Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 04/02/2008

 

Feto, Rianimazione e Aborto: confuzione…all’italiana?


Aldo Franco De Rose - aldoderose@clicmedicina.it

Comunicare dovrebbe servire a fare chiarezza, capire meglio, approfondire e invece? …la solita confusione all’italiana, specialmente quando l’obiettivo non viene esplicitato ma sottointeso.


E così Pasquale di Napoli, Giovanni di Genova e Carlo di Milano, smariti, si chiedono: ma sarà vero quello che i neonatologi romani hanno dichiarato? … “Un neonato vitale, in estrema prematurità va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente" E dove è la novità?, dice Giovanni agli amici. Forse vuol dire che i neonati prematuri vengono lasciati morire per una scarsa assistenza rianimatoria? , si domanda Pasquale. Se questo dovesse succedere si tratterebbe di un reato, un grave reato e quindi sarebbe giusto che chi denuncia non si fermi a metà ma vada avanti facendo nomi e cognomi, ribadisce Carlo. Ma ahimè, i tre amici sono ingenui e forse non sanno tutto.
I neonatologi forse volevano dire che la rianimazione era necessaria anche per il feto conseguente ad un aborto terapeutico.


Aborto terapeutico, continua a chiedere con insistenza Giovanni. Si, si ..ma questo non deve avvenire prima dei tre mesi?...No risponde Carlo, il milanese.. “la legge consente ancora 180 giorni per l’interruzione su indicazione medica per grave pericolo per la vita della gestante o per grave pericolo per la sua salute fisica o psichica.
In questi casi l’aborto dovrà sottostare ad accertamenti sanitari e alle eventuali consulenze specialistiche di cui si vorrà avvalere il ginecologo che si assume la responsabilità dell'intervento. Ma come, dice Giovanni il genovese, perché dei medici consigliano l’aborto e altri vogliono rianimare?


I tre amici continuano ad essere confusi ma una risposta la dobbiamo e allora spieghiamoci con le normativi vigenti:
Bisogna premettere innanzitutto che oggi le tecnologie hanno abbassato la soglia della vitalità (intesa come capacità del feto a respirare e muoversi autonomamente) fino a 22 settimane. Ma il rischio che i super-prematuri riportino deficit cerebrali o di altro tipo importanti resta molto significativo. Per questo in alcune nazioni, Olanda in testa prevale un atteggiamento molto pragmatico. I neonatologi non hanno come obiettivo la sopravvivenza, ma la qualità della vita futura e per questo si astengono dal rianimare sotto le 25-26 settimane, salvo casi eccezionali.


Il problema, dunque, diventa sempre di più quello del limite per effettuare l'aborto terapeutico. E a questo punto i tre amici finiscono di dibattere e aspettano. Aspettano le mosse dei politici, della Chiesa e anche noi stiamo a guardare, non potendo però prescindere dalle condizionino reali.


La legge 194, precisano i ginecologi, non indica alcun limite di età gestazionale per l'effettuazione dell'aborto terapeutico, ma afferma che non è possibile abortire ad età gestazionali compatibili con la sopravvivenza del feto. Il limite consigliato è oggi a 24 settimane, anche se alcuni ospedali si orientano diversamente. Nel 2004, la Clinica Mangiagalli di Milano ha emanato una 'raccomandazione' interna affinché si evitino gli aborti terapeutici a partire dalla 22/a settimana, proprio perché dalla 23/a settimana un feto ha molte chances di nascere vivo.


E infine IL PARERE DEGLI GLI ESPERTI DEL MINISTERO, OGGI : Solo cure compassionevoli per i feti molto prematuri nati alla 22/a settimana; "adeguata assistenza" dalla 23/a settimana, mentre dalla 24/a settimana il "trattamento intensivo è sempre indicato". Sono queste le indicazioni per le cure ai nati molto pre-termine elaborate dal gruppo di esperti riuniti dal ministro Livia Turco, che hanno terminato i propri lavori con un documento in cui sono appunto indicate le cure e l'assistenza appropriate nelle diverse età gestazionali dalla 22ma alla 25ma settimana di gravidanza.
 

 






 
 
 
 

  



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