Salute del cuore
Il pesce, si dice, fa bene al cuore. Ma non sempre, e non tutto. Bisogna
saperlo scegliere e cucinare. Ma ecco i principali consigli che
anticipano gli interventi degli esperti riuniti questa sera, ore 17.00
nell’incontro con il pubblico presso il Teatro della Gioventù di Via
Cesarea 14.
“Il primo consiglio per far vivere di più e meglio il nostro cuore è
quello di inserire il pesce azzurro – afferma il professor Paolo
Bellotti, direttore della cardiologia dell’Ospedale San Paolo di Savona,
ed organizzatore della due giorni – nella dieta alimentare
settimanale. In generale tutte le specie di pesce azzurro sono
consigliate: tra le più ricche di omega3 segnaliamo ad esempio gli
sgombri, le sardine e le acciughe. Altra accortezza è quella di non
friggere il pesce. Indipendentemente dall’olio usato (oliva o semi) con
questa modalità di cottura vengono annullati i benefici cardiovascolari
della molecola omega 3. La migliori preparazioni, secondo i nostri dati
sono al forno o bollito.”
Dal punto di vista scientifico gli omega3, presenti in grandi quantità
nel pesce azzurro, sono acidi grassi polinsaturi a lunga catena di
carbonio derivanti dall’acido alfa linoleico, più concretamente essi
sono in grado di entrare nella costituzione delle membrane cellulari
diventando protagonisti di diverse azioni molto importanti tra le quali:
l’azione antitrombotica, la riduzione dei trigliceridi, e soprattutto
migliorano il ritmo cardiaco evitando in concreto l’insorgenza di
aritmie cardiache.
Per quanto riguarda le dosi di assunzione di omega3 secondo gli esperti:
Per un individuo sano in funzione di prevenzione cardiovascolare, i
medici consigliano l’assunzione circa ½ grammo al giorno di omega-3, il
che significa assumere pesce azzurro due volte a settimana. Per un
individuo che ha già avuto eventi cardiovascolari, la quantità
necessaria si alza ad 1 grammo al giorno, il che significa sempre
assunzione due volte a settimana ma con l’aggiunta degli integratori
farmacologici, sia come terapia che come prevenzione.
Pesce Liguria
Raddoppia il consumo di pesce nella nostra regione. Il consumo
pro capite annuo di pesce passa quindi dai 12 Kg del 2006 ai 24 Kg
dell’anno appena chiuso. Un dato che potrebbe sembrare positivo sia per
la nostra economia sia per la salute dei consumatori che scegliendo i
prodotti ittici variano e rendono più completa la loro dieta. Tuttavia
la realtà è molto diversa.
“Anche da noi è la globalizzazione a farla da padrone. – afferma
il Dott. Gualtiero Pesce, responsabile del servizio di veterinaria
dell’Asl2 Savonese ed esperto di fauna ittica – I consumatori liguri,
dal nostro punto di osservazione, sono un po’ pigri e scelgono sempre
più spesso prodotti semplici da cucinare, senza spine, come i cosiddetti
“pesci bistecca” snobbando i prodotti nostrani. Abbiamo infatti appurato
che tra i pesci che corrispondono a questa descrizione i più venduti nei
mercati e nelle pescherie liguri sono il pesce Persico del Lago Vittoria
nel centro Africa ed il pesce Pangasio proveniente dalla Thailandia, dal
fiume del Mekong.”
Si tratta evidentemente di un cortocircuito geografico, che oltre a
mettere in evidenza gli effetti sempre più consistenti della
globalizzazione , porta ad una conseguenza non proprio secondaria
“Capita sempre più spesso – continua il Dott. Pesce – che il pesce
fresco, ed in particolare quello azzurro, pescato nei nostri mari non
sia scelto dai consumatori e non riesca ad essere smaltito dai nostri
mercati finendo per essere distrutto.”
I pesci bistecca sulle nostre tavole
Il pesce persico africano è stato introdotto negli anni ‘50 nel
lago Vittoria da due biologhi australiani. Viene esportato ma anche
allevato in tutto il mondo, in particolare in Europa, negli Stati Uniti,
in Medio Oriente e in Giappone. In Italia è molto apprezzato, fenomeno
strano considerando che gli italiani prediligono soprattutto il pesce di
mare. Successo probabilmente dovuto al fatto che si tratta di un
prodotto che si presta molto alle esigenze di una famiglia ad esempio
con bambini: viene infatti venduto in filettoni spessi, senza spine e
con un sapore neutro.
Il pesce Pangasio è diffuso in Asia e Mekong e nei suoi affluenti ha un
corpo tozzo ma allungato, la testa piatta con larga bocca e piccoli
barbigli. La pinna dorsale, le pettorali e le pinne ventrali sono
allungate ma di dimensioni contenute. Le carni del Pangasio sono
richiestissime in Europa e in Italia, dove ormai è possibile acquistarlo
al supermercato. Il sapore è delicato, ricorda quello della trota, ma
meno grasso.