Oltre
10 mila polmoniti, circa 200 mila otiti e qualche centinaio di casi di
meningite e sepsi affliggono ogni anno, secondo le stime dei pediatri di
famiglia, i bambini italiani fino a 14 anni di età. Colpevole un
batterio: lo Streptococcus pneumoniae (Sp), detto più semplicemente
Pneumococco. Anche in Europa e negli USA, l’incidenza delle malattie
batteriche da Sp non è di poco conto: si stimano tra 10 e 100 casi ogni
100 mila bambini con meno di 5 anni. Patologie che, nel caso delle
meningiti e delle sepsi, possono portare addirittura a morte o a
invalidità permanenti e che nei casi meno drammatici, comunque
richiedono ricoveri ospedalieri e lunghe terapie antibiotiche. In tutto
il mondo, in base ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS), le infezioni da pneumococco uccidono un milione e 600 mila
persone, di cui circa un milione sonobini. Al tema e all’urgenza di
mettere a punto un programma di vaccinazione universale, è dedicata la
“Consensus Conference sulla vaccinazione pneumococcica dei nuovi
nati”.
“Ci è sembrato il mezzo più idoneo per far confluire
contemporaneamente sullo stesso obiettivo i pareri dei pediatri, degli
igienisti, degli infettivologi e degli operatori di pubblica sanità
– dichiara Giampiero Carosi, Presidente della Società Italiana di
Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) – Vari gruppi d lavoro
pluridisciplinari discuteranno i punti all’ordine del giorno: efficacia
e sicurezza del vaccino valutate sulla base della rassegne e delle
metanalisi di tutti gli studi disponibili in letteratura; herd immunity
(o “immunità di gruppo”, ossia il principio secondo cui se vacciniamo i
più piccoli si riduce il pericolo di trasmissione in tutta la
popolazione generale) e antibiotico-resistenza; sierotipi emergenti
nelle infezioni da Streptococcus pneumoniae; tutto ciò che concerne
l’organizzazione di un programma di vaccinazione universale: la policy,
il costo, e gli operatori da coinvolgere nella gestione del programma
medesimo. Quest’ultimo punto ci sta particolarmente a cuore. Nel nostro
Paese infatti sono le Regioni ad avere competenza esclusiva in materia
sanitaria e di conseguenza la vaccinazione pneumococcica avviene a
macchia di leopardo”.
“Ed è proprio questo federalismo vaccinale – conferma Giuseppe
Mele, Presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP)
– che intendiamo combattere chiedendo che la vaccinazione
pneumococcica possa essere offerta a tutti i nuovi nati gratuitamente e
attivamente, ossia mandando lettere a casa e chiamando e richiamando le
famiglie. Che faccia parte, in altre parole, dei LEA, i livelli
essenziali di assistenza, non regionali, bensì nazionali”.
Dello stesso avviso Alberto Ugazio, Presidente della Commissione
Vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria (SIP), che afferma:
“Le infezioni da S. pneumoniae causano un ampio spettro di malattie che
complessivamente rappresentano un importante problema di salute
pubblica. Per questo le Società Scientifiche Pediatriche hanno
sottoscritto un documento congiunto nel quale si raccomanda: ‘di
garantire l'accesso alla vaccinazione a tutti i nuovi nati, allo scopo
di prevenire il maggior numero possibile di infezioni da pneumococco in
tutte le sue manifestazioni e proteggere indirettamente popolazioni
diverse da quelle pediatriche, come gli anziani’ ”.
Negli Stati Uniti, dove il vaccino ha raggiunto un tasso di copertura
pari all’80% dei bambini, è raccomandato dal 2000 per tutti i nuovi nati
fino a 5 anni di età. Analogamente, la maggioranza dei Paesi europei ha
inserito il vaccino nel calendario immunologico dell’età evolutiva,
attuando in tal modo un’offerta universale per tutti i nuovi nati da 0 a
5 anni.
In Italia, il cammino è stato un po’ più lungo e ancora non è giunto al
termine. “In assenza di dati epidemiologici derivanti da sorveglianze
attive e non confortati da approfondimenti diagnostici paragonabili a
quelli degli studi americani - spiega il prof. Alessandro Maida,
Presidente nazionale della Società Italiana di Igiene, Medicina
Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) - in via cautelativa il Ministero
della Salute su parere della Commissione Nazionale Vaccini e del
Consiglio Superiore di Sanità ha indicato con Circolare n.11 del
19/11/2001 che la vaccinazione dovesse essere offerta gratuitamente ai
bambini di età inferiore ai 5 anni appartenenti a categorie a rischio di
infezione da pneumococchi (affetti perciò da patologie croniche, quali
ad esempio la talassemia, il diabete mellito, l’infezione da Hiv, l’immunodepressione
ed altre).
Peraltro, consapevole del fatto che l’epidemiologia delle infezioni da
pneumococchi potesse essere fino a quel momento sottostimata dai dati
ufficiali, con la stessa nota il Ministero invitava le autorità
sanitarie a non trascurare l’opportunità di privilegiare i bambini che
frequentavano comunità, quali asilo e scuole materne”.
Successivamente, diversi studi epidemiologici hanno cominciato a far
intravedere risultati non troppo differenti da quelli americani,
configurando la possibilità di estendere la vaccinazione oltre le
categorie a rischio, come previsto dalla suddetta Circolare n.11 e come
sottoscritto dalle principali Società scientifiche nel settore (SItI,
FIMP, SIP). “Sulla base di tali evidenze e delle indicazioni date –
continua il prof. Maida - le Regioni e le Province autonome sono
pervenute in tempi diversi ad un’offerta vaccinale variegata che allo
stato attuale vede: programmi universali con offerta attiva e gratuita
in 11 Regioni/Province: Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Emilia Romagna,
Provincia Autonoma di Trento, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria,
Sicilia e Sardegna. Programmi con offerta gratuita a soggetti a rischio
e frequentanti comunità scolastiche e in regime di co-payment in:
Abruzzo, Lazio, Campania, Bolzano. Programmi con offerta gratuita a
soggetti a rischio e co-payment per frequentanti comunità scolastiche e
per altri in:Toscana, Piemonte e Friuli Venezia Giulia; in Lombardia
l’amministrazione regionale si è espressa per la vaccinazione gratuita
ma non è ancora attiva; offerta in co-payment a tutti i nuovi nati nelle
Marche; programmi vaccinali in corso di definizione in Umbria”.