EPCA-2. E’ questo il nome del nuovo marker in grado di svelare il tumore
della prostata che, quasi sicuramente, forse fra un anno, manderà in
pensione il discusso PSA. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista
Urology a firma dei ricercatori del Johns Hopkins School of Medicine di
Baltimor, dal titolo molto esplicativo: “EPCA-2: A Highly Specific Serum
Marker for Prostate Cancer”. Si tratta di una proteina strutturale che
si trova nel nucleo delle cellule tumorali della prostata, la Early
Prostate Cancer Antigen-2 (EPCA-2), molto stabile e persistente in
circolo. Ma sicuramente EPCA2 non rappresenta una novità scientifica per
la sola diagnosi. Infatti secondo Robert Getzenberg, direttore di
Urologia e leader del team di ricercatori, “il nuovo test, fra qualche
anno, oltre ad essere utilizzato per riconoscere gli uomini con tumore
della prostata e distinguerli da quelli che soffrono semplicemente di
IPB, costituirà l’elemento principale per differenziare i pazienti che
avranno bisogno di un approccio terapeutico aggressivo da quelli che
necessiteranno invece di una vigile attesa”. Insomma un importante aiuto
in tema di terapia di tumore della prostata, il cui obiettivo potrà
essere quello di riuscire ad adottare, in ogni singolo paziente, la
miglior scelta terapeutica “su misura”, evitando comportamenti troppo
standardizzati.
I ricercatori americani hanno esaminato 385 pazienti, nei quali il test
EPCA-2 ha distinto i casi di semplice iperplasia prostatica benigna (IPB)
e prostatite da quelli di tumore. Più precisamente il 77% dei pazienti
con IPB e PSA elevato, e quindi con sospetto cancro prostatico, aveva
invece livelli di EPCA-2 più bassi dei valori limiti (il cut off di EPCA
2 è di 30ng/ml). Tale aspetto è stato considerato di enorme importanza e
molto incoraggiante in quanto l´IPB è spesso associata ad elevati
livelli di PSA, ponendo problemi di diagnosi differenziale e
costringendo i pazienti a ripetute biopsie. Al contrario i valori di
EPCA-2 sono stati trovati superiori al cut off nel 90% dei soggetti con
cancro confinato alla prostata e nel 98% con cancro avanzato (extracapsulare
), individuando complessivamente il 94% di tumori. Inoltre, l´EPCA 2 è
risultato altamente sensibile e specifico in quanto è riuscito ad
identificare il 78% degli uomini con cancro prostatico anche nel gruppo
di soggetti con PSA al di sotto di 2.5 ng/mL e quindi , apparentemente,
senza malattia.
Infine, un altro vantaggio sarebbe costituito dal fatto che il test
consentirebbe di abbatterebbe drasticamente il numero di biopsie della
prostata, oggi, sicuramente molto elevato.
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*Specialista Urologo e Andrologo, Clinica Urologica, Osp. S. Martino
Genova