“Nei soggetti affetti da diabete di tipo 2 nei quali il solo
intervento sullo stile di vita sia fallito o non sia applicabile, va
presa da subito in considerazione la terapia farmacologica” afferma
il Prof. Brunetti. “Il farmaco di prima scelta è la metformina che
presenta buone caratteristiche: è mediamente ben tollerata e consente di
raggiungere rapidamente il risultato atteso del controllo glicemico,
anche se nel 15-20% dei pazienti si verificano forme di intolleranza
gastrointestinale”.
Anche i Tiazolidinedioni (TZD) o glitazoni sono farmaci antidiabetici
orali utilizzati frequentemente nelle prime fasi delle terapia. Il
meccanismo d’azione dei TZD è abbastanza complesso: contrastano il
meccanismo che dall’obesità conduce al diabete di tipo 2, agendo così
all’origine della patogenesi del diabete di tipo 2 per impedirne
l’insorgenza.
“Tra i TZD, pioglitazone ha dimostrato un’efficacia di prevenzione
degli eventi cardiovascolari, infarto del miocardio ed ictus cerebrale
in particolare, il che rappresenta tutto sommato il vero obiettivo della
terapia del diabete di tipo 2” - continua Brunetti - “Questa
forma di diabete infatti è temibile non solo per la sua incidenza ma
soprattutto perché è il fattore di rischio peggiore per comorbidità
cardiovascolari e per mortalità causata da patologie cardiovascolari”.
Pioglitazone sembra agire mediante l’attivazione di specifici recettori
nel nucleo (recettore gamma attivato di proliferazione dei perossisomi)
che porta ad un aumento della sensibilità insulinica nel fegato, nel
tessuto adiposo e nelle cellule muscolo-scheletriche. “Lo studio
PROactive ha dimostrato che pioglitazone ha anche un effetto di forte
prevenzione dell’incidenza di morte cardiovascolare, infarto del
miocardio, ictus, sindrome coronarica acuta”- dichiara Brunetti.
L’algoritmo terapeutico
Nell’algoritmo terapeutico del diabete di tipo 2 (ossia
l’insieme di cure volte a migliorare il quadro clinico del paziente) è
possibile individuare una sequenza di fasi di trattamento.
“L’algoritmo della terapia del diabete di tipo 2” - spiega il Prof.
Paolo Brunetti - “prevede, quindi, in primo luogo uno stile di vita
corretto associato alla somministrazione di metformina e, in
associazione o in alternativa a questa, pioglitazone che deve essere
considerato un farmaco di prima linea per la cura del diabete di tipo 2,
sullo stesso piano della metformina”. “Se questo livello di
terapia non si dimostra sufficiente per il controllo glicemico” -
continua Brunetti - “si deve passare ad un livello superiore,
utilizzando le sulfoniluree, farmaci che agiscono stimolando il pancreas
a produrre più insulina o, in alternativa, la stessa insulina,
utilizzando preparazioni ad azione rapida e/o ritardata”.
Al di là di questo livello si utilizza l’insulina, da sola o in
associazione con metformina e pioglitazone, per ottenere l’effetto
desiderato di controllo glicemico.
“Queste fasi di terapia si devono succedere in tempi molto rapidi:
non possiamo attendere tanto prima di cambiare modello di terapia. Il
nostro obiettivo terapeutico è di avere dei livelli glicemici quasi
normali per eliminare il rischio cardiovascolare nel paziente
diabetico”, afferma il Prof. Brunetti. “Per capire se la terapia
è o meno adeguata, i pazienti devono essere addestrati ad eseguire l’automonitoraggio
domiciliare della glicemia e a controllare periodicamente – ogni tre
mesi - il valore dell’emoglobina glicata, un parametro che esprime la
glicemia media degli ultimi due mesi e che non deve superare il 7%”,
conclude Brunetti.
Il diabete attualmente non è una malattia curabile in modo definitivo,
anche se la ricerca nel campo sta andando avanti, portando a costanti
miglioramenti nella cura di questa malattia.
