I pesci, al pari dell’uovo, latte, pomodori, frutta e molte altre
sostanze, secondo il documento di consenso sui “functional foods” della
comunità europea, sono stati considerati alimenti funzionali, capaci
cioè di favorire positivamente lo stato di benessere e svolgere una
preventiva azione contro diverse malattie.
Ma i pesci, alle importanti capacità nutrizionali, sembrano aggiungere
anche proprietà curative di non poco conto. Alcune azioni sono note,
altre no.
Infatti oltre a fornire lo iodio, oligoelemento indispensabile per la
formazione dell’ormone tiroideo (tiroxina), hanno un’azione protettiva
sul sistema cardiovascolare. A svolgere questo importante ruolo
sarebbero gli omega 3, acidi grassi polinsaturi presenti soprattutto in
alghe e pesci di mari temperati-freddi, come salmoni e aringhe.
Ma, fra non molto, la vera ed importante novità potrebbe arrivare
proprio da uno dei pesci più temuti dall’uomo: lo squalo. Questo cetaceo
esiste da 400 milioni di anni, è resistente alle malattie, ha un sistema
immunitario a prova di bomba e sembra sia uno dei pochi esemplari a non
ammalarsi mai di cancro. Si calcola che, ogni anno, flotte di navi da
pesca appartenenti soprattutto a Taiwan, Corea del Sud, Indonesia
continuino a pescare milioni di squali per staccare loro le pinne e poi,
nella maggior parte dei casi, mutilati e sanguinolenti, ributtati in
mare per andare incontro ad una morte orribile.
Infatti, ad oggi, in Asia, la cartilagine di squalo sembra costituisca
una vera e propria prelibatezza della cucina: nei migliori ristoranti di
Hong Kong una porzione delle sue pinne viene pagata circa 200 mila lire.
Negli Stati Uniti, è stato calcolato che circa 100 mila persone all’anno
si recano nei drugstore per acquistare la cartilagine dello squalo ma
pare che non sempre il consumo sia giustificato dalla sua prelibatezza.
Infatti, dopo la pubblicazione del 1983 su “Science”, che annunciava la
presenza nella cartilagine dello squalo di una sostanza in grado di
inibire la crescita dei nuovi vasi sanguigni in un tumore solido, la
cartilagine di questo cetaceo viene considerata qualcosa di più di un
ghiotto boccone e per questo molto ricercata.
AE 941 è il nome della sostanza idrosolubile estratta dalla cartilagine
cruda dello squalo con proprietà antiangiogenetiche, capace cioè di
ostacolare la formazione dei vasi tumorali e quindi impedire il
nutrimento del tumore stesso. L’AE 941 rappresenta il 5% della
cartilagine cruda dello squalo ma è anche il principio attivo con il
quale è iniziata una sperimentazione clinica di fase III, che interessa
alcuni paesi europei e del nord America per il tumore del rene, solo il
nord America per il tumore metastatico polmonare. Intanto una nuova
conferma scientifica dell’AE 941 si aggiunge alle attese per i risultati
dello studio in corso. Ad annunciarlo è uno articolo pubblicato su
Anticancer Res, riguardante appunto le attività inibitorie dell’AE 914
nei confronti delle metalloproteinasi (MMPs) che, come noto, giocano un
ruolo importante nell’accrescimento dei tessuti sia in condizioni
normali che patologiche. In particolare è stato verificato che l’
estratto orale della cartilagine di squalo inibisce l’attività
angiogenetica, metastatica della MMP-2 e, anche se in misura minore,
della MMP-1-7-9-13. L’AE 914 sembra inibire inoltre l’attività
elastinolitica della metalloproteinasi della MMP 2- 9 e 12 oltre ad una
elastasi leucocitaria umana (HLE).
Gli autori dello studio concludono considerando l’ AE-941 come un agente
“pleotropico”, capace di interferire con molti meccanismi biochimici
responsabili della neoangiogenesi tumorale e, in attesa dei risultati
della sperimentazione in corso, considerano queste scoperte di estrema
importanza per la comprensione delle proprietà anticancro dell’estratto
della cartilagine dello squalo