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Genova
Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali
 |
del 01/04/2008 |
Gli anziani con
pressione alta vivono più a lungo e meglio grazie ad una pillola a base
di perindopril/indapamide
Ottime notizie arrivano dalla ricerca scientifica per chi soffre di
ipertensione: grazie ad una pillola a base di perindopril e indapamide,
sviluppata da Servier, è possibile ridurre in maniera significativa la
mortalità globale nei pazienti ipertesi over 80.
Ad affermarlo è uno studio, denominato HYVET (Hypertension in the
Very Elderly Trial), il più vasto trial mai organizzato
sull’ipertensione negli anziani (3.845 soggetti arruolati in 11 paesi di
tutto il mondo) interrotto in anticipo per eccesso di beneficio.
Lo studio, coordinato dai ricercatori dell’Imperial College di Londra,
conferma l’efficacia della terapia di associazione in termini di
riduzione di mortalità globale (- 28%), di ictus (- 45%) e scompenso
cardiaco (- 72).
HYVET è stato presentato oggi all’American College of Cardiology ed è
già stato pubblicato sul New England Journal of Medicine.
"HYVET - spiega il professor Roberto Bernabei, Professore
Ordinario di Geriatria presso l’ Università Cattolica del Sacro Cuore di
Roma e presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (S.I.G.G)
- è il più ampio studio mai organizzato sull’ipertensione nei soggetti
ultraottantenni. E’ la prima volta che in una popolazione di grandi
anziani si dimostra la riduzione della mortalità globale. Nessuno studio
era arrivato a questa conclusione in precedenza."
L’ipertensione arteriosa è uno dei principali fattori di rischio per lo
sviluppo di patologie cardio e cerebrovascolari e, di conseguenza, è
associata ad elevati tassi di mortalità, morbilità e disabilità. Il
rischio aumenta col crescere dell’età. Solo in Italia, si stima che
circa il 60% degli ultrasessantacinquenni sia iperteso (circa 8 milioni
di italiani) e di questi il 30% non sa di esserlo.
“Sicuramente HYVET, costituisce un precedente importante nello studio
dell’ipertensione negli anziani. - afferma il Professore Gastone
Leonetti, Professore Ordinario presso la Facoltà di Medicina e
Chirurgia dell’Università degli Studi Milano e primario della Divisione
Cardiovascolare, Ospedale San Luca di Milano - Non solo per i
singolari risultati che ne sono derivati ma anche perché oggi è sempre
più necessario avere a disposizione dati su questa classe di pazienti in
considerazione del progressivo invecchiamento della popolazione.”
in Italia al 1° gennaio 2005 1 la popolazione degli ultra 65enni era
superiore agli 11 milioni di persone.
Aumenta analogamente la percentuale degli ultra80enni. La popolazione
dei cosiddetti “grandi vecchi”, infatti, nel 2005 rappresentava il 5 per
cento del totale (ossia quasi tre milioni), mentre nel 1980
rappresentava il 2.1 per cento.
“L’Italia è un paese che sta invecchiando e questo ci deve far
riflettere anche in termini di salute pubblica - commenta il
professor Bernabei – HYVET non solo dimostra che è possibile ridurre
la mortalità degli anziani ma che si può anche prevenire la disabilità
dovuta a ipertensione restituendo, in un certo senso, a questa classe di
pazienti, la “possibilità del fare”, di continuare a svolgere le loro
attività quotidiane, di vivere quindi più a lungo e meglio.”
Roberto Bernabei
Professore Ordinario di Geriatria Università Cattolica del Sacro Cuore
di Roma e presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
(S.I.G.G)
Quali sono gli aspetti che fanno di HYVET uno studio rivoluzionario?
