L’emicrania
colpisce oltre sei milioni d’italiani. Non è un semplice mal di testa
dal quale si distingue per attacchi frequenti di dolore pulsante e
violento che debilitano e limitano la qualità di vita. Insomma è una
vera e propria patologia alla quale la Regione Lombardia ha riconosciuto
valore d’invalidità civile.
Ad un anno dall’entrata in vigore di questa importante circolare, per
ora unica in Italia, gli esperti si riuniranno l’8 febbraio a Milano in
un convegno dal titolo “Emicrania: una patologia invalidante” promosso
dalla Fondazione IRCSS, Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano.
L’obiettivo del convegno è quello di fare il punto sui criteri e sugli
strumenti di valutazione della malattia in vista dell’ampliamento della
normativa ad altre regioni italiane.
L’emicrania è stata definita “malattia invisibile” perché sia i medici,
sia lo stesso paziente, sia coloro che circondano la persona sofferente
sottovalutano e sottostimano quella condizione che oggi finalmente è
riconosciuta come una malattia che disabilita, rovina la vita, impedisce
di svolgere le normali attività quotidiane e professionali.
La normativa applicata in Lombardia riconosce a coloro che soffrono di
emicrania un’invalidità civile graduata dall’uno al 46% a seconda del
tipo e della frequenza di mal di testa e di attacchi, e comporta una
particolare tutela nell’ambiente di lavoro per le forme più gravi.
Per fissare i criteri per il riconoscimento della disabilità, unitamente
alla circolare sono state fatte pervenire alle ASL lombarde delle
tabelle per la valutazione e la certificazione della malattia. Le
cefalee vengono distinte in diversi livelli di gravità e quindi
d’invalidità (dall’uno al 46%) a seconda dell’intensità, della frequenza
degli episodi e della risposta al trattamento.
“Anche se al momento si applica solo al milione e mezzo di emicranici
lombardi, la circolare ha un valore fondamentale in quanto accredita e
certifica l’emicrania per quello che è: una malattia seria che ha
ripercussioni pesanti a livello personale e sociale” ha commentato
il Professor Gennaro Bussone, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze
Cliniche, Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C. Besta di Milano e
Past President dell’ANIRCEF, Associazione neurologica Italiana per la
Ricerca sulle Cefalee “Si tenga infatti conto che la stragrande
maggioranza degli emicranici ricorre all’automedicazione procurandosi
danni da iperabuso di farmaci. Tale abuso nasce proprio dalla
sottovalutazione che il paziente attua nei confronti della propria
condizione”.
“S’innesca così un circolo vizioso - ha proseguito il Professor Bussone
- che spesso porta al ricovero e alla cronicizzazione della malattia con
una disabilità crescente che penalizza la persona sul lavoro, ma anche
in famiglia e nel quotidiano: una situazione risolvibile solo con il
ricovero. Insomma l’emicrania è realmente un problema sociale e la
Regione Lombardia lo ha capito e ha riconosciuto le cefalee primarie,
tra le quali l’emicrania, come un presupposto di effettiva invalidità”.
La decisione dell’amministrazione lombarda è maturata anche grazie alle
forti pressioni esercitate dall’AIC - Associazione Italiana per la Lotta
contro le Cefalee - che, grazie all’allora presidente Fabio Frediani, si
è battuta per questo riconoscimento e per l’aggiornamento dei criteri di
valutazione delle cefalee.
“Tutti noi che ci
muoviamo in questo campo di patologia, e i pazienti per primi, siamo
stati orgogliosi ed entusiasti di questa vittoria che almeno per i
cittadini lombardi ha significato veder schiudersi la possibilità
concreta di non essere più considerati malati di serie B” ha dichiarato
il Dottor Frediani, Direttore U.O. Neurologia, Policlinico Ponte San
Pietro di Bergamo “Auspichiamo perciò che questa normativa possa
diventare diritto comune e conquista di tutti gli italiani affetti da
cefalee invalidanti".
“L’emicrania” ha spiegato il Dottor Domenico D’Amico, Direttore Medico
U.O. Neurologia III Cefalee, Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C.
Besta, Milano “provoca un dolore che anche quando non è intensissimo
rovina comunque la vita. Il miglioramento della qualità di vita e la
riduzione della disabilità correlata all’emicrania sono tra i traguardi
esplicitamente riconosciuti dalle più recenti Linee Guida
internazionali. È quindi indispensabile che venga valutato l’impatto
negativo determinato dalla malattia sulla vita del paziente e che si
valuti l’eventuale miglioramento dopo interventi terapeutici. Alcuni
strumenti standardizzati possono aiutare il medico a quantificare la
disabilità correlata all’emicrania. Tra questi il MIDAS e l’HIT6, due
brevi e semplici questionari da compilare e da analizzare e che valutano
il grado di disabilità e l’impatto della malattia sulla qualità della
vita”.
“E a proposito di terapie c’è da segnalare - ha concluso il Dottor
Domenico D’Amico - che un farmaco indicato nella prevenzione
dell’emicrania, il topiramato, è l’unico per il quale esistono studi
specifici sulla qualità di vita. Dati recenti, infatti, indicano che il
trattamento con topiramato ha portato al miglioramento dei punteggi
delle scale di valutazione di alcuni test che valutano il grado di
limitazione o interruzione delle normali attività quotidiane e gli
effetti sugli aspetti di frustrazione e sconforto. Si è osservato
inoltre un recupero di qualità di vita in termini di dolore fisico, di
percezione generale dello stato di salute, di vitalità e resistenza
all’affaticamento”.
Topiramato, già utilizzato come antiepilettico, è stato approvato in
Italia da un anno e mezzo per la prevenzione dell’emicrania ed è
indicato per coloro che abbiano dai due ai quattro attacchi al mese e va
assunto per almeno tre mesi consecutivi o nei casi in cui il paziente
non risponda o sia intollerante alle terapie standard.