Il
papillomavirus umano o HPV è il virus responsabile delle lesioni
condilomatose e della quasi totalità dei casi di cancro del collo
dell’utero, che colpisce ogni anno, in Italia, 3500 donne. L’infezione
da HPV non sempre porta al cancro del collo dell’utero, la storia
naturale dell’infezione infatti è condizionata dall’equilibrio che si
instaura tra ospite e virus HPV con tre possibili evoluzioni:
regressione, persistenza e progressione. Bisogna tener conto che la
maggior parte delle infezioni da papillomavirus ( 70-90% ) è transitoria
mentre la persistenza dell’infezione virale è una condizione per
l’evoluzione verso il tumore e, di norma, il tempo che intercorre tra
l’infezione da HPV e lo sviluppo di lesioni precancerose è di 5 anni,
mentre lo sviluppo del tumore può richiedere decenni.
Dal 2004 ad oggi sono stati sperimentati due nuovi vaccini contro l’HPV.
Uno dei due vaccini, denominato Gardasil® e sviluppato da Merck & Co.,
Inc., è stato approvato dall'organizzazione statunitense Food and Drug
Administration (FDA) nel giugno 2006 ed è disponibile in Italia dal
2007. Gardasil è in grado di proteggere contro i 4 tipi più diffusi di
papillomavirus e, per esercitare la propria attività protettiva,
dovrebbe essere somministrato a ragazze che non hanno avuto rapporti
sessuali.
Secondo l’Harvard Women’s Health Watch, benchè il vaccino contro l’HPV
rappresenti una grande scoperta medica, è necessario essere cauti nel
suo impiego, perchè i benefici ed i rischi non sono ancora completamente
noti. Non esistono ad oggi studi pubblicati che dimostrino che il
vaccino possa proteggere anche per gli altri sierotipi di HPV esistenti,
pertanto, anche dopo la vaccinazione, le donne continueranno ad essere
esposte, anche se in misura molto ridotta, al rischio di insorgenza del
tumore del collo dell’utero. Ne consegue che la vaccinazione non deve
sostituire l’abituale screening del collo dell’utero e che le donne
dovranno continuare ad eseguire correttamente i test di screening
(Pap-test) in accordo con le raccomandazioni locali. Inoltre, non è
ancora stato valutato in termini scientifici il valore terapeutico del
vaccino, per capire se è in grado o meno di fornire protezione nelle
donne già infettate con il virus. Infine, ci sono ancora domande aperte
circa la sicurezza del vaccino e la sua efficacia oltre i 5 anni,
specialmente per le ragazze di 11 e 12 anni, individuate come gruppo
target per la vaccinazione da parte delle Autorità sanitarie. Ricordiamo
anche che l’efficacia protettiva non è stata ancora valutata nei maschi.
In conclusione si può affermare che il nuovo vaccino contro il
papillomavirus umano sembra avere grandi potenzialità, ma considerate le
molte domande ancora senza risposta circa la sua efficacia e la sua
sicurezza, l’Harvard Women’s Health Watch suggerisce che la vaccinazione
dovrebbe rappresentare una scelta individuale.