Ci sono alcune “novità” assolute. HYVET è infatti il più vasto studio
mai organizzato sull’ipertensione nei soggetti ultraottantenni. E’ la
prima volta che in una popolazione di così anziani si dimostra in modo
inequivocabile la riduzione della mortalità globale (- 28%) oltre che
dell’insorgenza di scompenso cardiaco (-72%) ed ictus (-45%). Lo studio
è stato, inoltre, realizzato in un contesto di vita reale: sono stati
studiati pazienti “veri” e non pazienti “superfit” (generalmente in
migliori condizioni rispetto alla popolazione generale sotto il profilo
fisico-funzionale, cognitivo e del danno d’organo) come spesso accade
nei trial clinici.
I superfit sono più facili da studiare, tornano a controllo più
facilmente, sono più aderenti alla terapia etc.
E’ indubbio che avere oggi a disposizione dati su pazienti “veri” sia
sempre più necessario visto il progressivo invecchiamento della
popolazione.
Secondo lei, come incidono i risultati di HYVET nella pratica
clinica?
E’ risaputo come con l’età aumenti la pressione arteriosa. Circa il 60%
degli ultrasessantacinquenni è iperteso e quindi sono circa 8 milioni
gli ipertesi in Italia! E il 30% di questi (2.5 milioni) nemmeno lo sa.
In parte ciò accade anche perchè sino ad ora si è sempre considerato
l’ipertensione arteriosa nell’anziano una condizione quasi
parafisiologica, sottovalutandone i fattori di rischio. E’ ancora
diffuso il concetto che, ad una certa età, siano tollerabili livelli
alti di pressione: a 80 anni va bene avere 180 di massima. HYVET ribalta
questo concetto e dimostra come sia necessario considerare la pressione
alta nell’ottantenne una condizione patologica e quindi trattarla come
si farebbe con qualsiasi paziente giovane/adulto. In questo senso lo
studio modifica la pratica clinica mettendo il medico di fronte alla
necessità di trattare gli aumentati livelli pressori a beneficio del
singolo paziente ma anche della comunità se si pensa in termini di
salute pubblica.
La terapia d’associazione perindopril/indapamide utilizzata in HYVET
che impatto può avere sulla qualità di vita del paziente anziano?
La pressione non controllata è un killer silenzioso che rappresenta una
causa importante di mortalità e aumenta marcatamente il rischio di
infarto del miocardio, ictus, scompenso cardiaco, insufficienza renale e
vasculopatie cerebrali che possono determinare deficit cognitivi
incidendo pesantemente sulla qualità della vita del paziente anziano. La
terapia d’associazione utilizzata in HYVET rappresenta un trattamento
adeguato ed efficace che, oltre a limitare il rischio di mortalità, va a
prevenire disabilità e restituisce anche agli anziani “la possibilità
del fare”, di continuare a svolgere le loro attività quotidiane così
importanti dopo una certa età. In poche parole quindi questa terapia
ipotensiva dà la possibilità non solo di vivere più a lungo, ma anche di
vivere bene.
Cosa suggerisce di fare ad una persona che ha un familiare anziano
che soffre di ipertensione?
Non sottovalutare la natura di rilevante fattore di rischio
dell’ipertensione e iniziare subito il trattamento. Non ci sono più
scuse!
Ovviamente anche la prevenzione è importante: modificare stili di vita
scorretti che possono essere considerati ipertensivanti come
l’alimentazione sbagliata, il fumo, il mancato esercizio fisico. Questa
è la terapia di base su cui poi instaurare quella farmacologia.
L'uso dell'associazione precostituita perindopril / indapamide può
essere un vantaggio in termini di compliance del paziente?
Può essere un aiuto: l’associazione di due molecole in un’unica pillola
costituisce un “risparmio” in termini di numero di pillole che l’anziano
dovrebbe assumere per trattare la sua ipertensione. Un’associazione
precostituita è più semplice e garantisce una maggiore compliance.
Gastone Leonetti
Professore ordinario presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell’Università degli Studi Milano e primario della Divisione
Cardiovascolare dell' Ospedale San Luca di Milano. Past president della
Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa.
Qual è stata la metodologia utilizzata nella conduzione dello studio
HYVET e quali i risultati ottenuti?
Nello studio HYVET è stata applicata la metodologia classica,
normalmente impiegata in altri studi volti a verificare per la prima
volta il rapporto costo/beneficio del trattamento antiipertensivo.
