Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 29/02/2008

 

Anche dal mare un aiuto per il rene


Aldo Franco De Rose  - aldofrancoderose@clicmedicina.it

I pesci, al pari dell’uovo, latte, pomodori, frutta e molte altre sostanze, secondo il documento di consenso sui “functional foods” della comunità europea, sono stati considerati alimenti funzionali, capaci cioè di favorire positivamente lo stato di benessere e svolgere una preventiva azione contro diverse malattie.
Ma i pesci, alle importanti capacità nutrizionali, sembrano aggiungere anche proprietà curative di non poco conto. Alcune azioni sono note, altre no.
Infatti oltre a fornire lo iodio, oligoelemento indispensabile per la formazione dell’ormone tiroideo (tiroxina), hanno un’azione protettiva sul sistema cardiovascolare. A svolgere questo importante ruolo sarebbero gli omega 3, acidi grassi polinsaturi presenti soprattutto in alghe e pesci di mari temperati-freddi, come salmoni e aringhe.
Ma, fra non molto, la vera ed importante novità potrebbe arrivare proprio da uno dei pesci più temuti dall’uomo: lo squalo. Questo cetaceo esiste da 400 milioni di anni, è resistente alle malattie, ha un sistema immunitario a prova di bomba e sembra sia uno dei pochi esemplari a non ammalarsi mai di cancro. Si calcola che, ogni anno, flotte di navi da pesca appartenenti soprattutto a Taiwan, Corea del Sud, Indonesia continuino a pescare milioni di squali per staccare loro le pinne e poi, nella maggior parte dei casi, mutilati e sanguinolenti, ributtati in mare per andare incontro ad una morte orribile.
Infatti, ad oggi, in Asia, la cartilagine di squalo sembra costituisca una vera e propria prelibatezza della cucina: nei migliori ristoranti di Hong Kong una porzione delle sue pinne viene pagata circa 200 mila lire.
Negli Stati Uniti, è stato calcolato che circa 100 mila persone all’anno si recano nei drugstore per acquistare la cartilagine dello squalo ma pare che non sempre il consumo sia giustificato dalla sua prelibatezza.
Infatti, dopo la pubblicazione del 1983 su “Science”, che annunciava la presenza nella cartilagine dello squalo di una sostanza in grado di inibire la crescita dei nuovi vasi sanguigni in un tumore solido, la cartilagine di questo cetaceo viene considerata qualcosa di più di un ghiotto boccone e per questo molto ricercata.
AE 941 è il nome della sostanza idrosolubile estratta dalla cartilagine cruda dello squalo con proprietà antiangiogenetiche, capace cioè di ostacolare la formazione dei vasi tumorali e quindi impedire il nutrimento del tumore stesso. L’AE 941 rappresenta il 5% della cartilagine cruda dello squalo ma è anche il principio attivo con il quale è iniziata una sperimentazione clinica di fase III, che interessa alcuni paesi europei e del nord America per il tumore del rene, solo il nord America per il tumore metastatico polmonare. Intanto una nuova conferma scientifica dell’AE 941 si aggiunge alle attese per i risultati dello studio in corso. Ad annunciarlo è uno articolo pubblicato su Anticancer Res, riguardante appunto le attività inibitorie dell’AE 914 nei confronti delle metalloproteinasi (MMPs) che, come noto, giocano un ruolo importante nell’accrescimento dei tessuti sia in condizioni normali che patologiche. In particolare è stato verificato che l’ estratto orale della cartilagine di squalo inibisce l’attività angiogenetica, metastatica della MMP-2 e, anche se in misura minore, della MMP-1-7-9-13. L’AE 914 sembra inibire inoltre l’attività elastinolitica della metalloproteinasi della MMP 2- 9 e 12 oltre ad una elastasi leucocitaria umana (HLE).
Gli autori dello studio concludono considerando l’ AE-941 come un agente “pleotropico”, capace di interferire con molti meccanismi biochimici responsabili della neoangiogenesi tumorale e, in attesa dei risultati della sperimentazione in corso, considerano queste scoperte di estrema importanza per la comprensione delle proprietà anticancro dell’estratto della cartilagine dello squalo

 

 






 
 

  



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