Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 16/02/2008

Menopausa - premia: la nuova terapia ormonale sostitutiva al dosaggio minimo efficace


Emanuela Mistrangelo

MenopausaPer terapia ormonale sostitutiva in menopausa si intende sostanzialmente l'assunzione di estrogeni e progestinici, che non vengono più prodotti in quantità sufficiente dall'ovaio e la cui carenza determina i disturbi della menopausa quali le “vampate”, i sintomi da atrofia urogenitale, il calo della libido, le modificazioni del tono dell’umore, le alterazioni del ritmo sonno-veglia, l’aumento ponderale, il rischio di osteoporosi e di malattie cardiovascolari.
 

Tale terapia, con formulazioni contenenti solo estrogeni, cominciò ad essere utilizzata negli Stati Uniti negli anni 60 ma dopo alcuni anni essa cadde in disuso perché ci si rese conto che aumentava l'incidenza di tumore dell'endometrio, cioè del tessuto di rivestimento interno della cavità uterina. Si scoprì in seguito che associando ciclicamente agli estrogeni i progestinici non si aveva più l’aumento dell'incidenza di tumore dell'endometrio. A partire dagli anni 80 la terapia ormonale sostitutiva è stata quindi utilizzata dalle donne in menopausa sempre più diffusamente, finchè nel 2002 la pubblicazione di un importante studio randomizzato (WHI) e di uno studio inglese noto come “The Million Women Study” hanno fatto vacillare molte certezze. Mentre precedentemente la maggior parte degli studi osservazionali avevano dimostrato che la terapia ormonale sostitutiva determina una riduzione della malattia coronaria, potendo altresì ridurre il rischio di deficit cognitivi e di demenza senile, i risultati del WHI non confermavano questi dati.

 

“The Million Women Study” inoltre riportava un aumento del rischio di tumore mammario nelle donne sottoposte a terapia ormonale sostitutiva. Dal 2002 al 2007 la terapia ormonale sostitutiva è stata pertanto prescritta solo in particolari casi e si è sempre più sviluppata una rete di medicinali alternativi a base di fitoestrogeni derivati dalla soia, ritenuti del tutto innocui ma ance molto meno efficaci rispetto agli estro-progestinici. Recentemente però, in seguito alle pubblicazioni di Rossouw et al., sono stati rivalutate in chiave critica le metodologie con cui sono stati effettuati gli studi WHI e “The Million Women Study”. I risultati di tali studi sono oggi considerati non attendibili da molti autori.


Nell’ultimo Congresso della Societa’ Italiana di Ginecologia ed Ostetricia (SIGO), tenutosi a Napoli nel 2007, sono state promosse nuove formulazioni di estro-progestinici a basso dosaggio che mantengono l’efficacia della terapia ormonale sostitutiva e riducono al minimo i rischi per le pazienti. Sulla base di tali considerazioni, è uscito da poco sul mercato italiano PREMIA (Wyeth), una nuova terapia ormonale sostitutiva in grado di offrire un rapporto ottimale tra benefici e rischi, usando dosaggi piu’ bassi delle terapie già in commercio: solo 0,30 mg di estrogeni coniugati (52% in meno delle dosi standard) + 1,5 mg di progesterone (40% in meno delle dosi standard).

 

Ampi studi controllati hanno dimostrato che Premia ha un’efficacia sovrapponibile a quella delle formulazioni standard nella riduzione dei sintomi da carenza estrogenica (vampate, atrofia genito-urinaria), garantisce una significativa protezione ossea agendo nella prevenzione delle alterazioni del turn-over metabolico e della densità ossea ed ha una superiore tollerabilità rispetto alle formulazioni standard. Ovviamente, come ogni terapia estro-progestinica, Premia è controindicata nelle donne con carcinoma mammario o con tumori maligni estrogeno-dipendenti (per esempio carcinoma dell'endometrio), con malattia tromboembolica venosa o arteriosa (trombosi venosa profonda, embolia polmonare, ictus, angina, infarto del miocardio) o che abbiano tests di funzionalita' epatica alterati.
 

 






 
 
 
 

  



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