Ciò che è particolare nello studio HYVET è la tipologia di pazienti
analizzati: per la prima volta sono stati studiati ipertesi di ottant’anni
ed oltre e, per questo motivo, è stato necessario verificare
inizialmente l’opportunità del trattamento verso il non trattamento,
confrontando cioè la storia “farmacologica“ rispetto a quella
“naturale”.
I pazienti arruolati dovevano possedere alcune caratteristiche pressorie
ben specificate: pressione sistolica fra 160 e 200 mmHg e pressione
diastolica al di sotto di 110 mmHg. La presenza di diabete mellito,
livelli elevati di colesterolo e acido urico o il fatto di aver subito
in passato un infarto o ictus non sono state considerate
controindicazioni all’arruolamento. L’unica controindicazione era la
presenza di patologie tanto gravi da portare alla morte,
indipendentemente dai livelli di pressione arteriosa.
I soggetti sono stati randomizzati a placebo o a farmaci attivi (indapamide
associata, se necessario, a perindopril) per raggiungere il target
pressorio. Il confronto fra il trattamento attivo ed il placebo ha
evidenziato che la riduzione pressoria più marcata con i farmaci attivi
permette di ridurre significativamente l’incidenza degli eventi cardio e
cerebrovascolari e, per la prima volta, anche la mortalità totale nel
soggetto anziano.
Si riscontra, in particolare, una riduzione della pressione sistolica al
di sotto dei 150 mmHg in oltre il 50% dei pazienti, con un follow up di
almeno 4 anni.
Quali sono le ragioni dell'insufficiente controllo dell'ipertensione,
in particolare nel paziente anziano?
I medici hanno sempre avuto una certa reticenza a trattare
farmacologicamente i soggetti anziani ipertesi poiché era risaputo che
per questa fascia di pazienti i benefici della terapia erano più
limitati ed inoltre il trattamento doveva essere somministrato con
particolare cautela e gradualità, anche in considerazione della loro
“fragilità” fisica. Ora con HYVET le cose sono cambiate e siamo andati
oltre, in quanto lo studio coinvolge la fascia dei grandi anziani,
mettendo in evidenza che la terapia non solo è ben tollerata, ma
consente di allungare loro la vita.
Grazie a questo studio si può ipotizzare una modifica delle Linee
Guida relative al trattamento dell'ipertensione?
Lo studio HYVET ha riempito un vuoto nel campo dell’ipertensione
arteriosa precedentemente mai esplorato da altri studi.
Le prossime linee guida dovranno tener conto per la prima volta che
anche il soggetto anziano over 80 ha diritto ad essere trattato visto
che ne può trarre un concreto beneficio.
L’unica cosa su cui si dovrà riflettere è il target pressorio da
raggiungere, infatti nello studio HYVET il target sistolico è stato 150
mmHg. Questo dato non è in conformità con le attuali Linee Guida che
prevedono la riduzione della pressione arteriosa in tutti i soggetti
ipertesi almeno a 140 mmHg.
Qual è stato il razionale della scelta di una terapia a base di
perindopril/indapamide?
Gli studi che avevano dimostrato i benefici del trattamento
antiipertensivo, nella forma di ipertensione arteriosa più frequente
negli anziani, ossia l’ipertensione sistolica, isolata sono stati
realizzati con il diuretico (es. studio SHEP) o con il calcioantagonista
(es. studio Syst-Eur e Syst-China).
Pertanto la scelta iniziale poteva avvenire tra queste due classi di
farmaci. Il diuretico ha dimostrato la sua efficacia ormai da molti
anni: è stato il primo farmaco antiipertensivo ben tollerato e sicuro a
partire dagli anni ‘60. Tra i diuretici l’indapamide ha dimostrato di
avere un’efficacia e tollerabilità molto buona (non provoca alterazione
del metabolismo lipidico, del metabolismo dei carboidrati e degli
elettroliti), infatti l’incidenza di pazienti che sviluppano
ipopotassemia con indapamide è assente o minore rispetto a quella
provocata da altri diuretici.
