione e il 55 per cento
ha subito almeno una frattura vertebrale, il 45 per cento più di una, ma
nei due terzi dei casi questo tipo di frattura non viene diagnosticata.
In Italia le giornate di ricovero ospedaliero per fratture da
osteoporosi senile sono superiori a quelle per patologie quali il
diabete e l’infarto. Ma raramente le fratture da osteoporosi senile
vengono diagnosticate come tali e quasi mai viene instaurata la corretta
terapia medica.