Comorbidità e complicanze cardiovascolari del diabete mellito di tipo 2
“Le più serie complicanze del diabete di tipo 2 sono le malattie
cardiovascolari” afferma il Prof. Ceriello. “Circa l’80% dei
pazienti diabetici infatti muore per una complicanza cardiovascolare,
ossia per un infarto del miocardio o un ictus cerebrale”.
“Il controllo glicemico è importante anche per controllare le
complicanze cardiovascolari”- continua il Prof. Ceriello - “La
progressione di queste complicanze però è causata anche da altri fattori
come ad esempio l’infiammazione e lo stress ossidativo che nei pazienti
diabetici favoriscono lo sviluppo dell’aterosclerosi”.
L’approccio globale, per affrontare il diabete a 360°
Recentemente si è iniziato a parlare di “approccio globale” alla
malattia. Con questa espressione si indica un insieme di terapie che
mirano a controllare non solo l’iperglicemia, cioè la manifestazione
principale del diabete, ma anche l’ipertensione e le dislipidemie.
“I soggetti diabetici sono spesso anche ipertesi, hanno problemi di
iperlipidemia, sono soggetti a patologie cardiovascolari (quindi
trombosi, attacchi ischemici, ecc)”, dichiara il Prof. Paolo
Brunetti. “È chiaro quindi che quando si fa diagnosi di diabete ci si
deve accertare anche della presenza di altre patologie in modo da
iniziare la terapia migliore. In questi casi, infatti, non si tratta
soltanto di tenere sotto controllo i valori della glicemia, ma bisogna
monitorare altri aspetti e scegliere dei farmaci appropriati per
ciascuna patologia”. “In questo nuovo approccio globale alla
terapia del diabete di tipo 2 i TZD, e pioglitazone in particolare,
rappresentano un importante aiuto per il diabetologo” - continua
Brunetti - “Infatti, oltre ad essere farmaci ipoglicemizzanti hanno
anche la proprietà di aumentare il colesterolo HDL (il colesterolo
buono) ridotto abitualmente nei pazienti diabetici e non facilmente
influenzato da altre terapie”.
Gli effetti pleiotropici di pioglitazone
“Farmaci come pioglitazone hanno dimostrato di avere un
doppio effetto” - dichiara il Prof. Ceriello - “Vale a dire che
pioglitazone da un lato riduce la glicemia, quindi il motivo per cui il
malato è diabetico, dall’altro riduce l’infiammazione e lo stress
ossidativo esercitando quindi un’azione di prevenzione cardiovascolare”.
“È possibile parlare quindi di effetti pleiotropici di pioglitazone, che
si hanno quando un farmaco al di là dell’effetto noto (in questo caso
l’azione ipoglicemizzante), ha anche azioni non strettamente legate a
quella principale, come accade per la riduzione dell’infiammazione e
dello stress ossidativo provocati da pioglitazone”, conclude
Ceriello.
Le dichiarazioni dell’FDA (Food and Drug Administration) e dell’EMEA
(Agenzia Europea del Farmaco) sui rischi cardiovascolari dei TZD hanno
confermato la sicurezza di pioglitazone. La recente dichiarazione della
FDA (14 novembre 2007) ha evidenziato le differenze fra i diversi
tiazolidinedioni (TZD) in termini di possibile rischio cardiovascolare.
Anche il Comitato dei Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’EMEA ha
confermato lo scorso ottobre il rapporto positivo rischio-beneficio per
pioglitazone e ha concluso che i benefici del trattamento del diabete di
tipo 2 con pioglitazone superano i rischi. Non è stato considerato
necessario modificare le informazioni sul prodotto per la prescrizione
(Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto o RCP) di pioglitazone. Il
CHMP ha recentemente incluso nel RCP delle informazioni sullo studio
PROactive; in particolare il RCP riporta la seguente dichiarazione sulla
sicurezza cardiovascolare di pioglitazone: “Sebbene lo studio non
abbia raggiunto il suo endpoint primario, che era un endpoint composito
di mortalità per tutte le cause, infarto non fatale del miocardio,
ictus, sindrome coronarica acuta, amputazione maggiore della gamba,
rivascolarizzazione coronarica della gamba, i risultati suggeriscono che
non ci sono problemi cardiovascolari a lungo termine con l’uso di
pioglitazone”.