Genova Anno VI - n°32 - 30.01.2008 Pagine Nazionali

del 31/01/2008

 

Meno aborti con la legge 194


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Meno aborti con la legge 194«A trent’anni dall’entrata in vigore della 194, i dati sulle interruzioni volontarie di gravidanza evidenziano come la legge abbia raggiunto nel corso del tempo gli obiettivi che si prefiggeva: tutelare la maternità e la salute della donna, promuovere la contraccezione e il diritto a una procreazione cosciente e responsabile, ridurre l’incidenza del numero di aborti».


Lo ha dichiarato l’assessore alla tutela della salute e sanità, Eleonora Artesio, intervenendo questa mattina nel corso del dibattito tenutosi in Consiglio regionale sulla legge 194.
«Nel 2006 - ha spiegato Artesio - si sono registrate in Italia 130 mila interruzioni volontarie di gravidanza, con un calo del 2,1 per cento rispetto all’anno precedente e addirittura del 44,6 per centro rispetto al 1983, anno in cui sono iniziate le rilevazioni da parte del Ministero della salute. In netta diminuzione anche il tasso di abortività, che nel 2006 era del 9,4 ogni mille donne, con una decrescita del 2,2 per cento rispetto all’anno precedente e del 45,3 per cento rispetto al 1982».


Anche in Piemonte, l’andamento del fenomeno conferma il trend discendente, anche se in maniera più contenuta, con un tasso di abortività che tra il 2005 e il 2006 è sceso dell’1,2 per cento.


«Ciò è dovuto a una forte presenza nella nostre regione, così come nel resto dell’Italia settentrionale, di donne immigrate, che in media ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza in misura tre volte superiore alle italiane», ha aggiunto l’assessore, citando poi i risultati di un’indagine compiuta dall’Agenzia di sanità pubblica del Lazio, da cui si evince come le motivazioni che spingono le cittadine straniere ad abortire siano, nella maggior parte dei casi, le difficoltà economiche, la precarietà della propria condizione o la paura di perdere il lavoro.
Circa i consultori, Artesio ha poi tenuto a ribadire come sia non solo errato, ma anche ingeneroso verso coloro che vi lavorano, descriverli come luoghi in cui ci si limiti alla prescrizione dell’interruzione di gravidanza: «In questo senso è la stessa legge 194 che stabilisce quale sia la procedura che il personale delle strutture sanitarie pubbliche deve adottare e che prevede, oltre agli accertamenti medici, anche che si cerchi, laddove possibile, di aiutare la donna a risolvere i problemi alla base della sua decisione di abortire. Approccio che in Piemonte viene garantito grazie anche all’adozione di raccomandazioni e protocolli condivisi e al coinvolgimento nei consultori di professionisti, come gli psicologi e gli assistenti sociali, che assicurano alle pazienti accoglienza, ascolto e sostegno, per consentire loro di arrivare a una scelta davvero responsabile».


Per quanto concerne, infine, le linee di azione per il futuro, Artesio ha concluso: «Le criticità oggi esistenti in Piemonte attengono per lo più ad un’ancora troppo disomogenea distribuzione sul territorio delle risorse e degli organici dei consultori, in particolare per quanto riguarda la presenza di medici non obiettori. Non bisogna infatti dimenticare come la 194 metta in capo alle Regioni anche l’obbligo di assicurare in tutte le strutture l’applicazione della legge, anche attraverso la mobilità del personale. In questo senso, è nostra intenzione, nel continuare l’opera di rafforzamento dei consultori già avviata, fare in modo che in tutte le sedi vengano garantite le medesime opportunità, anche con la nomina in ciascuna di un referente responsabile».

 

 






 
 
 
 

  



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