Lo stesso vale per l’ace inibitore perindopril: la sua efficacia e
tollerabilità era stata ampiamente dimostrata in altri studi effettuati
su soggetti anziani, da solo o in combinazione con indapamide.
La combinazione indapamide/perindopril quindi consente di ridurre la
pressione arteriosa senza provocare alterazioni nel metabolismo e, a
questo, va aggiunto il meccanismo d’azione: graduale e di lunga durata
che garantisce un effetto antiipertensivo di almeno 24 ore.
Studio HYVET
(Hypertension in the Very Elderly Trial)
HYVET (Hypertension in the Very Elderly Trial) è il più ampio
studio di morbi-mortalità mai condotto in pazienti anziani ipertesi
ultra-ottantenni.
Si tratta di uno studio internazionale, multicentrico, randomizzato,
controllato vs placebo che ha coinvolto 3.845 pazienti in 11 paesi di
tutto il mondo, interrotto in anticipo il 12 luglio 2007 per eccesso di
beneficio.
L’obiettivo principale dello studio era quello di valutare la riduzione
dell’ictus fatale e non, in pazienti ipertesi over 80 anni randomizzati
al trattamento attivo o placebo.
Per essere inclusi nello studio, i pazienti dovevano avere più di 80
anni e valori pressori di 160-199mmHg di sistolica e 90-109mmHg di
diastolica.
Risultati
I risultati di HYVET mostrano che la somministrazione di perindopril/indapamide
nei pazienti ipertesi anziani, riduce in modo significativo il rischio
di morte (-28% p=0,001) e di ictus (-45% p=0,02).
HYVET dimostra anche un importante beneficio del perindopril/indapamide
nel proteggere il cuore.
Infatti, è stata registrata una riduzione significativa dello scompenso
cardiaco (-72% p<0,001).
Al termine dei 2 anni di follow-up, nel gruppo in terapia con
perindopril/indapamide la pressione arteriosa è stata ridotta in media
di 29,5/12,9mmHg vs 14,5/6,8mmHg nel gruppo placebo.
Il 48% dei pazienti del gruppo attivo ha raggiunto il target pressorio
contro il 19,9% del gruppo placebo.
Il trattamento con perindopril/indapamide si è rivelato ben tollerato
senza alcuna differenza significativa in termini di alterazioni
metaboliche.
Il numero di eventi avversi è stato minore nel gruppo perindopril/indapamide
(358 vs 448, p=0,001).
I risultati dello studio presentati a Chicago all’American College of
Cardiology sono già stati pubblicati sul New England Journal of
Medicine.
Considerazioni
HYVET è il primo studio a fornire l’evidenza clinica dei vantaggi del
trattamento antipertensivo in termini di riduzione della mortalità
totale, dell’ictus e dello scompenso cardiaco negli ipertesi anziani (NEJM
2008).
Il risultato di HYVET sulla riduzione della mortalità totale è
rivoluzionario. Infatti, fino ad oggi, gli studi precedenti avevano
dimostrato che la riduzione della pressione arteriosa in pazienti
anziani, presentava benefici sull’ictus ma non sulla mortalità.
La riduzione della mortalità totale nel gruppo attivo mostra chiaramente
i vantaggi globali del trattamento con perindopril/indapamide in HYVET (NEJM
2008)
L’associazione
Perindopril/Indapamide
La terapia antipertensiva utilizzata
durante lo studio HYVET si basa su due molecole: l’indapamide e il
perindopril.
Queste due molecole sono presenti in Italia sia singolarmente che in
un’unica pillola (Preterax® e Preterax® forte). Sono prescrivibili dal
medico di medicina generale e dallo specialista e sono mutuabili.
I risultati di HYVET sulla mortalità confermano quanto già dimostrato
recentemente dal perindopril / indapamide in un’altra popolazione di
pazienti, i diabetici. Infatti nello studio ADVANCE, pubblicato sul
Lancet l’8 settembre 2007, l’associazione perindopril/indapamide ha
ridotto il rischio di morte e di complicanze macro e microvascolari
indipendentemente dai valori pressori iniziali in 11.140 pazienti con
diabete di tipo 2.
