La tiroide è l'acceleratore del nostro organismo. Ritmi frenetici ci
portano spesso a spingere troppo sul "pedale" e, a volte, il "motore" si
rompe. Il risultato è disastroso: una persona su dieci, in Italia, ha
problemi di tiroide. E ciò che è peggio è che questa - forse - è solo la
punta di un iceberg: la maggior parte dei pazienti con alterazioni di
questa ghiandola potrebbe non esserne a conoscenza.
Eppure ci sono sintomi chiave, facili da riconoscere: palpitazioni,
tachicardia (aumento della frequenza cardiaca), extrasistoli (anomalie
del ritmo), insonnia, intolleranza al caldo, sudorazione, tremori,
eccessivo dimagrimento, possono spesso far pensare ad una tiroide che
lavora troppo, una ghiandola che è diventata "iperfunzionante".
Ma una tiroide "impazzita" può anche lavorare di meno. I sintomi sono
speculari a quelli dell'iperfunzione. In questo caso sarà evidente la
sonnolenza, l'aumento di peso (spesso nonostante una dieta attenta),
l'astenia, la continua sensazione di freddo e la cosiddetta bradipsichìa
(ideazione lenta).
Le donne sono le più colpite, soprattutto quelle giovani. Più del 70 per
cento degli interventi sulla tiroide riguarda infatti il gentil sesso.
Nel 20 per cento di tutte le tiroidectomie (asportazioni della
ghiandola) l'esame istologico depone per una malattia neoplastica.
Questa è circa 3 volte più frequente nelle donne, senza sostanziali
differenze geografiche. Il gozzo (l'aumento delle dimensioni della
tiroide), ha, invece, una tipica distribuzione geografica. Profondo Nord
e profondo Sud sono i più colpiti. Soprattutto le valli alpine (con
diete che spesso non prevedono pesce e crostacei, ricchi di iodio) e le
ultime propaggini dell'Appennino (con aree con apporto inadeguato di
acque iodate). Scoperta interessante è che alcuni centri sul mare hanno
un'incidenza importante di gozzo, cosa che sfata la leggenda
metropolitana che "lo iodio si può respirare" per prevenire le malattie
della tiroide, e che invece un peso importante lo ha la dieta e
soprattutto la genetica.
"Oggi può essere facile fare una corretta diagnosi di una malattia della
tiroide", spiega Celestino Pio Lombardi, professore di chirurgia
endocrina alla Cattolica di Roma, "i problemi da studiare sono due: uno
morfologico e uno funzionale. Il primo riguarda la struttura della
ghiandola: una semplice ecografia, in pochi minuti, può dare
informazioni sulle dimensioni, sulla struttura e sulla presenza di
noduli. Se viene utilizzato un ecoDoppler è possibile anche avere
notizie sulla vascolarizzazione della ghiandola e dei noduli (dato
importante per un migliore inquadramento del problema). Per vedere se la
tiroide lavora troppo o troppo poco basta invece un esame del sangue".
Nel caso di noduli si procede invece con l'agoaspirato. "Con l'esame
citologico", conclude Lombardi, "si può sapere "il nome e
cognome" delle cellule di un nodulo della tiroide. Se questo esame viene
fatto con l'aiuto dell'ecografo, in mani esperte, è possibile avere
informazioni anche su lesioni di pochi millimetri. Queste informazioni
sono estremamente importanti per impostare un eventuale trattamento
chirurgico".
A complicare un po' le cose c'è da dire che: una ghiandola che funziona
perfettamente (gli ormoni prodotti sono assolutamente nei limiti) può
avere noduli che possono indicare una soluzione chirurgica. Al contrario
una tiroide che lavora troppo (iperfunzionante) o troppo poco
(ipofunzionante) con una struttura ecografica omogenea o con noduli
"tranquilli" può avere bisogno anche solo di una semplice terapia
medica.
Questo per dire che morfologia e funzionalità possono "viaggiare"
indipendentemente. Sia l'una che l'altra possono avere un indirizzo
medico o chirurgico. Ma lo specialista lo sa. Le indicazioni al bisturi
sono sostanzialmente tre. I tumori, sia benigni che maligni, purtroppo
in continuo aumento. Il gozzo, soprattutto se di grosse dimensioni o
comunque "in crescita". L'ingombro meccanico in una regione cosi
"stretta" e con strutture delicate come il collo può portare a sintomi
compressivi (sulla trachea, con difficoltà a respirare; sull'esofago,
con alterazioni della deglutizione) o di trazione (sui nervi ricorrenti,
con abbassamento del tono della voce). Il terzo e ultimo caso è quello
dell'iperfunzione, del "motore impazzito". Quando la macchina corre
troppo e il "meccanico" non è più in grado di fermarla.
* Chirurgo endocrino, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
Fonte: salute repubblica 15 novembre 2007