Utility per
Interner Explorer:
Genova
Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali
 |
del 20/03/2008 |
Ictus e Aprassia, quando
i gesti quotidiani diventano difficili
 |
|
Prof.
Agloti e il suo Gruppo |
|
Oltre la metà di coloro che hanno subito un ictus all’emisfero sinistro
del cervello vengono colpiti da un disturbo denominato aprassia; ciò
avviene anche in una minima parte dei casi in cui è interessato
l’emisfero destro. L'aprassia è l’incapacità di compiere, su imitazione
o comando verbale, gesti già appresi e nonostante la forza muscolare e
la sensibilità rimangano praticamente normali: il malato, ad esempio,
non è più capace di allacciarsi le stringhe delle scarpe, di aprire una
porta, di accendere la televisione, Questo deficit neuropsicologico
coinvolge in genere specifiche parti del corpo: gli arti, la bocca ed il
tronco. Nel 45% dei casi i sintomi aprassici persistono fino ad un anno
dall’ictus, limitando la vita quotidiana del paziente ed aggravandone la
dipendenza dagli altri, anche per attività basilari come lavarsi,
vestirsi e nutrirsi; a fronte di questo vasto fenomeno sono assai scarsi
gli studi mirati a realizzare protocolli diagnostici e riabilitativi.
Ora una ricerca italiana ha dimostrato che pazienti incapaci di eseguire
determinati gesti a causa dell’aprassia hanno anche difficoltà a capire
se gli stessi gesti eseguiti da un altro soggetto sono corretti o
presentano errori. Si è inoltre scoperto che tale deficit nel
riconoscimento dei gesti è dovuto a lesioni che coinvolgono regioni
frontali dell’emisfero sinistro, deputate alla pianificazione ed
esecuzione delle azioni. Tale studio ha importanti implicazioni cliniche
e suggerisce di includere nei protocolli riabilitativi dei disturbi
motori – compresi quelli complessi come l’aprassia - test basati
sull’osservazione da parte del paziente delle azioni altrui e non
soltanto sulla sua capacità di eseguire tali azioni.
La ricerca è stata condotta a Roma presso l’IRCCS Fondazione Santa
Lucia e l’Università La Sapienza; lo hanno realizzato il prof.
Salvatore Maria Aglioti* e la dott.sa Mariella Pazzaglia** in
collaborazione con il prof. Nicola Smania dell’Università di Verona. I
risultati sono pubblicati oggi su “The Journal of Neuroscience”, rivista
ufficiale della Società Americana per le Neuroscienze. Il lavoro
scientifico si è avvalso dei finanziamenti del Ministero dell’Università
e Ricerca e del Ministero della Sanità.
L’aprassia è distinta in “ideativa” (AI) ed “ideomotoria” (AIM). La
prima si evidenzia quando il paziente deve compiere un’azione più o meno
complessa con l’uso di uno o più oggetti. In questo caso il paziente è
confuso e compie una serie d’errori, come se riconoscesse la funzione
degli oggetti ma non riuscisse a pianificare e ad eseguire in modo
adeguato la loro utilizzazione: ad esempio per accendere una candela
avendo a disposizione una scatola di fiammiferi sfrega la candela sulla
scatola. Nel caso di AIM, invece, il disturbo si manifesta quando il
paziente è chiamato a compiere dei gesti (simbolici o utili) senza l’uso
di oggetti: ad esempio, alla richiesta di fare il gesto della corna
estende il pollice e l’indice invece dell’indice e del mignolo, come se
sapesse cosa fare ma non come farla. Un singolare fenomeno che si può
talora osservare nell’aprassia è la cosiddetta dissociazione
automatico-volontaria: alcuni gesti che non possono essere eseguiti su
richiesta o su imitazione vengono normalmente eseguiti in un contesto in
cui essi sono abituali. Un caso è quello dell’aprassico incapace di fare
il segno della croce quando gli viene richiesto ma che lo esegue
d’istinto entrando in una chiesa.
La ricerca coordinata dal prof. Aglioti si è svolta grazie al supporto
dei laboratori del Centro Ricerche di Neuropsicologia e di Neuroimmagini
della Fondazione Santa Lucia insieme con quelli del Dipartimento di
Psicologia dell’Università di Roma La Sapienza. Per il lavoro
scientifico sono state utilizzate le più avanzate tecniche per la
ricostruzione tridimensionale delle lesioni cerebrali.
* Salvatore Maria Aglioti è Professore ordinario ed insegna
Neuropsicologia del Linguaggio e tecniche sperimentali di ricerca presso
l’Università di Roma “La Sapienza”, dove afferisce al Dipartimento di
Psicologia. E’ Direttore della scuola di specializzazione in
Neuropsicologia e coordinatore del dottorato europeo in Neuroplasticità
Cognitiva e Riabilitazione. Svolge la sua attività di ricerca nel
Laboratorio di Neuropsicologia, TMS (Stimolazione Magnetica Transcranica)
e Potenziali Evocati Laser dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia e nel
Laboratorio di Psicofisica e TMS del Dipartimento di Psicologia de La
Sapienza
** Mariella Pazzaglia è Assegnista di ricerca, svolge la sua attività
nei Laboratori di Neuropsicologia e di Neuroimmagini dell’IRCCS
Fondazione Santa Lucia e presso il Dipartimento di Psicologia
dell’Università degli Studi “La Sapienza”. I suoi interessi di ricerca
riguardano i meccanismi corticali dell’imitazione e la rappresentazione
neurale del riconoscimento di azioni.
Queste pagine sfruttano standard
di programmazione avanzata ,
sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica
più piacevole è ottenibile con un browser
attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs.
disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo
desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale
adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/
Stampa ottimizzata con
standard avanzati
Copyright
© 2002 clicMedicina s.r.l. - Marchi depositati - Riproduzione
vietata
Testata Giornalistica Iscritta al Tribunale
di Genova n° 9 del 05/06/2002
|