Genova Anno V - n°31 - 23.11.2007 Pagine Nazionali

I problemi della tiroide 


Luca Revelli * - redazione@clicmedicina.it

La tiroide è l'acceleratore del nostro organismo. Ritmi frenetici ci portano spesso a spingere troppo sul "pedale" e, a volte, il "motore" si rompe. Il risultato è disastroso: una persona su dieci, in Italia, ha problemi di tiroide. E ciò che è peggio è che questa - forse - è solo la punta di un iceberg: la maggior parte dei pazienti con alterazioni di questa ghiandola potrebbe non esserne a conoscenza.


Eppure ci sono sintomi chiave, facili da riconoscere: palpitazioni, tachicardia (aumento della frequenza cardiaca), extrasistoli (anomalie del ritmo), insonnia, intolleranza al caldo, sudorazione, tremori, eccessivo dimagrimento, possono spesso far pensare ad una tiroide che lavora troppo, una ghiandola che è diventata "iperfunzionante".
 

Ma una tiroide "impazzita" può anche lavorare di meno. I sintomi sono speculari a quelli dell'iperfunzione. In questo caso sarà evidente la sonnolenza, l'aumento di peso (spesso nonostante una dieta attenta), l'astenia, la continua sensazione di freddo e la cosiddetta bradipsichìa (ideazione lenta).


Le donne sono le più colpite, soprattutto quelle giovani. Più del 70 per cento degli interventi sulla tiroide riguarda infatti il gentil sesso. Nel 20 per cento di tutte le tiroidectomie (asportazioni della ghiandola) l'esame istologico depone per una malattia neoplastica. Questa è circa 3 volte più frequente nelle donne, senza sostanziali differenze geografiche. Il gozzo (l'aumento delle dimensioni della tiroide), ha, invece, una tipica distribuzione geografica. Profondo Nord e profondo Sud sono i più colpiti. Soprattutto le valli alpine (con diete che spesso non prevedono pesce e crostacei, ricchi di iodio) e le ultime propaggini dell'Appennino (con aree con apporto inadeguato di acque iodate). Scoperta interessante è che alcuni centri sul mare hanno un'incidenza importante di gozzo, cosa che sfata la leggenda metropolitana che "lo iodio si può respirare" per prevenire le malattie della tiroide, e che invece un peso importante lo ha la dieta e soprattutto la genetica.
"Oggi può essere facile fare una corretta diagnosi di una malattia della tiroide", spiega Celestino Pio Lombardi, professore di chirurgia endocrina alla Cattolica di Roma, "i problemi da studiare sono due: uno morfologico e uno funzionale. Il primo riguarda la struttura della ghiandola: una semplice ecografia, in pochi minuti, può dare informazioni sulle dimensioni, sulla struttura e sulla presenza di noduli. Se viene utilizzato un ecoDoppler è possibile anche avere notizie sulla vascolarizzazione della ghiandola e dei noduli (dato importante per un migliore inquadramento del problema). Per vedere se la tiroide lavora troppo o troppo poco basta invece un esame del sangue".


Nel caso di noduli si procede invece con l'agoaspirato. "Con l'esame citologico", conclude Lombardi, "si può sapere "il nome e cognome" delle cellule di un nodulo della tiroide. Se questo esame viene fatto con l'aiuto dell'ecografo, in mani esperte, è possibile avere informazioni anche su lesioni di pochi millimetri. Queste informazioni sono estremamente importanti per impostare un eventuale trattamento chirurgico".


A complicare un po' le cose c'è da dire che: una ghiandola che funziona perfettamente (gli ormoni prodotti sono assolutamente nei limiti) può avere noduli che possono indicare una soluzione chirurgica. Al contrario una tiroide che lavora troppo (iperfunzionante) o troppo poco (ipofunzionante) con una struttura ecografica omogenea o con noduli "tranquilli" può avere bisogno anche solo di una semplice terapia medica.
Questo per dire che morfologia e funzionalità possono "viaggiare" indipendentemente. Sia l'una che l'altra possono avere un indirizzo medico o chirurgico. Ma lo specialista lo sa. Le indicazioni al bisturi sono sostanzialmente tre. I tumori, sia benigni che maligni, purtroppo in continuo aumento. Il gozzo, soprattutto se di grosse dimensioni o comunque "in crescita". L'ingombro meccanico in una regione cosi "stretta" e con strutture delicate come il collo può portare a sintomi compressivi (sulla trachea, con difficoltà a respirare; sull'esofago, con alterazioni della deglutizione) o di trazione (sui nervi ricorrenti, con abbassamento del tono della voce). Il terzo e ultimo caso è quello dell'iperfunzione, del "motore impazzito". Quando la macchina corre troppo e il "meccanico" non è più in grado di fermarla.

 

* Chirurgo endocrino, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma


Fonte: salute repubblica 15 novembre 2007


 






 
 

  



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