Qual è il problema più delicato, in tema di emicrania, Professor
Bussone?
Purtroppo è il ‘fai da te’, fenomeno molto rilevante: il 75% di
coloro che soffrono di mal di testa non si rivolgono al medico che
invece dovrebbe essere l’interlocutore naturale. Più spesso ne parlano
col farmacista, ma la realtà più frequente è che ci si rivolga a un
parente, a un amico, a un conoscente che passa informazioni quasi sempre
sbagliate se non addirittura dannose.
Quali sono le cause dell’emicrania?
Il vero motivo, il primum movens, ancora non l’abiamo capito del
tutto, mentre è chiaro che il dolore nasce da una costrizione dei vasi
sanguigni del cranio, al quale segue poi una vasodilatazione.
L’intensità di questo dolore, insieme ad altre tipiche manifestazioni
come ad esempio la forte repulsione per la luce, i suoni o gli odori che
distingue il semplice mal di testa dall’attacco emicranico.
Quali consigli per affrontare l’emicrania?
1. Contattate il medico prima di prendere farmaci da soli
2. abituatevi a riconoscere subito le prime avvisaglie dell’attacco e
fate attenzione al tipo di dolore
3. se non vi vengono prescritti dal medico, non procuratevi mai farmaci
per i quali occorre una prescrizione, magari perché ve lo dà un amico
4. non passate da un farmaco da banco all’altro nel corso della stessa
giornata o, ancor peggio, non sovrapponeteli fra loro: l’abuso di
farmaci è spesso causa di cronicizzazione della cefalea
5. evitate di assumere qualsiasi analgesico a stomaco vuoto
6. non bevete alcolici durante gli attacchi di mal di testa
7. evitate alimenti quali cioccolato, formaggi stagionati, cibi grassi o
ricchi di glutammato come i dadi, soprattutto se esiste correlazione tra
la loro assunzione e l’arrivo del vostro mal di testa
8. durante la crisi evitate stimoli stressanti e, se possibile, restate
a riposo, in un ambiente buio e silenzioso.
Ma la gente è abbastanza informata sul “mal di testa”?
Il 70% delle persone sa cos’è, ne ha sofferto in qualche momento della
vita, ma questo non significa che lo sa curare. Uno dei gravi errori
imputabili a chi fa da sé è proprio che, continuando a prendere farmaci
inadatti, cronicizza la malattia, trasformando cefalee episodiche in
cefalee croniche.
E a quel punto le solite pastiglie non bastano più e così, dopo averle
provate tutte vengono al Besta, che considerano l’ultima spiaggia, e
sono spesso disperati.
Per l’emicrania è consentito il ricovero?
È una prassi di recente acquisizione, in forza di una
disposizione della Regione Lombardia, dal punto di vista sanitario
avanzatissima, tant’è che è stata la prima a rinoscere a questa malattia
l’invalidità di cui parliamo al convegno dell’8 febbario.
Anche le cefalee croniche nel 50% dei casi necessitano di ricovero.
In realtà però noi curiamo solo la punta dell’iceberg e non sappiamo
ancora cosa esattamente ci sia sotto, visto che il 75 % della gente si
autocura. La cronicizzazione è una disabilità progressiva che ti
penalizza sul lavoro ma anche in famiglia, nel quotidiano. Si conduce
una vita pessima, non a caso l’emicrania è al 9° posto tra le malattie
più invalidanti. È davvero un problema sociale e la Regione Lombardia lo
ha capito e ha riconosciuto le cefalee come un presupposto di effettiva
invalidità permanente
Come si deve comportare un emicranico per evitare gli attacchi?
Lo stile corretto di vita certamente aiuta ma, anche se può
sembrare un paradosso, non pochi sono convinti che l’emicrania può
essere considerata persino un salvavita, un segnale utile ad evitare
guai peggiori: il mal di testa potrebbe infatti essere una sorta di
risposta autoprotettiva nei confronti dell’eccesso di stimoli esterni e
interni ai quali non riesce a far fronte perché i neuroni degli
emicranici sono sempre in precario equilibrio energetico: davanti allo
stesso stimolo consumano più energia di un neurone normale.
La miglior via d’uscita consiste nell’individuare con l’aiuto di un
medico uno stile di vita e di comportamento che possa bypassare questa
innata carenza di energia metabolica, evitando un eccessivo consumo di
zuccheri o di ossigeno ematici, i due principali carburanti del
metabolismo energetico cerebrale.
In sostanza il cervello emicranico finisce per lavorare sempre in
riserva consumando più energia di quella di cui può disporre cosicché,
come estrema forma di difesa, finisce per “bloccare il motore”
innescando un dolore spontaneo che, obbligando al riposo, agisce come
sistema di evitamento nei confronti di una situazione che percepisce
come nociva.
Ci sono nuove opzioni terapeutiche?
Dopo l’avvento dei triptani che hanno rivoluzionato la terapia
dell’attacco acuto la più grossa novità è arrivata dalla terapia
profilattica, colmando un’esigenza terapeutica che sentivamo da anni
durante i quali continuavamo a dire “adesso che abbiamo “risolto” (fra
virgolette, ben inteso) la terapia sintomatica, ci vorrebbe qualcosa di
altreetanto efficace in quella profilattica”.
La risposta è venuta da poco proprio in funzione della natura stessa di
questa malattia: chi soffre di emicrania, infatti, dal punto di vista
neurologico ha un cervello sovraeccitato. Un esempio banale ma utile, se
dovessi guidare l’automobile a tutto gas da Milano a Napoli, sono molto
alte le probabilità che io fonda il motore. Se pretendo da me stesso di
essere sempre al top, l’iperattività dei miei neuroni mantiene il
cervello in forma, ma posso anche esagerare.
L’ipereccitabilità neuronale dell’emicrania è simile, anche se meno
forte, a quella che si presenta nell’epilessia: ecco perché usando
farmaci antiepilettici come il topiramato a dosaggi più bassi è
possibile abbassare l’iperecitabilità anche dei neuroni emicranici
impedendlo loro di raggiungere un’eccitazione tale da scatenare
l’attacco di mal di testa.
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