Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

Impulsi elettrici contro il dolore 


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Per combattere il dolore neuropatico cronico, di cui soffre circa l'8 per cento della popolazione italiana, si ottengono maggiori benefici dando leggeri impulsi elettrici nella colonna vertebrale rispetto all'impiego della sola terapia medica convenzionale. È quanto emerge da uno studio internazionale multicentrico, pubblicato dalla rivista internazionale Pain, a cui hanno partecipato vari ricercatori italiani, tra cui Mario Meglio, direttore dell'Unità operativa di Neurochirurgia funzionale e spinale del Policlinico universitario Gemelli di Roma.

La ricerca è stata condotta su 100 pazienti in 12 centri internazionali.
I risultati, dopo sei mesi, hanno dimostrato che la terapia di neurostimolazione associata alla terapia medica convenzionale, rispetto al solo trattamento medico, garantisce un livello significativamente maggiore di riduzione del dolore e un miglioramento della qualità di vita e delle capacità funzionali.

"Associato a danno nervoso o disfunzioni del sistema nervoso", spiega Meglio, "il dolore neuropatico colpisce fino all'8 per cento della popolazione, ma viene spesso sotto-diagnosticato e trattato in maniera insufficiente. Di tutti i tipi di dolore, è quello tra i più gravi, disabilitanti, costosi e difficili da trattare. Il dolore neuropatico colpisce frequentemente la schiena e le gambe". "La stimolazione si esegue posizionando in anestesia locale un elettrodo attraverso un ago nella colonna vertebrale del paziente vicino al midollo spinale", continua il neurochirurgo, "L'impianto viene eseguito in sala operatoria sotto controllo radiologico con tecnica mininvasiva e rigorosamente sterile. Dopo l'impianto dell'elettrodo il paziente viene sottoposto a un periodo di stimolazioni di prova, utilizzando uno stimolatore esterno; se al termine di questo periodo si è registrata una riduzione del dolore di almeno il 50 per cento, si procede all'impianto dello stimolatore definitivo". Anche questo secondo tempo operatorio viene eseguito in anestesia locale e consiste nel posizionare un piccolo stimolatore del tutto simile a un pace-maker cardiaco in sede sottocutanea, a livello della parete addominale e del gluteo del paziente.


"I nostri risultati", conclude Meglio, "confermano che la neurostimolazione è un'opzione terapeutica efficace e dovrebbe pertanto essere aggiunta all'elenco dei trattamenti convenzionali e venire considerata di routine nelle patologie dolorose in cui i risultati sono stati positivi".

 

Fonte: salute repubblica del 24/01/2008

 






 
 
 
 

  



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