Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 01/04/2008

 

Poco utilizzati i marcatori tumorali del testicolo


Aldo Franco De Rose - aldoderose@clicmedicina.it

Il tumore del testicolo, il più diffuso tumore maschile dai 15 ai 35 anni, anche se in fase avanzata, è curabile. Secondo un articolo pubblicato su Urol Oncol. 2008; (26: 153-7) però i marcatori tumorali nei pazienti con tumori testicolari non verrebbero utilizzati a sufficienza: nel 50 percento dei casi i test di Alfa Feto Proteine ed HCG (gonodotropina corionica) non sono effettuati, oppure i risultati risultano ignoti, e l'uso dell'LDH è stato riportato solo nel 21 percento dei casi. I marcatori tumorali svolgono un ruolo centrale nel monitoraggio della risposta al trattamento e delle eventuali recidive, ed è sorprendente che essi vengano usati poco e male in questi pazienti


Il tumore del testicolo non è frequente come quello al seno ma in Italia colpisce 5 maschi ogni 100.000 abitanti. L'incidenza sembra comunque in aumento. Secondo l'istituto per la Ricerca sul Cancro britannico, negli ultimi vent'anni i casi in Inghilterra e Galles, questi tipi di tumore sono aumentati del 70%. Significa che un uomo ogni 500 sviluppa la malattia. Anche se le cause certe di questo incremento rimangono sconosciute, si ipotizza un ruolo importante degli ormoni femminili (estrogeni) contenuti principalmente nella carne e altri elementi tossici presenti nell'ambiente. Al contrario alcuni fattori di rischio sembrano essere già stati individuati con certezza. In primo luogo l'età con tre picchi significativi: il primo in età infantile, il secondo tra 15 e 35 anni ed il terzo oltre i 50 anni. Non vi è una predilezione di lato; tumori bilaterali hanno una incidenza attorno al 2%. Altri fattori di rischio sono rappresentati dall'atrofia testicolare, (volume estremamente ridotto) ed il criptorchidismo (un testicolo che alla nascita non sia ancora disceso nella sua sede normale). Il rischio di sviluppare un tumore nel testicolo criptorchide è di 10-20 volte superiore al normale. I sintomi possono iniziare come una infiammazione del testicolo (orchite e/o epididimite) con idrocele o dolore . Ogni tumefazione del testicolo che, nel giro di pochi giorni non regredisca con le cure mediche, deve essere quindi considerata sospetta e deve suggerire l’esecuzione di una ecografia scrotale assieme ad un dosaggio dei markers tumorali (v. tabella).


L’asportazione del testicolo è sempre indicata, qualunque sia il tipo di tumore testicolare e indipendentemente dallo stadio di malattia, perché serve per fare una diagnosi precisa. Infatti l’esame istologico guiderà la successiva fase della terapia: radioterapia per i tumori seminomatosi, oppure asportazione di linfonodi paraortici e paracavali (linfoadenectomia retroperitoneale), associati a cicli di chemioterapia nel caso di tumori non seminomatosi.
Dagli anni 80-90, grazie alla introduzione di nuovi chemioterapici, circa il 95% di uomini con cancro diffuso del testicolo possono essere guariti. La complicanza più temibile delle terapie è rappresentata dall’infertilità maschile, ma anche questa, con l’ausilio delle tecniche di fecondazione assistita, in molti casi , è risolvibile.

Tabella
I Marcatori del Tumore del Testicolo che sono importanti per seguire l’andamento della malattia:
Alfa-fetoproteina (aFP o AFP): aumenta in caso di tumori del sacco vitellino, teratomi, teratocarcinomi.
Be ta-gonadotropina corionica (bHGC): non è mai dosabile nell’uomo sano
Fosfatasi alcalina placentare (PAP o isoenzima di Regan): è elevata nei seminomi Latticodeidrogenasi (LDH): questo enzima, aspecifico, aumenta in corso di malattia: in particolare è un indice della massa tumorale
 

 






 
 
 
 

  



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