Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 31/03/2008

 

La rivoluzione degli infermieri italiani


Una sfida a tutto campo quella degli infermieri italiani, per due giorni riuniti a Bologna per la loro seconda Conferenza nazionale: al centro della discussione, non solo le questioni di interesse professionale, ma anche le proposte e le ricette che possono migliorare l’assistenza sanitaria.


“La sanità italiana può essere curata anche con le ricette degli infermieri” è il messaggio che era stato lanciato lo scorso anno a conclusione della prima conferenza.


Per mettere a punto queste ricette, in questo secondo appuntamento – al quale partecipano Dirigenti dei servizi infermieristici delle aziende territoriali ospedaliere e ospedaliere universitarie, coordinatori dei corsi di laurea in Infermieristica, presidenti dei Collegi provinciali Ipasvi e presidenti delle Associazioni infermieristiche – gli infermieri italiani si confrontano con medici, amministratori e ricercatori, anche di altri paesi europei.


L’obiettivo è capire quali sono le strategie più efficaci per rispondere in modo specifico alle esigenze dei pazienti, per organizzare l’assistenza infermieristica, per determinare l’effettivo fabbisogno quali-quantitativo di infermieri.


Almeno tre le linee di intervento proposte. Prima di tutto, una nuova organizzazione dell’assistenza ospedaliera basata sul principio della centralità della persona assistita e sulla cooperazione e l’interscambio tra i professionisti sanitari. Gli infermieri italiani propongono una vera e propria rivoluzione copernicana: il passaggio dal concetto classico di assistenza a un progetto di cura personalizzato basato sulla collaborazione tra i professionisti e l’integrazione dei saperi.


“Occorre un progetto globale di cura – osserva Annalisa Silvestro, presidente dell’Ipasvi – all’interno del quale gli infermieri sappiano essere propositivi. La crescita e la diversificazione della domanda di salute chiedono a tutti i professionisti sanitari un nuovo modello di approccio al paziente”.


A questa riorganizzazione si lega il progetto di un nuovo modello di rilevazione del fabbisogno di infermieri, basata sulla misurazione del carico assistenziale necessario per ogni malato: “Attraverso una cartella infermieristica – osserva Annalisa Silvestro – al momento dell’ingresso in ospedale si potrebbe definire l’impegno infermieristico richiesto in relazione alla complessità assistenziale di ogni degente: in questo modo il fabbisogno di infermieri, problema con il quale si confrontano tante realtà ospedaliere e che spesso ricade sulle persone assistite, sarebbe valutato sulla base di esigenze concrete ed effettive”.


In questo scenario, ed è la seconda linea di intervento proposta, vanno ridisegnate le competenze degli infermieri, per renderle più flessibili e adeguarle ai progressi delle scienze sanitarie. “Abbiamo bisogno – commenta Annalisa Silvestro – di infermieri capaci di impostare processi di assistenza in ambito ospedaliero centrati sulla persona, ma anche di infermieri capaci di gestire la complessità dell’assistenza sul territorio, ovvero alle fasce deboli della popolazione e alle persone con malattie cronico-degenerative”.


Infine gli infermieri propongono la valorizzazione di una nuova figura assistenziale: l’infermiere di famiglia: “Questa figura potrebbe migliorare la risposta assistenziale sul territorio, proprio in relazione alle esigenze della cronicità, collaborando con i medici di medicina generale, effettuando le prestazioni infermieristiche a media-bassa complessità e tenendo i contatti con le strutture ospedaliere e quelle territoriali”.
 

 






 
 
 
 

  



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