Comunicare dovrebbe
servire a fare chiarezza, capire meglio, approfondire e invece? …la
solita confusione all’italiana, specialmente quando l’obiettivo non
viene esplicitato ma sottointeso.
E così Pasquale di Napoli, Giovanni di Genova e Carlo di Milano, smariti,
si chiedono: ma sarà vero quello che i neonatologi romani hanno
dichiarato? … “Un neonato vitale, in estrema prematurità va trattato
come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito
adeguatamente" E dove è la novità?, dice Giovanni agli amici. Forse
vuol dire che i neonati prematuri vengono lasciati morire per una scarsa
assistenza rianimatoria? , si domanda Pasquale. Se questo dovesse
succedere si tratterebbe di un reato, un grave reato e quindi sarebbe
giusto che chi denuncia non si fermi a metà ma vada avanti facendo nomi
e cognomi, ribadisce Carlo. Ma ahimè, i tre amici sono ingenui e forse
non sanno tutto.
I neonatologi forse volevano dire che la rianimazione era necessaria
anche per il feto conseguente ad un aborto terapeutico.
Aborto terapeutico, continua a chiedere con insistenza Giovanni. Si, si
..ma questo non deve avvenire prima dei tre mesi?...No risponde Carlo,
il milanese.. “la legge consente ancora 180 giorni per l’interruzione su
indicazione medica per grave pericolo per la vita della gestante o per
grave pericolo per la sua salute fisica o psichica.
In questi casi l’aborto dovrà sottostare ad accertamenti sanitari e alle
eventuali consulenze specialistiche di cui si vorrà avvalere il
ginecologo che si assume la responsabilità dell'intervento. Ma come,
dice Giovanni il genovese, perché dei medici consigliano l’aborto e
altri vogliono rianimare?
I tre amici continuano ad essere confusi ma una risposta la dobbiamo e
allora spieghiamoci con le normativi vigenti:
Bisogna premettere innanzitutto che oggi le tecnologie hanno abbassato
la soglia della vitalità (intesa come capacità del feto a respirare e
muoversi autonomamente) fino a 22 settimane. Ma il rischio che i
super-prematuri riportino deficit cerebrali o di altro tipo importanti
resta molto significativo. Per questo in alcune nazioni, Olanda in testa
prevale un atteggiamento molto pragmatico. I neonatologi non hanno come
obiettivo la sopravvivenza, ma la qualità della vita futura e per questo
si astengono dal rianimare sotto le 25-26 settimane, salvo casi
eccezionali.
Il problema, dunque, diventa sempre di più quello del limite per
effettuare l'aborto terapeutico. E a questo punto i tre amici finiscono
di dibattere e aspettano. Aspettano le mosse dei politici, della Chiesa
e anche noi stiamo a guardare, non potendo però prescindere dalle
condizionino reali.
La legge 194, precisano i ginecologi, non indica alcun limite di età
gestazionale per l'effettuazione dell'aborto terapeutico, ma afferma che
non è possibile abortire ad età gestazionali compatibili con la
sopravvivenza del feto. Il limite consigliato è oggi a 24 settimane,
anche se alcuni ospedali si orientano diversamente. Nel 2004, la Clinica
Mangiagalli di Milano ha emanato una 'raccomandazione' interna affinché
si evitino gli aborti terapeutici a partire dalla 22/a settimana,
proprio perché dalla 23/a settimana un feto ha molte chances di nascere
vivo.
E infine IL PARERE DEGLI GLI ESPERTI DEL MINISTERO, OGGI : Solo cure
compassionevoli per i feti molto prematuri nati alla 22/a settimana;
"adeguata assistenza" dalla 23/a settimana, mentre dalla 24/a settimana
il "trattamento intensivo è sempre indicato". Sono queste le indicazioni
per le cure ai nati molto pre-termine elaborate dal gruppo di esperti
riuniti dal ministro Livia Turco, che hanno terminato i propri lavori
con un documento in cui sono appunto indicate le cure e l'assistenza
appropriate nelle diverse età gestazionali dalla 22ma alla 25ma
settimana di gravidanza.