Pochi argomenti sono così
controversi come la cura del cancro prostatico. Con le odierne
possibilità diagnostiche (PSA ed ecografia transrettale) è possibile
porre la diagnosi di forme localizzate, ma non stabilire quali di queste
evolveranno.
I tumori prostatici localmente avanzati possono essere controllati per
molti anni con l’ormonoterapia, con la radioterapia, con irradiazione
della prostata e del tessuto circostante, oppure con una combinazione di
entrambe mentre la discussione è aperta per quanto riguarda l’opzione
chirurgica. A tal proposito si sono voluti coinvolgere alcuni tra i più
rappresentativi cultori dell’urologia italiana per dibattere sul ruolo
della chirurgia con una particolare attenzione anche alla radioterapia
intraoperatoria, al ruolo determinate della linfoadenectomia e degli
importanti quesiti della ripresa di malattia.
La storia naturale
del carcinoma prostatico è quella di una progressiva crescita
all’interno della ghiandola sino a coinvolgerne la capsula e sconfinare
al di fuori della stessa interessando le vescichette seminali,
infiltrando la vescica e gli organi adiacenti. Una volta fuoriuscito
dalla ghiandola il tumore metastatizza per via linfatica ai linfonodi
otturatori ed iliaci, ai linfonodi pre sacrali e di lì alle altre sedi
linfonodali a distanza. Tipica della neoplasia prostatica è una
diffusione delle metastasi preferenzialmente alle ossa. A questo livello
le metastasi danno prevalentemente lesioni ossee di tipo addensanti ma
possono essere anche osteolitiche. Meno frequente, ed in genere tardiva,
è la metastatizzazione al fegato ai polmoni ed agli altri organi
addominali.
Sono frequenti, nelle forme di carcinoma localmente avanzato, i segni di
ostruzione delle vie urinarie con ostruzione meccanica dell’ uretra (con
conseguenti problemi di svuotamento vescicale) e degli ureteri (con
comparsa di ostruzione mono o bilaterale delle alte vie urinarie e
compromissione della funzionalità renale).
Per i tumori prostatici localmente avanzati è necessario
"personalizzare" la terapia ad ogni singolo paziente: se, con la
progressione della malattia, gli spazi per un intervento chirurgico
radicale si riducono, a disposizione del paziente vi sono opzioni
terapeutiche quali terapia ormonale, radioterapia, chemioterapia o
combinazioni di queste.
In casi rigorosamente selezionati di malattia inizialmente localmente
avanzata, ma senza metastasi linfatiche o a distanza, l'intervento
chirurgico di prostatectomia radicale può ancora avere un importante
ruolo terapeutico e nei casi più sfortunati si può giovare di un
trattamento integrato con ormo-radioterapia e chemioterapia adiuvante.
