Genova Anno V - n°31 - 23.11.2007 Pagine Nazionali

del 27/11/2007

Il peggior nemico della salute dei bambini si combatte solo con la vaccinazione universale


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Vaccinazione pneumococcicaOltre 10 mila polmoniti, circa 200 mila otiti e qualche centinaio di casi di meningite e sepsi affliggono ogni anno, secondo le stime dei pediatri di famiglia, i bambini italiani fino a 14 anni di età. Colpevole un batterio: lo Streptococcus pneumoniae (Sp), detto più semplicemente Pneumococco. Anche in Europa e negli USA, l’incidenza delle malattie batteriche da Sp non è di poco conto: si stimano tra 10 e 100 casi ogni 100 mila bambini con meno di 5 anni. Patologie che, nel caso delle meningiti e delle sepsi, possono portare addirittura a morte o a invalidità permanenti e che nei casi meno drammatici, comunque richiedono ricoveri ospedalieri e lunghe terapie antibiotiche. In tutto il mondo, in base ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le infezioni da pneumococco uccidono un milione e 600 mila persone, di cui circa un milione sonobini. Al tema e all’urgenza di mettere a punto un programma di vaccinazione universale, è dedicata la “Consensus Conference sulla vaccinazione pneumococcica dei nuovi nati”.

“Ci è sembrato il mezzo più idoneo per far confluire contemporaneamente sullo stesso obiettivo i pareri dei pediatri, degli igienisti, degli infettivologi e degli operatori di pubblica sanità – dichiara Giampiero Carosi, Presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) – Vari gruppi d lavoro pluridisciplinari discuteranno i punti all’ordine del giorno: efficacia e sicurezza del vaccino valutate sulla base della rassegne e delle metanalisi di tutti gli studi disponibili in letteratura; herd immunity (o “immunità di gruppo”, ossia il principio secondo cui se vacciniamo i più piccoli si riduce il pericolo di trasmissione in tutta la popolazione generale) e antibiotico-resistenza; sierotipi emergenti nelle infezioni da Streptococcus pneumoniae; tutto ciò che concerne l’organizzazione di un programma di vaccinazione universale: la policy, il costo, e gli operatori da coinvolgere nella gestione del programma medesimo. Quest’ultimo punto ci sta particolarmente a cuore. Nel nostro Paese infatti sono le Regioni ad avere competenza esclusiva in materia sanitaria e di conseguenza la vaccinazione pneumococcica avviene a macchia di leopardo”.

“Ed è proprio questo federalismo vaccinale – conferma Giuseppe Mele, Presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) – che intendiamo combattere chiedendo che la vaccinazione pneumococcica possa essere offerta a tutti i nuovi nati gratuitamente e attivamente, ossia mandando lettere a casa e chiamando e richiamando le famiglie. Che faccia parte, in altre parole, dei LEA, i livelli essenziali di assistenza, non regionali, bensì nazionali”.

Dello stesso avviso Alberto Ugazio, Presidente della Commissione Vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria (SIP), che afferma: “Le infezioni da S. pneumoniae causano un ampio spettro di malattie che complessivamente rappresentano un importante problema di salute pubblica. Per questo le Società Scientifiche Pediatriche hanno sottoscritto un documento congiunto nel quale si raccomanda: ‘di garantire l'accesso alla vaccinazione a tutti i nuovi nati, allo scopo di prevenire il maggior numero possibile di infezioni da pneumococco in tutte le sue manifestazioni e proteggere indirettamente popolazioni diverse da quelle pediatriche, come gli anziani’ ”.

Negli Stati Uniti, dove il vaccino ha raggiunto un tasso di copertura pari all’80% dei bambini, è raccomandato dal 2000 per tutti i nuovi nati fino a 5 anni di età. Analogamente, la maggioranza dei Paesi europei ha inserito il vaccino nel calendario immunologico dell’età evolutiva, attuando in tal modo un’offerta universale per tutti i nuovi nati da 0 a 5 anni.

In Italia, il cammino è stato un po’ più lungo e ancora non è giunto al termine. “In assenza di dati epidemiologici derivanti da sorveglianze attive e non confortati da approfondimenti diagnostici paragonabili a quelli degli studi americani - spiega il prof. Alessandro Maida, Presidente nazionale della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) - in via cautelativa il Ministero della Salute su parere della Commissione Nazionale Vaccini e del Consiglio Superiore di Sanità ha indicato con Circolare n.11 del 19/11/2001 che la vaccinazione dovesse essere offerta gratuitamente ai bambini di età inferiore ai 5 anni appartenenti a categorie a rischio di infezione da pneumococchi (affetti perciò da patologie croniche, quali ad esempio la talassemia, il diabete mellito, l’infezione da Hiv, l’immunodepressione ed altre).

Peraltro, consapevole del fatto che l’epidemiologia delle infezioni da pneumococchi potesse essere fino a quel momento sottostimata dai dati ufficiali, con la stessa nota il Ministero invitava le autorità sanitarie a non trascurare l’opportunità di privilegiare i bambini che frequentavano comunità, quali asilo e scuole materne”.

Successivamente, diversi studi epidemiologici hanno cominciato a far intravedere risultati non troppo differenti da quelli americani, configurando la possibilità di estendere la vaccinazione oltre le categorie a rischio, come previsto dalla suddetta Circolare n.11 e come sottoscritto dalle principali Società scientifiche nel settore (SItI, FIMP, SIP). “Sulla base di tali evidenze e delle indicazioni date – continua il prof. Maida - le Regioni e le Province autonome sono pervenute in tempi diversi ad un’offerta vaccinale variegata che allo stato attuale vede: programmi universali con offerta attiva e gratuita in 11 Regioni/Province: Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Provincia Autonoma di Trento, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Programmi con offerta gratuita a soggetti a rischio e frequentanti comunità scolastiche e in regime di co-payment in: Abruzzo, Lazio, Campania, Bolzano. Programmi con offerta gratuita a soggetti a rischio e co-payment per frequentanti comunità scolastiche e per altri in:Toscana, Piemonte e Friuli Venezia Giulia; in Lombardia l’amministrazione regionale si è espressa per la vaccinazione gratuita ma non è ancora attiva; offerta in co-payment a tutti i nuovi nati nelle Marche; programmi vaccinali in corso di definizione in Umbria”.


 






 
 
 

  



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