Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 05/03/2008

 

Infarto, la corsa in ospedale salva la vita


clicMedicina  - redazione@clicmedicina.it

Ogni anno in Italia si registrano oltre 65.000 infarti gravi, che richiedono l’angioplastica in emergenza. Oggi per la grande maggioranza dei pazienti raggiungere l’ospedale entro le prime due ore dall’insorgenza dei sintomi dell’infarto significa assicurarsi la salvezza: “Grazie all’introduzione delle Unità Coronariche e delle tecniche per ripristinare il flusso del sangue nelle arterie occluse, farmaci trombolitici e angioplastica coronarica” - dichiara Filippo Crea, dell’Istituto di Cardiologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - “la mortalità intraospedaliera è stimata oggi al 4-5%, un tasso nettamente inferiore rispetto a 40 anni fa, quando si registrava una mortalità del 40%”. In Italia il tasso di mortalità per infarto è tra i più bassi d’Europa.


Le strategie di intervento più efficaci per ridurre l’impatto di quella che è tuttora la prima causa di morte nei paesi occidentali vengono discusse per tre giorni dai più importanti cardiologi italiani, riuniti a Firenze per il XXV Congresso di Cardiologia “Conoscere e Curare il Cuore 2008” promosso dal Centro per la lotta contro l’infarto.


“Conoscere e Curare il Cuore” – afferma il professor Pier Luigi Prati – “si è sempre preoccupato di individuare e selezionare tutti gli argomenti che, di volta in volta, appaiono più attraenti sia sotto il profilo scientifico che clinico”.

“Quest’anno” - aggiunge - “ci occupiamo in particolare della tematica ‘retina coronarica e rete ospedaliera’ perchè la terapia dell’infarto e l’impiego dell’angioplastica con stent rimangono un argomento di grande attualità”


Al centro dell’interesse la valutazione dei risultati degli interventi di angioplastica, una pratica di intervento sempre più diffusa: in Italia ne vengono eseguite circa 20.000 ogni anno. Questa tecnica di riperfusione meccanica si è mostrata efficace nel ripristinare stabilmente un flusso ematico in oltre il 90% dei casi, mentre la trombolisi raggiunge tale risultato soltanto nel 25-30% dei casi.


“L’angioplastica è la soluzione ottimale nella terapia dell’infarto e va effettuata il più presto possibile” - afferma Francesco Prati, del Dipartimento per le Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma - “La rimozione della placca aterosclerotica complicatasi con la trombosi, mediante la dilatazione con il palloncino e con il successivo posizionamento di una retina metallica per ottimizzarne il risultato costituiscono la tecnica riperfusiva ottimale”.
“Per la cardiologia interventistica” - aggiunge Prati - “gli stent sono un importante traguardo considerato che l’applicazione nell’arteria del cuore di queste “retine” è in grado di ottimizzare i risultati dell’angioplastica”.


L’altra variabile che riduce il tasso di mortalità è il fattore tempo. Più rapidamente si interviene con i farmaci e con l'angioplastica (idealmente nelle prime due ore dopo l'insorgenza dei sintomi), più aumenta la probabilità di limitare i danni cardiaci causati dall'infarto.
“Il modello organizzativo ospedaliero che riduce al massimo il ritardo tra l’inizio dei sintomi dell’infarto e il trattamento” - afferma David Antoniucci, Divisione di Cardiologia dell’Ospedale Careggi di Firenze - “è un modello in rete, che consente la diagnosi a domicilio e simultaneamente consente l’accoglimento diretto del paziente in sala di emodinamica per eseguire l’angioplastica bypassando l’emergency room o l’unità coronarica.
Mentre il trasporto in ospedale senza laboratorio di emodinamica, il trasferimento del paziente dall’emergency room all’unità coronarica, il susseguente contatto con l’ospedale provvisto di laboratorio di emodinamica ed il trasferimento del paziente allungano i tempi di trattamento.
Solo mediante un efficiente collegamento in rete tra le strutture ospedaliere e l’individuazione dei bacini di utenza degli ospedali dotati di emodinamica ed in grado di effettuare l’angioplastica in emergenza, è possibile migliorare la terapia dell’infarto."


“Attualmente” - aggiunge Antoniucci - “in Italia esistono diversi modelli organizzativi ed una eterogeneità di distribuzione delle cure che variano da regione a regione o da un’area metropolitana all’altra. Le migliori reti in termini di efficienza sono state costituite nel nord del paese”.


Ma un fattore chiave rimane quello della prevenzione, anche per le persone già colpite da infarto: per ridurre il rischio di un secondo ricovero, che entro un anno interessa il 10-15 per cento dei pazienti, i cardiologi ribadiscono ancora una volta l’importanza di abbinare un corretto stile di vita - basato su astensione totale dal fumo, attività fisica e mantenimento di un indice di massa corporea e un “giro fianchi” ottimale - a una terapia farmacologica che permetta di tenere sotto controllo pressione e valori lipidici.

 

 






 
 
 
 

  



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