«A
trent’anni dall’entrata in vigore della 194, i dati sulle interruzioni
volontarie di gravidanza evidenziano come la legge abbia raggiunto nel
corso del tempo gli obiettivi che si prefiggeva: tutelare la maternità e
la salute della donna, promuovere la contraccezione e il diritto a una
procreazione cosciente e responsabile, ridurre l’incidenza del numero di
aborti».
Lo ha dichiarato l’assessore alla tutela della salute e sanità, Eleonora
Artesio, intervenendo questa mattina nel corso del dibattito tenutosi in
Consiglio regionale sulla legge 194.
«Nel 2006 - ha spiegato Artesio - si sono registrate in Italia 130 mila
interruzioni volontarie di gravidanza, con un calo del 2,1 per cento
rispetto all’anno precedente e addirittura del 44,6 per centro rispetto
al 1983, anno in cui sono iniziate le rilevazioni da parte del Ministero
della salute. In netta diminuzione anche il tasso di abortività, che nel
2006 era del 9,4 ogni mille donne, con una decrescita del 2,2 per cento
rispetto all’anno precedente e del 45,3 per cento rispetto al 1982».
Anche in Piemonte, l’andamento del fenomeno conferma il trend
discendente, anche se in maniera più contenuta, con un tasso di
abortività che tra il 2005 e il 2006 è sceso dell’1,2 per cento.
«Ciò è dovuto a una forte presenza nella nostre regione, così come
nel resto dell’Italia settentrionale, di donne immigrate, che in media
ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza in misura tre volte
superiore alle italiane», ha aggiunto l’assessore, citando poi i
risultati di un’indagine compiuta dall’Agenzia di sanità pubblica del
Lazio, da cui si evince come le motivazioni che spingono le cittadine
straniere ad abortire siano, nella maggior parte dei casi, le difficoltà
economiche, la precarietà della propria condizione o la paura di perdere
il lavoro.
Circa i consultori, Artesio ha poi tenuto a ribadire come sia non solo
errato, ma anche ingeneroso verso coloro che vi lavorano, descriverli
come luoghi in cui ci si limiti alla prescrizione dell’interruzione di
gravidanza: «In questo senso è la stessa legge 194 che stabilisce
quale sia la procedura che il personale delle strutture sanitarie
pubbliche deve adottare e che prevede, oltre agli accertamenti medici,
anche che si cerchi, laddove possibile, di aiutare la donna a risolvere
i problemi alla base della sua decisione di abortire. Approccio che in
Piemonte viene garantito grazie anche all’adozione di raccomandazioni e
protocolli condivisi e al coinvolgimento nei consultori di
professionisti, come gli psicologi e gli assistenti sociali, che
assicurano alle pazienti accoglienza, ascolto e sostegno, per consentire
loro di arrivare a una scelta davvero responsabile».
Per quanto concerne, infine, le linee di azione per il futuro, Artesio
ha concluso: «Le criticità oggi esistenti in Piemonte attengono per
lo più ad un’ancora troppo disomogenea distribuzione sul territorio
delle risorse e degli organici dei consultori, in particolare per quanto
riguarda la presenza di medici non obiettori. Non bisogna infatti
dimenticare come la 194 metta in capo alle Regioni anche l’obbligo di
assicurare in tutte le strutture l’applicazione della legge, anche
attraverso la mobilità del personale. In questo senso, è nostra
intenzione, nel continuare l’opera di rafforzamento dei consultori già
avviata, fare in modo che in tutte le sedi vengano garantite le medesime
opportunità, anche con la nomina in ciascuna di un referente
responsabile».