Oltre a questi risultati sulla prevenzione della mortalità,
l’associazione perindopril/indapamide ha dimostrato in un completo
programma di studi clinici, un’ importante efficacia antiipertensiva con
una maggiore semplicità posologica ed un miglior rapporto
efficacia/tollerabilità.
Rispetto ad altre terapie, l’associazione perindopril/indapamide
garantisce con una sola compressa giornaliera il controllo dei valori
pressori per l’intero arco delle 24 ore, proteggendo il paziente dagli
sbalzi pressori responsabili di capogiri o complicanze cerebrovascolari.
L’Ipertensione Arteriosa
nell’anziano
Considerare l’ipertensione arteriosa
nell’anziano una condizione in qualche modo fisiologica rappresenta un
grave errore in quanto se ne sottovaluta la natura di rilevante fattore
di rischio.
Infatti, anche in età senile, l’ipertensione arteriosa è il principale
fattore di rischio modificabile per l’ictus cerebrale e per lo scompenso
cardiaco. Rappresenta anche una delle cause più importanti
nell’insorgenza di cardiopatia ischemica, di insufficienza renale e di
arteriopatia periferica.
La situazione in Italia
In Italia l’ipertensione arteriosa negli anziani riguarda in media il
52% degli uomini e il 57% delle donne di età compresa fra 65 e 74 anni.
Nord Est: Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia
Romagna
Il 55% degli uomini e il 62% delle donne è iperteso; il 23% degli uomini
e il 22% delle donne si trova in una condizione border-line.
Negli uomini il valore medio della pressione diastolica/sistolica è pari
a 86/151 mmHg, nelle donne a 84/86 mmHg.
Nord Ovest: Val D’Aosta, Piemonte, Lombardia. Liguria
Il 48% degli uomini e il 53% delle donne è iperteso; il 24% degli uomini
e il 21% delle donne si trova in una condizione border-line.
Sia negli uomini che nelle donne il valore medio della pressione
sistolica è 146 mmHg. Negli uomini il valore medio della pressione
diastolica è di 86 mmHg, nelle donne è 85 mmHg.
Centro: Toscana, Marche, Umbria, Lazio
Il 52% degli uomini e il 55% delle donne è iperteso; il 24% degli uomini
e il 25% delle donne è in una condizione border-line.
Negli uomini e nelle donne il valore medio della pressione sistolica è
di 148 mmHg. Negli uomini il valore medio della pressione diastolica è
pari a 84 mmHg, nelle donne è di 83 mmHg.
Sud e Isole: Abruzzo, Molise, Puglia, Campani, Basilicata, Sicilia,
Sardegna
Il 54% degli uomini e il 58% delle donne è iperteso; il 21% degli uomini
e il 16% delle donne si trova in una condizione border-line.
Negli uomini il valore medio della pressione sistolica è di 145 mmHg,
nelle donne di 147 mmHg. Negli uomini il valore medio della pressione
diastolica è di 84 mmHg, nelle donne è di 85 mmHg.
Definizione di Ipertensione
Arteriosa nell'anziano
Le più recenti classificazioni dell’Esh (European
Society of Hypertension) non prevedono nessun criterio di
differenziazione per età.
Anche in età avanzata il cut-off per la diagnosi di ipertensione
arteriosa è 140/90 mmHg.
Diagnosi
La diagnosi di ipertensione arteriosa nell’anziano avviene utilizzando
la stessa metodica di misurazione del giovane, in rilevazioni pressorie
multiple eseguite in diverse occasioni.
Trattamento
L’intervento terapeutico deve essere
graduale, specie nei pazienti in più precarie condizioni generali, ciò
significa che le dosi dei farmaci potranno essere aumentate solo
progressivamente.
La scelta di intraprendere un trattamento antipertensivo dipende
nell’anziano da più variabili che, nell’insieme, riflettono il profilo
di rischio cardiovascolare di ciascun soggetto.
