Il tumore del testicolo, il più diffuso tumore maschile dai 15 ai 35
anni, anche se in fase avanzata, è curabile. Secondo un articolo
pubblicato su Urol Oncol. 2008; (26: 153-7) però i marcatori tumorali
nei pazienti con tumori testicolari non verrebbero utilizzati a
sufficienza: nel 50 percento dei casi i test di Alfa Feto Proteine ed
HCG (gonodotropina corionica) non sono effettuati, oppure i risultati
risultano ignoti, e l'uso dell'LDH è stato riportato solo nel 21
percento dei casi. I marcatori tumorali svolgono un ruolo centrale nel
monitoraggio della risposta al trattamento e delle eventuali recidive,
ed è sorprendente che essi vengano usati poco e male in questi pazienti
Il tumore del testicolo non è frequente come quello al seno ma in Italia
colpisce 5 maschi ogni 100.000 abitanti. L'incidenza sembra comunque in
aumento. Secondo l'istituto per la Ricerca sul Cancro britannico, negli
ultimi vent'anni i casi in Inghilterra e Galles, questi tipi di tumore
sono aumentati del 70%. Significa che un uomo ogni 500 sviluppa la
malattia. Anche se le cause certe di questo incremento rimangono
sconosciute, si ipotizza un ruolo importante degli ormoni femminili
(estrogeni) contenuti principalmente nella carne e altri elementi
tossici presenti nell'ambiente. Al contrario alcuni fattori di rischio
sembrano essere già stati individuati con certezza. In primo luogo l'età
con tre picchi significativi: il primo in età infantile, il secondo tra
15 e 35 anni ed il terzo oltre i 50 anni. Non vi è una predilezione di
lato; tumori bilaterali hanno una incidenza attorno al 2%. Altri fattori
di rischio sono rappresentati dall'atrofia testicolare, (volume
estremamente ridotto) ed il criptorchidismo (un testicolo che alla
nascita non sia ancora disceso nella sua sede normale). Il rischio di
sviluppare un tumore nel testicolo criptorchide è di 10-20 volte
superiore al normale. I sintomi possono iniziare come una infiammazione
del testicolo (orchite e/o epididimite) con idrocele o dolore . Ogni
tumefazione del testicolo che, nel giro di pochi giorni non regredisca
con le cure mediche, deve essere quindi considerata sospetta e deve
suggerire l’esecuzione di una ecografia scrotale assieme ad un dosaggio
dei markers tumorali (v. tabella).
L’asportazione del testicolo è sempre indicata, qualunque sia il tipo di
tumore testicolare e indipendentemente dallo stadio di malattia, perché
serve per fare una diagnosi precisa. Infatti l’esame istologico guiderà
la successiva fase della terapia: radioterapia per i tumori seminomatosi,
oppure asportazione di linfonodi paraortici e paracavali (linfoadenectomia
retroperitoneale), associati a cicli di chemioterapia nel caso di tumori
non seminomatosi.
Dagli anni 80-90, grazie alla introduzione di nuovi chemioterapici,
circa il 95% di uomini con cancro diffuso del testicolo possono essere
guariti. La complicanza più temibile delle terapie è rappresentata
dall’infertilità maschile, ma anche questa, con l’ausilio delle tecniche
di fecondazione assistita, in molti casi , è risolvibile.
Tabella
I Marcatori del Tumore del Testicolo che sono importanti per seguire
l’andamento della malattia:
Alfa-fetoproteina (aFP o AFP): aumenta in caso di tumori del
sacco vitellino, teratomi, teratocarcinomi.
Be ta-gonadotropina corionica (bHGC): non è mai dosabile
nell’uomo sano
Fosfatasi alcalina placentare (PAP o isoenzima di Regan): è
elevata nei seminomi Latticodeidrogenasi (LDH): questo enzima,
aspecifico, aumenta in corso di malattia: in particolare è un indice
della massa tumorale