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Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali
I determinanti della Salute e le disuguaglianze sociali Comunicato Stampa Le politiche che
danneggiano la salute umana vanno identificate e, dove possibile,
cambiate. In questa prospettiva la globalizzazione e il mercato sono
buoni o cattivi nella misura in cui, nel bene o nel male, influenzano la
salute. Le disuguaglianze nella salute tra e all’interno dei Paesi sono
evitabili. Non esiste alcuna ragione biologica perché la speranza di
vita debba essere di 48 anni più lunga in Giappone rispetto alla Sierra
Leone o 20 anni più corta tra gli aborigeni rispetto agli altri
australiani. Non è tollerabile che solo la metà dei bambini di alcuni
distretti di Napoli siano vaccinati contro il morbillo e che a causa di
questo si ammalino e vengano ricoverati in ospedale in un rapporto
doppio di quello dei loro coetanei che vivono nel Nord d’Italia. Non può
essere accettato che le malattie cardiovascolari, che costituiscono in
Italia la prima causa di morte, siano più frequenti nel Sud e nelle
Isole. E’ risaputo che chi vive in condizioni disagiate è a maggior
rischio di ammalarsi. Ridurre le disuguaglianze sociali nella salute,
venendo così incontro ai bisogni delle persone, è un problema di
giustizia sociale.
“Oggi si discute
molto, spesso dogmaticamente, su cosa è giusto o sbagliato nelle
politiche economiche e sociali. L’azione sui determinanti sociali della
salute è necessaria non solo per migliorare la salute, ma anche perché
quei miglioramenti indicheranno che la società si è mossa per andare
incontro ai bisogni delle persone.” afferma Maurizio Bonati,
del Dipartimento di salute pubblica del Mario Negri, organizzatore
dell’incontro. Molti sono i bisogni di salute ancora inevasi, non solo
nei Paesi con scarse risorse. Accrescere la salute complessiva della
popolazione riducendo le disuguaglianze dovrebbe essere l’impegno di una
politica multisettoriale che interviene su: istruzione, cultura, lavoro,
casa, ambiente ed equa distribuzione del reddito. Individuare i bisogni
e caratterizzarli per ciascuna popolazione nel tempo dovrebbe
rappresentare la base di una strategia istituzionale volta al
miglioramento della “salute per tutti” i cittadini in ogni nazione.
Quindi, una strategia fondamentale anche per l’Italia.
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