Esse sono:
• i valori di pressione arteriosa
• la presenza di altri fattori di rischio cardiovascolare
• la presenza di un danno d’organo
• la presenza di diabete o di patologie associate che incrementano il
rischio cardiovascolare
• la presenza di altre malattie non di tipo cardiovascolare
E’ meglio non cambiare troppo spesso la terapia e dare la preferenza a
farmaci con lunga durata d’azione, da fare assumere preferibilmente
durante le ore diurne e non la sera.
Cali eccessivi della pressione arteriosa durante le ore notturne
potrebbero favorire cadute quando il paziente si alza, solitamente per
andare in bagno.
Obiettivo della terapia
Salvo casi particolari, la terapia antiipertensiva si propone
nell’anziano il raggiungimento graduale di valori di pressione arteriosa
inferiori a 140/90 mmHg.
Non è ancora chiaro fino a che punto sia possibile ridurre la pressione
diastolica nell’anziano, specie in caso di ipertensione sistolica
isolata.
Valori inferiori a 70mmHg e soprattutto al disotto di 60mmHg
sembrerebbero associarsi ad un incremento del rischio cardiovascolare e
con una prognosi sfavorevole.
In molti pazienti, per ottenere un adeguato controllo pressorio si rende
necessario impiegare due o più farmaci.
Vi è inoltre un problema di “compliance”, ossia di adesione alla terapia
prescritta dal medico.
Molti pazienti non si attengono alle norme comportamentali consigliate,
non assumono i farmaci prescritti o non li prendono tutti e alle dosi
consigliate, modificando, riducendo o sospendendo di propria iniziativa
la terapia, magari con l’illusione che il raggiungimento di valori
accettabili di pressione arteriosa stia a significare la guarigione
della malattia e l’inutilità dell’ulteriore prosecuzione del
trattamento.
L'Ipertensione
Che cos'è
L’ipertensione arteriosa è una condizione morbosa caratterizzata da un
aumento della pressione arteriosa sistolica o massima (rilevabile
durante la sistole che è la fase di contrazione del cuore) e della
pressione diastolica o minima (determinata dalla fase di riposo o
rilasciamento del muscolo cardiaco).
Quando l'ipertensione rimane non trattata per anni si producono danni
cardiaci e vascolari che possono portare a ictus cerebrale emorragico,
insufficienza cardiaca, infarto cardiaco, trombosi cerebrale e
insufficienza renale.
Quando si parla di Ipertensione
Arteriosa?
Quando i valori pressori misurati più volte nella stessa visita ed in
visite successive (2 o 3) sono uguali o superiori a 140/90 mmHg nel
giovane, adulto ed anziano, si parla di ipertensione arteriosa.
Chi colpisce
Il numero di persone affette da ipertensione arteriosa nei paesi
occidentali e industrializzati è veramente notevole.
Questa patologia sta diventando un problema in continua crescita sia per
l’aumentata aspettativa di vita che per la prevalenza di fattori di
rischio, quali obesità e inattività fisica che contribuiscono alla sua
insorgenza.
Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il 20% della
popolazione mondiale è ipertesa
(1 miliardo di persone) e nel 2025 il dato è destinato a salire a 1.5
miliardi. di persone con ipertensione.
Si calcola che:
dopo i 55 anni di età il 25% delle persone
sia iperteso
dopo i 65 anni la percentuale salga a
oltre il 60%
più del 50% della popolazione ipertesa non
sia a conoscenza delle sue condizioni
più del 50% non sia ancora stato trattato
solo il 12-25% dei soggetti trattati
abbiano raggiunto il controllo della malattia.
Secondo un’indagine Istat del 2007 In Italia il 44.8% degli uomini e il
30.6% delle donne sono affetti da ipertensione. Gli italiani sono
ipertesi e non lo sanno: solo 13.6 italiani su cento dichiarano di
soffrire di ipertensione. La stessa indagine Istat rivela che 16.3
italiani adulti su cento non si sono mai misurati la pressione.
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di Genova n° 9 del 05/06/2002
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